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Dopo il clamore provocato nel 1989 dagli esperimenti di Martin Fleischmann e Stanley Pons (Università di Salt Lake City - Utah), poi ripetuti in diversi laboratori, sono seguiti degli studi teorici, tra i quali quelli diGiuliano Preparata, docente di Fisica Nucleare all'Università di Milano, che elaborò la sua "teoria coerente sulla fusione fredda". Nel maggio 2008 Yoshiaki Arata, uno dei padri della fusione nucleare caldanipponica, insieme alla collega Yue-Chang Zhang, ha mostrato pubblicamente ad Osaka un reattore funzionante con pochi grammi di palladio. Se il successo di questo esperimento sia dovuto alla fusione fredda o piuttosto ad una forma ancora non conosciuta di sviluppo di energia è tuttora oggetto di controversie.
Adesso, due fisici emiliani sostengono di aver concretizzato uno dei sogni più sfuggenti della ricerca. Il loro reattore a fusione funziona, ma non sanno spiegare come. La comunità scientifica resta scettica, considerati i precedenti di cui abbiamo scrittoSta facendo molto discutere la recente "impresa" di Sergio Focardi e Andrea Rossi, ricercatori dell'Università di Bologna che sostengono di aver sviluppato un nuovo design di reattore nucleare "portatile" in grado di generare energia attraverso un processo di fusione a temperatura ambiente. Nei giorni scorsi il reattore è stato presentato a un piccolo gruppo di spettatori e giornalisti, ma la comunità internazionale continua a professare scetticismo per via della mancanza di spiegazioni teoriche sul principio di funzionamento della tecnologia. In molti hanno provato a "ingabbiare" il processo chimico-fisico che si verifica al centro delle stelle - la fusione di due atomi in un elemento differente con la conseguente generazione di spaventose quantità di energia - replicandolo a temperature meno estreme di quelle esistenti nei succitati nuclei stellari. Tutti hanno sin qui fallito, o per lo meno non sono riusciti a passare l'indispensabile test del "peer review" - la valutazione di studi e ricerche da parte di scienziati terzi e pubblicazioni specializzate. Altrettanto fallimentare è stato finora il tentativo di Focardi e Rossi, con il loro studio inesorabilmente bocciato dalle riviste di settore per mancanza di spiegazioni teoriche sul funzionamento del loro reattore. Ma i due bolognesi non si sono dati per vinti, hanno dato origine al "blog di esperimenti nucleari" Journal of Nuclear Physics e hanno invitato stampa e colleghi a presenziare alla prima dimostrazione pratica della loro tecnologia. Il reattore di Focardi e Rossi fonde atomi di nichel e idrogeno generando rame e liberando grosse quantità di energia: l'energia necessaria per la sua accensione è di 1.000W, ma scende a 400W dopo pochi minuti ed è utile a produrre 12.400 W con un guadagno energetico 31 volte superiore alla potenza in entrata. I ricercatori stimano il costo di produzione elettrica a meno di un centesimo per kilowattora, molto meno di quanto necessario agli impianti a carbone o gas naturale. Per Focardi e Rossi il reattore funziona, e l'avvenuta fusione sarebbe confermata dalla produzione di rame e dal rilascio di energia corrispondente. Giuseppe Levi, scienziato dell'Istituto Nazionale di Fisica che ha collaborato all'organizzazione della conferenza stampa, conferma la produzione di 12KW e pianifica di redigere un rapporto con le sue considerazioni sul reattore bolognese. I due fisici emiliani ammettono di non essere in grado di spiegare il perché, il principio teorico su cui si basa la loro tecnologia, ma promettono di passare dalla fase di sperimentazione a quella della produzione di massa del reattore nel giro di tre mesi. Il nostro giudice sarà il mercato, dicono Focardi e Rossi, e il mercato giudicherà la validità del nostro lavoro spazzando via congetture, ipotesi e criticismo.
di Francesco Medaglia e Alfonso Maruccia, 26/1/2011
Le future generazioni di iPad e iPhone potrebbero essere sprovviste del pulsante
"home", lasciando così ogni tipo di operazione nel dominio dei comandi
multitouch. E' questa la speculazione pubblicata dal sito
Boy Genius Report, che cita fonti anonime ma
che, parallelamente, avverte che tali indiscrezioni sono da considerare con il
giusto grado di scetticismo.
Anche Lexar ha giocato d'anticipo rispetto all'apertura del CES di Las Vegas e
ha presentato la prima scheda di memoria SDXC 128GB Class 10 133x. Accanto al
dato di minimo garantito dalla classe 10 Lexar dichiara un trasfer rate massimo
di 20MB/s, candidando la scheda anche agli utilizzi nella registrazione video. Non certamente bruscolini, ma se occorre il professionista non potrà farne a meno.
di Redazione, 5/1/2011
[Via]
Memory card, il futuro ha un'interfaccia seriale Un nuovo gruppo di lavoro con l'obiettivo di mettere a punto lo standard per le memory card del futuro. Un futuro in cui conteranno sempre di più dimensioni e velocità di elaborazione dei dati.
Sony, SanDisk e Nikon hanno annunciato la formazione di
un nuovo gruppo di lavoro per l'evoluzione delle memory card CompactFlash,
puntando a realizzare un nuovo standard tecnologico in grado di rispondere
adeguatamente alle esigenze dei futuri professionisti della fotografia
digitale. E naturalmente anche di tutto il resto dell'industria.
di PasMe, 5/12/2010
[FONTE]
Con la Z980, Kodak propone uno zoom 24x
L’obiettivo con escursione 26 – 624 mm e stabilizzazione ottica è il punto di forza della nuova digicamera, che ha risoluzione di 12 MPixel. La società ha presentato anche le M380 (10 MPixel), M340 (10 MPixel) e M320 (9 MPixel). E la videocamera tascabile Zx1. Tra tutte spicca sicuramente la Z890, la quale offre uno zoom Schneider-Kreuznach Variogon con ingrandimento 24x, focale minima di 26 mm e dotato di stabilizzazione ottica. A ciò si unisce una risoluzione di 12 MPixel, la funzione Scatto intelligente (analizza la scena inquadrata ottimizzando le regolazioni dei parametri di scatto) e la presenza di un hotshoe per lo zoom flash Kodak P20 opzionale.
Completano la dotazione un display da 3” e un grip staccabile pensato per facilitare e rendere più comodi gli scatti con la macchina in verticale e che dispone anche di un comando di scatto verticale. La Z980 sarà in vendita dalla prossima primavera al prezzo di 399 euro. di Redazione, 14/1/2009
Chiavi da una fotografia
A tutti capita, prima o poi, di recarsi in ferramenta, o in un altro posto per farsi fare una copia delle chiavi di casa.
Dall'Università della California arriva oggi un nuovo metodo per risolvere questa faccenda: per copiare una chiave basterà una fotografia della stessa. Si potrebbe pensare che sia poco sicuro, ma basta aggiungere un chip RFID per evitare che una copia non autorizzata sia sufficiente per avviare l'auto, per esempio. Quindi potremo ordinare la copia di una chiave spedendone la foto via mail, e poi attivare il chip RFID al momento del ritiro.
di Redazione, 8/1/2009 | ||||||