SPECIALE
Come ogni anno a MWC di Barcellona si è tenuta la premiazione degli
Annual Global Mobile Awards.
hTC Corporation, produttore globale di
smartphone, è stata premiata da GSMA – Global Mobile Awards - come
“produttore dell’anno”, il più prestigioso riconoscimento nel
settore della comunicazione mobile. Il premio è il coronamento di un
anno di crescita globale per hTC che ha visto il lancio di una vasta
gamma di smartphones leader di mercato, come il Desire. La casa
taiwanese è stata scelta all’interno di una lista di tre finalisti
della quale facevano parte Apple e Samsung. Nella foto il CEO
di hTC, Peter Chou, ritira il premio.
Le applicazioni per singola piattaforma dell’anno sono il gioco
Angry Birds per iPhone, la messaggistica istantanea di BlackBerry
Messenger per BlackBerry, l’applicazione Google Maps su Android e il
puzzle gratuito ZumZum per smartphone Nokia. Tra queste la migliore
applicazione mobile dell’anno è stata Angry Birds.
Riguardo invece produttore e telefono dell’anno, i premi sono andati
a hTC e Apple, rispettivamente il numero e la qualità di dispositivi
costruiti e per l’iPhone 4, ritenuto miglior smartphone del 2010.
Questo l'elenco completo dei premiati a Barcellona.
Categoria 1 – Global Mobile App Awards
* App of the Year on the Apple Platform: Rovio / Clickgamer/Chillingo
for Angry Birds
* App of the Year on the BlackBerry App World Platform: Research In
Motion for BlackBerry Messenger
* App of the Year on the Android Platform: Google for Google Maps
* App of the Year on the Nokia Platform: Herocraft & InnerActive for
Zum Zum
* Best Mobile App: Rovio / Clickgamer/Chillingo for Angry Birds
Category
Categoria 2 – Mobile Advertising &
Marketing
* Best Mobile Advertising & Marketing Campaign: Mobilera –
Outeractive for Unilever Cornetto Multiplayer Interactive Wall
Projection Mapping Game
Categoria 3 – Best Mobile Business & Enterprise
* Best Mobile Enterprise Product or Solution: Antenna for Antenna
Mobility Platform (AMP)
* Best Mobile Money Product or Solution: Airtel Africa, MasterCard
Worldwide and Standard Chartered Bank for Airtel Card
Categoria 4 – Social & Economic Development
* Best use of Mobile for Social & Economic Development: Ericsson and
Flexenclosure for Ericsson Community Power
* Best Mobile Money for the Unbanked Service: Vodafone Group,
Safaricom, Vodacom, Vodafone Essar Limited and Roshan Ltd for M-PESA
* Best Product, Initiative or Service for Underserved Segment: BBC
World Service Trust for BBC Janala
Categoria 5 – Mobile Innovation
* Best M-Health Innovation: Mobisante Inc for MobiUS
* Best Mobile Learning Innovation: Urban Planet Mobile and PT
Telkomsel for Urban English, Mobile English Learning Initiative
* Best Mobile Innovation for Utilities: EDMI and Sierra Wireless for
EDMI EWM100 Advanced GSM/GPRS Modem for Smart Metering Applications
* Best Mobile Innovation for Automotive & Transport: Nissan Motor,
AT&T, NTT DOCOMO, and Telenor Connexion for ICT for Electric
Vehicles
* Best Embedded Mobile Device (Non-Handsets): AT&T and VITALITY, Inc
for AT&T-connected Vitality GlowCaps
Categoria 6 – Green Mobile Award
* Green Mobile Award for Best Green Product/Service or Performance:
Bharti Infratel for GreenTowers P7 Project
Categoria 7 – Best Mobile Devices
* Best Mobile Device: Apple for iPhone 4
* Device Manufacturer of the Year: hTC
Categoria 8 – Best Technology
* Best Mobile Broadband Technology: Ruckus Wireless for Ruckus
Mobile Wi-Fi Gateway System
* Best Mobile Technology for Emerging Markets: Orange for Orange
solar base station programme
* Best Technology Breakthrough: Seven Networks for SEVEN Open
Channel
* Best Customer Care & CRM: Airtel Africa and Tango Telecom for
Tango Telecom’s ‘Dynamic Pricing Service’
Categoria 9 – Outstanding Achievement Awards
* GSMA Chairman’s Award: Dr. Wang Jianzhou, Chairman, China Mobile
* Government Leadership Award: Government of Afghanistan
MWC 2011 - Elop: "Vi spiego perché Nokia ha sposato
Microsoft".
Ieri abbiamo avuto avuto l'occasione di intervistare
(insieme ad alcuni colleghi europei) quello che è l'uomo del momento nella
telefonia: il numero 1 di Nokia, Stephen Elop, che ha venerdì scorso ha
annunciato un'intesa storica per il settore.
"Cosa rispondo a chi dice che "due tacchini insieme non fanno un'aquila" Che a
Dayton, Ohio, due biciclettai si misero assieme e insegnarono al mondo a volare.
Erano i fratelli Wright". A Stephen Elop, canadese, 47 anni, primo
amministratore delegato non finlandese della storia di Nokia, il coraggio non
manca di certo. Ha siglato un accordo rivoluzionario con Microsoft e lo racconta
al Mobile World Congress di Barcellona. Un'intesa a 360 gradi che consegna gli
smartphone (i telefonini "intelligenti") a Windows Phone 7. Una mossa resa
necessario per Nokia dal declino delle quote di mercato (nel 2010 telefonini
-7,5% e smartphone -9,3%, dati Gartner febbraio 2011) e degli utili. Il vecchio
Symbian dei finlandesi non ha retto il passo dell'iPhone e l'esplosione
dell'Android di Google ha fatto il resto.
Mister Elop, perché proprio Microsoft e non Google?
Andare con Android aveva i suoi punti positivi: il gradimento del mercato, le
applicazioni, il valore di Google. Ma immaginate lo scenario: un duopolio. Apple
al 15-20% e Android al 60-70%. Differenziarci allora sarebbe stata solo
questione di hardware e di tempistica sull'uscita dei prodotti.
Un po' come nel mercato dei personal computer?
Sì e ed è un settore con margini ridotti. Anche da un punto di vista finanziario
abbiamo valutato che è meglio creare un terzo ecosistema, che combatterà con
Apple e Google. Nell'accordo hanno pesato le simmetrie tra Nokia e Microsoft. Da
una parte hardware e design, dall'altra un nuovo sistema operativo. Integrando i
servizi abbiamo uno scenario completo. E contribuiremo a sviluppare i Windows
Phone.
Come esattamente? Windows non è un sistema aperto, open source.
L'accordo con Microsoft ci dà ampia facoltà di manovra. Abbiamo la possibilità
di migliorare il software, ma non creeremo nuove versione. Porteremo la nostra
esperienza dove abbiamo tradizione, come nelle fotocamere per cellulari.
E' vero che con l'accordo otterrete denaro da Microsoft?
Usando il loro software risparmieremo costi di sviluppo nel software. Ma non è
solo questo. Avendo deciso di legarci a Microsoft, è previsto che a Nokia arrivi
del denaro. Soldi liquidi.
Di che cifre parliamo?
Posso solo dire che siamo nell'ambito dei miliardi.
Che cosa farete se Windows Phone 7 non dovesse funzionare?
Se qualcosa non funziona il piano di riserva è sempre farlo funzionare. Ma nella
nostra strategia resta anche MeeGo (sistema operativo open in partnership con
Intel, annunciato nel 2010, ndr) che sarà una piattaforma per studiare
"rivoluzioni future".
E Symbian, il vostro storico sistema operativo?
La nostra intenzione è far arrivare Windows Phone il più in basso possibile come
fascia di prezzo. Al di sotto rimarrà Symbian S30 e S40.
Windows Phone richiede 2telefoni potenti. Avete negoziato con Microsoft
soglie tecniche di accesso più basse, un "Windows-light magari?
All'inizio Windows Phone sarà per i prodotti al top, ma è parte del nostro
expertise aiutare Microsoft a far scendere la soglia d?accesso.
Avete rinunciato a un tablet?
No, finora non l'abbiamo annunciato. Ma abbiamo l'opzione Microsoft e quella
MeeGo.
Taglierete posti di lavoro, pagherà soprattutto la Finlandia?
Taglieremo dappertutto perché siamo in tutto il mondo. Ma siamo stati
trasparenti nel dire che ci sarà una riduzione dei posti di lavoro. Quanto
ingente? Stiamo lavorando con le parti sociali. Ma molti nostri ingegneri stanno
già lavorando su Windows Phone.
Come cambierà la mentalità aziendale di Nokia?
Responsabilità e meno burocrazia. Ma soprattutto deve cambiare il modo in cui
Nokia guarda a se stessa. Bisogna pensare con umiltà. E umiltà significa
ammettere che per noi il mondo è cambiato.
La professoressa è un robot, in Corea è possibile. Un
progetto dell'Istituto Scientifico e Tecnologico Coreano ha realizzato un
modello di robot teleguidato che permette l'insegnamento a piccoli gruppi di
studenti.
Al momento sono stati introdotti 29 insegnanti robot in 19 scuole elementari,
entro il 2013 saranno in tutte le scuole materne.
In Corea sono stati introdotti 29 insegnanti robot in 19 scuole elementari, come
parte di un progetto a larga scala per "robotizzare" l'insegnamento. Gli
ambiziosi sforzi prevedono la distribuzione di insegnanti robot in tutte le 8400
scuole materne coreane entro il 2013.
I bambini della scuola elementare Hakjung sono elettrizzati dall'idea
d'interagire con robot come Engkey. Alto quasi un metro, si aggira per la classe
usando delle ruote, fa domande in inglese e danza a ritmo di musica.
Realizzato dall'Istituto Scientifico e Tecnologico Coreano (KIST), Engkey è
costato circa 1,39 milioni di dollari e più che un'intelligenza artificiale è un
bot teleguidato, controllato da insegnanti nelle Filippine. Lo schermo LED
mostra la faccia del professore o un volto animato in computer grafica, il
sistema audio-video a due vie permette di riprendere gli alunni, di interrogarli
e di sentire le loro risposte, mentre le braccia si muovono per gesticolare e
sottolineare i passaggi più importanti della lezione.
I robot cominceranno a essere utilizzati nelle lezioni extra-scolastiche
pomeridiane, visto che per ora riescono a gestire soltanto 8 bambini per volta.
Il Time magazine ha ipotizzato che le macchine potrebbero prendere il lavoro di
circa 20 mila, 30 mila insegnanti d'inglese stranieri in Corea, e ha nominato
questo robot come una delle 50 migliori invenzioni del 2010.
"Continueremo a studiare un modo per migliorare le abilità d'insegnamento,
finché non saranno comparabili a quelle di professori umani", ha dichiarato Kim
Mun-sang, un membro del progetto del KIST a un giornale coreano.
Secondo il New York Times il budget riservato all'istruzione in Corea è stato
prosciugato a causa "dell'importazione" di migliaia di professori stranieri, che
hanno sempre meno voglia di vivere in aree remote o su isole. Un robot
tele-guidato permetterebbe di risparmiare (nel lungo periodo) i costi delle
trasferte, senza delegare a un'intelligenza artificiale l'importante compito
dell'insegnamento scolastico.
I vertici di Nokia, qualche tempo addietro,
definirono Android come "pipì nei pantaloni".
Adesso sembra che Nokia stia pensando all'utilizzazione del nuovo sistema
operativo di casa Microsoft, WP7, per i suoi smartphone di fascia alta.
Come sempre si tratta di rumors o, se volete, d'indiscrezioni.
Quello che si sembra strano è il fatto che la multinazionale finlandese, che
appena pochi mesi fa aveva pubblicamente ridicolizzato il sistema operativo di
Google, abbia cambiato idea tornando sui suoi passi e addirittura pensa di usare
un S.O. concorrente del suo Maemo.
L'indiscrezione è stata pubblicata da Eldar Murtazin, autore del famoso sito
russo Mobile-Review. Sembra che Nokia abbia iniziato una trattativa con la dirigenza della casa di
Redmond per ampliare la loro collaborazione. I rapporti tra le due società
potrebbero esser stati favoriti anche dall'arrivo di Stephen Elop (nuovo CEO di
Nokia) da Microsoft.
di Grazia Z., 20/12/2010
Secondo indiscrezioni Windows 8 avrà un sistema antipirateria basato
sul cloud computing: il sistema operativo dovrà contattare un server
per scaricare alcuni file importanti del kernel.
Windows 8 combatterà la
pirateria a colpi di cloud. Secondo indiscrezioni da prendere con
tutte le cautele del caso, Microsoft implementerà funzionalità di
sicurezza per combattere la pirateria basate su servizi cloud.
Secondo Rumorpedia, Microsoft sta considerando una nuova strada per
gestire file importanti del kernel Windows.
"Windows 8 sincronizzerà un paio di file del kernel direttamente con
i server cloud di Microsoft, impedendo non solo la pirateria (almeno
temporaneamente), ma consentendo anche aggiornamenti istantanei di
sistema per alcune componenti (senza richiedere un riavvio)", scrive
il sito web.
"Se la vostra connessione morirà, Windows userà un file kernel di
backup immagazzinato nel vostro computer, quindi Internet non sarà
richiesto. Quando lo avvierete per la prima volta Windows 8 proverà
a stabilire una connessione con i server di Microsoft per scaricare
i file più recenti".
Una tecnologia di questo genere potrebbe non essere così
impensabile: la maggior parte dei PC si connette a Internet e nel
caso non ci si possa collegare, c'è la soluzione alternativa. Più
che problematiche tecniche, ci vengono in mente possibili scontri
ideologici, tra coloro che accetterebbero questa soluzione e chi
potrebbe non gradire che Microsoft guardi nel proprio computer -
anche se il funzionamento, almeno ipoteticamente, dovrebbe essere
simile a Windows Update.
"Se Microsoft implementasse questa funzionalità, a seconda di quanto
regolarmente aggiornano i file kernel sul server, potrebbe essere un
serio ostacolo per i pirati. Forse sarebbe possibile piratare
Windows 8 per l'uso online, ma nell'era di Internet ciò lascerebbe
molto a desiderare", ha commentato il sito Neowin.net.
È questa la soluzione finale contro la pirateria di Windows? Fateci
sapere. Nel mentre vi ricordiamo che il sistema operativo secondo
indiscrezioni è previsto per il 2012 (Windows 8 nel 2012? Imprese,
ago della bilancia) e potrebbe essere incentrato su cloud e
virtualizzazione (Windows 8 con il desktop virtuale, tutto cambierà,
Windows 8: Live nel cuore, cloud nella testa). Steve Ballmer l'ha
definito il prodotto più rischioso della storia di Microsoft
(Windows 8, un rischio per Microsoft: non può fallire!).
iPhone, class
action per l'update. Nuovo tentativo di causa collettiva contro
Apple: secondo l'accusa Cupertino avrebbe rilasciato false
dichiarazioni facendo passare l'idea che iOS 4 fosse un
aggiornamento significativo anche per il suo iPhone 3G, mentre in
realtà rendeva i melafonini 3G inutili, degli "iBrick"
(letteralmente, "iMattoni").
Sei produttori di cover sarebbero stati
banditi dallo store di Apple. Certi modelli permetterebbero allo
sporco di annidarsi e incrinare il vetro posteriore del device
Roma - La notizia ha fatto rapidamente il giro del web, a partire
dalle esclusive rivelazioni del sito specializzato in gadget
tecnologici
GDGT. In molti hanno così parlato di un
vero e proprio glassgate, che avrebbe investito all'improvviso Apple
e il suo nuovo smartphone iPhone 4.
Al centro delle attenzioni almeno sei produttori di cover, banditi
dai meandri dello store ufficiale della Mela. Una decisione presa
per contrastare un nuovo problema che affliggerebbe un certo tipo di
custodie, in particolare quelle "da infilare" per proteggere il
device made in Cupertino.
Queste slide-on cover potrebbero così risultare fatali per la
schiena in vetro di iPhone 4, permettendo allo sporco e a particelle
esterne di infilarsi nella fessura tra guscio e apparecchio. Lo
stesso scivolare delle custodie andrebbe dunque a danneggiare la
parte posteriore in vetro del dispositivo, causando seri graffi o
addirittura la rottura.
Una conseguenza - almeno secondo quanto
riportato - della minore resistenza del vetro posteriore di iPhone
4, non equiparabile a quella garantita dal vetro alluminosilicato
della parte anteriore. Apple è così corsa ai ripari, iniziando una
serie di test caso-per-caso, identificando almeno sei produttori per
ora estromessi dallo store ufficiale.
Produttori peraltro certificati, che hanno
immesso sul mercato cover approvate dalla stessa azienda di
Cupertino. Uno di questi,
Hard Candy Cases, ha sottolineato come siano già state vendute
più di 20mila custodie di tipo slide-on, ma soprattutto come nessuno
abbia finora protestato per problemi del genere.
Un altro -
Mophie - ha poi ricordato ai consumatori la possibilità di
acquistare una cover sia sul suo sito ufficiale che negli store
nazionali di AT&T. Si è parlato di 100mila custodie finora ordinate
dalla stessa Apple. La Mela non ha ancora espresso il proprio punto
di vista ufficiale, attendendo i risultati dei vari test sul vetro
di iPhone 4.
Telefonino, cellulare,
portatile sono ormai termini obsoleti.
Questo almeno è il parere degli esperti di
telefonia mobile che preferiscono utilizzare l'acronimo MoDev ovvero
mobile device, in italiano dispositivo mobile, per indicare l'ormai
insostituibile apparecchio che ci portiamo in tasca o nella borsa.
Oggi infatti - come tutti sappiamo - un cellulare di ultima
generazione può contenere fino a 16 funzioni diverse, qualcuno
azzarda di più, con le quali è possibile fotografare, filmare,
ascoltare musica, collegarsi a Internet, leggere e spedire mail,
fare calcoli, visualizzare mappe, la lista è lunga, oltre che, si
intende, telefonare. Il tutto con standard qualitativi sempre più
alti. Sono in commercio modelli con interfaccia tridimensionale
personalizzata, modalità d'uso sempre più facili, mentre la tastiera
è destinata a soccombere davanti alla praticità d'uso del
touchscreen, dimensioni e design sempre più accattivanti.
Sulla Luna con una batteria
Forse non ci pensiamo mai, ma la capacità di calcolo per computer
installato sul Lem utilizzato per le missioni lunari era inferiore a
quella di cui oggi dispone un cellulare di buon livello.
Proprio per questo le grandi case di telefonia mobile hanno ormai
tutte il loro «store» dove vengono caricate dai creatori le
applicazioni che un tempo avrebbero girato soltanto su personal
computer ed oggi invece trovano spazio sui dispositivi mobili che
sono ormai dei piccoli pc con una potenza di elaborazione di tutto
rispetto.
Tutto in un taschino
Con una serie di vantaggi, il primo e più evidente è che tutte le
operazioni si possono eseguire in movimento, utilizzando una serie
di reti e di protocolli di comunicazione, oltre internet
naturalmente, alle quali ci si può collegare in modalità telefonica
o via wireless, senza cioè passare sulle reti delle compagnie
telefoniche.
Tutto questo per gestire le tre funzioni fondamentali che una
persona fa quotidianamente: informarsi, informare e fare le due cose
contemporaneamente, in una parola sola: comunicare.
L'uomo e il suo bisogno di comunicazione è quindi al centro
dell'attenzione delle aziende che producono dispositivi mobili e
delle tante realtà che pensano e creano funzioni innovative che
integrano le potenzialità degli stessi.
Il punto sui servizi
È quanto emerso in un convegno tenutosi recentemente a Brescia per
iniziativa di Superpartes, azienda che progetta funzioni per mobile
device, e che in breve tempo ha raggiunto livelli di eccellenza che
fanno della nostra città un centro di sperimentazione che nulla ha
da invidiare alla più nota Silicon Valley.
Presenti il gotha dell'information technology in rappresentanza di
Intel, Microsoft, Nokia, Telecom Italia, Acer Computer si è parlato
soprattutto di concetti quali comunicazione socializzazione ed
interazione e di come le aziende si stanno attivando per offrire
strumenti tecnologici in grado di soddisfare queste esigenze.
All'incontro sono state presentate le prime tre applicazioni
(hardware e software) realizzate dal team bresciano pronte per
essere immesse sul mercato. Tre prodotti innovativi, ma soprattutto
- così viene promesso - utili. «La tecnologia al servizio dell'uomo,
nell'ottica della semplicità e della praticità» come hanno spiegato
nei loro interventi il presidente di Superpartes Gianfausto Ferrari,
Marino Piotti, innovation director, e Fulvio Primatesta, business
director della società.
Come RayPhone, l'applicazione destinata a mandare in pensione tutti
i telecomandi di casa permettendo, attraverso l'iPhone, di accedere
a distanza a qualsiasi sistema. BeatBit, uno strumento in grado di
recepire una seria di parametri vitali di un individuo e di
segnalare qualsiasi anomalia o incidente. E infine iEye che rileva
la posizione esatta di una persona in qualsiasi momento.di Patrizia Dolfin, 24/2/2010 [Fonte]
I limiti di
Google Buzz inciampa sulla privacy. Per
utilizzare al meglio il nuovo servizio di Gmail, Google Buzz, si
rischia di esporre troppi dati personali. Come su Facebook
Google Buzz rischia di avere i pregi e difetti di Facebook. Tra i
pregi, rendere Gmail più social e al passo coi tempi, ma tra i
difetti, l' "incubo Privacy". Anche Google Buzz inciampa nel rischio
di esporre troppi dati personali e mostrare troppo di sé al mondo:
forse di più di quel che vorremmo far sapere di noi.
La privacy è la Cenerentola del mondo 2.0? Vediamo in cosa lascia
perplessi Google Buzz. Riporta Motoricerca.net che la lista di
contatti viene esposta a chiunque visita il nostro profilo Google
(anche senza essere nella cerchia dei contatti): basta che sia
loggato con un account Google. Chiunque con account Google potrebbe
vedere con chi abbiamo comunicazioni online frequenti.
Se desidero impedire la socializzazione di queste informazioni,
forse un po' troppo personali, è possibile rimuovere i “contatti
riservati” da Buzz, ma ciò significa tarpare le ali al servizio,
costringendomi ad ignorare tutti i suoi update su Buzz. O il
servizio è troppo aperto o troppo limitato. A Google lasciamo la
soluzione del dilemma.
di Redazione, 13/2/2010
Google e il traduttore per cellulare, entro
pochi anni il cellulare non avrà confini
Problemi di lingua?
Volete parlare di qualcosa con una persona che non parla la vostra
lingua ma fate fatica a capirvi? Niente paura, ci pensa la grande G
che sta sviluppando un traduttore quasi istantaneo per telefonini.
Dopo il già apprezzato traduttore del motore di ricerca, che
comprende 52 lingue, e dopo lo sviluppo del sistema di
riconoscimento vocale per fare ricerche online senza l'ausilio della
tastiera; ecco che Google punta sempre più ad entrare nella
telefonia mobile. E l'obiettivo sarà semplificato proprio grazie
alla combinazione delle due tecnologie sopra menzionate. Lo scopo
finale è quello di avere una sorta di interprete direttamente
all'interno del nostro cellulare. Questo analizzerà le frasi in
"pacchetti" e continuerà ad ascoltare l'interlocutore finché non
avrà riconosciuto il pieno significato del discorso. A questo punto
lo tradurrà nella lingua voluta.
Franz Och, responsabile servizi di traduzione Google, ha detto alle
pagine del "Sunday Times" che per lo sviluppo del software
speech-to-speech saranno necessari pochi anni. La problematica sta
nel raggiungere la perfetta combinazione tra un accurato traduttore
automatico e un sistema di riconoscimento vocale ad elevata
precisione.
Purtroppo, ammette lo stesso Och, se è vero che i traduttori di
testo hanno fatto passi da gigante, è anche vero che questi stessi
passi non sono stati raggiunti dai sistemi di riconoscimento vocale.
Ad essere un problema è la diversità di voce ed accento di ognuno di
noi. Ma, secondo Och, la natura personale dei cellulari dovrebbe
consentire alla grande G di aggirare questo ostacolo. Och termina
dicendo che una volta immesso sul mercato, il software diventerà
tanto più accurato, quanto più verrà utilizzato.
Ma l'idea di Google non piace a tutti, ed ecco giungere gli
scettici. E' il caso di David Crystal, professore di linguistica
della Bangor University, il quale sostiene che il maggiore problema
di un sistema di riconoscimento vocale è costituito dalla
variabilità degli accenti. Difatti, attualmente, nessuno di questi
sistemi sembra funzionare correttamente. Crystal continua dicendo
che forse Google riuscirà a giungere ad una soluzione, ma che
nonostante ciò sarà impossibile ottenere in pochi anni, come
predetto da Och, un dispositivo in grado, ad esempio, di tradurre lo
slang di Glasgow.
Ma Crystal, come probabilmente la maggior parte dei docenti di
linguistica, è rammaricato dal fatto che già oggi chi possiede Babel
Fish (il traduttore istantaneo online) non si pone nemmeno più il
problema di imparare delle lingue straniere.
Insomma, questa tecnologia sarà davvero un passo avanti?
di Redazione, 11/2/2010
Cellulari:
volano smartphone e low cost, ma la vera sorpresa sono i modelli
cinesi dual-sim
7Pixel ha realizzato una nuova ricerca
relativa al mercato dei cellulari attraverso il suo Osservatorio che
illustra gli interessi di consumo online in base alle ricerche di
prodotto effettuate dagli utenti sui siti del network (Shoppydoo.it
e Trovaprezzi.it). Ogni mese i due siti per la comparazione prezzi e
lo shopping online raccolgono oltre 5,5 milioni di visite. La
rilevazione si riferisce al periodo gennaio-dicembre 2009 ed è stata
effettuata su un campione di oltre sei milioni di ricerche.
Dall’analisi emerge una situazione in cui circa il 90% delle
preferenze del mercato si concentra, ogni mese, sulle prime cinque
case produttrici. Le prime due marche sono Nokia e Samsung in tutto
il periodo osservato. Da sole totalizzano in media circa sette
ricerche su dieci, con un massimo dell’82,25% a gennaio e un minimo
del 69,51% a ottobre.
Nokia resta in cima alle preferenze degli italiani per l’intero
periodo considerato, con una media di ricerche del 47,4% nettamente
superiore alle altre. A seguire c'è Samsung (26,1% media del
periodo) e, a distanza, LG (7,8%). Quest’ultima perde posizione nei
mesi di giugno, luglio, ottobre e novembre, per lasciare il posto a
Anycool, linea indipendente di cellulari low cost con possibilità di
dual sim, progettati e costruiti dalla cinese KDI.
Anycool entra fra le prime dieci a
maggio con una quota del 2,48% e nel mese successivo balza al terzo
posto con il 9,53% delle ricerche crescendo fino al 10,9% di agosto.
Motorola e Sony Ericsson registrano un andamento altalenante e in
calo soprattutto da maggio in avanti.
In controtendenza rispetto a questi brand, Apple con il suo iPhone
mantiene una buona quota nell’intero arco di tempo, pari in media al
2,67% registrando una crescita interessante nel periodo tra maggio e
agosto. A giugno Apple lancia la nuova serie 3GS di iPhone e
raggiunge il picco massimo di ricerche, il 3,33%. Risultati da
considerare positivi se si pensa che Apple è presente con una sola
famiglia di prodotti rispetto alle altre aziende.
Nelle posizioni più basse tra le dieci marche di cellulari più
ricercate troviamo NGM, Toshiba, HP, HOP Mobile e ITT. Caso
singolare quello della taiwanese HTC, protagonista di una dinamica
di mercato interessante, anche per il confronto con l’iPhone di
Apple e il Blackberry di Rim. HTC compare tra le prime dieci a
giugno, nel periodo che segue il lancio dello smartphone HTC Magic,
ribattezzato anche “Google Phone” in quanto primo full touch screen
con sistema operativo Android. HTC fa il suo ingresso con lo 0,96%
delle ricerche, già nel mese successivo, a luglio, sale al 2,04% per
poi guadagnare la quarta posizione ad agosto con una quota del 3,38%
che a settembre scende di poco al 3,28%. Proprio nel mese di agosto
HTC supera sia Rim sia Apple e mantiene la supremazia sulle due
concorrenti anche nei mesi successivi accrescendo la distanza (a
novembre HTC è al 4,14%; Apple a 2,19% e Rim a 1,32%). A ottobre
cresce ancora e a novembre raggiunge quota 4,14% chiudendo l'anno a
3,95%. Infine si può notare come NGM, con cellulari caratterizzati
dalla possibilità di dual sim e da un’offerta low cost, sia nel suo
piccolo sempre presente tra le dieci marche di cellulari più
popolari con una media intorno all’1%.
Questi dati, sommati a quelli di Anycool, permettono due
considerazioni: l’interesse dei consumatori per i cellulari dual sim
e la tendenza a informarsi riguardo a prodotti low cost,
giustificata solo in parte dalla riduzione del reddito disponibile
per consumi conseguente alla crisi economica. Questi produttori (NGM
e KDI-Anycool in particolare) hanno scelto di competere con i
colossi di settore offrendo alternative dal design piacevole,
differenziandosi su funzioni di nicchia come appunto il dual sim.
Quest'ultima funzione, con l’elasticità di scelta che comporta, non
ha mai trovato particolare spazio nel nostro paese per due motivi
concomitanti: scarso o nullo sostegno da parte dei principali
operatori di telefonia mobile italiani, rivendicazione del brevetto
italiano su questa tecnologia da parte di HOP Mobile il cui ricorso
alla magistratura ha di fatto bloccato la commercializzazione
dell’allora modello dual sim di Samsung (SGH-D880 DuoS) su tutto il
territorio italiano.
Per quanto riguarda i singoli modelli venduti online, in generale,
si assiste allo stesso fenomeno di concentrazione delle preferenze
già osservato nel caso delle marche. Se le prime cinque aziende
produttrici si spartiscono circa il 90 per cento delle mercato, ogni
mese i primi dieci modelli si dividono circa un terzo delle
preferenze complessive, con un massimo del 36,42% a giugno ed un
minimo del 29,65% a novembre.
Andando a verificare, nello specifico, quali siano gli elementi che
contraddistinguono il “cellulare di successo” la singola
caratteristica con l’andamento più interessante (che presenta una
significativa correlazione statistica con il numero di ricerche
effettuate) è il touchscreen. In gennaio tra i dieci cellulari più
popolari vi sono solo due touchscreen, tecnologia che totalizza
l’8,45% delle ricerche complessive.
In un anno il prezzo medio di un cellulare touchscreen è sceso del
6,25 per cento, dai circa 304 euro di gennaio ai 283 di dicembre.
Occorre, infine, sottolineare che tra i dieci modelli più cercati
ogni mese, oltre la metà ha un costo che supera i 200 euro. Questo
ci porta a dire che, se da una parte cresce l'interesse per il
mercato dei cellulari low cost, dall'altra il mercato dei cellulari
continua a esercitare il suo fascino sui consumatori
indipendentemente dalla situazione economica del momento e pare
restare un’isola felice nei consumi degli italiani. Basti osservare
la presenza tra le prime dieci marche, seppure in alcuni casi con
alti e bassi, di brand come Apple, RIM e HTC che con i loro
smartphone sono presenti sul mercato con prezzi medi rispettivamente
intorno a 514, 275 e 285 euro.
di Redazione, 10/02/2010
Le regole d’oro per combattere i rischi in
rete e per una navigazione mobile nei Social Networks più sicura
Oggi l’agenzia di "sicurezza cibernetica"
dell’EU - ENISA (European Network and Information Security Agency)
ha presentato un nuovo report sull’accesso ai Social Networks
tramite telefono cellulare dal titolo "Online
as soon as it happens". Il report
evidenzia i rischi e le minacce associate all’uso dei Social
Networks tramite dispositivo mobile, come ad esempio il furto di
identità, la fuga di informazioni aziendali e la lesione della
reputazione. La relazione indica inoltre 17 "regole d’oro" su come
contrastare tali rischi.
I siti di Social Networks (SNS) hanno registrato un’enorme crescita
in Internet. 211 milioni di utenti (su 283 milioni) in Europa
utilizzano i Social Networks online, in particolare Facebook, in 11
dei 17 paesi presi in considerazione. I Social Networks, insieme ad
altri mezzi digitali, rappresentano il modo moderno per tenersi in
contatto con conoscenze professionali e personali. Le modalità con
cui le persone si incontrano, condividono opinioni, comunicano
informazioni ed idee, di conseguenza, stanno cambiando. La crescente
popolarità dei Social Networks, ha determinato un aumento nella
richiesta di accesso continuo e immediato agli stessi tramite
telefono cellulare, i cosiddetti Mobile Social Networks. Attualmente
oltre 65 milioni di utenti accedono a Facebook tramite dispositivo
mobile. Gli utenti che usufruiscono dei Social Network dai
dispositivi mobili sono 50% più attivi rispetto agli utenti con
accesso da linea fissa e si stima che entro il 2012 saranno 134
milioni.
Molti degli utenti dei Mobile Social Networks utilizzano il proprio
telefono anche per gestire le e-mail professionali, i dati
personali, i contatti, le fotografie e i codici di accesso. Di
conseguenza, lo smarrimento di un telefono cellulare può causare
danni di grave entità, se per esempio viene utilizzato
illegittimamente per accedere ai Social Networks. Molti telefoni
cellulari vengono venduti con applicazioni di Social Networks già
installate, i cosiddetti servizi "on-deck".
Dai molteplici episodi verificatisi in Italia, Francia, Spagna,
Grecia e Regno Unito, emerge che molti utenti di Social Network, sia
con accesso da cellulare che da rete fissa, sono ampiamente
inconsapevoli dei rischi legati alla sicurezza, alla privacy e a un
abuso delle informazioni pubblicate online sui un Social Networks, e
non sanno come proteggere la propria privacy. Il report identifica
un certo numero di rischi e pericoli specifici legati all’uso dei
Social Networks tramite dispositivi mobili. Il report di
ENISA
fornisce una panoramica generale della situazione e sottolinea, in
particolare, che gli utenti in mobilità dei Social Network
necessitano di una maggiore consapevolezza sull’uso sicuro dei
Social Network tramite cellulare, per evitare conseguenze impreviste
e indesiderate. Tali rischi includono il furto di identità e la
lesione alla reputazione personale o aziendale, nonché la fuga di
informazioni. Di seguito citiamo due esempi.
- Falso profilo su Facebook. Un professore dell’Università di Torino
ha scoperto che qualcuno aveva creato un profilo offensivo a suo
nome su Facebook, lesivo della sua reputazione.
- Fuga di informazioni aziendali. In seguito a un episodio
verificatosi nel 2008, la compagnia aerea Virgin Atlantic ha
licenziato 13 impiegati che avevano pubblicato su Facebook dei
commenti negativi sull’igiene degli aerei della compagnia o dei
passeggeri. Anche il personale addetto al check-in di British
Airlines dell’aeroporto di Gatwick ha pubblicato messaggi su
Facebook in cui i passeggeri venivano appellati "puzzolenti" e vi
erano commenti negativi sulla confusione che regnava all’aeroporto
di Heathrow.
Il report, inoltre, fornisce una visione esauriente del mondo dei
Social Network in considerazione della direttiva europea sulla
tutela dei dati(Dir. 95/46/CE). Il direttore esecutivo di ENISA Dr.
Udo Helmbrecht commenta: "Questa relazione fornisce consigli
semplici e pratici agli utenti su una presenza più sicura in Rete,
in qualsiasi luogo e momento, durante l’utilizzo dei Social Network
in mobilità."
Il documento contiene 17 "regole d’oro" di carattere pratico, tra
cui quelle riportate qui di seguito:
- Ricordarsi di effettuare il log out, ovvero di "uscire" dal Social
Network, una volta conclusa la navigazione.
- Non consentire al Social Network di memorizzare la propria
password (questa funzione si chiama "Auto-complete").
- Non mescolare i contatti di lavoro con quelli personali.
- Segnalare immediatamente lo smarrimento e/o il furto di telefoni
cellulari con contatti, fotografie o dati personali in memoria.
- Impostare correttamente il livello di privacy sul profilo.
Per la lista completa dei consigli, scaricare il documento completo
da questo
URL.
di Grazia Zupi, 8/2/2010
[Fonte: ENISA - European Network and Information Security Agency]
Come non perdere i bagagli
Ecco un altro modo intelligente di sfruttare
la tecnologia che tutti noi portiamo sempre in tasca: usare il
proprio cellulare per tracciare, ed evitare lo smarrimento, dei
nostri bagagli all’aeroporto.
L’ansia di smarrire o essere vittima di furti o smarrimento dei
nostri bagagli è seconda solo alla paura di volare, perché ciò che
mettiamo nelle nostre valigie prima dell'imbarco può avere un alto
valore, sia economico che affettivo. Se a questo aggiungiamo che
solo per Alitalia in un anno ci sono cifre comprese tra i 7 e gli 8
milioni di euro di bagagli oggetti di “disguidi” capiamo bene che
diventa importante trovare un sistema di tracciabilità di ogni
singola valigia. E per questo nasce lo “smart tag“.
Lo smart tag è una targhetta intelligente che integra un microchip
che andrà a sostituire gli attuali codici a barre. Alla stregua del
suo futuro “vecchio” collega stampato, il chip sarà tracciato dal
momento della consegna dei nostri bagagli al chek-in, sino alla loro
riconsegna all’aeroporto di destinazione. Ma non solo, grazie al
nostro cellulare, con un semplice SMS il sistema potrà essere
interrogato in ogni momento, fornendo al proprietario delle valige
le coordinate della loro posizione.
In merito allo smart tag, il presidente dell’Enac, Vito Riggio
dichiara : “Servirà a tranquillizzare gli ansiosi. Il nuovo sistema,
che ci si augura possa essere utilizzato nei maggiori scali
nazionali per la prossima estate, dovrà servire soprattutto agli
operatori responsabili della riconsegna delle valigie”. Queste
targhette avranno un costo di pochi centesimi, quindi non
influiranno in maniera significativa sul costo del biglietto.
Il sistema è già in fase sperimentale in alcuni aeroporti tra cui
Malpensa, Fiumicino, Lisbona e Zurigo e ci auguriamo che diventi
quanto prima uno standard ovunque, perché solo chi ha perso il
proprio bagaglio può capire quanto sia frustrante oltre che dannoso
in termini economici.
di Grazia Zupi, 6/2/2010
Bocciata la tassa sui telefonini
Sarà perché nell'Italia dei mille tributi
rischia di passare inosservata. Oppure perché i contribuenti
(normali cittadini ma anche la p.a. e le imprese che assegnano ai
propri dipendenti i telefonini di servizio) ormai la pagano senza
nemmeno rendersene conto, come se fosse una delle tante voci che
compongono la bolletta dei telefonini.
Ma per la tassa di concessione governativa potrebbe essere stata
scritta la parola fine. A dare una picconata al balzello, che ogni
mese preleva dalle tasche degli italiani dotati di cellulare in
abbonamento 5,16 euro per i contratti ad uso privato e 12,91 per
quelli ad uso affari, sono stati alcuni comuni veneti che hanno
fatto ricorso alla Commissione tributaria di Vicenza per ottenere il
rimborso della tassa pagata sulle utenze dei propri dipendenti. Gli
irriducibili sindaci di Breganze, Chiuppano, Gallio, Roana, Thiene,
Villaverla, Zanè, Santorso, Arsiero e Malo (tutti in provincia di
Vicenza) rappresentati da Anci Veneto e difesi dall'avvocato
Emanuele Mazzaro, si sono visti riconoscere (con due distinte
sentenze, n. 100/10/09 e n. 102/10/09) la restituzione di quanto
pagato dal 2006 al 2008 a titolo di tassa di concessione governativa
sui cellulari: in totale 75 mila euro che in un periodo di vacche
magre per le finanze comunali non sono pochi. Ed è solo l'inizio,
perché la rivolta fiscale è destinata a estendersi a tutti i 245
comuni veneti, intenzionati a dar vita a una class action in piena
regola da cui il direttore di Anci Veneto, Dario Menara, si aspetta
di recuperare 2,2 milioni di euro.
Ma l'effetto delle due sentenze della Ctp Vicenza potrebbe essere
dirompente e riguardare tutti i contribuenti italiani.
Secondo i giudici, infatti, la tassa (prevista dall'art. 21 della
tariffa allegata al dpr n. 641/1972) non sarebbe più dovuta dopo
l'entrata in vigore del nuovo Codice delle comunicazioni (DLgs n.
259/2003).
Non in quanto espressamente abrogata dal Codice, ma poiché questo ne
ha eliminato i presupposti impositivi. Nell'ottica di una totale
liberalizzazione dei servizi di comunicazione, dice la Ctp, il DLgs
n. 259 ha fatto venire meno la ragione di mantenere in vita un
regime di tipo concessorio. E per questo ha abrogato l'art. 318 del
dpr n. 156/1973 che, con una finzione giuridica, considera il
contratto di abbonamento sostitutivo della licenza, e per questo lo
tassa. La conclusione a cui giunge la Ctp di Vicenza è destinata a
creare qualche mal di pancia all'Agenzia delle entrate che ogni anno
incamera dalla tassa circa 800 milioni di euro. «Venendo a mancare,
contemporaneamente», scrivono i giudici, «il regime concessorio e
l'art. 318, che costituiva il presupposto della tassazione del
contratto di abbonamento, l'imposizione di cui all'art. 21 della
tariffa non risulta più applicabile». «Ne consegue», proseguono,
«che la previsione contenuta nell'art. 3 del decreto ministeriale
13/2/1990, n. 33, è illegittima e come tale va disapplicata».
Tradotto dal giuridichese significa che la Ctp ha respinto anche
l'ultima argomentazione a cui si è aggrappata l'Agenzia delle
entrate per sostenere la vigenza del tributo. E cioè che, nonostante
l'abrogazione dell'art. 318, sarebbe ancora in vigore in quanto
richiamato dal dm n. 33/1990 tuttora vigente. Una tesi respinta dai
giudici per un motivo molto semplice: una tassa deve trovare nella
legge la sua legittimazione e non in un atto normativo secondario
come un decreto ministeriale.
La Ctp ha dato ragione ai comuni veneti anche su un altro fronte. Le
amministrazioni statali, in quanto tali, e le Agenzie fiscali, per
espressa previsione di legge (Finanziaria 2007), sono esentate dal
pagamento della tassa. Non gli enti locali e le p.a. Un trattamento
di favore che non ha ragion d'essere: «la non assoggettabilità alla
tassa è teologicamente applicabile agli enti locali in quanto
pubbliche amministrazioni» equiparate allo stato dall'art. 114 Cost.
Un decreto del
ministro dei beni culturali aggiorna ed estende - come in nessun paese europeo
- il cosiddetto “equo compenso”.
Introdotti su tutti i dispositivi dotati di
memoria. Piovono soldi sulla società degli autori ed editori,
aumenti in arrivo per i prodotti hi-tech
Cellulari, decoder, computer, lettori mp3:
qualunque dispositivo abbia una memoria verrà colpito dalla nuova
“tassa”.
È quanto deciso dal decreto firmato il
30 dicembre dal ministro dei Beni e delle attività culturali
Sandro Bondi. Il decreto aggiorna ed estende, a livelli inauditi in
Europa, il cosiddetto “equo compenso”: una somma che i produttori di
beni tecnologici devono versare a Siae, a “compenso” della copia
privata. Cioè del fatto che l’utente può usare quelle tecnologie per
fare un (legittima) copia personale di CD e film acquistati.
Finora però l’equo compenso è gravato solo su
supporti (CD, DVD) e su masterizzatori. Adesso viene esteso a tutti
i prodotti dotati di memoria. Un bel colpo, per Siae: “dall’equo
compenso finora ha ricavato circa 70 milioni di euro. Dal 2010
passerà a circa 300 milioni, secondo stime di Confindustria e
Assinform”, dice Guido Scorza, avvocato tra i massimi esperti di
copyright e hi-tech. Prevedibile che i produttori vorranno scaricare
questa tassa sui consumatori, almeno in parte, come del resto è
avvenuto con CD e DVD.
Il decreto contiene i dettagli del compenso per
ciascun prodotto. In alcuni casi, come i cellulari, c’è una somma
unitaria di 90 centesimi su ogni prodotto venduto. Per altri, come
gli hard disk esterni o interni e la chiavette USB, c’è una quota
(in centesimi) per ogni GB. Considerato che ormai è comune trovare
250 GB di hard disk nei PC e che ne sono stati venduti 6,9 milioni
nel 2008, solo da questa categoria di prodotti a SIAE andranno circa
100 milioni euro l’anno. Destinati a salire di molto nei prossimi
anni, visto che la quantità di GB degli hard disk cresce nel tempo.
Così Altroconsumo parla di
“regalo di Natale in ritardo”, dal governo alla SIAE. “Anche
in altri Paesi europei cè l’equo compenso, ma non a questi livelli e
non esteso a così tanti prodotti”,
dice Scorza. “L’assurdo è che in Italia l’industria o i consumatori
finanzieranno la SIAE anche per prodotti che non c’entrano nulla con
la copia privata. O che c’entrano solo marginalmente”. È raro, in
effetti, usare la memoria di un cellulare per ospitare copia della
musica comprata su CD; ancora più improbabile che lo si faccia per i
film in DVD. “Impossibile, inoltre, usare l’hard disk di un decoder
SKY per questi scopi. Eppure l’equo compenso si applicherà anche a
tali prodotti”, continua Scorza.
Con buona pace di chi, come Altroconsumo e
l’associazione confindustriale Asstel, si era opposto con tutte le
forze al decreto.
di Grazia Zupi, 26/01/2010
Telecom Italia condannata all’allaccio
del telefono fisso con provvedimento di urgenza.
Tribunale Arezzo: sentenza del 19.11.2008
Una signora americana,
proprietaria di una un’abitazione nelle campagne di Arezzo, nel
marzo del 2008 si rivolse alla Telecom per ottenere l’allacciamento
alla rete telefonica fissa.
La compagnia telefonica, però,
nonostante l’invio di tutta la documentazione richiesta e nonostante
i vari solleciti formulati, non ha mai provveduto né ad effettuare i
lavori, né a giustificare la motivazione del ritardo.
Gli avvocati Della Giovampaola e
Benincasa cui si è rivolta la signora hanno richiesto alla Telecom
di eseguire immediatamente i lavori.
Rispondeva la compagnia
telefonica sostenendo che lo spostamento della data di attivazione
era da ascriversi non a Telecom, bensì alla mancanza di permessi
necessari alla realizzazione dell’impianto.
I legali provvedevano allora ad
accertarsi presso il Comune di Cortona, primo se non unico organo
amministrativo al quale dovevano essere richiesti i necessari
permessi, se effettivamente Telecom si fosse attivata in tal senso,
sentendosi rispondere che, al contrario, nessuna richiesta risultava
essere pervenuta.
A questo punto i legali hanno
richiesto un provvedimento urgente ex art. 700 c.p.c. presso il
Tribunale di Arezzo per avere l’immediata esecuzione dei lavori
necessari per ottenere l’agognato allacciamento alla rete
telefonica.
I legali, tra l’altro, hanno
sottolineato che, pur non sussistendo più un monopolio di diritto in
capo alla Telecom, quest’ultima agisce sempre in posizione di
“monopolio di fatto”, per cui tale Società, essendo la reale
proprietaria del c.d. “ultimo miglio”, cioè di quel tratto di linea
telefonica che unisce materialmente le centrali telefoniche alle
abitazioni, è la sola che può e deve provvedere all’allaccio.
Senza contare che l’art. 52 del
D. LGS. 259/2003 (Codice per le Comunicazioni Elettroniche) impone
che i servizi di comunicazione elettronica debbono essere messi a
disposizione di tutti gli utenti finali ad un livello qualitativo
stabilito, a prescindere dall’ubicazione geografica dei medesimi.
Il giudice del Tribunale di
Arezzo ha pienamente accolto le istanze della ricorrente.
La dottoressa Labella, ha
riscontrato i due elementi caratterizzanti il procedimento di
urgenza:
- il fumus, in quanto Telecom
non ha provato che i ritardi non fossero imputabili a sé stessa;
- il periculum, in quanto la
donna, abitando da sola in un luogo isolato e malservito anche con
la telefonia mobile, e non potendo usufruire di un servizio
essenziale come quello telefonico fisso, non avrebbe potuto, in caso
di incidente o di pericolo, aiuto ad alcuno.
Per tali motivi il Giudice ha
ordinato alla Telecom di provvedere, immediatamente, o nel più breve
tempo possibile, allo svolgimento dei lavori necessari per
l’allacciamento presso l’abitazione della ricorrente della linea
telefonica, con la condanna della stessa società resistente al
rimborso delle spese legali.
Tribunale
di Arezzo
Sentenza 19 novembre 2008
Udienza del 19/11/08 nella causa n.1017 /2008
Avanti al G.I. dott sono comparsi
L’Avv. Della Giovampaola e Benincasa per la
ricorrente. L’Avv. Salvatore per la Telecom SpA il quale si
costituisce con deposito di comparsa alla quale si riporta
I procuratori della ricorrente insistono per la
concessione del provvedimento d’urgenza sussistendone i presupposti
Il Giudice
Rilevato che nel caso di specie sussiste il
fumus attesa l’evidente disagio dell’utente ed allo stato la
controparte non ha provato che i ritardi sono dovuti a cause non
imputabili a Telecom;
che inoltre sussiste il periculum del grave ed
irreparabile danno atteso che la resistente non ha specificamente
contestato (e dunque le circostanze devono ritenersi come
pacificamente ammesse) che nel luogo per cui è causa non vi è
copertura con il cellulare: trattasi di luogo isolato e vi è
copertura solo da parte della Telecom ed infine la ricorrente vive
da sola;
che dette circostanze costituiscono pericolo di
grave ed irreparabile danno per la persona della ricorrente se solo
si pensi ad un eventuale incidente domestico o altro che rendesse
indispensabile l’utilizzo del telefono per la richiesta di aiuto
P.Q.M.
ordina alla Telecom Italia S.p.A. di provvedere
immediatamente e comunque nel più breve tempo possibile allo
svolgimento dei lavori necessari per l’attivazione presso
l’abitazione della ricorrente sita in Cortona (AR) località *****
della linea telefonica relativa al n.******* assegnato alla
ricorrente e non ancora attivato.
Visto l’art.669 octies VI comma cpc condanna la
Telecom a rimborsare alla ricorrente le spese del presente
procedimento che liquida in complessivi €.943,00 di cui €.93,00 per
spese €.400,00 per diritti ed €.450,00 per onorari oltre Iva e cap
come per legge, ed il 12,5 %
per rimborso delle spese in generale.
Dott. ssa Carmela Labella
Pubblicato il 22/XII/2008
I meandri della gIUSTIZIA italiana che ancora
qualcuno si ostina a non voler rinnovare.
Qualche anno fa,
precisamente il 2006, molti media nazionali riportarono - sbagliando
- come una sentenza quella che era invece una richiesta del pubblico
ministero sfavorevole all'operatore telefonico H3G, denominato
comunemente 3.
Ebbene, a distanza
di tre anni, la sentenza vera e propria non è stata ancora emessa.
Perché?
Vediamo di ricostruire i
fatti che ci riguardano da vicino essendo un giornale on-line che
s'interessa, specificatamente, di telefonia mobile, ed ha molti
utenti, ad iniziare da chi scrive, interessato alla questione
essendo un cliente di 3.
Ricostruzione affidata ad
un articolo dell'epoca:
"Tre non
può bloccare i cellulari. Il giudice: si usino con tutte le sim"
Un videofonino LG di 3
MILANO - "Craccare" un telefonino non è reato penale. Quei 500 mila
italiani da un anno nel mirino della magistratura perché hanno
sbloccato i "lacci elettronici" che impediscono di utilizzare il
loro cellulare "3" con la scheda di un altro gestore possono tirare
un sospiro di sollievo. Lo ha deciso il pubblico ministero Gianluca
Braghò chiedendo l'archiviazione del procedimento aperto nel luglio
2005 in seguito ad una querela presentata da H3G, la società che
controlla il marchio "3" e da LG Electronics. Nessun rischio di tipo
penale, quindi, né per i possessori dei telefonini né per la miriade
di "chioschi" che in passato reclamizzavano apertamente la
possibilità di sbloccare i videofonini per 20 o 30 euro.
La storia è semplice. Per consolidare la propria posizione nel
mercato "3" ha venduto milioni di sofisticati videofonini a prezzi
molto convenienti, anche ad un terzo o a un quarto del loro valore.
L'unica condizione era l'impegno a restare fedeli per almeno un anno
(più spesso due) alla stessa "3". A difesa di questa promessa faceva
buona guardia l'operator lock, un dispositivo elettronico che in
teoria avrebbe dovuto bloccare il telefonino qualora si fosse
cambiata la Sim con quella di un concorrente. In teoria. Perché
secondo la polizia mezzo milione di italiani si sono fatti sbloccare
il cellulare grazie ad un software reperibile su Internet. E hanno
quindi utilizzato le schede ricaricabili a buon mercato dei gestori
concorrenti.
Nel luglio del 2005 la "3" è ricorsa alla magistratura ipotizzando
reati come accesso abusivo ad un sistema informatico, frode
informatica, detenzione abusiva di sistemi d'accesso. E ha chiesto
al giudice di intervenire "per ripristinare la legalità nel mercato
dei servizi per la comunicazione mobile". Secondo il giudice, però,
le richieste de la "3" sono infondate. Il motivo: il telefonino è
di proprietà dell'utente che, per definizione, non può violare
qualcosa che è suo.
"Anche
il buon senso", è scritto nella sentenza, "suggerisce che il cliente
una volta ricevuto il video telefonino si comporta uti dominus potendo
utilizzarlo a suo piacimento". Quanto allo sblocco del cellulare "altro
non è che una violazione contrattuale". Insomma, niente di penale. Al
massimo "3" potrebbe fare una causa civile ai suoi clienti.
Braghò osserva inoltre che "in base ad un'indagine a campione"
effettuata fra i rivenditori di "3" gli acquirenti dei videofonini
"difficilmente sono posti nella condizione di conoscere le clausole
contrattuali poiché al momento dell'acquisto non viene sottoscritto
alcun contratto". Anzi, nella richiesta di archiviazione si precisa
che nei locali di vendita non sono affisse le condizione generali di
contratto. E dunque, anche per questo motivo, va escluso il dolo.
Per sapere
chi ha ragione quanto ancora dovremo attendere?
Si è perduto il
fascicolo, il giudice è andato in ferie, e ammalato, è stato
trasferito, è defunto e non è stato sostituito? Oppure la sentenza è
stata emessa e imboscata perchè favorevole agli utenti...oppure?
Una
qualsiasi risposta ci potrebbe stare bene, purché non continui
questo assordante silenzio.
di
Francesco Medaglia
Pubblicato il 13/XII/2008
Aiko: la donna robot
Dopo
l'umanoide che corre e va in bicicletta o dirige l'orchestra, dopo
il robot che in grado di
riconoscere le emozioni,
arriva la donna (robot) perfetta, ad opera dello scienziato Le Trung,
che si è ispirato a C3PO di
Star Wars.
Aiko riesce a sorprendere:
è un robot donna,
che sa svolgere i principali compiti domestici e ha tutti i sensi, tranne l'olfatto.
Aiko è alta 152 cm, è costata2 anni di lavoro e 16mila euro
di sviluppo.Aiko reagisce: per
esempio dà uno schiaffose toccata in certi punti. Aiko ha
le sembianze di una ragazza ventenne giapponese. Essendo
programmabile, Aiko potrebbe anche finire anche sotto le lenzuola.
La banda larga: Joe Basilico sbeffeggia Telecom
Italia
Un ritratto impietoso dell'ex
monopolista delle Tlc: tra sontuosi stipendi e sprechi faraonici,
emergono tutti i vizi di Telecom Italia dell'era Tronchetti Provera.
Esilarante,
ma funesta è la storia del
videotelefono,
commercializzato da Telecom
e ritirato perché fece bruciare la scrivania del '700 di un
notaio. Ciò nonostante, il
videotelefono finì a scaffale e nelle mani di migliaia di utenti
Telecom.
Questo è uno dei numerosi, ma emblematici aneddoti della
crisi Telecom Italia: li
racconta Joe Basilico,
uno pseudonimo molto addentro ai fatti Telecom, nel
libro La banda larga,
edito da Città del sole. Un titolo, che è già tutto un programma:
la banda larga è una delle grandi disattese Telecom.
Il libro racconta vizi,
sprechi e stipendi d'oro del
colosso TLC, illustrando come l'ex monopolista italiano, nell'era
di Tronchetti Provera, sia
riuscito a mandare in rovina
un patrimonio tecnologico,
"ereditato dalla pur burocratica gestione statale".
Pubblicato il 12/XII/2008
La RAI chiede un importante aumento del Canone
Compensare il calo delle inserzioni
pubblicitarie chiedendo denari
ai cittadini italiani. Questa
la ricetta
del vertice RAI per evitare il peggio. L'idea di Cappon e
Petruccioli è quella di chiedere un adeguamento
del Canone RAI che vada ben oltre l'inflazione.
"La raccolta pubblicitaria diminuisce - spiega Cappon - e non ha mai
più raggiunto il livello che era stato raggiunto nel 2000. Quando
negli anni precedenti cresceva del 10% rispetto all'anno prima".
Insieme a Petruccioli ha dichiarato anche che "il canone sarebbe
insufficiente anche se il governo lo aumentasse di 1,5 euro
all'anno. Anche per noi la lotta all'evasione è una priorità, si è
pensato anche alla possibilità di legare il pagamento del canone a
quello delle utenze elettriche".
L'idea di collegare il pagamento del Canone RAI alle utenze
elettriche non è nuova: lo stesso Petruccioli
la insegue da anni,
ritenendo che l'unico modo per contenere l'evasione del Canone
sia appunto associarlo al pagamento di bollette "essenziali". Il
fatto che su cosa sia il Canone, o su chi lo debba pagare e perché,
permanga a tutt'oggi una situazione di
assoluto caos normativo e istituzionale
al momento non sembra sfiorare né il mondo politico né i vertici di
Viale Mazzini.
Più in generale, ciò che la RAI sconta è da
un lato la contrazione finanziaria, che spinge ad una prudenza negli
investimenti pubblicitari e soprattutto al rientro di budget da
parte di una serie di industrie di primo piano, tra cui l'automotive,
dall'altro però è anche la difficoltà di tenere il passo con il calo
degli ascolti per gli eventi di punta del palinsesto
radiotelevisivo, ascolti che valgono sempre meno in termini di
ritorno pubblicitario, e non vale solo per la RAI. Tutto questo, è
la tesi dell'azienda, deve essere a carico di chi deve, o vuole, o
crede di dover pagare il canone.
A pesare ulteriormente, spiega Petruccioli,
è anche il passaggio al DTT:
per completare la transizione al digitale terrestre si dovranno
spendere almeno 250 ma forse 280 milioni di euro. "Aggiungere alle
difficoltà di mercato - ha sottolineato il presidente RAI - una
ulteriore contrazione delle entrate di qualche decina di milioni di
euro per mancato adeguamento del canone, potrebbe costituire per la
RAI un colpo pesantissimo". Il problema, dunque, non è soltanto
adeguare il Canone all'inflazione, perché dichiaratamente non basta
più, ma è costituito dal fatto che senza un adeguamento ulteriore
allora non si potranno coprire i buchi. Buchi che, ci tiene a
sottolineare invece Cappon, non sono in nessun modo ascrivibili ad
errori nella gestione dell'azienda.
"Grazie agli interventi sulla spesa presi con grande tempestività -
ha dichiarato Cappon - il bilancio 2008 nonostante il calo degli
introiti pubblicitari degli ultimi tre mesi dovrebbe portare nelle
casse RAI tra i 40 e i 50 milioni di euro in meno, dovrebbe chiudere
con perdite contenute in 30-35 milioni di euro". Cappon ha anche
equiparato la RAI del canone RAI ad altre aziende italiane,
sottolineando
che "la RAI non ha debiti da 5 anni e non so quante aziende di
questo Paese si trovino in un'analoga situazione di solidità".
Sulle richieste di aumento a go-go del canone sono immediatamente
intervenuti i consumatori, in primis naturalmente quelli di ADUC, l'Associazione che da anni
sta portando avanti due campagne, una per abolire il canone e
l'altra per capire che cosa sia. Secondo ADUC le dichiarazioni di
Cappon e Petruccioli dimostrano ancora una volta che "non si vuole
utilizzare" la soluzione, che c'è, dice ADUC, "ed è come il mitico
uovo di Colombo". ADUC si riferisce alle numerosissime imprese
pubbliche e private che, pur possedendo un computer, non vengono
invitate a pagare imposta di possesso. "Stiamo parlando - scrivono i
consumatori - di mancati ricavi per oltre un miliardo di euro all'anno
che, non solo coprirebbero i 200 milioni di sbilancio,
ma consentirebbero, per esempio, di pagare i soliti altissimi cachet
ad ulteriori ospiti famosi nei vari festival di Sanremo che la RAI
organizza e diffonde nelle case dei milioni di contribuenti del
servizio pubblico televisivo".
Pubblicato il 5/XII/2008
PC Magazine si
appresta a chiudere.
L'edizione cartacea della
storica rivista statunitense PC Magazine sarà pubblicata per
l'ultima volta a gennaio.
La storica
rivista statunitense, dopo 26 anni di onorate pubblicazioni, ha
richiesto il cosiddetto Chapter 11 – ovvero la procedura di
bancarotta. L'editore Ziff Davis ha confermato che con l'ultima
edizione cartacea di gennaio 2009 verrà chiuso
definitivamente un ciclo: tutte le energie e gli sforzi finanziari
saranno concentrati online.
PCmag online si affiancherà così a
ExtremeTech, Gearlog, Appscout, Smart Device Central, GoodCleanTech,
DL.TV, Cranky Geeks, e PCMagCast, per formare il PCMag
Digital Network.
Quando non
ricordiamo qualcosa, è facile cadere nella tentazione di considerare
il nostro cervello un po’ come un telefonino scarico. E se fosse
possibile ricaricarlo, proprio come si fa con una batteria o una
pila?
Sembra
proprio che quella che sembra un’utopia di ere virtuali sia invece
destinata a diventare realtà. Potremo ridare vita e linfa al nostro
cervello, migliorando le capacità cognitive e di memoria con delle
piccole e semplici scosse elettriche, opportunamente calibrate.
Si
tratta di una nuova tecnica messa a punto da Alberto Priori
direttore del Centro di ricerca per le neuro nanotecnologie e la
neuro stimolazione dell’Irccs Ospedale Maggiore Policlinico,
Mangiagalli e Regina Elena di Milano. Stimolare attraverso la cute
il cervello con piccole scosse elettriche servirebbe a potenziare la
memoria e le capacità di reazione cerebrali.
Siamo un Paese che non innova,
e lo si capisce anche dal nostro rapporto con il web e con le
tecnologie informatiche. È quanto emerge dall’ultimo rapporto
Assinform, il
documento che fotografa ogni anno l’andamento dell’informatica e
delle telecomunicazioni nel nostro Paese. Secondo l’ultimo
rilevamento, l’Italia è il Paese che conta la percentuale più alta
di analfabeti del web: ben il 56% dei nostri connazionali non usa
Internet, contro una media europea del 40%. In compenso siamo il
secondo Paese europeo in quanto a numero di utenti “smaliziati”; il
9% dei nostri compaesani ha un’ottima dimestichezza con il web (9%),
ci batte solo la Francia con il 12%. Piuttosto scarsa è l’attenzione
verso i servizi offerti dalla Rete: l’Internet banking è utilizzato
solo dal 12% della popolazione contro il 25% della media europea, e
l’e-commerce è ancora fermo al 2% del totale delle vendite al
dettaglio, quando la media europea viaggia a quota 11%.
Decisamente
poco brillanti anche gli investimenti in nuove tecnologie: se nel
1998 il nostro Paese spendeva l’1,5% del valore del Pil, a fronte di
una media europea attestata al 2,3%, oggi siamo all’1,7%; in dieci
anni, in pratica, l’Italia ha fatto registrare una crescita di soli
due decimi di punto percentuale, contro una media europea di 5
decimi di punto, con picchi di 6 e 8 decimi (rispettivamente in Gran
Bretagna e Francia).
Ma come si spiega
questo andamento lento? Secondo Assinform c’è in primo luogo il
progressivo invecchiamento demografico e un sistema formativo non
all’altezza delle sfide tecnologiche, che mantengono oltre la metà
della popolazione italiana lontana dalle facilitazioni e dai
vantaggi dei servizi Internet. Il problema - sottolinea Ennio
Lucarelli, presidente dell’Associazione di Confindustria - riguarda
il processo di digitalizzazione del Paese che avanza in modo
frammentario e discontinuo, privo di una politica economica capace
di puntare sull’It in termini strategici come invece è avvenuto e
avviene in altri paesi: “Se nell’ultimo decennio il sintomo più
evidente della regressione italiana è stato l’aumento del divario di
produttività con gli altri paesi europei, una delle cause
strutturali, purtroppo ancora largamente sottovalutata, sta nel non
aver investito per innovare l’Information Technology italiana al
fine di rilanciare l’economia, come si è fatto invece in Europa a
seguito del processo di Lisbona e in molti paesi nostri concorrenti.
A fronte dei programmi quadro comunitari per lo sviluppo
dell’innovazione tecnologica, in Italia dieci anni di spesa IT ben
al di sotto della media europea hanno reso la nostra economia
rigida, limitandone le capacità di crescita e di reazione ai
cambiamenti”.
In tutto il mondo, solo il 3% dei consumatori ha
riciclato il vecchio cellulare.
Il resto non ci ha mai neanche pensato.
Lo
rivela uno studio Nokia, che dimostra quanto ancora sia scarsa
l’attenzione degli utenti verso il problema dello smaltimento di
questi dispositivi, i quali contengono materiali estremamente nocivi
per la salute e per l’ambiente. Lo studio ha coinvolto 6.500 utenti
mobili di 13 paesi: Italia, Germania, Cina, Brasile, Emirati Arabi,
Stati Uniti, Finlandia, India, Indonesia, Regno Unito, Nigeria,
Russia e Svezia. Nonostante gli operatori stiano dedicando sempre
maggiori risorse alla sensibilizzazione dei consumatori
sull’importanza del corretto smaltimento dei telefonini, circa la
metà degli intervistati – che hanno cambiato in media 5 telefonini –
ignorava la possibilità di riciclare il beneamato gadget.
Ma che succede allora ai
telefonini non più utilizzati? Circa un intervistato su due lo
conserva a casa in un cassetto, un quarto lo a un amico o parente,
il 16% lo rivende. Ma c’è anche un 4% che ammette candidamente di
averlo buttato senza pensare troppo dove. Globalmente, il 74% dei
consumatori non ha mai pensato al riciclaggio del vecchio cellulare,
nonostante il 72% ritenga che il suo corretto smaltimento “fa la
differenza”. Se ognuno dei tre miliardi di utenti mobili riciclasse
uno soltanto degli apparecchi usati prima di passare all’ultima
novità, “si potrebbero risparmiare
240 mila tonnellate di materie prime e ridurre i gas serra in una
quantità equivalente al ritiro dalle strade di 4 milioni di
automobili”, ha spiegato Markus
Terho di Nokia, sottolineando che
“sono anche le piccole azioni a fare la differenza”.
Un altro problema evidenziato dall’indagine
riguarda il fatto che molti, anche chi vorrebbe riciclare il vecchio
cellulare, non sanno come fare, a chi rivolgersi.
Nokia dispone di punti di
raccolta in 85 paesi nel mondo e sta per lanciare un telefonino
‘verde’, il
3110 Evolve,
realizzato principalmente con materiali riciclati.
I telefonini contengono molti materiali
preziosi
Oltre alle sostanze tossiche, infatti, i
telefonini contengono molti materiali preziosi e riutilizzabili in
svariati settori – dalla produzione di strumenti musicali alle
otturazioni dentali, dalle panchine ai bollitori da cucina – ma la
metà delle persone intervistate ignorava completamente queste
possibilità.
“Usando le migliori
tecnologie, nulla viene sprecato”,
ha dichiarato ancora Terho, che ha sottolineato che tra il 65% e
l’80% dei componenti di un telefonino Nokia può essere riciclato. I
materiali plastici che non possono essere riutilizzati vengono
invece bruciati per fornire energia durante il processo di
riciclaggio, mentre altri componenti vengono usati come materiali da
costruzione o per la realizzazione di strade. Nulla, insomma,
finisce in discarica.
...Ne sanno qualcosa i giapponesi!
Più che la salvaguardia
dell'ambiente, per molte aziende il riciclo dei telefonini cellulari
si sta rivelando una vera e propria miniera non soltanto d'oro, ma
anche di altri metalli come l'argento e il rame. La nuova tendenza
prende il nome di "urban
mining" e consiste nel
cercare i metalli preziosi nei prodotti elettronici dismessi, il
materiale recuperato viene poi fuso e rivenduto sotto forma di
lingotti a gioiellieri o aziende specializzate.
Se da una tonnellata di minerali grezzi si
ottengono mediamente solo 5 grammi di oro, da una tonnellata di
telefonini se ne arrivano a ricavare 150 grammi o più, ma anche 100
kg di rame e 3 kg di argento. Presso la società giapponese
Eco-Systems gli scarti elettronici e industriali sono inizialmente
smontati a mano, poi immersi in solventi chimici per eliminare i
materiali non utilizzabili. Eco-System produce in media circa
200-300 kg di lingotti d'oro al mese, per un valore che oscilla tra
i 5.9 e gli 8.8 milioni di euro, l'equivalente di una piccola
miniera d'oro.
Il riscaldamento globale
potrebbe ulteriormente peggiorare a causa degli agenti chimici
utilizzati nella produzione dei televisori LCD e dei semiconduttori.
Un rapporto recentemente pubblicato dal Geophysical Research Letters
confermerebbe infatti i gravi effetti collaterali prodotti dal
trifluoruro d'azoto
(Nitrogen
trifluoride). Durante le fasi di
lavorazione dei display a cristalli liquidi, dei semiconduttori e
dei diamanti sintetici l'utilizzo di questo reagente in forma
gassosa consente di ottenere depositi fondamentali per il risultato
finale.
Il problema è che con la diffusione degli
schermi piatti è aumentata notevolmente la produzione e l'utilizzo
del trifluoruro d'azoto, un gas serra che è escluso dal protocollo
di Kyoto, probabilmente perché nel 1997 – quando è stato redatto – e
nel 2005 – quando è entrato in vigore – questo reagente era prodotto
in quantità limitate. Oggi però, secondo Michael Prather, co-autore
del rapporto, con una produzione prevista per il 2009 di 8 mila
tonnellate vi è il rischio di incidere sul riscaldamento globale 17
mila volte di più rispetto all'anidride carbonica. Solo nel 2008 è
stato calcolato che la produzione globale di questo reagente
impatterà sull'ambiente come un paese grande come l'Austria, quindi
analogamente a circa 67 milioni di tonnellate di anidride carbonica.
Insomma il semi-sconosciuto trifluoruro d'azoto
può fare maggiori danni rispetto ai PFC e all'Esafluoruro di zolfo,
probabilmente i gas serra più pericolosi.
Non è un problema per il momento, ma lo sarà
quando le discariche cominceranno a riempirsi di vecchie HDTV in
disuso.
Questo il clamoroso risultato di uno studio
realizzato dalla società italiana di Tabaccologia (Sitab) che sembra
giustificare la decisione delle autorità di San Marino di vietare il
fumo al volante.
"Abbiamo filmato alcuni fumatori mentre erano al
volante, misurando per quanto tempo distoglievano lo sguardo dalla
strada - spiega Giacomo Mangiaracina, presidente della Sitab - ed è
risultata una distrazione maggiore che per il telefonino. Non si
capisce a questo punto perché è sanzionabile l'uso del cellulare e
la sigaretta no".
Secondo lo studio, per rispondere a una chiamata
ci si distrae per 2,1 secondi, mentre per fumare ne servono 2,9 per
prendere sigarette e accendino e 2,0 per accendere. Non ci sono
ancora studi che correlino però incidenti e sigarette, anche se
alcune stime sostengono che addirittura il 15% sia provocato dalle
'bionde'.
"Anche se non ci sono grossi studi è sufficiente
il buonsenso - afferma Piergiorgio Zuccaro, che dirige
l'osservatorio Fumo Alcool e Droga dell'Istituto Superiore di Sanità
- è chiaro che è un gesto che porta a distrazione, con l'aggravante
che c'è anche il fuoco di mezzo. Senz'altro poi bisogna tenere conto
dei danni derivanti dal fumo passivo, che in macchina sono ancora
maggiori per effetto degli spazi ridotti".
Fanno male, non fanno male, di certo continuano
a essere sulla graticola di un dibattito senza fine: i telefonini
cellulari tornano nel mirino perché le onde che emettono avrebbero
le potenzialità per causare tumori, anche solo a chi si trovi nei
paraggi dell'utilizzatore. Questo almeno è quello che teme il dottor
Ronald B. Herberman, direttore dell'Istituto dei Tumori presso
l'Università di Pittsburgh. Ha invitato senza mezzi termini a
interrompere l'uso di smartphone all'orecchio. Gli adulti devono
cambiare abitudini e ancor di più giovani e teenager.
Herberman va contro l'opinione comune dei
circuiti scientifici, tendente a sdrammatizzare in assenza di prove
scientifiche le temute conseguenze dell'utilizzo di dispositivi
elettromagnetici ad alta frequenza a distanza ravvicinata
dell'encefalo. L'esperto ora cita non solo studi noti ma anche "dati
non ancora pubblicati", e afferma che ci sono tutti gli elementi per
consigliare prudenza e possibilmente astinenza.
"Alla base delle mie preoccupazioni c'è il fatto che non dovremmo
aspettare l'apparizione di uno studio definitivo, ma piuttosto
peccare di precauzione invece di pentirci dopo" diceHerberman alla Associated Press. Tali
preoccupazioni sono state espresse dallo scienziato in un memo a uso
interno inviato a 3mila persone, facenti parte dello staff e della
facoltà del Cancer Institute.
Sul sito dell'UPCI è poi
disponibile
una nota precauzionale
contenente 10 regole da rispettare, incluso il divieto tassativo per
i bambini di utilizzare il cellulare se non per le emergenze,
servirsi di headset Bluetooth e dispositivi simili per tenere il
telefonino lontano dalla testa e dal corpo quanto più è possibile,
usare gli SMS al posto delle chiamate e via di questo passo.
"Gli studi sugli esseri umani non indicano che i
telefoni cellulari sono sicuri, né mostrano chiaramente che siano
pericolosi. Ma un numero crescente di dimostrazioni suggeriscono che
dovremmo ridurre l'esposizione, mentre la ricerca continua su questa
importante questione" recita la nota dell'UPCI, che a corredo
pubblica la figura (vedi più sopra) del livello di penetrazione
stimato dei campi elettromagnetici a 900 MHz (GSM a singola banda)
nel cervello di ragazzi e adulti.
Secondo Herberman ci sono
insomma prove sufficienti per preoccuparsi, ma la sua è una
posizione che non va d'accordo con quella della Food and Drug
Administration, organismo che negli Stati Uniti ha il compito di
valutare la pericolosità per la salute di beni di uso comune. Nel
suo
Q&A tematico sui cellulari,
la FDA riporta a chiare lettere che manca l'evidenza scientifica di
una loro eventuale pericolosità, e se c'è un rischio questo "è
probabilmente molto basso". Ma per quanto questa evidenza non
sussista, l'appello alla precauzione comincia a fare breccia in un
numero crescente di ambienti scientifici e accademici. Devra Lee
Davis, direttrice del centro universitario dell'UPCI e supporter del
memo di Heberman, arriva ad affermare che la questione è "se si
vuole giocare alla roulette russa con il proprio cervello". In una
intervista telefonica con la AP, Davis ricorda che venti differenti
gruppi appoggiano le note e le raccomandazioni dell'UPCI, e le
autorità inglesi, francesi e indiane hanno già provveduto ad
avvertire i genitori sui rischi dell'uso dei cellulari da parte dei
figli.
Nonostante le ricerche siano durate più di dieci
anni, non hanno fornito risultati definitivi sul rischio di tumori
derivanti dall'uso dei telefonini. E ora è polemica sulla mancata
pubblicazione di un rapporto sui dati finora raccolti.
Dal
1997 è in corso l'Interphone
study, condotto da scienziati
europei, canadesi, israeliani e giapponesi coordinati dalla Iarc, l'Agenzia
internazionale per la ricerca sul cancro
con sede a Lione. Le conclusioni erano attese per il 2006, ma gli
scienziati hanno rinviato la pubblicazione perché manca l'accordo
per un testo comune e tra molti di loro i contrasti sarebbero
sfociati in aperta ostilità.
Dopo il monitoraggio su
pazienti affetti da tumore al cervello, alle ghiandole salivari, al
collo oltre che da linfomi e leucemia, c'è chi teme che la mancata
pubblicazione serva a coprire dati allarmanti. E questo nonostante
lo stesso Mobile Manufacturers Forum,
l'associazione dei produttori di telefonini, ne abbia auspicato una
sollecita pubblicazione. I responsabili della ricerca si
giustificano con la discussione tuttora in corso sull'attendibilità
dei dati acquisiti.
Alcuni Paesi coinvolti
negli studi hanno diffuso i loro dati nazionali ed è emerso che chi
usa il cellulare da almeno dieci anni appoggiandolo sempre allo
stesso orecchio sarebbe più esposto all'insorgenza di tumori al
cervello e di varie altre malattie. Ma si trattava di campioni molto
ristretti e per questo non inoppugnabili. L'Organizzazione
Mondiale della Sanità, così come
la Commissione europea, hanno ribadito che fino alla pubblicazione
delle conclusioni ufficiali dell'Interphone study non è attendibile
nessuna conclusione sui legami tra l'uso dei cellulari e
l'insorgenza di tumori.
L'innovazione italiana è al palo. La
definizione è sgraziata e poco elegante, ma gli ultimi dati presenti
nel Rapporto Assinform
sono a dir poco preoccupanti. "Siamo in ritardo sulla media
dell'Europa a 27 per l'utilizzo dei servizi online: nella Pubblica
Amministrazione è al 17% a fronte di una media europea del 30%, e
con un gradimento dei cittadini in diminuzione. Non molto meglio il
quadro dei servizi di mercato, ma con un gradimento ed un attenzione
in aumento: l'Internet banking è utilizzato dal 12% della
popolazione italiana rispetto al 25% della media europea, l'e-commerce sviluppa il 2% del
totale delle vendite al dettaglio, mentre la media europea viaggia a
quota 11%", ha
spiegato Ennio Lucarelli, Presidente dell'Associazione italiana
dell'Information Technology, durante la presentazione del Rapporto
Assinform 2008. Abbiamo la più
alta percentuale di popolazione, pari al 56%, che non usa Internet,
mentre la media europea è del 40%. In compenso siamo secondi in
Europa quanto a quota di popolazione con elevate capacità di
utilizzare Internet: il 9%, subito sotto la Francia (12%) e sopra la
media europea (8%)".
"Questa
fotografia dell'Italia di fronte alle applicazioni avanzate di
Internet esprime il grave ritardo d'innovazione in cui ci troviamo
rispetto ai nostri partner europei, ma anche le potenzialità
inespresse che ci caratterizzano. Da una parte vi sono il
progressivo invecchiamento demografico e un sistema formativo non
all'altezza delle sfide tecnologiche, che mantengono oltre la metà
della popolazione italiana lontana dalle facilitazioni e vantaggi
dei servizi Internet. Dall'altra l'emergere di una consistente parte
della popolazione fortemente attratta dalle nuove tecnologie, che si
colloca addirittura al di sopra dello standard internazionale nel
loro uso ed entra in netto contrasto con l'assenza di
attenzione politica e di incentivi sull'innovazione. Sono, questi, i
segnali di un processo di digitalizzazione del Paese che avanza in
modo frammentario e discontinuo, privo di una politica economica
capace di puntare sull'It in termini strategici come invece è
avvenuto e avviene in altri paesi".
"D'altro canto se nell'ultimo
decennio il sintomo più evidente della regressione italiana è stato
l’aumento del divario di produttività con gli altri paesi europei,
una delle cause strutturali, purtroppo ancora largamente
sottovalutata, sta nel non aver investito per innovare
l'Information Technology italiana al fine di rilanciare l'economia,
come si è fatto invece in Europa a seguito del processo di Lisbona e
in molti paesi nostri concorrenti. A fronte dei programmi quadro
comunitari per lo sviluppo dell’innovazione tecnologica, in Italia
dieci anni di spesa IT ben al di sotto della media europea hanno
reso la nostra economia rigida, limitandone le capacità di crescita
e di reazione ai cambiamenti".
In dettaglio si evidenziano,
rispetto al 2006, una crescita dei mercati IT (0,9%),
dell'informatica (1,6%) e delle TLC (0,4%). Il mercato italiano
complessivo dell’ICT (64,4milioni) si colloca in Europa al quarto
posto per dimensioni, dopo Germania (149,4 milioni, -1,7%), Regno
Unito (128, 5milioni, +2%) e Francia (107,4milioni, +2,2%). Ma più
significativo ancora è il fatto che l’incidenza della spesa ICT sul
PIL non superi nel caso dell’Italia il 4,8%, contro 5,6% medio dei
paesi europei.
Uomini
e donne sono diversi anche nella programmazione? Se lo chiede
Emma McGrattan,
una delle più valide programmatrici della Silicon Valley, secondo
cui gli uomini e le donne programmano in maniera diversa.
Le donne sono abituate a scrivere il codice in
considerazione di coloro che lo utilizzeranno successivamente. Per
esempio, inserendo numerosi commenti e linee che spiegano in che
modo il software è stato scritto. Il codice scritto da una donna
diventa quindi una “tabella di marca”.
Gli uomini, invece, non hanno di queste pretese.
Spesso cercano di mostrare la loro intelligenza di scrittura
rendendo il più possibile criptico il codice. Un software scritto da
un uomo, quindi, non è chiaro, e mancano indicazioni per chi lo deve
modificare in seguito.
econdo la McGrattan basta guardare un pezzo di
codice per capire se è stato scritto da un uomo o da una donna. E,
nel tentativo di rendere il software più semplice da codificare, la
McGrattan consiglia sempre di inserire dei commenti tra pezzi di
codice e di fornire un elenco dettagliato di tutte le eventuali
modifiche.
E, inoltre, si augura che le programmatrici
donne aumentino, in un settore in cui solo il 20% è rappresentato
dal gentil sesso.
È giusto acquistare il telefonino agli adolescenti? Come
sorvegliarli in rete? Arriva una guida per
risolvere i problemi dei genitori del Ventunesimo secolo.
Non bisogna avere paura della modernità. Basta
tenere i giovani sotto controllo
di WARREN BUCKLEITNER
TUTTI sanno che i bambini, prima di
camminare, gattonano e che prima imparano ad andare sul triciclo e
poi in bicicletta. Ma a che età un bambino dovrebbe avere il primo
cellulare, il primo computer portatile o il primo amico virtuale?
Sono questi gli interrogativi ai quali devono rispondere i genitori
del Ventunesimo secolo, e non sono cose che si possono apprendere
dall'esperienza delle generazioni precedenti. Non si può certo dire
al proprio figlio adolescente: "Quand'ero ragazzo non ho avuto un
contratto di telefonia mobile fino a che non sono andato al liceo".
Alcuni genitori
sono entusiasti di dare ai propri figli strumenti tecnologici di
ogni sorta. "Mio figlio di 4 anni ha iniziato a navigare in rete
appena è stato in grado di reggersi a sedere - dice Samantha Morra,
madre di due bambini nel New Jersey - L'altro mio figlio ha 6 anni,
possiede un iPod ed ora vuole un cellulare". Altri, come Christine
Jorgensen, che ha tre figli e vive a Flemington, sono più cauti.
"Non sono entusiasta all'idea di riempire la vita dei miei figli di
apparecchi tecnologici di ultima generazione", dice. Qual è
l'approccio giusto? Molto tempo prima che inventassero il primo
microprocessore, lo psicologo svizzero Jean Piaget, osservando i
propri figli, identificò quattro stadi dello sviluppo cognitivo. Le
sue teorie introducono un elemento di razionalità nel dibattito che
verte sull'opportunità di incoraggiare lo sviluppo dei propri figli
ricorrendo agli ultimi strumenti tecnologici.
Da 0 a 2 anni - Per essere utili, i
prodotti tecnologici destinati a bambini così piccoli devono avere
caratteristiche simili ad una "busy box", con luci e suoni che
rispondono ad un'azione compiuta dal bambino. Giocattoli che hanno
sportelli e pulsanti in modo che un bambino possa esplorare e
gattonare attraverso la porta, si adattano bene a questa età. Da 3 a
5 anni - "I bambini di oggi in età prescolare, crescono in un mondo
digitale e vedono i loro genitori usare strumenti come il telefono
cellulare o i computer", dice la professoressa Sandra Calvert,
direttrice del Children's Digital Media Center della Georgetown
University. "A loro piace giocare con finti telefonini, come se
fossero oggetti veri". Questa è l'età in cui sono in grado di fare
fotografie con una baby macchina fotografica.
Da 6 a 11 anni - Nell'età in cui sa
andare in bicicletta, un bambino acquisisce anche la capacità di
navigare in rete e di fronte a lui inizia a spalancarsi un intero
mondo digitale. Improvvisamente resta incollato davanti al suo
videogioco preferito oppure passa il tempo a guardare video
divertenti su YouTube. Questo è il periodo in cui i genitori devono
sorvegliare lo schermo e indirizzare i figli verso siti adatti, come
Penguin Club che li aiuta a fare la conoscenza di concetti come
"chat" o di quelle controfigure in rete che sono gli "avatar".
Fortunatamente, il numero dei videogiochi dotati di qualità positive
è in aumento. E' da poco in vendita "Pokémon Mystery Dungeon" che
esercita alla lettura, o come Wii Fit, un videogioco che è riuscito
a catturare l'attenzione di medici e insegnanti. Wild African Safari
può trasformare un bambino in un giornalista fotografico, mentre
Boom Blox e Lego Indiana Jones stimolano la sua capacità di
risolvere i problemi.
Da 12 anni - Per i ragazzi in questa
fascia d'età, usare i telefoni cellulari è quasi obbligatorio. Ma
tra i compiti richiesti a chi ha figli di questa età, c'è quello di
dover leggere le bollette del telefono. Lori McCoughey di Mahwah, N.
J., madre di due figli, ha risparmiato 200 dollari al mese passando
alla tariffa "amici e famiglia" di Verizon. Regalare ai figli che
andranno al college un computer portatile quando ancora frequentano
le superiori, dà loro il tempo di predisporre il loro lettore MP3,
imparare ad individuare le aree Wi-Fi e a scrivere i loro elaborati
prima di ritrovarsi a doverlo fare da soli.
Se oggi fosse vivo, Piaget
probabilmente direbbe ai genitori che, per un bambino, qualunque
cosa - che sia dotata di batterie o che non lo sia - è una scoperta.
Ma i giocattoli funzionano meglio quando si armonizzano al livello
di sviluppo di chi li utilizza.
Vienna -
Dall'Austria arriva una notizia che potrebbe compromettere
l'attendibilità di alcune ricerche mediche condotte in merito al
rischio salute derivante dall'utilizzo dei telefoni cellulari: due
studi sull'argomento, condotti dall'Università
di Medicina di Vienna, contengono
risultati fasulli. Non per errore o superficialità nello svolgimento
delle ricerche: i dati sono stati manipolati.
Secondo quanto
riferito
da
Der Spiegel,
le due ricerche, condotte dall'ateneo austriaco e pubblicate nel
2005 e nel 2008, evidenziavano importanti alterazioni del patrimonio
genetico degli utenti anche quando questi erano stati sottoposti a
ridotti livelli di emissioni elettromagnetiche. Conclusioni
allarmistiche, che si sono rivelate infondate dopo la scoperta che i
risultati dei due studi erano stati riveduti e corretti da
un'impiegata, un tecnico di laboratorio che aveva volontariamente
inventato nuovi dati.
In particolare, spiega un
comunicato
diffuso dalla stessa università, dalle ricerche era emerso che il
DNA degli utenti poteva subire danneggiamenti in seguito
all'esposizione alle emissioni generate da apparecchi operativi sui
1800 MHz (studio del 2005 sul GSM) e sui 1950 MHz (studio del 2008
sull'UMTS).
L'impiegata è stata colta in flagrante, mentre
metteva mano ai dati relativi ad uno studio recentemente concluso
inserendo risultati difformi da quelli evidenziati dai ricercatori.
Non si conoscono i motivi per cui la donna si sia resa responsabile
di una simile azione, ma Wolfgang Schütz, rettore dell'Università di
Vienna, non ha esitato a rendere pubblica la vicenda, precisando che
le due ricerche saranno ritirate. Per il momento non è dato sapere
se potranno essere ripubblicate con risultati corretti, poiché non è
stato ancora possibile capire fino a che livello si sia spinta la
"manipolatrice": potrebbe aver semplicemente corretto le conclusioni
o potrebbe essere intervenuta durante stadi intermedi della ricerca,
compromettendo le evidenze conseguenti. Il rettore ha poi aggiunto
che il rapporto di collaborazione con la dipendente colpevole delle
mistificazioni è stato immediatamente interrotto e che presto verrà
aperta un'indagine interna: è certo opportuno appurare come sia
stato possibile, per un tecnico di laboratorio, ingannare alcuni
eminenti ricercatori e rendere pubblici dati incongruenti con le
ricerche condotte. Notizie come queste minano l'attendibilità degli
studi e l'autorevolezza di chi li ha effettuati, potrebbero generare
diffidenza presso l'opinione pubblica.