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Giappone, all'assalto del mobile mondiale

Quattro grandi produttori annunciano di aver dato vita a un'alleanza per lo sviluppo di una nuova piattaforma mobile. Che sarà compatibile con i sistemi operativi open e darà modo ai protagonisti di rivolgersi alla clientela internazionale. Non bastasse la variegata offerta di sistemi operativi e piattaforme disponibili nel mondo mobile, quattro grandi produttori giapponesi hanno da poco annunciato la nascita di un'iniziativa condivisa in collaborazione con il colosso NTT DoCoMo. Assieme, produttori e provider telefonico sperano di conquistare la platea internazionale con un senso spiccato per la multimedialità e la compatibilità con piattaforme diverse.
Oltre a NTT DoCoMo (55 milioni di clienti nel Sol Levante) ci saranno Sharp, Panasonic, Fujitsu e NEC assieme al produttore di microchip Renesas. Il nuovo sistema operativo sarà ottimizzato per le applicazioni audiovisive e sarà compatibile con Linux e Symbian, e verrà implementato in tutti gli smartphone di prossima generazione marcati DoCoMo entro marzo del 2012.
Oltre che a sviluppare l'ignoto sistema operativo, la collaborazione tra i produttori di elettronica made in Japan servirà anche da strumento di ottimizzazione dei costi e dei tempi di sviluppo che scenderanno di circa il 50%.
Un altro, ambizioso obiettivo della collaborazione è l'estensione degli interessi dei partner sul mercato internazionale. Oltre l'asfittico panorama domestico, infatti, le quattro aziende coinvolte non vanno oltre una misera quota di mercato del 2%. Gli analisti sono d'altronde concordi nel prevedere "un incremento della profittabilità" della nuova piattaforma "quando si va a includere il potenziale nel competitivo mercato degli handset oltreoceano".
Analisi di mercato a parte, oltreoceano il sistema operativo giapponese troverà ad attenderlo le piattaforme mobile già esistenti, non ultime quelle iPhone OS e Android che hanno recentemente aumentato il livello dello scontro commerciale per la conquista di utenti e sviluppatori di applicazioni in palmo di mano.

di Redazione, 28/4/2010 [VIA]



Il telefonino può prevenire l'infarto. Basta installare un nuovo programma: LifeCode.

Le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte nel mondo e ci sono 4,6 miliardi di persone dotate di telefoni cellulari. Partendo da questi semplici dati alcuni studenti della Wayne State University di Detroit hanno creato un progetto chiamato LifeCode, per dotare i telefonini di sensori sul tipo di quelli per il battito cardiaco, la pressione sanguigna e la temperatura e trasformarli così in strumenti di prevenzione delle malattie cardiovascolari, grazie a una collaborazione con medici ospedalieri.
LifeCode
Il progetto è stato già finanziato dall'università ed esso concorre alla U.S. Imagine Cup, un premio organizzato da Microsoft per promuovere la creatività. I sensori da collegare ai telefonini costano ormai pochissimo e gli smartphone potrebbero anche trasmettere il luogo in cui si trova il paziente con la loro funzionalità GPS, per facilitare eventuali soccorsi: tutto per prevenire quelle malattie che secondo l'organizzazione mondiale per la sanità hanno ucciso 17,1 milioni di persone nel 2004.

"In un posto remoto in un Paese in via di sviluppo - ha detto Steve Markovitch, uno degli studenti di Detroit - senza ospedali nelle vicinanze, il nostro hardware e il nostro software potrebbero contribuire alla cura di problemi di salute. LifeCode invierebbe i parametri vitali su una rete cellulare, attraverso la quale dei medici potrebbero far curare i pazienti a distanza". "Entro la fine dell'estate contiamo di avere un primo nucleo funzionale del programma qui a Detroit - ha continuato Markovitch - e di concentrarci poi sull'aprirne un altro in un Paese in via di sviluppo o comunque in una zona rurale. Stiamo anche pensando di trasformarci in una vera azienda".

di Redazione, 22/4/2010 [VIA]




Se il telefonino annusa il pericolo, ovvero i cellulari come sentinelle per le sostanze chimiche

Paura di un attacco terroristico o semplicemente bisogno di monitorare possibili fughe di agenti chimici altamente tossici: cosa c’è dietro al progetto Cell-All del Dipartimento per la Sicurezza del governo Usa? Trattasi di un dispositivo, ospitato su un chip del costo di meno di un dollaro, da installare come funzionalità aggiuntiva degli smartphone, in grado, se acceso, di identificare la presenza nell’aria di sostanze chimiche pericolose e di avvisare non solo il proprietario del telefono, ma anche una centrale dalla quale possa eventualmente partire una squadra pronta per affrontare le emergenze.

cellulari-spia

Grazie al crowdsourcing, cioè mettendo insieme gli allarmi provenienti da più telefonini nella stessa zona, sarà così possibile individuare situazioni di rischio in maniera assai più efficace rispetto alle isolate (e sporadiche) segnalazioni dei singoli cittadini, tipicamente imprecise, lacunose e soprattutto molto spesso errate.
Proprio come un software antivirus funziona nel computer in sottofondo, consentendoci di svolgere tutte le normali attività finché non trova un file anomalo e allora attira la nostra attenzione, così il “naso elettronico” si comporterebbe nel nostro smartphone.
A seconda della sostanza “sniffata”, Cell-All manderà un avviso all’utente, sotto forma di suono, vibrazione, messaggio di testo o chiamata. Nel caso di situazioni catastrofiche, come un attacco chimico con gas Sarin, i dettagli, compresa l’ora, il luogo e la composizione della sostanza rilevata, sono anche inviati a un centro operativo. Rilevazione, identificazione e notifica dovrebbero avvenire in meno di un minuto e poiché i dati sono forniti digitalmente il sistema riduce i rischi di errore umano e si evitano i falsi positivi, spesso presenti nelle segnalazioni volontarie dei singoli. I soccorritori possono così giungere sul luogo più velocemente e coprire un’area più vasta rispetto a quella presidiata da sensori fissi.
E la privacy? Resta rigorosamente protetta, secondo quanto afferma Stephen Dennis, il program manager di Cell-All: “La privacy è importante quanto la tecnologia”, dichiara. “Perché Cell-All funzioni, le persone devono fidarsi abbastanza da accendere il dispositivo”. Il sistema funzionerà quindi su base volontaria e i dati saranno trasmessi in maniera anonima. Ma quand’è che avremo in tasca uno smartphone che oltre a fare foto e video sempre più belli e navigare su internet a velocità supersonica ci proteggerà anche dall’inquinamento chimico? Esistono già accordi scritti con diverse aziende private (Qualcomm, LG, Apple e Samsung) sulla base dei quali Dennis si dice convinto di poter avere una quarantina di prototipi nel giro di un anno. I primi saranno programmati per riconoscere il monossido di carbonio e per allertare in caso di incendio. Per la commercializzazione bisognerà aspettare forse qualche anno. Al progetto collabora anche la Nasa.

di Marta Buonadonna, 13/4/2010 [
VIA] [Credit: DHS S&T]



Il fucile che uccide o che fa male


Una nuova arma finanziata dal Pentagono: può essere usato in due diverse modalità secondo necessità. Nella prima fa malissimo, nella seconda uccide. Mettendo a frutto i finanziamenti del Pentagono, l'azienda Lund Technologies ha messo a punto un nuovo fucile a doppia modalità.

Lund_gun

L'arma, chiamata Lund Variable Velocity Weapons System (LVVWS), dovrebbe rappresentare la risposta alle pressanti esigenze dei militari statunitensi di avere a disposizione una maggior varietà di scelta per le armi da impiegare nei diversi scenari di guerra, guerriglia o contenimento delle proteste.

L'utilizzatore può scegliere di usare il fucile Lund nella modalità ad alta o a bassa velocità: nel primo caso l'arma risulta letale e può essere impiegata sul campo di battaglia, mentre nel secondo i proiettili dovrebbero produrre contusioni e sintomatologie dolorose sufficienti a calmare il più riottoso dei manifestanti senza provocare danni permanenti o (addirittura) mortali.

Il fucile sfrutta una pompa a idrogeno con cui è in grado di sparare due colpi al secondo, senza produrre fumo o residuo di polvere da sparo. Per evitare l'effetto letale che un'arma non letale può avere sulla corta distanza, LVVWS è dotato inoltre di un misuratore di distanza che abilita automaticamente la modalità a bassa velocità qualora il bersaglio si trovasse troppo vicino.
Lund Technologies sostiene che la sua arma rappresenta la scelta giusta nelle azioni di guerra combattute in scenari urbani, in cui (al contrario del campo di battaglia tradizionale) i nemici si mescolano alla popolazione civile e il rischio di imbattersi nel fuoco vagante aumenta in maniera esponenziale.

di FraMed, 26/3/2010

 


 

Invisibilità: fra non molto sarà realtà

Alcuni scienziati tedeschi hanno realizzato un metamateriale che riesce ad alterare  gli effetti della luce il cui risultato è quello di nascondere l'oggetto sul quale viene messo. La ricerca di metamateriali in grado di riflettere la luce, e di rendere quindi invisibile all'occhio umano un oggetto o un corpo, compie un altro passo in avanti grazie al lavoro di un team di scienziati del Karlsruhe Institute of Technology: che ha realizzato una struttura in grado di nascondere un oggetto da qualsiasi angolo lo si osservi.

 

 


Fino a oggi uno dei limiti più evidenti delle soluzioni sperimentate finora era l'incapacità di occultare oggetti in tre dimensioni: il mantello sviluppato dal team coordinato da Tolga Ergin è stato applicato a una lamina d'oro è costituito da un metamateriale che altera gli effetti della luce sull'oggetto su cui è applicato, rendendolo praticamente invisibile. "In teoria - ha precisato Nicholas Stenger, uno dei ricercatori - si potrebbe ripetere questo esperimento su larga scala ma le nostre conoscenze tecniche non lo permettono ancora".
Modificando la velocità e la direzione con cui i fasci di fotoni impattano sulla superficie della lamina d'oro che, vedendo così modificato il proprio indice di rifrazione, sembra svanire nel nulla: "Dal momento che l'indice di rifrazione dell'aria è 1 e quello del polimero è 1,52 - ha spiegato Ergin - possiamo ottenere un valore qualsiasi compresi fra questi due".
I primi significativi tentativi di sviluppo di mantelli invisibili erano stati portati avanti dai ricercatori della Duke University, senza però riuscire a coprire la fatidica terza dimensione: bastava modificare l'angolo di osservazione affinché l'oggetto precedentemente occultato tornasse visibile.
Tuttavia si è ancora lontani dall'invisibilità vera e propria: le frequenze a cui vengono effettuati questi esperimenti non sono rilevabili all'occhio umano.

 

di Redazione, 23/3/2010 [VIA] 

 

 


 

La realtà aumentata sbarca sul telefonino

La realtà aumentata è una particolare estensione della realtà virtuale che consiste nel sovrapporre alla realtà percepita dal soggetto una realtà virtuale generata da un software la percezione del mondo dell’utilizzatore viene “aumentata” da oggetti virtuali che forniscono informazioni supplementari sull’ambiente reale. Non si tratta di fantascienza, anzi, ora grazie a Layar è a disposizione in una nuova versione gratuitamente per iPhone e per telefonini Android! Volete capirne di più prima di scaricarla sul vostro iPhone? Ecco il video!

 

 

 

di Redazione, 10/3/2010

 

 


 

Microsoft ha sviluppato un nuovo sistema multi-tocco, che ha chiamato Mobile surface. 

 

Microsoft ha svelato i suoi piani per sviluppare un nuovo concetto di interfaccia multi-touch da applicare a dispositivi portatili. Mobile Surface, questo il suo nome, combina una webcam ed un proiettore per creare un´interfaccia multi-touch da un dispositivo di piccole dimensioni come potrebbe essere uno smartphone. A differenza della soluzione Surface basata sullo schermo da tavola, questa nuova tecnologia sfrutta il 3D e permette anche l´interazione a distanza sia rispetto alla superficie che alla webcam.


Al momento non è chiaro quanto Microsoft sia vicina a poter produrre sistemi Mobile Surface seppure le soluzioni Surface sono passate immediatamente dallo stadio prototipo a quello effettivo di commercializzazione ed in seguito installate presso gli store AT&T, in hotel ed in altri spazi pubblici. La versione mobile potrebbe aprire le porte ad uno svariato numero di possibilità e sicuramente a rendere i dispositivi basati su Windows Phone 7 o Zune davvero differenti dagli altri. Addirittura questi potrebbero essere integrati con Project Natal per offrire un´interfaccia di comunicazione con i videogiochi di futura generazione.

di Redazione, 8/3/2010


 

ALL MODE PHONE by Onda

 

Onda Communication si prepara a lanciare sul mercato l'innovativo ALL Modem Phone, un prodotto innovativo concepito per una clientela giovane che integra i concept dei più famosi lettori multimediali presenti dei negozi. In soli 70 grammi di peso il dispositivo integra un modem GSM/GPRS/EDGE/UMTS/HSUPA con una velocità massima di 7.2 Mbps in download e 2.0 Mbps in upload e un lettore MP3 dotato di tecnologia Bluethooth stereo per consentire l'utilizzo delle cuffie senza fili.

                                                           

allmodephone

ALL Modem Phone è un dispositivo in grado di leggere la posta elettronica ed effettuare chiamate utilizzando i contatti memorizzati al suo interno ed è dotato di una memoria di 4 GB espandibile con schede microSD. ALL Modem Phone sarà disponibile presso tutti i rivenditori autorizzati Tim a partire dalla prima settimana di dicembre 2008 ad un prezzo consigliato al pubblico di 199 euro.

 


 

Un controller con sensore di movimento dalla precisione millimetrica

 

“La tecnologia è di proprietà di Sixense e potrebbe arrivare su tutte le piattaforme.”

 Un controller che riproduce perfettamente i movimenti dei giocatori. È la promessa che fa Sixense con TrueMotion 3D, nuova tecnologia che potrebbe arrivare in futuro su tutte le piattaforme. TrueMotion 3D opera attraverso un campo magnetico che consente di rilevare la posizione delle mani del giocatore nello spazio.

 

TrueMotion 3D aggiorna la posizione nella simulazione ogni 10 millisecondi e vanta una precisione al millimetro. Produttori di prima fascia come Activision ed Eletronic Arts, sencondo voci non confermate ufficialmente, starebbero già lavorando con Sixense per lo sviluppo di videogiochi basati su questa tecnologia.

Wii remote non è in grado di assicurare un livello di precisione paragonabile a quello di TrueMotion 3D. L'introduzione dell'add-on MotionPlus, tuttavia, porterà a un balzo avanti in questa direzione. Il video presente in questa pagina mostra il funzionamento di TrueMotion 3D. Sul sito ufficiale di Sixense sono presenti altri video.

di Rosario Grasso

 


 

Il telefonino si carica ballando, con il Dance Charge di Orange 

 

Il telefonino si carica ballando, con il Dance Charge di OrangeNel Regno Unito la compagnia telefonica Orange ha svelato una innovativa fascia da braccio che consente di caricare la batteria di telefoni cellulari e lettori MP3 con il semplice movimento cinetico. Per assicurarsi un'autonomia di funzionamento praticamente infinita, è sufficiente indossare la fascia Dance Charge di Orange durante una lezione di aerobica o di jogging. L'energia elettrica prodotta viene immagazzinata in una batteria, che può essere collegata all'occorrenza al cellulare.

Dance Charge è stato messo a punto dalla GotWind, azienda specializzata nella realizzazione di accessori atti a produrre energia elettrica in modo ecologico e curioso, ha un peso di 180 grammi ed incorpora una batteria aggiuntiva per immagazzinare l’energia quando il cellulare non è collegato.Orange ha prodotto un numero limitato di Dance Charge, che saranno testati nel corso dell'estate prima di arrivare al lancio commerciale del prodotto. 

Fonte: Orange News 


 

 

Celle a combustibile, il MIT rilancia

 

Le batterie a celle di combustibile al metanolo rappresentano una delle speranze future per l'alimentazione di apparecchi elettronici portatili, da cui il pubblico cerca sempre maggiore autonomia. I punti deboli sono il costo e la scarsa efficienza, ma ora grazie ad una ricerca del MIT sarà possibile inserire in fase di costruzione una particolare membrana, parte essenziale della batteria che la renderà più economica e che ne incrementerà la potenza del 50 per cento, riducendo al contempo il consumo di combustibile.La membrana sviluppata al MIT

Secondo Robert Savinell, ingegnere chimico della Case Western Reserve University di Cleveland, la densità energetica di tali batterie è "comparabile alle migliori batterie ad alto rendimento". Non solo: pesano molto meno e anche per questo rappresentano una promessa per gli apparecchi portatili. In campo militare hanno ancor più da offrire, in quanto portare al seguito qualche contenitore di metanolo per rifornirle è fisicamente meno pesante che non avere con sé un elevato numero di batterie di scorta.

Gli alti costi che fino a oggi ne hanno scoraggiato la diffusione
sono dovuti alla particolare membrana interna, realizzata con un
polimero molto costoso e - tra l'altro - in grado di sfruttare il combustibile con poca efficienza. Proprio su questo dettaglio è intervenuta la ricerca del MIT che, per mano dell'ingegnere chimico Paula Hammond, ha risolto gran parte dell'
impasse con una speciale membrana, fatta di vari strati di polimeri, le cui proprietà elettrochimiche sono sintonizzabili con grande precisione proprio per evitare spreco di combustibile.

Savinell sottolinea che l'ingegner Hammond ha così risolto un problema che i chimici stavano tentando di superare da anni. In pratica, nella batteria da un lato della membrana il metanolo viene "derubato" di protoni ed elettroni. I protoni attraversano la membrana e, dall'altro lato, si combinano con l'ossigeno formando acqua. Gli elettroni, invece, a cui è impossibile attraversare la membrana, vengono incanalati all'esterno e impiegati come corrente elettrica.

Nello svolgimento di questo processo la membrana resta bagnata: in acqua il metanolo è estremamente solubile e le membrane convenzionali per celle a combustibile lo assorbono, lo lasciano passare e lo sprecano, rendendo tra l'altro il catodo maggiormente
ossidato e meno efficiente
.

"Tutti si preoccupano dell'attraversamento del metanolo", dice
Merlin Bruening, chimico dell'Università del Michigan. La ricerca ha infatti tentato molti approcci per migliorare questa tecnologia e in particolare le membrane, quasi senza successo. "La sfida è proprio quella di mantenere stabilità e conducibilità per i protoni, riducendo il deflusso di metanolo", continua Bruening.

Le nuove membrane ideate dal MIT vengono costruite con una particolare tecnica, detta assemblaggio
layer-by-layer (livello per livello). Si inizia con una membrana normale, sottilissima; quindi si immerge in una soluzione acquosa di polimero carico positivamente, quindi in una di polimero carico negativamente. Il processo continua alternandosi, sino alla stratificazione desiderata. Il risultato è "un dorso polimerico che resiste all'attraversamento del metanolo pur lasciando passare i protoni", spiega Paula Hammond.

In cifre, con la novità introdotta dal MIT lo spessore della membrana è di
100 nanometri (0,0001 millimetri) rispetto ad una membrana "convenzionale" che è spessa 50 micrometri, cioè 0,05 millimetri. L'attraversamento di metanolo è risultato di due ordini di grandezza inferiore e la potenza erogabile dalla batteria maggiore. Il metanolo è stato scelto per alcune sue particolari doti, tra cui l'essere liquido e di scarsa infiammabilità: "Una fonte intensa, sicura da portare al seguito", spiega l'ingegner Hammond.

Dunque, un altro
passo importante verso la rivoluzione delle batterie, verso l'adozione di sistemi innovativi di generazione dell'energia che, se da un lato minacciano i produttori di caricabatterie e le batterie tradizionali, dall'altro promettono dimensioni ridotte, leggerezza ed autonomia sinora impensabili, di grande interesse in special modo per il mercato dell'elettronica portatile. <

In
questo video del MIT, un ingegnere illustra la manipolazione del film sottile di cui sono costituite le membrane.

 



 
  
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