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TelecomItalia Telecom dice no alla fibra nelle case: la ricetta è il Gpon.

 

Oscar Cicchetti, direttore Technology & Operations di Telecom Italia, ha svelato la strategia Telecom per i prossimi anni. Si punta su Gpon (Gigabit passive optical network) e non l'architettura point-to-point: scordiamoci la fibra nelle case.

Telecom Italia punta tutto sulla tecnologia Gpon, che aggrega le fibre alla centralina e quindi non arriva direttamente nelle case. Oscar Cicchetti, direttore Technology & Operations di Telecom Italia, in una recente intervista al Corriere delle Comunicazioni ha fatto il quadro della situazione.

"Il 90/95% sarà con tecnologia Gpon (Gigabit passive optical network, NdR), che aggrega le fibre alla centralina, ed il 5/10% con tecnologia point-to-point con una fibra dedicata a ciascun cliente. Il P2P sarà al servizio di clienti business e del collegamento dei nodi della rete mobile", ha confermato il dirigente. L'indicazione di massima è che questa soluzione sia in grado di supportare ogni tipo di servizio di nuova generazione: dal broadcasting alla web-tv personalizzata e interattiva fino al cloud computing (Alcatel Lucent, la banda larga a 10 Gbps in casa).

Fibra diagramma

"Nella rete italiana garantisce una velocità media fra 25 e 50 megabit/s. Useremo un po' tutte le tecnologie a seconda delle situazioni e del mercato. Ad esempio l'FTTB, il fiber-to-the building, la fibra sino alle cantine degli edifici: consente velocità fra i 50 e i 100 mega ed è adatto in tutte le situazioni in cui non si riesce a realizzare i nuovi cablaggi interni (penso agli edifici vincolati per esempio). Con l’FTTH, la fibra sino agli appartamenti, arriveremo a 100 megabit/s", ha aggiunto Cicchetti.

Le critiche a questa strategia nel tempo non sono mancate, anche perché la tecnologia point-to-point non solo è più performante ma anche più adeguata rispetto alle esigenze future. Telecom però difende strenuamente l'architettura Gpon "perché è quella che richiede minori investimenti, ha costi di gestione più bassi ed è a prova di futuro per le sue prestazioni attuali e prospettiche".

Difficile dare una risposta definitiva alla questione; certo è che al momento attuale il Gpon complica le possibilità di unbundling. Anche se si prevede una piccola percentuale point-to-point non bisogna farsi illusioni.

"La differenza di investimenti necessari può arrivare al 70%. Il point-to-point, poi, ci obbliga a mantenere il permutatore ottico, perpetuando la polverizzazione delle 10.500 centrali e obbligandoci a costi di gestione superiori del 50%. È vero, il point-to-point abbisogna di meno manodopera, ma consuma 10 volte più energia. Meno posti di lavoro, più inquinamento: è l'equazione del point-to-point. Conviene al Paese? Ripeto, il Gpon richiede minori investimenti, costa meno, consente di realizzare reti aperte, ha prestazioni totalmente idonee a soddisfare la domanda di banda attuale e futura. Pensi che con le tecnologie WDMPon si renderà disponibile una lambda per cliente che significa molto più di un gigabit/s", ha confermato Cicchetti al giornalista.

 

di Dario D'Elia, 9/2/2011 [Credits] 

 


 

CISCO ha costruito il più grande e veloce router del mondo: riesce ad instradare 322 Terabit di dati al secondo.

 

logoCiscoLa multinazionale degli apparati di rete dice di voler cambiare Internet con il suo nuovo apparecchio, dotato di capacità senza precedenti per quanto riguarda l'indirizzamento dei dati. Destinato a pochi clienti con esigenze molto particolari.


Ci sono aziende che, come Google, pensano a una Internet più veloce ed efficiente progettando installazioni di nuove linee fisiche in fibra ottica e chi, al contrario, si concentra sui dispositivi di indirizzamento e smistamento del traffico di rete. Cisco, che del routing dei bit telematici ne ha fatto un business multi-miliardario dagli anni '80 in poi, ha appunto presentato il dispositivo che a dire dell'azienda "cambierà Internet per sempre".

 

CiscoRouterCRS3


Al netto del marketing, la nuova - supposta - rivoluzione per l'infrastruttura di rete è CRS-3, un router capace di instradare la mostruosa quantità di 322 Terabit di dati al secondo. Obiettivo dichiarato della nuova strumentazione è quello di rispondere efficacemente e con soluzioni a prova di futuro alla crescente fame di banda di Internet, in crescita esponenziale al pari del consumo di risorse e della congestione sulle connessioni offerte dagli ISP.
Aumenta il consumo di contenuti online ad alto bit rate, i grandi ISP non riescono a stare dietro alle esigenze dei loro utenti, ed è per questo che Cisco mette in evidenza le superiori capacità di indirizzamento del suo nuovo CRS-3, un sistema di routing che nelle parole della multinazionale sarà capace di fare meraviglie inclusi il download dell'intera collezione di testi conservati nella Libreria del Congresso statunitense, la gestione di tutte le sessioni in videoconferenza aperte in contemporanea da ogni singolo abitante della Cina, il trasferimento in streaming di tutti i film mai prodotti in meno di 4 minuti.
CRS-3 deriva direttamente dal sistema di routing ad alte prestazioni commercializzato nel 2004 (CRS-1), ed è capace di raggiungere performance superiori di tre volte rispetto a quest'ultimo. Ora come allora, i clienti a cui Cisco si rivolge sono i maggiori ISP del mondo che si trovano a gestire le backbone delle reti nazionali, un tipo di mercato abbastanza ristretto (CRS-1 ha finora venduto 5mila unità a 300 diversi acquirenti) ma che ha già oggi necessità di gestire in maniera più efficace il torrente di bit richiesto dagli utenti che scaricano e, soprattutto, fruiscono dei contenuti in streaming (magari in alta definizione) disponibili sul Web.
Il router è attualmente in fase di test nelle centrali di AT&T, il più grande ISP statunitense e certamente uno dei suddetti clienti che potranno trarre notevole giovamento dall'installazione della nuova strumentazione. L'investimento di Cisco nelle tecnologie di rete "fondamentali" rappresentate da CRS-3 crescerà anche in futuro, mentre a farne le spese dovrebbero essere i prodotti orientati al consumatore come nel caso delle stazioni base in WiMax.
Alcuni anni fa Cisco investì nel mercato delle reti wireless di quarta generazione acquistando gli asset della società Navini Networks, ma l'interesse del colosso di rete per questo genere di connettività è sempre stato parecchio opportunista tanto che ora annuncia di volersi focalizzare sul "cuore delle reti dei nostri consumatori". Che tradotto significa l'interruzione della vendita delle stazioni di accesso WiMax.

 

di Redazione, 11/3/2010 [VIA

 

 


 

Novità da Windows Mobile: l’applicazione di Facebook sul telefono

 logowindowsphone logofacebook

Con la nuova applicazione di Facebook per Windows Mobile, versione: 1.2 rilasciata il 24/2/2010, si potranno eseguire numerose operazioni come:

inviare messaggi alle persone incluse nell’elenco degli amici.

Scattare foto o creare video con il telefono e caricarli direttamente su Facebook.

Inviare messaggi o chiamare le persone incluse nell’elenco degli amici.

Gestire il profilo e la bacheca in ogni momento, ovunque ci si trovi.

Consulta gli ultimi aggiornamenti e i nuovi messaggi di Facebook direttamente dal telefono.

Ora è possibile aggiornare costantemente il proprio stato per raccontare tutto quello che succede e caricare foto e video in tempo reale.

Gli amici saranno così sempre aggiornati su ogni attività. La connessione a la condivisione tramite Facebook diventano in tempo reale.

 

di Redazione, 1/3/2010 [Via]

 


 

Nokia starebbe valutando la possibilità di rendere disponibile Ovi Maps anche per Android e Windows Phone 7.


La voce si basa sulle dichiarazioni di Greig Williams, General Manager di Nokia, che avrebbe affermato che l’applicazione è destinata a diffondersi su altre piattaforme (sistemi operativi, ndr).

ovimaps2

Al momento si tratta solo di voci, sicuramente la possibilità di utilizzare Ovi Maps anche su altri smartphone sarebbe una grande novità che avrebbe avere conseguenza primaria l'aumento della diffusione del navigatore.

 

di Redazione, 1/3/2010



Buzz, BigG non ama perdere tempo

logoGbuzz
Mobile è un servizio free, nuovo di zecca, offerto da BigG.

Ci piace la velocità che contraddistingue Google. Ci sono aziende che presentano roadmap, annunciano infinite beta prima delle versioni definitive, fanno passare anni tra il dire e il fare. Di Google troviamo che sia spiazzante la capacità di stare al passo con il mercato, di dettare i ritmi. In una conferenza stampa, annunciata a sorpresa, Bradley Horowitz, vice presidente Google, ha presentato Google Buzz, in aperta concorrenza con il mondo di Twitter e di Facebook...
Buzz crea nuovi modi di comunicare all'interno di Gmail, di condividere foto, video, aggiornamenti, è personalizzabile come Flicks, ha cinque particolari funzionalità, assomiglia a Google Reader, permette di fare cose come con Facebook e Friendfeed, e altro ancora (il video parla chiaro)... Con la versione Enterprise già nei pensieri. Chi ha tempo non perda tempo!
Google Buzz Mobile, il nuovo servizio Twitter-like, disponibile anche su iPhone, Android e Windows Mobile

buzzmap

A prima vista il sistema sembra semplicemente proporsi come alternativa a Twitter, ma in realtà rispetto alla nota piattaforma di micro-blogging qui si è davanti a qualcosa di più evoluto ed ambizioso. Partiamo in ogni caso col dire che, al momento, soltanto iPhone, Android e (in parte) Windows Mobile possono sfruttare Google Buzz in mobilità.



Google Buzz Mobile permette di inviare messaggi testuali, eventualmente accompagnati da foto ed altri contenuti multimediali, proprio come si farebbe con Twitter o con Facebook ed altri social network. In più si parte avvantaggiati: coloro con i quali si è già avuto un rapporto tramite Gmail possono essere considerati "amici", ovvero interlocutori privilegiati, per scambiare post di natura privata. Le conversazioni, tanto quelle pubbliche che quelle "personali", possono inoltre essere aggregate non soltanto per tema e "follower", ma anche (e soprattutto) per località. In termini semplici: un messaggio può essere legato alla propria posizione, visualizzabile con Google Maps, magari per condividere l'impressione su di una pizzeria, l'apprezzamento per una mostra, o più semplicemente per salutare gli amici e far loro conoscere il punto della città in cui ci si trova.

Allo stesso modo quando l'utente di Google Buzz Mobile desidera sfogliare i post di vecchi o nuovi possibili amici può filtrarli per località, e partecipare ad una discussione con interlocutori che si trovino nei paraggi, così da procacciarsi l'opportunità di incontrarli direttamente, rinunciando alla mediazione dello smartphone. Un'ottima strategia per l'acchiappo, penseranno alcuni; una discreta soluzione per combinare incontri d'affari, immagineranno altri.

Google Buzz si integra con Gmail automaticamente, e non richiede configurazioni ad hoc. Le proprie attività su Twitter, così come le foto pubblicate su Picasa o Flickr, possono essere importate automaticamente sul nuovo servizio. Se può aiutarci a comprendere ancora meglio la novità, diamo uno sguardo ai due video di presentazione proposti di seguito e firmati da Google.

Il neonato "twitter-gmail-facebook-etc" di Google può essere utilizzato tramite iPhone e Android accedendo al seguente indirizzo Web direttamente dal vostro terminale MPC:
http://buzz.google.com.
Coloro che posseggono invece un device Windows Mobile dovranno usare Google Maps 4.0, scaricabile a sua volta da questo URL: 
http://m.google.com/maps.

buzzphonesupport

Gli utenti di terminali Symbian e RIM, e tutti gli altri che BigG ha scordato di citare direttamente nella presentazione del Google Buzz Mobile, dovranno attendere ancora qualche tempo per poter sfruttare il servizio.

di Redazione, 12/2/2010



Apple attenta, anche Google prepara il suo tablet

L'invettiva verbale, documentata anche da Wired, lanciata da Steve Jobs contro Google, rea di essere entrata in grande stile nel mercato della telefonia con l'intento non secondario di uccidere l'iPhone, ancora non ha trovato riscontri effettivi che già per Apple arriva una nuova brutta notizia. Firmata proprio dal gigante del Web californiano, che ha messo in mostra – il ruolo di messaggero è toccato a Glen Murphy, designer di interfacce per il browser e per il sistema operativo Chrome – un prototipo di tablet multitouch prossimo acerrimo rivale dell'iPad della Mela morsicata (dallo stesso sito di Wired, intanto, emerge che la tavoletta appena presentata da Jobs dovrebbe avere la tanto invocata webcam integrata).

Gpad

Per il momento, tornando a Google, siamo alla fase di concept, ma quello che si ammira in Rete su uno dei siti dedicati agli sviluppatori di Google – la pagina contenente il video di demo reca tra l'altro la data del 25 gennaio, due giorni prima dell'evento Apple di San Francisco - è già qualcosa che fa molto rumore. Potenzialmente tanto quello scatenato dal debutto in pompa magna della nuova tavoletta multimediale di Apple.

A bordo di questo dispositivo ci sarebbe Chrome Os in veste di piattaforma operativa open source, l'accesso diretto all'Android Market per scaricare le applicazioni on line e a Google Editions per accedere alla libreria digitale in rampa di lancio in primavera, la suite Google Docs per lavorare sui documenti di lavoro e anche l'appena annunciato store virtuale per il download di "add on" software per Google Apps e Google Mail. Un prodotto multitasking in piena regola, quindi, che ha tutta l'aria di essere stato pensato – il partner hardware sarebbe ancora una volta la taiwanese Htc e il processore prescelto potrebbe essere lo Snapdragon di Qualcomm - per combattere frontalmente con l'iPad.

Google, fanno notare alcuni addetti ai lavori americani, ha sempre ipotizzato per Chrome OS un utilizzo focalizzato in chiave netbook (dove debutterà nel corso dell'anno) ma fin dalle sue prime apparizioni è stato in effetti accompagnato dalla definizione di piattaforma eventualmente scalabile su un'ampia varietà di dispositivi. Tablet pc evidentemente compresi. Le tavolette touch non hanno, oggi, un mercato di sbocco come quello dei mini pc ma la loro potenzialità di domanda – proprio perché prodotti dediti a svolgere altre funzioni (lettori di libri digitali, media center portatili) che non quelle di un tradizionale pc – è a detta di tutti (o quasi) gli analisti enorme.

Il fatto che Google, di fatto un'outsider, per quanto illustre, nel mercato dei computer e dei cellulari, abbia deciso di sfidare le grandi rivali anche sul fronte dei tablet conferma in toto le grandi velleità della casa di Mountain View in veste di software vendor, con Android e Chrome (browser e Os) a fare da punte di diamante. I portavoce della società non hanno al momento proferito verbo sulle caratteristiche tecniche e sull'eventuale posizionamento di mercato del tablet, di cui però in video si possono intuire chiaramente le funzionalità accessibili attraverso l'interfaccia multitouch.

Dettagli tecnologici a parte, che comunque segnano la sostanziale differenza di approccio fra le due aziende (in comune i due tablet hanno il fatto di essere compatibili con il rispettivo ecosistema di applicazioni), ciò che desta grande curiosità nella comunità hi-tech è il possibile prezzo di listino della tavoletta di Google. Costerà al massimo quanto la versione economica dell'iPad, come malignano i detrattori della nuova creatura di Steve Jobs?

di
Gianni Rusconi, 3/2/2010




Nokia Ovi Maps: caratteristiche e telefonini compatibili


Dopo l'annuncio del colosso finlandese di regalare le Mappe per la navigazione, ecco l'elenco aggiornato dei terminali che le possono scaricare, nonché tutte le caratteristiche dei servizi gratuiti offerti da Nokia.



Telefonini compatibili:

* Nokia X6;
* Nokia E52;
* Nokia E55;
* Nokia E72;
* Nokia 6710 Navigator;
* Nokia 6730 classic;
* Nokia 5800 Navigation Edition;
* Nokia 5800 XpressMusic;
* Nokia 5230
* Nokia N97 mini;
* Nokia N97.

Caratteristiche dei servizi gratuiti:

* Navigazione veicolare;
* Cammino pedonale;
* Mappe e aggiornamenti;
* Guide agli eventi;
* Guide Lonely Planet;
* Guide Michelin.

Da questo
link potete scaricare le mappe.

di Redazione, 30/01/2010


 

Telecom Italia: connessioni mobile a 28Mbps nel 2009

 

Le tecnologie HSPA+ di Qualcomm permetteranno a Telecom Italia di presentare sul mercato connessioni mobile a 28Mbps

Telecom Italia promette interessanti novità per il prossimo anno: le connessioni mobile a banda larga potrebbero raggiungere la ragguardevole velocità di 28Mbps in download e 5,7Mbps in upload. L'importante notizia è stata rilasciata dallo stesso operatore in una recente nota stampa.

I nuovi e importanti obiettivi saranno raggiunti attraverso l'utilizzo delle tecnologie HSPA+ basata su chipset Qualcomm e la disponibilità reale sul mercato delle prime soluzioni è stimata per la metà del prossimo anno. Telecom Italia ipotizza la disponibilità iniziale di una Data Card per PC in grado di consentire connessioni ad internet in mobilità ad una velocità pari a 21 Mbps in download (5,7 Mbps in upload), che arriveranno ai 28 Mbps nella seconda parte del 2009.

“Si tratta di un cambiamento radicale per il mercato della telefonia mobile europeo” afferma Enrico Salvatori, Senior Vice President e General Manager di Qualcomm Europe “La nostra tecnologia al servizio di Telecom Italia abiliterà una nuova generazione di servizi wireless in grado di ridefinire le caratteristiche del mobile Internet e trasformerà l’esperienza della navigazione in mobilità”.

Non sono ancora disponibili dettagli e informazioni in merito alle offerte commerciali associate a queste nuove soluzioni di connettività. Ciò che pare evidente è il costante miglioramento prestazionale associato alle tecnologie mobile: se i 28Mbps promessi fossero reali questo valore farebbe non poca invidia anche a parecchie connessione domestiche.

Sarebbero poi da valutare molti altri fattori relativi alla qualità del servizio e non strettamente legati alla velocità di picco, ciò non toglie che il miglioramento delle connessioni in ambito mobile è stato enorme negli ultimi anni e le promesse fatte da Telecom Italia potrebbero rendere possibili nuovi scenari di servizi online in mobilità.

Il futuro in questo particolare ambito si prospetta decisamente articolato: i primi esperimenti legati alle tecnologie LTE fanno sognare gli utenti mobile, a ciò si devono aggiungere le possibili evoluzioni legate alle attuali tecnologie Wi-Fi e, si spera, una rapida diffusione anche nel nostro Paese del servizio WiMax. Proprio in questo variegato panorama si inseriscono i servizi HSPA e le future HSPA+ proposte dagli operatori telefonici che possono contare su una capillare ed efficace rete commerciale.

 

Pubblicato il 29/XII/2008

 


 

Google Chrome, c'è la versione definitiva

 

Chrome esce dalla beta. Il browser di Google lancia il guanto a Mozilla Firefox, Internet Explorer, Opera e Apple Safari.

Il tam-tam mediatico vociferava che Chrome stesse per uscire dalla beta, e così è stato: Google Chrome è in versione definitiva, a cento giorni dal debutto. Marissa Mayer di Google, durante un intervista concessa a Le Web 08, aveva confermato che Google stava terminando la fase Beta del suo browser. Il browser di Google va a sfidare Mozilla Firefox, Internet Explorer, Opera e Apple Safari. La roadmap dovrebbe, inoltre, prevedere nella prima metà 2009 il rilascio delle versioni Mac e Linux di Chrome, per diventare un browser multi piattaforma. La beta è stata utilizzata da 10 milioni di utenti.

Negli ultimi test, nei javascript Firefox ha battuto Chrome, tuttavia il test è stato condotto con una versione di prova e Webkit, su cui si basa Chrome, si è dimostrato lo stesso vincente. In precedenti test sulle prestazioni di esecuzione JavaScript, riproduzione Flash, rendering HTML, Google Chrome batteva tutti i browser rivali: Internet Explorer, Firefox, Opera e Safari.

La sicurezza è affidata a Safe browsing (sul fronte anti phishing e malware) e alla tecnologia sandbox. In cantiere sono i feed Rss. Mentre il browser ha migliorato ulteriormente il motore V8 JavaScript

Probabilmente anche Google Chrome, più stabile e veloce (1,4 volte rispetto alla beta), in futuro sarà personalizzabile con gli add-on, proprio come il rivale Mozilla Firefox. L'idea degli add-on o estensioni è stata introdotta dal programmatore di Google, Aaron Boodman sul suo blog.

Anche se Google trae i suoi guadagni dal vendere advertising, farà un add-on per bloccare i pop-up: gli add-on si occuperanno anche di privacy, controlli parentali e aiuto al download.

Secondo Net application, Opera ha superato di un soffio Google Chrome, 0,75% a 0,74% (mentre un browser su cinque è Firefox). Ma Cnet, dal suo mini-osservatorio, vede che Google Chrome sarebbe cresciuto dall'1% di settembre al 3,6% attuale, ai danni soprattutto di Internet Explorer e Apple Safari. Ma, secondo un'indagine condotta da Cnet sui browser utilizzati dai visitatori del noto sito, emerge che Google Chrome potrebbe anche essere più diffuso di quanto si creda.

di Mirella Castigli by Vnunet.it

Qui il test fatto da Vnunet.it

Pubblicato il 4/XII/2008

 


 

Maroni: un IP unico per ogni utente

 

È una frase breve, buttata lì tra le molte cose dette in materia di contrasto al terrorismo, ma è una frase che sta sollevando enorme attenzione in rete.

A pronunciarla è il ministro dell'Interno
Roberto Maroni che, stando alle agenzie, ha dichiarato che per la rete è ormai inevitabile "il controllo sui dati di tracciamento delle comunicazioni telematiche. Stiamo lavorando con i gestori per la realizzazione del numero IP unico per ogni utente della rete, in modo da evitare il rischio di cancellazione e di impossibilità di utilizzo per diversi mesi".

L'idea di una sorta di
IP univoco, dunque, sarebbe da legarsi alla data retention e alla necessità di agevolare le operazioni di indagine e tracciamento che vengono veicolate sulla massa di dati trattenute di default sulle comunicazioni degli italiani, vale a dire data e ora di connessione e qualsiasi altro elemento utile a ricostruire i movimenti online degli utenti, con l'unica eccezione dei contenuti dei messaggi e dei siti visitati.

Rimane da vedere, però, in quale modo potrebbe essere realizzato un progetto di questo tipo "a prova di terroristi e criminali", e in che modo l'IP di un utente, divenuto univoco, non sia attaccabile dall'esterno per la perpetrazione di abusi. Si vedrà, intanto ciò che allarma è il potenziale di controllo sociale che una connessione blindata porterebbe con sé.

NdR: Ma chi è il consulente del ministro leghista? Lo sanno lor signori che aggirare questa cervellotica idea italiota è molto facile? Il sistema è: Netsukuku!
Per approfondimenti:
http://it.wikipedia.org/wiki/Netsukuku
Questa la spiegazione, succinta, tratta dalla wiki:
"Netsukuku è il nome di un sistema di routing sperimentale di tipo peer-to-peer, sviluppato dal laboratorio FreakNet, nato per costruire una rete distribuita, anonima e anarchica, non necessariamente separata da Internet, senza il supporto di alcun server, ISP e di alcuna autorità centrale."

 

Pubblicato il 4/XII/2008

 


 

 

3 Italia, "un malato nell’etere italico"

 

Il futuro dell'operatore è continuamente messo in discussione, nonostante gli accordi aziendali e le smentite dei vertici, infatti, gli analisti ne prevedono lo smembramento.

Questa volta tocca ai colleghi de Il Sole24Ore portare alla luce un presunto piano di spartizione messo a punto da TIM e WIND che si aggiudicherebbero gli asset ad esse maggiormente utili in una sorta di spezzatino cinese in salsa italica. 

Secondo l'inchiesta del quotidiano economico, dunque, il destino di H3g sarebbe in ogni caso segnato, in particolare considerando l'incapacità di chiudere un bilancio in attivo, nonostante le protezioni tariffarie volute in tutti questi anni dalle Autorità regolamentari ed oggi messe in pericolo dalla determinazione della Commissione europea nel ridurre fino all'azzeramento i vantaggi competitivi concessi all'operatore Ad approfittare della dissoluzione della compagnia sarebbero, quindi, TIM e WIND.  

Se all'ex monopolista farebbero particolarmente gola  gli impianti, le strutture di customer care e (soprattutto!) le perdite fiscali, la società arancione potrebbe mostrarsi molto interessata alle licenze UMTS ed all'allettante portafoglio clienti attualmente posseduti dalla controllata di H3g. 

Dai diretti interessati, naturalmente, piovono le smentite, eppure il mercato sembra dar ascolto alle sirene di quanti non credono in una lunga sopravvivenza di 3 Italia in questo contesto economico e con gli standard di concorrenzialità che l'Europa, presto o tardi, riuscirà ad imporre anche al nostro riottoso paese.

 

Pubblicato il 2/XII/2008

 


 

 

Scorporo e reti Ngn, AgCom dà l'ultimatum a Telecom

 

Il riassetto della rete fissa avverrà in tempi brevi: Telecom dovrà rispondere entro l'8 dicembre. L'autorità garante delle comunicazioni vuole la Super Internet per tutti con offerta all'ingrosso, come per l'Adsl

Nei giorni scorsi Agcom (Autorità garante delle comunicazioni) ha chiesto a Telecom di fare "sostanziali integrazioni" agli impegni che quest'ultima ha presentato, per assicurare l'apertura della rete fissa di accesso.

Il riassetto della rete fissa avverrà in tempi brevi: Telecom dovrà rispondere entro l'8 dicembre.

La nuova divisione di Telecom Open Access, nata per offrire un accesso più trasparente alla rete fissa, "viene ad essere strettamente connessa con le procedure e con le modalità di funzionamento degli stessi impegni, e pertanto ogni eventuale modifica di Open Access dovrà essere preventivamente sottoposta alla valutazione dell'Autorità".

Telecom Italia dovrà aderire a due nuovi strumenti di governance, da istituire con il concorso di tutti gli operatori: "
Da un lato, un organismo assimilabile all'Ota inglese, incaricato di risolvere le controversie in materia di servizi di accesso alla rete; dall'altro, un comitato Ngn [New generation network, rete di nuova generazione] presieduto dall'Autorità e con la partecipazione di tutti gli operatori, che proporrà all'Autorità soluzioni concrete alle problematiche tecniche ed organizzative del passaggio alle reti di nuova generazione".

E qui si viene al nodo delle Reti Ngn: AgCom ha stabilito che ci sarà un'offerta all'ingrosso (così come avviene ora con l'Adsl), anche per la fibra: i concorrenti accederanno alla nuova rete di super banda larga (oltre i 20 Mbit), in base a un listino con prezzi non liberi, bensì regolamentati dall'Autorità.

Corrado Calabrò aveva spiegato al settimo Forum sulle telecomunicazioni: "L'Italia e' in ritardo non solo in termini di diffusione ma anche di qualita' delle connessioni broad band. Da noi, infatti, come rileva una recente analisi internazionale, solo il 27% degli utenti dichiara di avere connessioni con capacita' di banda superiori ai 4 mbps".

A giugno Fastweb aveva promesso che entro il 2008 offrirà il collegamento a 100 Megabit al secondo a famiglie e imprese raggiunte dalla sua fibra ottica.

 


 

La Camera manda avanti il DDL anti-blog

 

Pubblicato l'11/11/2008 con aggiornamento dell'ultim'ora

Era il mese di ottobre 2007. Il consiglio dei ministri approvava il cosiddetto "DdL Levi-Prodi", disegno di legge che prevedeva per tutti i blog l'obbligo di registrarsi al Registro degli Operatori di Comunicazione e la conseguente estensione sulle loro teste dei reati a mezzo stampa.
La notizia, scoperta del giurista Valentino Spataro e rilanciata da Punto Informatico, fece scoppiare un pandemonio. Si scusarono e dissociarono i ministri Di Pietro e Gentiloni, ne rise il Times, Beppe Grillo pubblicò un commento di fuoco sul suo blog. Il progetto subì una brusca frenata e dopo un po' le acque si calmarono. Cadde il governo Prodi.
Un anno dopo: novembre 2008. Un altro giurista,
Daniele Minotti, si accorge che il progetto di legge gira di nuovo nelle aule del nostro Parlamento, affidato in sede referente alla commissione Cultura della Camera (DdL C. 1269).

Minotti ne fa una breve analisi sul proprio blog, marcando le diversità fra il nuovo testo e quello precedente. Abbiamo tuttavia alcune differenze di interpretazione. Diamo insieme un'occhiata ai punti salienti del progetto di Legge per capire cosa possono aspettarsi i navigatori e i blogger italiani:

Art. 2.
(Definizione di prodotto editoriale).

1. Ai fini della presente legge, per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione o di intrattenimento e destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso.

Qualsiasi blog rientra in questa definizione.

Art. 8.
(Attività editoriale sulla rete internet).

1. L'iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione dei soggetti che svolgono attività editoriale sulla rete internet rileva anche ai fini dell'applicazione delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa.

3. Sono esclusi dall'obbligo dell'iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione i soggetti che accedono alla rete internet o che operano sulla stessa in forme o con prodotti, quali i siti personali o a uso collettivo, che non costituiscono il frutto di un'organizzazione imprenditoriale del lavoro.

All'apparenza il comma 3 escluderebbe la maggioranza dei blog dall'obbligo di registrazione e dai correlati rischi legali. Ma non è così. Ecco alcuni esempi pratici.

Il blog di Beppe Grillo ha una redazione, ha banner pubblicitari, vende prodotti. In parole povere: sia secondo il
Codice Civile, sia secondo la comune interpretazione dell'Agenzia delle Entrate, fa attività di impresa. Se il progetto di legge fosse approvato, perciò, Beppe Grillo avrebbe con tutta probabilità l'obbligo di iscriversi al ROC. Non solo: sarebbe in questo modo soggetto alle varie pene previste per i reati a mezzo stampa.

Affari suoi, diranno forse alcuni. Eppure non è l'unico a doversi preoccupare. Nella
stessa situazione si troverebbero decine, probabilmente centinaia di altri ignari blogger. Infatti: chiunque correda le proprie pubblicazioni con banner, promozioni, o anche annunci di Google AdSense, secondo la comune interpretazione dell'Agenzia delle Entrate, fa attività di impresa.

Il ragionamento è semplice. L'apposizione di banner è un'attività pubblicitaria continuativa che genera introiti; una prestazione continuativa è un'attività di impresa; chi fa impresa grazie alle proprie pubblicazioni deve registrarsi al ROC; chi è registrato al ROC può incorrere nei reati di stampa. Chi invece è in questa situazione e non si registra al ROC, può essere denunciato per stampa clandestina (ricordiamo un caso recente).

Per quanto in nostra conoscenza, manca ancora un pronunciamento strettamente ufficiale dell'Agenzia delle Entrate (
interpello) se l'uso di qualche banner rientri nelle attività dell'impresa (ma l'orientamento è piuttosto chiaro: banner = attività lucrosa continuativa; attività lucrosa continuativa = impresa).

Per questa ragione, se il progetto di Legge venisse approvato come è ora proposto, saremmo nel migliore dei casi di fronte ad una legge passibile di più interpretazioni e quindi potenzialmente molto pericolosa. Facciamo un esempio di fantasia, ambientato a Paperopoli.

Rockerduck: "Se non cancelli l'articolo sul tuo blog che parla male di me, ti trascino in tribunale per diffamazione a mezzo stampa."
Paperino: "Ma il mio blog non è una testata!"
Rockerduck: "Però hai un banner pubblicitario, quindi potresti essere un'impresa, e quindi devi iscriverti al ROC. Anzi, se non togli l'articolo ti denuncio pure per
stampa clandestina."
Paperino: "Ok. Sob."

Provate a sostituire "Rockerduck" con "picciotto" e "Paperino" con "cittadino" e il gioco è fatto.

by Luca Spinelli 

 

Aggiornamento news

La notizia sul DDL Levi che ho pubblicato lunedì anche su Punto Informatico sta suscitando parecchie reazioni.

Sul pezzo ho puntato sull’aspetto di coinvolgimento dei blog, ma è bene fare una precisazione che mi pare stia sfuggendo a molti.

Nella definizione di “prodotto editoriale” (ovvero coloro che debbono iscriversi al ROC purchè vi sia in qualche modo un introito indotto) non ricadono solo i blog, ma centinaia di migliaia di altri siti internet con finalità ben differenti da quelle meramente informative: dai siti che raccolgono barezzette, alle enciclopedie, alle guide online, ai siti culturali, educativi, formativi, e così via.

Infatti, i siti che pubblicano materiale con finalità di “informazione, formazione, divulgazione, intrattenimento” (art 3 del ddl), sono molti di più che i semplici blog.

Basterebbe l’uso di qualche banner, o l’uso di quel sito come fonte di guadagno, per farlo ricadere nella tipologia indicata dal DDL come “prodotto editoriale” che deve iscriversi al ROC, ha maggiori responsabilità, maggiori costi, maggiore burocrazia, ed è imputabile per i reati sulla stampa.

Che chi produce contenuti online paghi le tasse su ciò che eventualmente guadagna è corretto. Ma è già così. Che chi produce contenuti online sia responsabile di ciò che pubblica è corretto. Ma è già così. Che chi produce contenuti online debba avere sulla propria testa tutte le aggravanti previste dal codice penale, così come tutti gli adempimenti burocratici degli operatori di comunicazione, lo è molto meno.

In linea generale, comunque, ciò che mi preoccupa non è tanto l’improbabile chiusura di mezza blogsfera italiana, quanto piuttosto il potere intimidatorio che questa legge porta con se. Così come già molte altre in Italia, buone solo per essere tirate fuori ogni volta che c’è bisogno di un cavillo legale cui appendersi. Invece che chiarire e ripulire uno dei corpus normativi più grandi e impenetrabili al mondo - vero ben godi per i “cavillanti” - si propongono altre leggi fumose e contestabili che prestano il fianco a pruriti censori.

Questo mi preoccupa.

LS

ps: Suggerisco un’intervista a Valentino di un paio di settimane addietro sull’argomento generale. Molto comunicativa.

 


 

WPA, crackato ma non troppo

Più che violare il protocollo WPA, Beck e Tews hanno invece scovato un modo per decodificare più rapidamente alcune informazioni chiave delle reti WiFi che utilizzano TKIP, per poter tentare di introdurre "pacchetti avvelenati" al loro interno. I due hanno scoperto che i pacchetti ARP - quelli che contengono indirizzo IP e MAC (Ethernet Media Access Control) di una delle macchine registrate su un network - possono essere facilmente intercettati e utilizzati per decifrarne il contenuto.
Una volta ottenute queste informazioni,
teoricamente sarebbe possibile sfruttarle per due principali azioni: fingere di trovarsi all'interno della rete, in una zona definibile come "trusted" (affidabile), e dunque rifilare contenuti potenzialmente pericolosi. Oppure operare un cosiddetto DNS poisoning all'interno di una rete wireless, inquinando il flusso di pacchetti in transito con materiale indesiderato. Nessuna violazione della sicurezza complessiva, ma solo la possibilità di complicare la vita a chi utilizza il WiFi con del traffico non autorizzato con le modalità di un attacco DoS.

Il problema affligge ovviamente le reti cifrate con protocollo WEP, di cui esistono crack completi che in pochi secondi rendono possibile visualizzarne l'intero contenuto, e le reti WPA con protocollo TKIP per le chiavi di accesso. Sono immuni da questo tipo di attacco le reti WPA che utilizzano AES per la cifratura del contenuto e, ovviamente, le reti che utilizzano il più recente protocollo WPA2. Inoltre, l'attuale attacco - che è bene chiarire non consente la letture in chiaro di tutto quanto passa sulla rete, ma solo di inquinarne il contenuto - impiega diversi minuti (almeno 15) per ottenere una chiave valida: se entro questo intervallo il router fosse configurato per un rekeying, l'intero attacco risulterebbe di fatto inutile.
La cosa poi si fa pure più complicata in presenza di grosso traffico in transito sulla rete WiFi in questione:
l'attacco si concentra essenzialmente sui pacchetti più piccoli in dimensione che fluiscono tra access point e client, quali appunto quelli ARP, per i quali è più semplice dedurre il contenuto della maggior parte dei byte di cui sono composti e tentare di estrapolare il resto. Il passaggio di una grossa quantità di informazioni in circolo allunga i tempi poiché riduce il numero di pacchetti analizzabili da parte di chi tenti l'intrusione.
L'attacco di Beck e Tews riguarda essenzialmente la verifica di integrità dei pacchetti e il checksum degli stessi effettuati secondo le modalità descritte nel protocollo TKIP. Quest'ultimo, per garantire retrocompatibilità con alcune specifiche WEP, risulta per alcuni aspetti meno solido del AES e dunque più facile preda di exploit. In questo caso, la
decodifica del contenuto è solo parziale e non consente, tanto per fare un esempio, di avere accesso ad una rete wireless senza l'autorizzazione del suo amministratore: niente piggybacking, ma solo qualche fastidio secondario.
D'altra parte, come
sottolinea Ars Technica, l'attacco di Beck e Tews segna il primo passo di una probabile sempre maggiore attenzione degli hacker per i protocolli WPA e TKIP. Consigliabile dunque effettuare rapidamente una migrazione verso il più aggiornato WPA2, o quantomeno prevedere un passaggio da TKIP ad AES sul proprio router. Beck e Tews hanno annunciato che intendono spiegare nel dettaglio la propria scoperta durante la prossima PacSec Conference, in programma a Tokyo il 12 e il 13 novembre.

 

Fonte: PuntoInformatico.it

Pubblicato l'11/11/2008

 


 

Spot ingannevoli, Antitrust multa Zero9 e quattro compagnie telefoniche

 

Pubblicato il 19/09/2008

 

Ormai le notizie sull'Antitrust e sulle condanne agli operatori mobili sono quasi all'ordine del giorno e denotano uno stato di salute non certo buono del mercato italiano, a causa di alte tariffe, offerte trabocchetto o pubblicità ingannevoli, che non fanno sicuramente bene al settore, molto dinamico nel nostro paese per quanto riguarda la vendita di terminali, ma estremamente squilibrato e, ahimè, spesso scorretto da parte degli operatori mobili protagonisti del mercato.

L'ultima in ordine di tempo riguarda la condanna dell'Authority contro Telecom Italia, Vodafone, Wind, Tre Italia e Zero9. Tale decisione riguarda uno spot apparso sul sito Web di Zero9 a partire dallo scorso anno e fino a marzo di quest'anno, che lasciava intendere – ovviamente non era cosi -che tutti gli utenti avrebbero potuto inviare 10 sms gratis e ricevere in maniera altrettanto gratuita, una suoneria. In realtà la pubblicità nascondeva un abbonamento a 5 euro a settimana, con particolari vincoli e con modalità di attivazione apparentemente inesistenti. Uno spot ingannevole che è costato caro alla società, multata per 155 mila euro. Ma non solo: le compagnie telefoniche sopraccitate sono state ugualmente sanzionate per avere appoggiato la campagna pubblicitaria incriminata. Ecco le multe per i quattro gestori: Telecom Italia 315 mila euro, Vodafone 285 mila euro, Wind 265 mila euro e Tre Italia 185 mila euro.

 


 

Amsterdam è la prima città a dotarsi di WiMax

 

Pubblicato il 05/09/2008

 

Prima in Europa, la capitale dell'Olanda permette connessione mobile ai suoi cittadini, ed entro tre anni la rete sarà estesa a tutto il Paese.

 

Mentre in Italia si dovrà attendere l'autunno prima di uscire dalla fase di sperimentazione, il WiMax in Olanda è già una realtà, per lo meno nel centro di Amsterdam, dove è stata attivata la prima rete commerciale WiMax 802.16e (noto come WiMax mobile) nella banda dei 3.5 GHz.

Ad aver dato il via all'iniziativa è la WorldMax, che si è appoggiata ad Alcatel-Lucent ed è stata parzialmente finanziata da Intel, in concorrenza con Kpn, Vodafone e T-Mobile. L'obiettivo è arrivare a coprire tutto il Paese entro tre anni.

 

 

Se l'avvento del WiMax è una potenziale minaccia per gli operatori di telefonia mobile, per gli utenti le cose sembrano più rosee: WorldMax sostiene che per una connessione mobile senza limiti saranno sufficienti 20 euro al mese.

 


 

Atterrato primo volo Mobile degli Emirates

 

Pubblicato il 18/0782008

 

Emirates, dopo tanti annunci e una lunga attesa, ha effettuato con successo il primo volo Mobile dei vettori di linea con un Boeing 777 partito da Dubai e atterrato nell'aereoporto londinese di Heathrow.

Durante il volo sono state inviati 100 sms ed effettuate 30 chiamate e secondo quanto detto dai passeggeri non sono stati avvertiti particolari disturbi di linea. Il sistema ha funzionato dalla partenza fino all'arrivo in territorio brittanico dove ancora le leggi vietano l'utilizzo di sistemi radio mobili in volo.

 

La tecnologia mobile diventa operativa solo una volta arrivati all'altezza di crociera pari a circa 7000 metri per motivi di sicurezza e per non creare problemi duranti le delicate fasi di partenza e atterraggio.

Attualmente il 10% della flotta di Emirates possiede questa tecnologia mentre altri vettori si apprestano a lanciare il servizio, tra cui Ryanair che vedono forse nel servizio mobile in volo una possibile fonte extra di entrate.

 


 

 

Web Mobile supera Internet fisso?

 

A quanto pare le previsioni sull'Internet mobile e sulla sua rapida ascesa si stanno rivelando reali e le trasformazioni della rete e della navigazione Web si stanno verificando già in questi anni. Nielsen Mobile ha pubblicato in questi giorni i dati di una ricerca condotta nel mese di maggio e relativa agli utenti di diversi paesi del mondo, compresi gli Stati Uniti d'America, la Gran Bretagna e l'Italia, i tre stati in cui la navigazione via cellulare è più diffusa.

 

I risultati sono molto chiari: il Web mobile supera quello fisso e in molte aree del pianeta è sorprendentemente presente in maniera decisa. Subito dopo USA, Regno Unito e Italia, infatti, seguono la Russia, il Brasile e l'India, con una crescita esponenziale di individui che si affidano al proprio telefonino per navigare in rete in mobilità. Il numero totale dei navigatori mobili è stimato in oltre un miliardo, un dato che continuerà a crescere con la crescita dei servizi Web di questo tipo. Gli Stati Uniti detengono il primato grazie anche all'enorme diffusione di tariffe adeguate e di tipo flat, che consentono agli utenti di restare connessi per tutto il tempo senza nessun limite, attraverso un canone mensile.

 

Piani che non si sono ancora affermati appieno nel nostro paese, anche se qualcosa sta cambiando. La penisola, però, supera tutti gli altri per quanto riguarda il numero dei siti visualizzati in media ogni mese, grazie anche alla scelta da parte dei navigatori mobili italiani di devices più avanzati in un numero proporzionalmente superiore rispetto agli altri paesi.

 

Maggiori info

 


 

Azione della UE contro siti ingannevoli per telefonia cellulare

 

Pubblicato il 18/07/2008

 

Il commissario europeo per i diritti dei consumatori ha lanciato un'iniziativa per chiudere i siti internet che offrono servizi per i telefoni cellulari come le suonerie, dopo che un'indagine ha rivelato che la maggior parte di questi sono studiati per spillare soldi ai malcapitati utenti.

 

Un'indagine iniziale del commissario Meglena Kuneva su un totale di 500 siti che offrono suonerie, wallpaper, notizie o videogiochi per il valore di centinaia di milioni di euro ha rivelato che l'80% è "ingannevole" per i consumatori.

"Troppe persone stanno cadendo vittime di costose sorprese derivanti da misteriosi conti e abbonamenti di cui vengono a sapere per la prima volta quando vedono la loro bolletta telefonica", ha detto Kuneva ad una conferenza stampa. "Urge trasmettere un messaggio in particolare agli adolescenti e ai bambini -- state in guardia".

La mancata risposta di società come Jamba, che appartiene a News Corp e VeriSign, Vodafone, Aspiro e Wiking Mobile alle interrogazioni di Kuneva potrebbe condurre a multe salate o alla chiusura dei loro siti. Tra le irregolarità riscontrate nel corso delle indagini ci sono la scarsa chiarezza nelle informazioni sui prezzi, incompleti, riportati senza l'importo delle tasse, e formato per cui gli utenti non si accorgevano che stavano sottoscrivendo un abbonamento, la mancanza di informazioni necessarie per contattare il fornitore del servizio e vari "importi nascosti", in cui le informazioni chiave erano celate perché scritte in caratteri piccolissimi o difficili da trovare sul sito, oppure la scritta "gratis" utilizzata per ingannare gli utenti e far firmare loro un contratto a lungo termine.

 

Il maggior numero di siti controllati ha origine in Inghilterra e Repubblica Ceca. Quaranta operatori cechi dovranno affrontare un'ulteriore azione da parte della Ue mentre 39 siti inglesi sono stati ritenuti fallaci. In altri dieci stati membri -- Danimarca, Spagna, Cipro, Lettonia, Lituania, Ungheria, Malta, Portogallo, Finlandia e Svezia -- tutti i siti dovranno affrontare ulteriori investigazioni.

 


 

Corea e Telecomunicazioni: lo sviluppo della tecnologia 5G

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ubblicato il 10/07/2008

 

Le notizie che parlano di ricerca e raccontano progetti e studi, o descrivono prototipi di tecnologie che forse avremo in futuro, sono le più avvincenti, perché, in qualche modo, hanno un sapore largamente fantascientifico, futuristico.

 

La Corea ha annunciato oggi i suoi progetti orientati al futuro delle telecomunicazioni, e ha dichiarato che entro il 2012 sarà leader indiscussa nel campo della produzione della telefonia, e nello stesso tempo diventerà leader nel mercato della connettività wireless. Parte del piano che condurrà il paese asiatico verso questi successi include un progetto di sviluppo della tecnologia 5G. Sì esatto, avete capito bene, il piano delle telecomunicazioni coreane consiste in un investimento di 60miliardi di won (circa 36 milioni di euro) nei prossimi tre anni, non solo per lo sviluppo e il tentativo di raggiungere uno standard per la tecnologia 4G, ma anche per incominciare a porre le basi della tecnologia wireless di generazione successiva, la quinta.

 

Bisogna dire che le prospettive della Corea non sono così irraggiungibili, visto che attualmente, nel mercato mondiale della telefonia mobile, si trova al secondo posto, producendo circa 250 milioni di telefonini. Una spinta alla tecnologia 4G ed eventualmente un corposo contributo alla tecnologia 5G potrebbero essere le componenti necessarie per una ascesa di diritto al primo posto della classifica. Ma che cosa significherà la tecnologia 5G? Che cosa ci dobbiamo aspettare dalle sue funzionalità? Non ci sono ancora dettagli precisi, ma se le promesse coreane saranno mantenute il 2012 le nostre domande saranno soddisfatte, i nostri vuoti colmati.

 

TelecomsKorea

 


 

Accessibilità alla rete: l'UE non vuol perdere altro tempo

 

Pubblicato il 08/07/2008

 

La Commissione Europea ha indetto una consultazione pubblica volta ad omologare le varie legislazioni nazionali regolanti i termini dell'accessibilità alla rete. La consultazione, resa nota in giornata da Governo.it, sarà aperta fino al 27 agosto.

 

L'accessibilità al World Wide Web è nel tempo divenuta elemento fondamentale nello sviluppo della rete: considerata ormai come elemento discriminante, l'accessibilità si è imposta come punto di discussione primario nella redazione delle regole che devono governare il futuro di Internet. Anche il Governo ora fa la sua parte comunicando sul proprio sito ufficiale l'iniziativa con cui la Commissione Europea chiede la collaborazione dei cittadini nel tracciare le linee guida di un corretto legiferare in materia.

«La Commissione europea, ha promosso, il 2 luglio, una consultazione pubblica su "Accessibilità dei siti web e altri strumenti per la e-Accessibilità". La Commissione invita i cittadini europei ad esprimere la loro opinione relativamente a ulteriori provvedimenti da adottare per migliorare l'accessibilità dei siti internet in Europa, a partire da quelli delle amministrazioni pubbliche. Nel novembre dello scorso anno, infatti, è stato pubblicato lo studio "MeAC, misurare il progresso della e-accessibilità in Europa" che valutava in che misura sono rispettate, negli Stati membri, le linee guida per l'accessibilità dei contenuti internet stilate dal consorzio del World Wide Web (W3C). Dall'indagine è emerso che, nonostante i ripetuti inviti da parte dei capi di Stato e di governo dell'Ue a migliorare la situazione dell'accessibilità dei siti, conformandosi alle linee guida del W3C, gli utenti disabili continuano a incontrare grandi difficoltà nella fruizione dei contenuti».

La Commissione Europea parte dunque da un dato di fatto: è assodato che, nonostante gli impegni profusi negli anni passati, l'accessibilità rimanga un problema preminente che necessita di un intervento organico e deciso: «la Commissione ritiene prioritario il superamento degli ostacoli che, a tutt'oggi, impediscono a un numero significativo di persone di accedere a quelle opportunità che tali servizi offrono ai suoi utenti». Il problema non è tanto nell'assenza di regole, quanto piuttosto nell'omogeneizzazione delle stesse all'interno dell'Unione Europea.

«La consultazione prende in esame anche altri ambiti di applicazione della e-accessibilità per i quali il livello rimane relativamente basso, nonostante la loro diffusione sia capillare, quali ad esempio gli apparecchi televisivi o i terminali self-service»: il tutto è disponibile in lingua inglese sul sito della Commissione. Entro pochi giorni, annuncia il Governo, sarà disponibile anche una versione in lingua italiana. La consultazione pubblica rimarrà aperta fino al 27 agosto.

 


 

 UE, Reading: tariffe telefoniche giù del 70 % in tre anni/

 

Pubblicato il 28/06/2008

 

L'interesse dell'Unione Europea verso il settore della telefonia mobile e i regolamenti su di essa non è certo una novità e, già da qualche giorno, attraverso le parole di Viviane Reding, Commissario per l'informazione e le telecomunicazioni, sta puntando verso un profondo rinnovamento rispetto alla normativa vigente.

 

Avevamo già parlato, in un articolo di qualche giorno fa, della possibilità di modificare le leggi in materia, prevedendo addirittura una tariffa per le chiamate in ricezione (come accade negli Stati Uniti d'America), un'ipotesi che la Reding ha appoggiato senza alcun problema ma che potrebbe scatenare delle polemiche abbastanza accese, qualora venisse adottata.

 

Questa volta il commissario si è scagliato contro le tariffe troppo alte degli operatori di telefonia mobile del vecchio continente, promettendo un abbassamento dei costi di almeno il 70 % entro il 2011. Proprio per questo motivo, già dalla fine di quest'anno verranno poste delle nuove norme per arginare i costi di terminazione, uno dei principali responsabili della levitazione dei costi.

 

Una scelta, questa, che farà certamente discutere. L'operatore mobile britannico Vodafone ha già commentato le parole della Reding, mettendo in guardia da scelte troppo affrettate che potrebbero far calare bruscamente i ricavi delle aziende che operano nel settore (basti pensare che circa 20 miliardi di euro dei ricavi delle compagnie telefoniche arrivano proprio dai tanto discussi costi di terminazione) e, conseguentemente, mettere in crisi il settore. Intanto il commissario ha annunciato una consultazione pubblica già tra un paio di mesi per parlare del problema e per trovare soluzioni adeguate.

 


 

Telecom Italia e Fastweb insieme per le infrastrutture di rete di nuova generazione

 

Pubblicato il 28/06/2008

 

Le due società forniranno reciproco accesso alle proprie infrastrutture di rete, per consentire uno sviluppo più rapido della rete di Nuova Generazione.

 

L'oggetto dell'accordo tra Telecom Italia e Fastweb è di natura industriale ed è finalizzato alla condivisione di infrastrutture necessarie per la realizzazione della rete di Nuova Generazione, secondo un modello di collaborazione aperto a tutti gli operatori interessati.

In un Memorandum of Understanding firmato da Oscar Cicchetti, responsabile Direzione Domestic Market Operations di Telecom Italia, e da Stefano Parisi, amministratore delegato di FASTWEB, le due società si impegnano a cooperare :

- Nella programmazione delle realizzazioni delle infrastrutture civili destinate alla posa di cavi per lo sviluppo delle rispettive reti in fibra ottica, come ad esempio i cavidotti lungo le strade, con l'obiettivo di favorire lo sviluppo delle reti di nuova generazione, evitando, al contempo, ulteriori duplicazioni infrastrutturali;

- Nello scambio, a condizioni di reciprocità, dei diritti d?uso delle infrastrutture civili;

- Nello studio e nella sperimentazione congiunti di tecniche innovative nell'ambito delle infrastrutture civili quali, ad esempio, l?utilizzo di microtubi di ultima generazione per la posa della fibra ottica.

Grazie a questo importante ed innovativo accordo, Telecom Italia e Fastweb potranno collaborare efficacemente, per lo sviluppo delle infrastrutture di rete in un'ottica di ottimizzazione dei tempi e di razionalizzazione dei costi.

In merito a indiscrezioni di stampa apparse in data 21 giugno u.s., Fastweb e Telecom Italia precisano di non aver firmato ne' discusso alcun "maxi accordo di 1,7 miliardi di euro" ma di essere pervenute, grazie al rinnovato spirito di cooperazione, ad una soluzione conciliativa in merito ad alcune controversie legali e regolatorie che da tempo vedevano contrapposte le società.
Fra le vertenze conciliate si segnalano:

- la causa per risarcimento danni richiesti da Fastweb per presunti comportamenti abusivi di Telecom Italia nel mercato della clientela business (seguente al procedimento A 351 concluso dalla Autorità garante della concorrenza e del mercato);

- le vertenze aventi ad oggetto il livello delle tariffe di terminazione su rete fissa praticate da Fastweb e su rete mobile praticate da Telecom Italia;

- la vertenza, pendente presso il Consiglio di Stato, attraverso la quale Telecom Italia aveva contestato l'aggiudicazione della gara Consip (per la fornitura di servizi di fonia alla Pubblica Amministrazione) a Fastweb;

- la riconciliazione di alcune partite contabili oggetto di contestazione tra le parti.

La soluzione conciliativa non include le tematiche relative alle contestazioni giudiziali effettuate da Fastweb nei confronti di Telecom Italia per il c.d. win-back (tematica in riferimento alla quale è in corso un'istruttoria Antitrust avviata lo scorso ottobre 2007).

Gli effetti economici della soluzione conciliativa per Telecom Italia trovano integrale copertura negli appositi accantonamenti a fondo rischi già stanziati con il bilancio dell'esercizio 2007.

"Siamo impegnati nella realizzazione di una rete di nuova generazione, - dichiara Oscar Cicchetti - si tratta di un progetto di grande rilevanza per i clienti, per il mercato, per il Paese che richiede di non disperdere risorse, evitare inutili duplicazioni delle infrastrutture, accelerare i tempi. L'accordo con Fastweb va in tale direzione. L?auspicio è che tale modello di collaborazione venga seguito anche da altri operatori".

Per Stefano Parisi si tratta di un "accordo molto importante per l'industria delle telecomunicazioni e dai contenuti fortemente innovativi: per la prima volta verrà avviata una cooperazione su infrastrutture e competenze per accelerare la diffusione della banda larga nel paese. Un vero primato in Europa che dimostra i frutti positivi della concorrenza tra operatori infrastrutturati e il successo della specificità del caso italiano".

 


 

Internet, rivoluzione sul web: Ok alla liberalizzazione dei domini

 

Pubblicato il 27/06/2008

 

PARIGI - Per il web si tratta di una vera e propria rivoluzione. L'Icann, la società che assegna nomi e numeri identificativi sulla Rete, ha deciso la liberalizzazione dei domini. Dal prossimo anno un indirizzo internet dopo il punto potrà finire con qualsiasi parola. E potrà essere formulato in ogni lingua, dall'arabo al cinese mandarino.


Decisione storica. Si tratta di una delle più grandi trasformazioni della Rete negli ultimi anni. Fino ad oggi le disposizioni dell'Icann permettevano solo domini legati ai nomi dei paesi (.it, .uk), al commercio (.com) o alle organizzazioni (.org,.net). Per un totale di circa 250 estensioni. Grazie a questa decisione, invece, dall'inizio del prossimo anno 1,3 miliardi di utenti Internet potranno comprare un numero illimitato di indirizzi generici basati su nomi comuni, nomi di compagnie o anche nomi propri.

 


Domini infiniti.
In teoria, si potrà creare un numero infinito di domini anche se occorrerà disporre di specifiche conoscenze tecniche per coniarne uno nuovo. Il costo, secondo gli esperti, potrebbe arrivare anche ai 10 mila dollari per ciascuno. Per evitare il caos, l'Icann ha comunque adottato una mozione che prevede la possibilità "di limitare l'abusiva registrazione di nomi per gli indirizzi web".


L'Icann subiva da tempo pressioni per una modifica dell'attuale protocollo. Ebay, il popolare sito di aste on line, è una delle compagnie che ha chiesto a gran voce la possibilità di poter registrare il proprio dominio. A beneficiare delle nuove regole saranno ad esempio i comuni delle grandi città, che potranno registrare domini come .Berlin, .Roma o .Nyc. A riguardo il comune di Los Angeles ha già raggiunto un accordo con lo stato asiatico del Laos per poter usare il dominio .La.

L'apertura dell'Icann ha sorpreso gli operatori del settore, vista la rigidità dell'organismo. Anche se c'è una buona ragione, visto che nelle casse dell'Icann, che riscuote una percentuale su ogni registrazione, entreranno molti più soldi.

 


 

Finanziaria, fondi e norme per reti a banda larga

Pubblicato il 27/06/2008

 

Arrivano le norme per incentivare e agevolare la realizzazione di nuove infrastrutture di tlc. Nella bozza della manovra economica si annuncia che «il Governo, nel rispetto delle attribuzioni costituzionali delle regioni, individua un programma di interventi infrastrutturali nelle aree sottoutilizzate necessari per facilitare l'adeguamento delle reti di comunicazione elettronica pubbliche e private all'evoluzione tecnologica e alla fornitura dei servizi avanzati di informazione e comunicazione del Paese». Nel programma saranno individuate «le risorse necessarie che integrano i finanziamenti pubblici, comunitari e privati allo scopo disponibili». Per il periodo 2007-2013 sono comunque stanziati 800 milioni di euro a valere sui fondi FAS.

Oltre ai finanziamenti arriveranno, tramite decreti successivi una mole enorme di norme tendenti a rendere più veloce le procedure burocratiche per la realizzazione delle opere legate alle infrastrutture di tlc: «Il Governo è delegato ad emanare, nel rispetto delle competenze delle regioni e in coerenza con la normativa comunitaria in materia, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi volti a definire un quadro normativo finalizzato alla celere realizzazione delle infrastrutture di comunicazione elettronica a banda larga».

Il quadro normativo sopracitato prevede a) una disciplina delle tecniche di finanza di progetto e di accordo fra il settore pubblico e privato per finanziare e realizzare, con il concorso del capitale privato, le infrastrutture nelle aree sottoutilizzate, a condizione che i progetti selezionati contribuiscano allo sviluppo di un sistema di reti aperto alla concorrenza nel rispetto dei principi e delle norme comunitarie;

b) una razionalizzazione e semplificazione della disciplina generale della concessione dei diritti di passaggio nel rispetto delle norme comunitarie, abolendo qualunque diritto speciale o esclusivo nella posa e passaggio delle dorsali in fibra ottica e nell'accesso alla proprietà privata favorendo e garantendo al tempo stesso l'utilizzazione condivisa di cavidotti e altre infrastrutture fra i diversi operatori.

c) definizione di apposite procedure semplificate di inizio attività da seguire in sostituzione di quelle attualmente previste per il rilascio dei provvedimenti concessori o autorizzatori di ogni specie e genere per gli scavi e la posa in opera degli impianti realizzati secondo le più moderne tecnologie; definizione della durata delle medesime non superiore a trenta giorni per la approvazione dei progetti preliminari, comprensivi di quanto necessario per la localizzazione dell'opera d'intesa con l'ente locale competente; definizione delle procedure necessarie per la dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza e per la approvazione del progetto definitivo, la cui durata non può superare il termine di ulteriori sessanta giorni, con previsione del silenzio assenso alla scadenza di tale termine; definizione di termini perentori per la risoluzione delle interferenze con servizi pubblici e privati, con previsione di responsabilità patrimoniali in caso di mancata tempestiva risoluzione;

d) previsione delle opportune modifiche al codice civile favorendo all'interno dei condomini la posa di cavi ed infrastrutture avanzate di comunicazione;

e) previsione di un regime agevolato per l'utilizzo del suolo pubblico che non ostacoli gli investimenti in reti a banda larga prevedendo, nelle aree sottoutilizzate, la gratuità per un congruo periodo di tempo dell'utilizzo del suolo pubblico per la posa di cavi infrastrutture a banda larga; previsione di incentivi fiscali alla realizzazione di infrastrutture avanzate di comunicazione nelle nuove costruzioni e urbanizzazioni nonché nei casi di innovazioni finalizzate alla cablatura in fibra ottica dei condomini e degli insediamenti residenziali;

f) previsione di interventi che, nelle aree sottoutilizzate, incentivino la razionalizzazione dell'uso delle spettro radio al fine di favorire l'accesso radio a larghissima banda e la completa digitalizzazione delle reti di diffusione, a tal fine prevedendo il sostegno ad interventi di ristrutturazione dei sistemi di trasmissione e collegamento anche utilizzati dalla amministrazioni civili e militari dello Stato, favorendo altresì la liberazione delle bande di frequenza utili ai sistemi avanzati di comunicazione;

h) affidamento della realizzazione dei progetti di cui alla lettera a) mediante gara ad evidenza pubblica nel rispetto della normativa comunitaria in materia;

Altre norme equiparano la realizzazione di infrastrutture di tlc a opere di urbanizzazione primaria, con procedure di autorizzazione semplificate. Per avviare i lavori da parte delle ditte basterà una denuncia di inizio attività.Per la posa di fibra ottica gli operatori potranno utilizzare infrastrutture pubbliche senza oneri. I soggetti pubblici non potranno opporsi alla installazione nella loro proprietà di reti e impianti interrati di comunicazione elettronica in fibra ottica, ad eccezione del caso che si tratti di beni facenti parte del patrimonio indisponibile dello Stato, delle province e dei comuni e che tale attività possa arrecare concreta turbativa al pubblico servizio. L'occupazione e l'utilizzo del suolo pubblico per i fini di cui alla presente norma non necessita di autonomo titolo abilitativo.

Infine gli operatoratori di tlc potranno, per la realizzazione degli impianti di comunicazione elettronica in fibra ottica su immobili di proprietà privata, non avranno bisogno «di alcuna preventiva richiesta di utenza».In sostanza potranno entrare nei condomini senza l’autorizzazzione di tutti i proprietari come avveniva ora, con enormi ritardi nel cablaggio degli edifici specie nelle grandi città.

C’è da sottolineare che queste norme di "semplificazione" erano una delle richieste avanzate dall’Autorità per le Comunicazioni per facilitare le rete in fibra ottica facenti parte dell’ Ngn, la nuova rete per dare al Paese la larga banda.

 


 

Cellulare, forse si pagheranno anche le chiamate in ricezione

 

Pubblicato il 17/06/2008

 

Nell'Unione europea la telefonia mobile potrebbe cambiare radicalmente modello di business: il taglio del roaming su chiamate, Sms e dati, potrebbe essere compensato con l'introduzione di nuove regole

 

Grandi cambiamenti potrebbero sconvolgere la telefonia mobile dentro i confini dell'Unione europea. Finora il commissario europeo alle Telecomunicazioni Viviane Reding ha speso molto tempo ed energie per abbassare le tariffe del roaming: l'estate scorsa è avvenuto il taglio del roaming voce, quest'anno (entro il primo luglio) l'Unione europea, ormai per la seconda estate consecutiva, interviene per abbassare le tariffe del roaming Sms. La Ue taglierà i prezzi del roaming Sms con interventi normativi, se gli operatori mobili non ridurranno le tariffe degli Sms in roaming entro il 1 luglio.

Ma a questi tagli del roaming, che fanno sentire gli europei a "casa" (con tariffe quasi nazionali) anche in altri paesi Ue, l'Unione europea potrebbe associare un contrappeso, a favore degli operatori di telefonia mobile. Il taglio delle tariffe roaming, a favore dei consumatori, potrebbe essere compensato con l'introduzione di nuove regole, come per esempio far pagare agli utenti anche le chiamate in ricezione (e non solo quelle in uscita, e cioè  le chiamate effettuate).
Il sistema è già in uso negli Stati Uniti e Viviane Reding, interpellata dal Financial Times, non lo esclude: "Perchè no? L'intero mercato è in fase di sviluppo, e così non dovremmo fossilizzarci su regole vecchie di 10 anni".

Gli operatori di telefonia mobile potrebbero in futuro adottare un nuovo modello di business. Ridurre i prezzi di sms e Web da cellulare all'estero, potrebbe alla fine costare salato agli utenti di telefonia mobile europea, introducendo cambiamenti radicali dei piani tariffari e soprattutto delle regole. Quest'inverno, a Mobile World Congress di Barcellona, Gsma si era lamentata degli ultimatum Ue, perché già gli operatori mobili stavano abbassando i prezzi e il mercato dei servizi è in crescita. L'intervista della Reding forse riequilibra la situazione, ma Gsma non si è ancora espressa.

Dopo l'estate, infine, la Commissione Europea pubblicherà le linee guida Ue sulle Tlc, per assicurare un rendimento equo degli investimenti e un'infrastruttura condivisa.

 

Fonte

 


 

Truffe 144 o 166, l'AgCom rimette il blocco dal primo ottobre

 

Aggiornato il 20/06/2008

 

Lo stop al blocco automatico dei numeri gonfia-bollette, sospeso dal Tar, continua a minacciare gli utenti di telefonia. L'Authority delle comunicazione corre ai ripari e alla pubblicità

Slittata la Class Action di sei mesi e sospeso lo stop al blocco dei numeri a sovrapprezzo, i numeri delle truffe e dei raggiri telefonici (144, 166 eccetera) continuano a costituire una minaccia alle bollette degli utenti. Ma l'AgCom risponde allla sospensione del Tar: il blocco automatico delle chiamate verso i servizi a sovrapprezzo sarà attivato dal primo ottobre.
"Il provvedimento si è reso necessario a seguito della recente ordinanza del Tar del Lazio che ha sospeso il precedente sbarramento che era fissato per il prossimo 1° luglio", sottolinea una nota del Garante.

L'AgCom scopre inoltre il bello della pubblicità: darà vita a una pervasiva e tempestiva campagna informativa (spot televisivi, annunci sulla stampa e sui siti web, comunicazioni in bolletta, opuscoli eccetera) "al fine di stroncare il fenomeno dell'addebito di traffico truffaldino nelle bollette telefoniche".

Gli utenti possono comunque anticipare fin d'ora il blocco, chiedendolo espressamente al proprio operatore di telefonia fissa.

La prima Class action di Altroconsumo avrebbe voluto colpire Telecom Italia per l'annosa e truffaldina vicedenda delle bollette gonfiate.
Ma il rinvio a gennaio deciso dal Governo Berlusconi, per dar tempo al Parlamento di revisionare una legge imperfetta, ha fatto saltare l'azione collettiva. Per ora, ma anche senza una imminente class action, i consumatori hanno finalmente trovato sponda nell'AgCom contro le bollette gonfiate.

 


TAR blocca il blocco sugli 899

 

Pubblicato il 16/06/2008

 

La posizione del TAR

Roma - 899, 144, 166 e soci tirano un sospiro di sollievo: il TAR del Lazio ha infatti deciso di sospendere la decisione dell'Autorità per le Garanzie nelle Telecomunicazioni con cui era stato imposto il blocco automatico all'accesso ai numeri legati ai servizi TLC a sovrapprezzo. L'ordinanza accoglie le proteste di alcuni operatori, ma getta benzina sul falò delle lagnanze dei consumatori.

Le compagnie telefoniche si stavano già attrezzando: Telecom Italia aveva già annunciato che da oggi al 30 giugno sarebbe stato introdotto il servizio di Disabilitazione Permanente Standard, che avrebbe impedito agli utenti la composizione di determinati numeri gonfiabolletta (anche se con numerose eccezioni), salvaguardandone il portafoglio. Il tutto era conforme a quanto stabilito dall'Authority TLC in materia di numeri a sovrapprezzo, a cui l'utente doveva poter accedere solo dopo averne fatto richiesta.

La decisione del TAR accoglie dunque le proteste e le denunce di alcuni operatori che ritenevano di essere danneggiati dal provvedimento dell'Autorità presieduta da Corrado Calabrò. Secondo la giustizia amministrativa, l'argomento merita un'ulteriore analisi, ritenendo che "la delicatezza delle questioni dedotte ne impone un approfondimento in sede di cognizione di merito, dovendosi, medio tempore, ricorrendo il presupposto del pregiudizio grave e irreparabile, anche in ragione dell'inadeguata informazione agli utenti sull'operatività del meccanismo del silenzio-assenso, sospendere la impugnata delibera n. 97/08/CONS nella parte in cui prevede l'attivazione del blocco automatico delle numerazioni per servizi a sovrapprezzo nei confronti degli abbonati che non abbiano manifestato una diversa scelta entro il 31 maggio 2008". A questo scopo il TAR ha già fissato al 13 novembre la prossima udienza.

Non mancano le reazioni sull'ordinanza. L'Authority delle Comunicazioni ha comunicato di volerla valutare "sia ai fini della presentazione dell'appello al Consiglio di Stato" sia per "tutelare senza dilazioni le famiglie dal rischio di una spesa telefonica fuori controllo", ma precisa che il blocco non è abolito: "La parte della deliberazione che riguarda l'attivazione su richiesta degli utenti del blocco permanente gratuito non è stata sospesa" e di conseguenza, "tutti gli utenti possono in ogni momento richiedere al proprio operatore telefonico il blocco gratuito". L'ordinanza del TAR cambia in sostanza le regole per l'attivazione del blocco, che fino a nuovo ordine dovrà essere richiesto esplicitamente dal titolare dell'utenza.

Anche le associazioni di difesa dei consumatori non hanno tardato a far sentire la propria voce: ADOC dichiara che l'ordinanza del TAR "è una decisione gravissima e grave è stato anche il ricorso al TAR da parte degli operatori dei servizi", mentre per ADUC "gli utenti continueranno a subire e il caos continuerà. Il problema dei numeri truffa, dai 144 degli anni '90 fino agli attuali 899 è, come i rifiuti di Napoli, l'emblema dello sfascio in cui versa il sistema Italia".

E in merito alle necessità di approfondimento citate nell'ordinanza, il Movimento Difesa del Cittadino annuncia: "Non si comprende davvero quali altre verifiche debba fare in questi mesi il TAR. Non bastano le centinaia di migliaia di utenti truffati in questi anni, con conseguenti procedimenti per truffa a carico dei gestori di questi servizi a pagamento. Faremo avere nei prossimi giorni al TAR i pacchi delle migliaia di bollette contestate in questi anni. Forse così i giudici si faranno una idea delle truffe consumate e che con la loro sospensiva saranno ancora possibili nei prossimi mesi".

Il parere del giurista

Cosa sono i servizi telefonici a valore aggiunto?
I cosiddetti "numeri telefonici a valore aggiunto" sono numeri telefonici speciali destinati alla vendita di servizi professionali, chiamando i quali viene addebitata all'utente chiamante una tariffa telefonica superiore a quella usuale, parte della quale viene restituita all'Azienda erogatrice del servizio.
Gli usi delle numerazioni a valore aggiunto sono innumerevoli: dalla cartomanzia ai servizi di previsione dei numeri del lotto, ai servizi di prenotazione di molte compagnie aeree o tour operator, a servizi di pubblica utilità (ad esempio telefoni di aiuto a tossicodipendenze).

Nei casi limite, le numerazioni a valore aggiunto vengono utilizzate per "ingannare" il consumatore con i cosidetti dialers o con servizi "adult".

Come funziona il mercato dei servizi a valore aggiunto?
I soggetti professionali coinvolti nella vendita di tali servizi sono necessariamente tre:
- 1) Il titolare della numerazione, ovvero l'operatore di telecomunicazioni che richiede al Ministero delle comunicazioni la concessione in uso delle numerazioni a valore aggiunto ( i numeri 892 etc );
- 2) I fornitori di servizi a pagamento chiamati comunemente centri servizi ( ad esempio i webmaster dei siti erotici, le compagnie Aeree, i centri di telemedicina) che richiedono all' operatore titolare della numerazione di potere utilizzare tali numeri nei contesti più svariati.
- 3) l'operatore telefonico ( Telecom Italia) che permette tramite le proprie reti, la chiamata all'utente finale e che poi invia la bolletta al proprio cliente con la fatturazione dei servizi a valore aggiunto.

Il meccanismo di business avviene generalmente in questo modo: l'operatore di telefonia fissa, ovvero Telecom Italia, riscuote quanto speso dall'utente finale direttamente tramite bolletta telefonica e riversa all'operatore titolare della numerazione il corrispettivo incassato sulla chiamata per intero; contemporaneamente fattura una quota relativa ai suoi servizi, che l'operatore paga secondo termini contrattuali.

L'operatore titolare delle numerazioni poi riconoscerà a chi predispone il servizio (c.d. centro servizi o content provider ) un corrispettivo in base al traffico effettuato dagli utenti che hanno usufruito dei servizi.

Infatti l'operatore titolare delle numerazioni è legato ad ogni Content Provider da un rapporto contrattuale che garantisce a quest'ultimo un corrispettivo in base ai minuti di traffico e/o al numero di chiamate a seguito dei quali l'utente finale ha usufruito dei servizi predisposti dal Content Provider.

Cosa è accaduto davanti al TAR?
Ad impugnare la delibera 97/08/CONS non sono stati né gli operatori di telecomunicazioni titolari delle numerazioni né Telecom Italia ma un gruppo di centri servizi (dunque l'ultimo anello della catena) (in piena autonomia? Su input si soggetti terzi?) che hanno reagito ad un provvedimento che a loro dire li escluderebbe dal mercato senza che fosse stato adeguatamente concesso dall'Autorità un termine per informare adeguatamente i propri clienti.

Fra di loro vi sono soggetti che hanno presentato ai giudici amministrativi servizi che hanno tutta l'aria di essere di rilevante utilità, quali servizi di assistenza medica a distanza o comunque perfettamente leciti, quali i servizi di tele prenotazione di tour operator e che avrebbero effettivamente generato un notevole danno all'utenza.

Perché è accaduto?
Nei mesi scorsi Agcom aveva puntato molto sulla delibera che dal 30 giugno avrebbe dovuto radicalmente cambiare il meccanismo dei servizi a valore aggiunto, arrivando al punto di emettere comunicati stampa ancor prima che venisse pubblicata sulla gazzetta ufficiale la delibera. La stessa Autorità aveva dichiarato guerra, informandone adeguatamente la stampa, a chi sembrava utilizzare scorrettamente le numerazioni a valore aggiunto, disponendo ripetute ispezioni presso i titolari delle numerazioni.

Nella partita ad un certo punto è intervenuta anche l'Antitrust, che a partire dal mese di gennaio di quest'anno si è vista attribuire ulteriori competenze in tema di pubblicità ingannevoli e che, a seguito delle segnalazioni di singoli Consumatori, ha cominciato a richiedere spiegazioni agli Operatori titolari delle numerazioni.

Il presupposto da cui era partita l'Autorità (lo stesso da cui partono le Associazioni dei consumatori) è che la maggior parte dei numeri a valore aggiunto fossero utilizzati in realtà ai danni dei consumatori e in modalità frodatoria che il blocco selettivo della chiamata, che si sarebbe potuto riattivare solo con un PIN, avrebbe finalmente limitato questa prassi. Se il presupposto poteva anche essere giusto, le modalità mediatiche di presentazione delle "lagnanze" e le modalità di convincimento dei giudici si sono rivelate errate.

Le Associazioni di consumatori, con una campagna mediatica e con una politica molto aggressiva nei confronti degli operatori telecomunicazioni e di Telecom Italia sia in sede di audizioni di fronte alle Autorità che sulla stampa hanno trascurato la semplice circostanza che il convincimento dell'opinione pubblica non è lo stesso dei Giudici chiamati a pronunciarsi su un ricorso.

Agcom, sposando in pieno la politica delle Associazioni di Consumatori e le proteste veementi che quest'ultime presentavano ad ogni audizione, aveva destato un forte malumore tra gli operatori titolari di numerazioni i quali lamentavano di non riuscire a spiegare all'Autorità che non tutti i numeri a sovrapprezzo erano frutto di frode o di una illecita captazione della volontà del consumatore e che spesso le numerazioni venivano assegnate a soggetti in linea con le previsioni normative.

Sulla sfondo vi era la posizione di Telecom Italia che non si era impegnata ufficialmente né in un senso né in un altro per non turbare la "sensibilità" sindacale delle Associazioni e la suscettibilità dell'Autorità, ritenendo "ufficialmente" non strategico, per usare la terminologia impersonale dei manager, il mercato dei servizi a valore aggiunto che in realtà genera notevoli ritorni economici.

La stessa Telecom Italia (che si è ben guardata dal costituirsi nel giudizio di fronte al TAR) si è affrettata dopo la sentenza a dichiarare che sarebbe stata pronta a recepire dal 30 giugno le indicazioni dell'Autorità.

L'Agcom e le Associazioni dei consumatori non hanno tenuto in considerazione quello che sarebbe potuto succedere, ovvero che sarebbe bastato un solo centro servizi (a fronte dei centinaia che effettivamente lavorano, per usare un eufemismo, in una "zona d'ombra") in grado di dimostrare l'utilità sociale dei servizi a valore aggiunto per mettere in imbarazzo i "fautori" della linea dura.

Fa tuttavia un certo effetto vedere il Tribunale Amministrativo regionale del Lazio accogliere (sia pur in via d'urgenza e per ragioni essenzialmente formali) le ragioni di coloro che nel meccanismo del valore sono considerati l'ultimo anello della catena e che sono stati spesso "demonizzati" come responsabili di attività al limite del lecito.
Il Tar ha fissato al 13 novembre l'udienza sul merito.

Fulvio Sarzana di S.Ippolito Studio Legale Sarzana e Associati

Fonte

 


 

Canone RAI, e ora si parla di abolizione

 

Pubblicato il 13/06/2008

 

Il Canone RAI è a rischio.
La quantità di denaro dei contribuenti che ogni anno confluisce nelle casse della Radiotelevisione di Stato potrebbe diminuire drasticamente, il fiume ininterrotto potrebbe interrompersi, forse persino del tutto. Ieri il senatore del PDL Alessio Butti ha confermato che sta per depositare al Senato una proposta di legge che mira alla riduzione del Canone, una riduzione che per���� non basta agli alleati della Lega, che reclamano l'abolizione.

In particolare la Lega ha presentato una proposta di normativa che potrebbe spazzare via una delle imposte più invise agli italiani. Secondo Davide Caparini, primo firmatario, "il canone di abbonamento della RAI è diventato una vera e propria tassa di possesso sulla televisione, un balzello antiquato ed iniquo che non ha motivo di esistere anche in virtù del maggiore pluralismo indotto dall'ingresso sul mercato di nuovi editori e dell'apporto delle nuove tecnologie".

Su un fronte Caparini e Butti sono d'accordo: sulla enorme quantità di italiani che evadono il canone. Una evasione che in qualche modo viene compresa, se non giustificata, perché avviene a fronte di una "imposta ingiusta, territorialmente e socialmente, anche perché colpisce indiscriminatamente, indipendentemente dal reddito, dall'età e dall'utilizzo, e in particolar modo le fasce più deboli della popolazione". Caparini ha anche tirato fuori un argomento spesso sottaciuto, ossia la natura di imposta del Canone: sancita dalla Corte Costituzionale, significa che deve essere basata sulla capacità contributiva del soggetto e non sul possesso di questo o quell'apparecchio.

Ma non è tutto qui. La RAI è sotto attacco anche sul fronte dei "falsi ispettori RAI" e sulle modalità di riscossione scelte dall'azienda, a detta di Caparini "profondamente lesive dei diritti del cittadino". "La RAI - spiega Caparini - ha sottoscritto una convenzione con l'Amministrazione finanziaria e in particolare con l'Agenzia delle entrate SAT. Che a sua volta subappalta ad una concessionaria. A coloro che hanno cambiato residenza o domicilio o che non hanno mai sottoscritto un abbonamento alla RAI o che hanno effettuato regolare disdetta del canone può capitare di imbattersi in falsi ispettori della RAI che, in modo subdolo e disonesto, tentano di far firmare un impegno alla sottoscrizione di un nuovo abbonamento alla RAI".

Non sono peraltro molto distanti da quelle di Caparini le posizioni di Butti, entrambe raccolte da AdnKronos: a suo dire il canone "è molto elevato". Butti difende il fatto che è una imposta "e come tale va pagata" ma afferma la necessità che venga ridotta.

Più curiose le affermazioni di Butti secondo cui è inaccettabile che "usufruiscano del servizio radiotelevisivo pubblico sia i furbi che non pagano il canone sia i fessi che invece pagano regolarmente e che entrambe le categorie usufruiscano del servizio radiotelevisivo pubblico". Curiose perché, come ben sanno i lettori di Punto Informatico, oggi in Italia nessuno sa ancora dire chi abbia il dovere di pagare il Canone e perché.

Ad ogni modo, l'idea che il canone sia abolito non piace al Partito Democratico. Secondo il senatore Luigi Zanda, già consigliere RAI, "un conto è ipotizzare riduzioni del canone a favore di anziani con basso reddito, perché questo è sicuramente un problema di carattere sociale molto evidente, ma quella del canone RAI non è questione che si possa affrontare con superficialità". A suo dire abolirlo è improponibile perché "per la la tv pubblica esistono precisi e molto limitati tetti di pubblicità che le tv commerciali non hanno". Secondo Zanda è necessario garantire il servizio pubblico ed intervenire semmai sulla qualità dei programmi.

Il problema di fondo, però, rimane sempre quello: chi deve pagare il Canone RAI? E perché? Lo si deve pagare anche se non si ha una televisione ma si utilizza un personal computer? E chi lo dice? Dopo anni di scaricabarile istituzionali dove l'unica certezza è data dal fatto che qualcuno il Canone lo riscuote, si torna a chiedere questa volta in Parlamento una parola definitiva, una chiarezza su quello che è divenuto uno dei grandi misteri italiani.

"Canone Rai anche per un pc? Una domanda semplice, una richiesta elementare di chiarezza che da anni rivolgo ad ogni possibile istituzione competente, senza successo alcuno e che oggi ripropongo con una interrogazione parlamentare depositata insieme al sen. Marco Perduca. Chissà che con una nuova legislatura, un nuovo Governo, un nuovo clima e nuovi ministri non otterrò finalmente una risposta". Così Donatella Poretti, radicale del Partito Democratico, che ha presentato un'interrogazione ai ministeri dello Sviluppo economico e dell'Economia e delle Finanze.

A suo dire "fra rimpalli di responsabilità e l'assenza di qualsiasi conferma ufficiale, migliaia di famiglie sono state oggetto di richieste di pagamento del canone per il solo possesso di un pc o un videofonino, spesso attraverso cartelle esattoriali e provvedimenti di riscossione. Una situazione aggravata dalla disparità di trattamento riservata invece alle oltre 4 milioni di imprese con connessione Internet, e quindi anche di un pc, alle quali il canone non viene richiesto".

Nell'interrogazione parlamentare Poretti e Perduca chiedono di sapere "quali degli apparecchi (...) presuppongono il pagamento del canone di abbonamento: videoregistratore, registratore dvd, computer senza scheda tv con connessione ad Internet, computer senza scheda tv e senza connessione Internet, videofonino, tvfonino, ipod e apparecchi mp3-mp4 provvisti di schermo, monitor a se stante (senza computer annesso), monitor del citofono, modem, decoder, videocamera, macchina fotografica digitale".

Va detto che fino ad oggi le varie realtà istituzionali interpellate - in particolare da ADUC, l'associazione degli utenti e dei consumatori che ha promosso una approfondita inchiesta sul Canone RAI e che ha raccolto più di 200mila firme per la sua abolizione - non hanno mai saputo offrire risposte definitive, spesso per dichiarata incompetenza a decidere e altre volte perché troppo indaffarate per rispondere al quesito. Naturalmente, in caso di abolizione tutti i problemi di comprensione su cosa sia e dove vada il Canone RAI sarebbero superati d'un sol colpo.

 


WiMax e brevetti condivisi: nasce il consorzio OPA (Open Patent Alliance)

 

Pubblicato il 10/06/2008

 

Gettate le basi di un'alleanza fra Big, volta a promuovere lo sviluppo di un mercato WiMax basato su brevetti condivisi e costi sostenibli. Colpo di genio o utopia?

Per i Big del Networking il WiMax è la promessa del futuro. Anzi, del presente. Lo dice il mercato stesso, che attende da tempo e con entusiasmo soluzioni end-to-end che possano soddisfare la crescente richiesta di connettività broadband wireless, con offerte alternative a quelle via Adsl & Co., ma con prezzi analoghi.

Per dare uno scossone ad un processo di implementazione avviato da tempo ma ancora incapace di decollare, sei tra le più importanti società di settore - Alcatel-Lucent, Cisco, Clearwire, Intel, Samsung Electronics e Sprint - hanno dato vita ad una iniziativa destinata ad attirare su di sè i riflettori, tanto del mercato quanto degli organismi internazionali di regolazione.

Si chiama OPA (Open Patent Alliance) ed è il Consorzio volto a promuovere la brevettabilità condivisa - e quindi anche l'interoperabilità - di soluzioni WiMax a costi "prevedibili", attraverso la definizione di modelli di business certi e sostenibili.

Allo stesso tempo, la OPA punta ad arricchire il mercato con una maggiore differenziazione del prodotto, processo sostenibile soltanto su basi brevettuali chiare a e costi non eccessivi.

Il nuovo approccio, quindi, come dichiarato in una nota stampa si focalizzerà su di una «struttura di royalty più competitiva sugli strumenti richiesti per sviluppare prodotti WiMax». In questo senso, le aziende del Consorzio potranno ottenere, condividendole, le licenze sui brevetti direttamente dagli altri provider proprietari a prezzi competitivi.

L'obiettivo finale? Consentire ai produttori di realizzare e commercializzare un ventaglio di servizi e prodotti in tempi rapidi e a costi accettabili, così da poter ipotizzare un consumo di massa per la tecnologia WiMax.

Staremo a vedere la sostenibilità di una alleanza fra titani. Intanto, grande assente resta Qualcomm, che rimane proprietaria di alcuni fra i più importanti brevetti WiMax in ottica 4G.

 


 

Il Politecnico di Valencia batte il record mondiale di trasmissione dati su fibra ottica: rivoluzione in case e uffici?

 

Pubblicato il 30/Fibra05/2008

 

 

I ricercatori del Grupo de Comunicaciones Ópticas y Cuántica dell’istituto iTeam del Politecnico di Valencia, in Spagna, hanno segnato un nuovo record mondiale di velocità di trasmissione dati in fibra ottica, arrivando a un terabit al secondo in un tratto di un chilometro di fibra. Secondo i ricercatori si tratta di un’importantissima scoperta, che andrà a rivoluzione le connessioni domestiche a internet e ad altri servizi multimediali.

Fino ad ora la massima velocità in fibra era arrivata a 220 gigabit al secondo (risultato raggiunto all’università di Stanford). Per arrivare al nuovo record, i ricercatori spagnoli hanno invece utilizzato una nuova tecnica (chiamata “dell’allineamento selettivo”) combinata a dei laser.

Per capire l’importanza della scoperta, basta considerare che utilizzando un chilometro di fibra è possibile, ad esempio, fornire servizi a mille utenti assicurando a ognuno un gigabyte al secondo di trasmissione.

Fonte...

 


 

Verso un accordo per la portabilità del credito sui telefonini

 

Pubblicato il 30/05/2008

 

Il Garante per le telecomunicazioni prevede di convocare a breve gli operatori di telefonia mobile e le associazioni dei consumatori, per fissare un termine entro cui debba essere resa effettiva la portabilità del credito residuo nel passaggio da un gestore all'altro. La prima delibera del Garante a favore della possibilità per i titolari di abbonamenti prepagati che cambiano operatore telefonico di conservare il proprio credito residuo risale addirittura al marzo 2002, a più di sei anni dalla pubblicazione del primo richiamo nessuno dei principali operatori ha aderito alle indicazioni dell' Autorità.

'Oltre che quella del numero, l'operatore deve garantire anche la trasferibilità del credito purché sia stato corrisposto dall'utente', ha confermato l'avvocato Alessandra De Nicolais, che lavora all'ufficio controversie operatori/utenti dell'Agcom, sottolineando che, per essere trasferibile, il credito deve essere stato pagato e non può derivare da promozioni e offerte varie. Le associazioni di consumatori sottolineano che raramente gli utenti passano alle vie legali per recuperare poche decine di euro, e intanto gli operatori continuano ad arricchirsi ingiustamente. Il Garante assicura che proverà a trovare una soluzione intorno al nuovo tavolo promosso fra consumatori e gestori telefonici, ma dopo sei anni i di inerzia è probabile che l'incontro non porti ad alcun risultato.

 


 

AGCOM: approvate due nuove delibere

 

Pubblicato il 21/05/2008

 


Ci sono importanti novità che riguardano le telecomunicazioni italiane. L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, presieduta da Corrado Calabrò, ha approvato due proposte decisive nello stesso giorno: l’una riguarda il riassetto delle frequenze utilizzate per i servizi di telefonia mobile, l’altra il calo delle tariffe di terminazione.

Il problema del riassetto delle frequenze è decisivo perché permette di rendere più efficiente lo spettro radio, offrendo la possibilità di utilizzare le tecnologie di terza generazione, come l’UMTS, nelle bande a 900 MHz, le quali oggi sono a esclusiva disposizione del GMS. Il provvedimento si occupa anche delle frequenze a 2100 MHz UMTS, di proprietà statale a seguito del contenzioso giudiziario relativo a IPSE 2000, un operatore di telefonia mobile che, dopo avere acquistato le frequenze, non ha mai messo all’opera i servizi di telecomunicazione fallendo poco dopo.

Le suddette frequenze saranno assegnate tramite asta alla quale potranno partecipare sia gli operatori già esistenti sul mercato, interessati a occuparsi anche della banda larga, sia operatori nuovi decisi a dedicarsi alla telefonia mobile. Le tariffe di terminazione sono quelle tariffe che gli operatori di telefonia si applicano l’un l’altro per connettere le chiamate sulle rispettive reti e che hanno a che vedere con i prezzi imposti ai consumatori.

La delibera approvata dalla AGCOM permetterà il calo delle suddette tariffe di terminazione, ma solo dopo una consultazione pubblica di trenta giorni e la risposta favorevole della Commissione Europea e dell’Autorità Antitrust. Entrambi questi provvedimenti sono da accogliere con entusiasmo perché da una parte lanciano l’Italia verso un assetto moderno delle frequenze mobili, creano concorrenza per il conseguimento della banda larga a 2100 MHz, e probabilmente abbasseranno i costi delle chiamate.

 







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