Telecom dice no alla fibra nelle case: la ricetta è il
Gpon.
Oscar Cicchetti, direttore Technology & Operations
di Telecom Italia, ha svelato la strategia Telecom per i prossimi anni. Si
punta su Gpon (Gigabit passive optical network) e non l'architettura
point-to-point: scordiamoci la fibra nelle case.
Telecom Italia punta tutto sulla tecnologia Gpon, che aggrega le fibre alla
centralina e quindi non arriva direttamente nelle case. Oscar Cicchetti,
direttore Technology & Operations di Telecom Italia, in una recente
intervista al Corriere delle Comunicazioni ha fatto il quadro della
situazione.
"Il 90/95% sarà con tecnologia Gpon (Gigabit passive optical network, NdR),
che aggrega le fibre alla centralina, ed il 5/10% con tecnologia
point-to-point con una fibra dedicata a ciascun cliente. Il P2P sarà al
servizio di clienti business e del collegamento dei nodi della rete mobile",
ha confermato il dirigente. L'indicazione di massima è che questa soluzione
sia in grado di supportare ogni tipo di servizio di nuova generazione: dal
broadcasting alla web-tv personalizzata e interattiva fino al cloud
computing (Alcatel Lucent, la banda larga a 10 Gbps in casa).
"Nella rete italiana garantisce una velocità media fra 25 e 50 megabit/s.
Useremo un po' tutte le tecnologie a seconda delle situazioni e del mercato.
Ad esempio l'FTTB, il fiber-to-the building, la fibra sino alle cantine
degli edifici: consente velocità fra i 50 e i 100 mega ed è adatto in tutte
le situazioni in cui non si riesce a realizzare i nuovi cablaggi interni
(penso agli edifici vincolati per esempio). Con l’FTTH, la fibra sino agli
appartamenti, arriveremo a 100 megabit/s", ha aggiunto Cicchetti.
Le critiche a questa strategia nel tempo non sono mancate, anche perché la
tecnologia point-to-point non solo è più performante ma anche più adeguata
rispetto alle esigenze future. Telecom però difende strenuamente
l'architettura Gpon "perché è quella che richiede minori investimenti, ha
costi di gestione più bassi ed è a prova di futuro per le sue prestazioni
attuali e prospettiche".
Difficile dare una risposta definitiva alla questione; certo è che al
momento attuale il Gpon complica le possibilità di unbundling. Anche se si
prevede una piccola percentuale point-to-point non bisogna farsi illusioni.
"La differenza di investimenti necessari può arrivare al 70%. Il
point-to-point, poi, ci obbliga a mantenere il permutatore ottico,
perpetuando la polverizzazione delle 10.500 centrali e obbligandoci a costi
di gestione superiori del 50%. È vero, il point-to-point abbisogna di meno
manodopera, ma consuma 10 volte più energia. Meno posti di lavoro, più
inquinamento: è l'equazione del point-to-point. Conviene al Paese? Ripeto,
il Gpon richiede minori investimenti, costa meno, consente di realizzare
reti aperte, ha prestazioni totalmente idonee a soddisfare la domanda di
banda attuale e futura. Pensi che con le tecnologie WDMPon si renderà
disponibile una lambda per cliente che significa molto più di un gigabit/s",
ha confermato Cicchetti al giornalista.
CISCO ha costruito il più
grande e veloce router del mondo:
riesce ad instradare 322 Terabit di dati al secondo.
La
multinazionale degli apparati di rete dice di voler cambiare Internet con il
suo nuovo apparecchio, dotato di capacità senza precedenti per quanto
riguarda l'indirizzamento dei dati. Destinato a pochi clienti con esigenze
molto particolari.
Ci sono aziende che, come Google, pensano a una Internet più veloce ed
efficiente progettando installazioni di nuove linee fisiche in fibra ottica
e chi, al contrario, si concentra sui dispositivi di indirizzamento e
smistamento del traffico di rete. Cisco, che del routing dei bit telematici
ne ha fatto un business multi-miliardario dagli anni '80 in poi, ha appunto
presentato il dispositivo che a dire dell'azienda "cambierà Internet per
sempre".
Al netto del marketing, la nuova - supposta - rivoluzione per
l'infrastruttura di rete è CRS-3, un router capace di instradare la
mostruosa quantità di 322 Terabit di dati al secondo. Obiettivo dichiarato
della nuova strumentazione è quello di rispondere efficacemente e con
soluzioni a prova di futuro alla crescente fame di banda di Internet, in
crescita esponenziale al pari del consumo di risorse e della congestione
sulle connessioni offerte dagli ISP.
Aumenta il consumo di contenuti online ad alto bit rate, i grandi ISP non
riescono a stare dietro alle esigenze dei loro utenti, ed è per questo che
Cisco mette in evidenza le superiori capacità di indirizzamento del suo
nuovo CRS-3, un sistema di routing che nelle parole della multinazionale
sarà capace di fare meraviglie inclusi il download dell'intera collezione di
testi conservati nella Libreria del Congresso statunitense, la gestione di
tutte le sessioni in videoconferenza aperte in contemporanea da ogni singolo
abitante della Cina, il trasferimento in streaming di tutti i film mai
prodotti in meno di 4 minuti.
CRS-3 deriva direttamente dal sistema di routing ad alte prestazioni
commercializzato nel 2004 (CRS-1), ed è capace di raggiungere performance
superiori di tre volte rispetto a quest'ultimo. Ora come allora, i clienti a
cui Cisco si rivolge sono i maggiori ISP del mondo che si trovano a gestire
le backbone delle reti nazionali, un tipo di mercato abbastanza ristretto
(CRS-1 ha finora venduto 5mila unità a 300 diversi acquirenti) ma che ha già
oggi necessità di gestire in maniera più efficace il torrente di bit
richiesto dagli utenti che scaricano e, soprattutto, fruiscono dei contenuti
in streaming (magari in alta definizione) disponibili sul Web.
Il router è attualmente in fase di test nelle centrali di AT&T, il più
grande ISP statunitense e certamente uno dei suddetti clienti che potranno
trarre notevole giovamento dall'installazione della nuova strumentazione.
L'investimento di Cisco nelle tecnologie di rete "fondamentali"
rappresentate da CRS-3 crescerà anche in futuro, mentre a farne le spese
dovrebbero essere i prodotti orientati al consumatore come nel caso delle
stazioni base in WiMax.
Alcuni anni fa Cisco investì nel mercato delle reti wireless di quarta
generazione acquistando gli asset della società Navini Networks, ma
l'interesse del colosso di rete per questo genere di connettività è sempre
stato parecchio opportunista tanto che ora annuncia di volersi focalizzare
sul "cuore delle reti dei nostri consumatori". Che tradotto significa
l'interruzione della vendita delle stazioni di accesso WiMax.
Nokia starebbe valutando la possibilità di
rendere disponibile Ovi Maps anche per Android e Windows Phone 7.
La voce si basa sulle dichiarazioni di
Greig Williams, General Manager di Nokia, che avrebbe affermato che
l’applicazione è destinata a diffondersi su altre piattaforme (sistemi
operativi, ndr).
Al momento si tratta solo di voci, sicuramente la possibilità di utilizzare
Ovi Maps anche su altri smartphone sarebbe una grande novità che avrebbe
avere conseguenza primaria l'aumento della diffusione del navigatore.
di Redazione, 1/3/2010
Buzz, BigG non ama perdere tempo
Mobile
è un servizio free, nuovo di zecca, offerto da BigG. Ci
piace la velocità che contraddistingue Google. Ci sono aziende che
presentano roadmap, annunciano infinite beta prima delle versioni
definitive, fanno passare anni tra il dire e il fare. Di Google
troviamo che sia spiazzante la capacità di stare al passo con il
mercato, di dettare i ritmi. In una conferenza stampa, annunciata a
sorpresa, Bradley Horowitz, vice presidente Google, ha presentato Google Buzz, in aperta concorrenza con il mondo di Twitter e di Facebook... Buzz
crea nuovi modi di comunicare all'interno di Gmail, di condividere
foto, video, aggiornamenti, è personalizzabile come Flicks, ha cinque
particolari funzionalità, assomiglia a Google Reader, permette di fare
cose come con Facebook e Friendfeed, e altro ancora (il video parla
chiaro)... Con la versione Enterprise già nei pensieri. Chi ha tempo
non perda tempo! Google Buzz Mobile, il nuovo servizio Twitter-like, disponibile anche su iPhone, Android e Windows Mobile
A
prima vista il sistema sembra semplicemente proporsi come alternativa a
Twitter, ma in realtà rispetto alla nota piattaforma di micro-blogging
qui si è davanti a qualcosa di più evoluto ed ambizioso. Partiamo in
ogni caso col dire che, al momento, soltanto iPhone, Android e (in
parte) Windows Mobile possono sfruttare Google Buzz in mobilità.
Google
Buzz Mobile permette di inviare messaggi testuali, eventualmente
accompagnati da foto ed altri contenuti multimediali, proprio come si
farebbe con Twitter o con Facebook ed altri social network. In più si
parte avvantaggiati: coloro con i quali si è già avuto un rapporto
tramite Gmail possono essere considerati "amici", ovvero interlocutori
privilegiati, per scambiare post di natura privata. Le conversazioni,
tanto quelle pubbliche che quelle "personali", possono inoltre essere
aggregate non soltanto per tema e "follower", ma anche (e soprattutto)
per località. In termini semplici: un messaggio può essere legato alla
propria posizione, visualizzabile con Google Maps, magari per
condividere l'impressione su di una pizzeria, l'apprezzamento per una
mostra, o più semplicemente per salutare gli amici e far loro conoscere
il punto della città in cui ci si trova.
Allo stesso modo quando
l'utente di Google Buzz Mobile desidera sfogliare i post di vecchi o
nuovi possibili amici può filtrarli per località, e partecipare ad una
discussione con interlocutori che si trovino nei paraggi, così da
procacciarsi l'opportunità di incontrarli direttamente, rinunciando
alla mediazione dello smartphone. Un'ottima strategia per l'acchiappo,
penseranno alcuni; una discreta soluzione per combinare incontri
d'affari, immagineranno altri.
Google Buzz si integra con Gmail
automaticamente, e non richiede configurazioni ad hoc. Le proprie
attività su Twitter, così come le foto pubblicate su Picasa o Flickr,
possono essere importate automaticamente sul nuovo servizio. Se può
aiutarci a comprendere ancora meglio la novità, diamo uno sguardo ai
due video di presentazione proposti di seguito e firmati da Google.
Il
neonato "twitter-gmail-facebook-etc" di Google può essere utilizzato
tramite iPhone e Android accedendo al seguente indirizzo Web
direttamente dal vostro terminale MPC: http://buzz.google.com. Coloro
che posseggono invece un device Windows Mobile dovranno usare Google
Maps 4.0, scaricabile a sua volta da questo URL: http://m.google.com/maps.
Gli
utenti di terminali Symbian e RIM, e tutti gli altri che BigG ha
scordato di citare direttamente nella presentazione del Google Buzz
Mobile, dovranno attendere ancora qualche tempo per poter sfruttare il
servizio.
di Redazione, 12/2/2010
Apple attenta, anche Google prepara il suo tablet
L'invettiva
verbale, documentata anche da Wired, lanciata da Steve Jobs contro
Google, rea di essere entrata in grande stile nel mercato della
telefonia con l'intento non secondario di uccidere l'iPhone, ancora non
ha trovato riscontri effettivi che già per Apple arriva una nuova
brutta notizia. Firmata proprio dal gigante del Web californiano, che
ha messo in mostra – il ruolo di messaggero è toccato a Glen Murphy,
designer di interfacce per il browser e per il sistema operativo Chrome
– un prototipo di tablet multitouch prossimo acerrimo rivale dell'iPad
della Mela morsicata (dallo stesso sito di Wired, intanto, emerge che
la tavoletta appena presentata da Jobs dovrebbe avere la tanto invocata
webcam integrata).
Per
il momento, tornando a Google, siamo alla fase di concept, ma quello
che si ammira in Rete su uno dei siti dedicati agli sviluppatori di
Google – la pagina contenente il video di demo reca tra l'altro la data
del 25 gennaio, due giorni prima dell'evento Apple di San Francisco - è
già qualcosa che fa molto rumore. Potenzialmente tanto quello scatenato
dal debutto in pompa magna della nuova tavoletta multimediale di Apple.
A
bordo di questo dispositivo ci sarebbe Chrome Os in veste di
piattaforma operativa open source, l'accesso diretto all'Android Market
per scaricare le applicazioni on line e a Google Editions per accedere
alla libreria digitale in rampa di lancio in primavera, la suite Google
Docs per lavorare sui documenti di lavoro e anche l'appena annunciato
store virtuale per il download di "add on" software per Google Apps e
Google Mail. Un prodotto multitasking in piena regola, quindi, che ha
tutta l'aria di essere stato pensato – il partner hardware sarebbe
ancora una volta la taiwanese Htc e il processore prescelto potrebbe
essere lo Snapdragon di Qualcomm - per combattere frontalmente con
l'iPad.
Google, fanno notare alcuni addetti ai lavori americani,
ha sempre ipotizzato per Chrome OS un utilizzo focalizzato in chiave
netbook (dove debutterà nel corso dell'anno) ma fin dalle sue prime
apparizioni è stato in effetti accompagnato dalla definizione di
piattaforma eventualmente scalabile su un'ampia varietà di dispositivi.
Tablet pc evidentemente compresi. Le tavolette touch non hanno, oggi,
un mercato di sbocco come quello dei mini pc ma la loro potenzialità di
domanda – proprio perché prodotti dediti a svolgere altre funzioni
(lettori di libri digitali, media center portatili) che non quelle di
un tradizionale pc – è a detta di tutti (o quasi) gli analisti enorme.
Il
fatto che Google, di fatto un'outsider, per quanto illustre, nel
mercato dei computer e dei cellulari, abbia deciso di sfidare le grandi
rivali anche sul fronte dei tablet conferma in toto le grandi velleità
della casa di Mountain View in veste di software vendor, con Android e
Chrome (browser e Os) a fare da punte di diamante. I portavoce della
società non hanno al momento proferito verbo sulle caratteristiche
tecniche e sull'eventuale posizionamento di mercato del tablet, di cui
però in video si possono intuire chiaramente le funzionalità
accessibili attraverso l'interfaccia multitouch.
Dettagli
tecnologici a parte, che comunque segnano la sostanziale differenza di
approccio fra le due aziende (in comune i due tablet hanno il fatto di
essere compatibili con il rispettivo ecosistema di applicazioni), ciò
che desta grande curiosità nella comunità hi-tech è il possibile prezzo
di listino della tavoletta di Google. Costerà al massimo quanto la
versione economica dell'iPad, come malignano i detrattori della nuova
creatura di Steve Jobs?
Nokia Ovi Maps: caratteristiche e telefonini compatibili
Dopo
l'annuncio del colosso finlandese di regalare le Mappe per la
navigazione, ecco l'elenco aggiornato dei terminali che le possono
scaricare, nonché tutte le caratteristiche dei servizi gratuiti offerti
da Nokia.
Telefonini compatibili:
* Nokia X6; * Nokia E52; * Nokia E55; * Nokia E72; * Nokia 6710 Navigator; * Nokia 6730 classic; * Nokia 5800 Navigation Edition; * Nokia 5800 XpressMusic; * Nokia 5230 * Nokia N97 mini; * Nokia N97. Caratteristiche dei servizi gratuiti: * Navigazione veicolare; * Cammino pedonale; * Mappe e aggiornamenti; * Guide agli eventi; * Guide Lonely Planet; * Guide Michelin.
Telecom Italia: connessioni mobile a 28Mbps nel 2009
Le tecnologie HSPA+ di Qualcomm permetteranno a Telecom Italia di presentare sul mercato connessioni mobile a 28Mbps
Telecom Italia
promette
interessanti novità per il prossimo anno: le connessioni mobile a banda
larga potrebbero raggiungere la ragguardevole velocità di 28Mbps in download e 5,7Mbps in upload. L'importante notizia è stata rilasciata dallo stesso operatore in una recente nota stampa.
I nuovi e importanti obiettivi saranno raggiunti attraverso l'utilizzo delle tecnologie
HSPA+ basata su chipset Qualcomm
e
la disponibilità reale sul mercato delle prime soluzioni è stimata per
la metà del prossimo anno. Telecom Italia ipotizza la disponibilità
iniziale di una Data Card per PC in grado di consentire connessioni ad
internet in mobilità ad una velocità pari a 21 Mbps in download (5,7
Mbps in upload), che arriveranno ai 28 Mbps nella seconda parte del
2009.
“Si tratta di un
cambiamento radicale per il mercato della telefonia mobile europeo”
afferma Enrico Salvatori, Senior Vice President e General Manager di
Qualcomm Europe “La nostra tecnologia al servizio di Telecom Italia
abiliterà una nuova generazione di servizi wireless in grado di
ridefinire le caratteristiche del mobile Internet e trasformerà
l’esperienza della navigazione in mobilità”.
Non
sono ancora disponibili dettagli e informazioni in merito alle offerte
commerciali associate a queste nuove soluzioni di connettività. Ciò che
pare evidente è il costante miglioramento prestazionale associato alle
tecnologie mobile: se i 28Mbps promessi fossero reali questo valore
farebbe non poca invidia anche a parecchie connessione domestiche.
Sarebbero
poi da valutare molti altri fattori relativi alla qualità del servizio
e non strettamente legati alla velocità di picco, ciò non toglie che il
miglioramento delle connessioni in ambito mobile è stato enorme negli
ultimi anni e le promesse fatte da Telecom Italia potrebbero rendere
possibili nuovi scenari di servizi online in mobilità.
Il
futuro in questo particolare ambito si prospetta decisamente
articolato: i primi esperimenti legati alle tecnologie LTE fanno
sognare gli utenti mobile, a ciò si devono aggiungere le possibili
evoluzioni legate alle attuali tecnologie Wi-Fi e, si spera, una rapida
diffusione anche nel nostro Paese del servizio WiMax. Proprio in questo
variegato panorama si inseriscono i servizi HSPA e le future HSPA+
proposte dagli operatori telefonici che possono contare su una
capillare ed efficace rete commerciale.
Pubblicato il 29/XII/2008
Google Chrome, c'è la versione definitiva
Chrome esce dalla beta. Il browser di Google lancia il guanto a Mozilla Firefox, Internet Explorer, Opera e Apple Safari.
Il tam-tam mediatico vociferava che Chrome stesse per uscire dalla beta, e così è stato:
Google Chrome è in versione definitiva,
a cento giorni dal debutto.
Marissa Mayer di Google,
durante un intervista concessa a Le Web 08, aveva confermato che Google
stava terminando la fase Beta del suo browser. Il browser di Google va asfidare Mozilla Firefox, Internet Explorer, Opera e Apple Safari.
La roadmap dovrebbe, inoltre, prevedere nella
prima metà 2009 il rilascio delle
versioni Mac e Linuxdi Chrome, per diventare un browser multi piattaforma. La beta è stata utilizzata da 10 milioni di utenti.
Negli ultimi test, nei javascript Firefox ha battuto Chrome, tuttavia il test è stato condotto con una versione di prova e
Webkit, su cui si basa Chrome,
si è dimostrato lo stesso vincente. In precedenti
test
sulle prestazioni di esecuzione JavaScript, riproduzione
Flash, rendering HTML, GoogleChrome batteva tuttii browser rivali: Internet Explorer, Firefox, Opera e Safari.
La sicurezza è affidata a Safe browsing (sul fronte anti
phishing e malware) e alla tecnologia sandbox. In
cantiere sono i feed Rss. Mentre il browser ha migliorato ulteriormente il motore V8 JavaScript
Probabilmente anche Google Chrome, più stabile e veloce (1,4 volte rispetto alla beta), in futuro sarà personalizzabile con gli add-on, proprio come il rivale MozillaFirefox. L'idea degli add-on o estensioni è stata introdotta dal programmatore di Google, Aaron Boodman sul suo blog.
Anche se Google trae i suoi guadagni dal vendere advertising, farà un
add-on per bloccare i pop-up:
gli add-on si occuperanno anche di privacy, controlli parentali e aiuto al download.
Secondo Net application,
Opera ha superato di un soffio Google Chrome, 0,75% a 0,74% (mentre un browser su cinque è Firefox). Ma Cnet, dal suo mini-osservatorio, vede che Google
Chrome sarebbe cresciuto dall'1% di settembre al 3,6% attuale, ai danni soprattutto di Internet Explorer e Apple Safari. Ma, secondo un'indagine condotta da
Cnet sui browser utilizzati dai visitatori del noto sito, emerge che
Google Chromepotrebbe anche essere più diffusodi quanto si creda.
È una frase breve, buttata lì tra le
molte cose dette in materia di contrasto al terrorismo, ma è una frase che sta sollevando enorme attenzione in rete.
A pronunciarla è il ministro dell'Interno
Roberto Maroni che,
stando alle agenzie,
ha dichiarato che per la rete è ormai inevitabile "il controllo sui
dati di tracciamento delle comunicazioni telematiche. Stiamo lavorando
con i gestori per la realizzazione del numero IP unico per ogni utente
della rete, in modo da evitare il rischio di cancellazione e di
impossibilità di utilizzo per diversi mesi".
L'idea di una sorta di
IP univoco,
dunque, sarebbe da legarsi alla data retention e alla necessità di
agevolare le operazioni di indagine e tracciamento che vengono
veicolate sulla massa di dati trattenute di default sulle comunicazioni
degli italiani, vale a dire data e ora di connessione e qualsiasi altro
elemento utile a ricostruire i movimenti online degli utenti, con
l'unica eccezione dei contenuti dei messaggi e dei siti visitati.
Rimane
da vedere, però, in quale modo potrebbe essere realizzato un progetto
di questo tipo "a prova di terroristi e criminali", e in che modo l'IP
di un utente, divenuto univoco, non sia attaccabile dall'esterno per la
perpetrazione di abusi. Si vedrà, intanto ciò che
allarma è il potenziale di controllo sociale che una connessione blindata porterebbe con sé.
NdR:
Ma chi è il consulente del ministro leghista? Lo sanno lor signori che
aggirare questa cervellotica idea italiota è molto facile? Il sistema
è: Netsukuku! Per approfondimenti: http://it.wikipedia.org/wiki/Netsukuku Questa la spiegazione, succinta, tratta dalla wiki: "Netsukuku
è il nome di un sistema di routing sperimentale di tipo peer-to-peer,
sviluppato dal laboratorio FreakNet, nato per costruire una rete
distribuita, anonima e anarchica, non necessariamente separata da
Internet, senza il supporto di alcun server, ISP e di alcuna autorità
centrale."
Pubblicato il 4/XII/2008
3 Italia, "un malato nell’etere italico"
Il
futuro dell'operatore è continuamente messo in discussione, nonostante
gli accordi aziendali e le smentite dei vertici, infatti, gli analisti
ne prevedono lo smembramento.
Questa volta
tocca ai colleghi de Il Sole24Ore portare alla luce un presunto piano
di spartizione messo a punto da TIM e WIND che si aggiudicherebbero gli
asset ad esse maggiormente utili in una sorta di spezzatino cinese in
salsa italica.
Secondo l'inchiesta del
quotidiano economico, dunque, il destino di H3g sarebbe in ogni caso
segnato, in particolare considerando l'incapacità di chiudere un
bilancio in attivo, nonostante le protezioni tariffarie volute in tutti
questi anni dalle Autorità regolamentari ed oggi messe in pericolo
dalla determinazione della Commissione europea nel ridurre fino
all'azzeramento i vantaggi competitivi concessi all'operatore Ad
approfittare della dissoluzione della compagnia sarebbero, quindi, TIM
e WIND.
Se all'ex monopolista farebbero
particolarmente gola gli impianti, le strutture di customer care
e (soprattutto!) le perdite fiscali, la società arancione potrebbe
mostrarsi molto interessata alle licenze UMTS ed all'allettante
portafoglio clienti attualmente posseduti dalla controllata di
H3g.
Dai diretti interessati,
naturalmente, piovono le smentite, eppure il mercato sembra dar ascolto
alle sirene di quanti non credono in una lunga sopravvivenza di 3
Italia in questo contesto economico e con gli standard di
concorrenzialità che l'Europa, presto o tardi, riuscirà ad imporre
anche al nostro riottoso paese.
Pubblicato il 2/XII/2008
Scorporo e reti Ngn, AgCom dà l'ultimatum a Telecom
Il
riassetto della rete fissa avverrà in tempi brevi: Telecom dovrà
rispondere entro l'8 dicembre. L'autorità garante delle comunicazioni
vuole la Super Internet per tutti con offerta all'ingrosso, come per
l'Adsl
Nei giorni scorsi Agcom
(Autorità garante delle comunicazioni) ha chiesto a
Telecom
di
fare "sostanziali integrazioni" agli impegni che quest'ultima ha
presentato, per assicurare l'apertura della rete fissa di accesso.
Il riassetto della rete fissa avverrà in tempi brevi: Telecom dovrà rispondere
entro l'8 dicembre.
La nuova divisione di
Telecom Open Access, nata per offrire un accesso più trasparente alla rete fissa, "viene
ad essere strettamente connessa con le procedure e con le modalità di
funzionamento degli stessi impegni, e pertanto ogni eventuale modifica
di Open Access dovrà essere preventivamente sottoposta alla valutazione
dell'Autorità".
Telecom Italia dovrà aderire a due nuovi strumenti di governance, da istituire con il concorso di tutti gli operatori: "Da
un lato, un organismo assimilabile all'Ota inglese, incaricato di
risolvere le controversie in materia di servizi di accesso alla rete;
dall'altro, un comitato Ngn
[New
generation network, rete di nuova generazione] presieduto dall'Autorità
e con la partecipazione di tutti gli operatori, che proporrà
all'Autorità soluzioni concrete alle problematiche tecniche ed
organizzative del passaggio alle reti di nuova generazione".
E qui si viene al nodo delle Reti Ngn: AgCom ha stabilito che ci sarà un'offerta all'ingrosso
(così come avviene ora con l'Adsl), anche per la fibra: i concorrenti
accederanno alla nuova rete di super banda larga (oltre i 20 Mbit), in
base a un listino con prezzi non liberi, bensì regolamentati dall'Autorità.
Corrado Calabrò aveva spiegato al
settimo
Forum sulle telecomunicazioni: "L'Italia e' in ritardo non solo in termini di diffusione ma anche di qualita' delle
connessioni broad band. Da noi, infatti, come rileva una recente
analisi internazionale, solo il 27% degli utenti dichiara di avere
connessioni con capacita' di banda superiori ai 4 mbps".
A giugno Fastweb
aveva promesso che entro il 2008 offrirà il collegamento a 100 Megabit al secondo a famiglie e imprese
raggiunte dalla sua fibra ottica.
La Camera manda avanti il DDL anti-blog
Pubblicato l'11/11/2008 con aggiornamento dell'ultim'ora
Era il mese di ottobre 2007. Il consiglio dei ministri approvava il cosiddetto "DdL Levi-Prodi", disegno di legge che prevedeva per tutti i blog l'obbligo di registrarsi al
Registro degli Operatori di Comunicazione e la conseguente estensione sulle loro teste dei
reati a mezzo stampa. La notizia, scoperta del giurista
Valentino Spataro e rilanciata da
Punto Informatico, fece scoppiare un
pandemonio. Si scusarono e dissociarono i ministri Di Pietro e Gentiloni, ne rise il
Times, Beppe Grillo pubblicò un
commento di fuoco sul suo blog. Il progetto subì una brusca frenata e dopo un po' le acque si calmarono. Cadde il governo Prodi. Un anno dopo: novembre 2008. Un altro giurista,
Daniele Minotti, si accorge che il progetto di legge
gira di nuovo nelle aule del nostro Parlamento, affidato in sede referente alla commissione Cultura della Camera (DdL C. 1269).
Minotti ne fa una
breve analisi
sul proprio blog, marcando le diversità fra il nuovo testo e quello
precedente. Abbiamo tuttavia alcune differenze di interpretazione.
Diamo insieme un'occhiata ai punti salienti del progetto di Legge per
capire cosa possono aspettarsi i navigatori e i blogger italiani:
Art. 2. (Definizione di prodotto editoriale).
1.
Ai fini della presente legge, per prodotto editoriale si intende
qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di
formazione, di divulgazione o di intrattenimento e destinato alla
pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e
il mezzo con il quale esso viene diffuso.
Qualsiasi blog rientra in questa definizione.
Art. 8. (Attività editoriale sulla rete internet).
1. L'iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione dei soggetti che svolgono attività editoriale sulla rete
internet
rileva anche ai fini dell'applicazione delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa.
3. Sono esclusi dall'obbligo dell'iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione i soggetti che accedono alla rete
internet
o che operano sulla stessa in forme o con prodotti, quali i siti
personali o a uso collettivo, che non costituiscono il frutto di
un'organizzazione imprenditoriale del lavoro.
All'apparenza il comma 3 escluderebbe la maggioranza dei blog dall'obbligo di registrazione e dai correlati rischi legali. Ma
non è così. Ecco alcuni esempi pratici.
Il blog di Beppe Grillo ha una redazione, ha banner pubblicitari, vende prodotti. In parole povere: sia secondo il
Codice Civile, sia secondo la comune interpretazione dell'Agenzia delle Entrate, fa
attività di impresa.
Se il progetto di legge fosse approvato, perciò, Beppe Grillo avrebbe
con tutta probabilità l'obbligo di iscriversi al ROC. Non solo: sarebbe
in questo modo soggetto alle varie pene previste per i reati a mezzo stampa.
Affari suoi, diranno forse alcuni. Eppure non è l'unico a doversi preoccupare. Nella
stessa situazione si troverebbero decine, probabilmente
centinaia di altri ignari blogger.
Infatti: chiunque correda le proprie pubblicazioni con banner,
promozioni, o anche annunci di Google AdSense, secondo la comune interpretazione dell'Agenzia delle Entrate,
fa attività di impresa.
Il ragionamento è semplice. L'apposizione di banner è un'attività pubblicitaria
continuativa
che genera introiti; una prestazione continuativa è un'attività di
impresa; chi fa impresa grazie alle proprie pubblicazioni deve
registrarsi al ROC; chi è registrato al ROC può incorrere nei reati di
stampa. Chi invece è in questa situazione e non si registra al ROC, può
essere denunciato per
stampa clandestina (ricordiamo un
caso recente).
Per quanto in nostra conoscenza, manca ancora un pronunciamento strettamente ufficiale dell'Agenzia delle Entrate (interpello)
se l'uso di qualche banner rientri nelle attività dell'impresa (ma
l'orientamento è piuttosto chiaro: banner = attività lucrosa
continuativa; attività lucrosa continuativa = impresa).
Per
questa ragione, se il progetto di Legge venisse approvato come è ora
proposto, saremmo nel migliore dei casi di fronte ad una legge
passibile di più interpretazioni e quindi potenzialmente molto
pericolosa. Facciamo un esempio di fantasia, ambientato a Paperopoli.
Rockerduck:
"Se non cancelli l'articolo sul tuo blog che parla male di me, ti
trascino in tribunale per diffamazione a mezzo stampa." Paperino: "Ma il mio blog non è una testata!" Rockerduck:
"Però hai un banner pubblicitario, quindi potresti essere un'impresa, e
quindi devi iscriverti al ROC. Anzi, se non togli l'articolo ti
denuncio pure per stampa clandestina." Paperino: "Ok. Sob."
Provate a sostituire "Rockerduck" con "picciotto" e "Paperino" con "cittadino" e il gioco è fatto.
La notizia sul DDL Levi che ho pubblicato lunedì anche su
Punto Informatico sta suscitando parecchie reazioni.
Sul
pezzo ho puntato sull’aspetto di coinvolgimento dei blog, ma è bene
fare una precisazione che mi pare stia sfuggendo a molti.
Nella definizione di “prodotto editoriale” (ovvero coloro che debbono iscriversi al ROC purchè vi sia in qualche modo un introito indotto) non ricadono solo i blog, ma centinaia di migliaia di altri siti internet
con finalità ben differenti da quelle meramente informative: dai siti
che raccolgono barezzette, alle enciclopedie, alle guide online, ai
siti culturali, educativi, formativi, e così via.
Infatti, i siti che pubblicano materiale con finalità di “informazione, formazione, divulgazione, intrattenimento” (art 3 del ddl), sono molti di più che i semplici blog.
Basterebbe
l’uso di qualche banner, o l’uso di quel sito come fonte di guadagno,
per farlo ricadere nella tipologia indicata dal DDL come “prodotto
editoriale” che deve iscriversi al ROC, ha maggiori responsabilità,
maggiori costi, maggiore burocrazia, ed è imputabile per i reati sulla
stampa.
Che
chi produce contenuti online paghi le tasse su ciò che eventualmente
guadagna è corretto. Ma è già così. Che chi produce contenuti online
sia responsabile di ciò che pubblica è corretto. Ma è già così. Che chi
produce contenuti online debba avere sulla propria testa tutte le
aggravanti previste dal codice penale, così come tutti gli adempimenti burocratici degli operatori di comunicazione, lo è molto meno.
In
linea generale, comunque, ciò che mi preoccupa non è tanto
l’improbabile chiusura di mezza blogsfera italiana, quanto piuttosto il
potere intimidatorio che questa legge porta con se. Così come già molte
altre in Italia, buone solo per essere tirate fuori ogni volta che c’è
bisogno di un cavillo legale cui appendersi. Invece che chiarire e
ripulire uno dei corpus normativi più grandi e impenetrabili al mondo -
vero ben godi per i “cavillanti” - si propongono altre leggi fumose e
contestabili che prestano il fianco a pruriti censori.
Questo mi preoccupa.
LS
ps: Suggerisco un’intervista a Valentino di un paio di settimane addietro sull’argomento generale. Molto comunicativa.
WPA, crackato ma non troppo
Più che violare il protocollo WPA, Beck e Tews
hanno invece scovato un modo per decodificare più rapidamente alcune informazioni chiave delle reti
WiFi che utilizzano TKIP,
per poter tentare di introdurre "pacchetti avvelenati" al loro interno.
I due hanno scoperto che i pacchetti ARP - quelli che contengono
indirizzo IP e MAC (Ethernet Media Access Control)
di una delle macchine registrate su un network - possono essere
facilmente intercettati e utilizzati per decifrarne il contenuto. Una volta ottenute queste informazioni,
teoricamente
sarebbe possibile sfruttarle per due principali azioni: fingere di
trovarsi all'interno della rete, in una zona definibile come "trusted"
(affidabile), e dunque rifilare contenuti potenzialmente pericolosi.
Oppure operare un cosiddettoDNS poisoning
all'interno di una rete wireless, inquinando il flusso di pacchetti in
transito con materiale indesiderato. Nessuna violazione della sicurezza
complessiva, ma solo la possibilità di complicare la vita a chi
utilizza il WiFi con del traffico non autorizzato con le modalità di un
attacco DoS.
Il problema affligge ovviamente le reti cifrate con protocollo WEP, di cui esistono
crack completi
che in pochi secondi rendono possibile visualizzarne l'intero
contenuto, e le reti WPA con protocollo TKIP per le chiavi di accesso.
Sono immuni da questo tipo di attacco le reti WPA che utilizzano
AES per la cifratura del contenuto e, ovviamente, le reti che utilizzano il
più recente protocollo
WPA2.
Inoltre, l'attuale attacco - che è bene chiarire non consente la
letture in chiaro di tutto quanto passa sulla rete, ma solo di
inquinarne il contenuto - impiega diversi minuti (almeno 15) per
ottenere una chiave valida: se entro questo intervallo il router fosse
configurato per un rekeying, l'intero attacco risulterebbe di fatto inutile. La cosa poi si fa pure più complicata in presenza di grosso traffico in transito sulla rete WiFi in questione:
l'attacco si concentra essenzialmente sui pacchetti più piccoli
in dimensione che fluiscono tra access point e client, quali appunto
quelli ARP, per i quali è più semplice dedurre il contenuto della
maggior parte dei byte di cui sono composti e tentare di estrapolare il
resto. Il passaggio di una grossa quantità di informazioni in circolo
allunga i tempi poiché riduce il numero di pacchetti analizzabili da
parte di chi tenti l'intrusione. L'attacco di Beck e Tews riguarda
essenzialmente la verifica di integrità dei pacchetti e il checksum
degli stessi effettuati secondo le modalità descritte nel protocollo
TKIP. Quest'ultimo, per garantire retrocompatibilità con alcune
specifiche WEP, risulta per alcuni aspetti meno solido del AES e dunque
più facile preda di exploit. In questo caso, la decodifica
del contenuto è solo parziale e non consente, tanto per fare un
esempio, di avere accesso ad una rete wireless senza l'autorizzazione
del suo amministratore: niente piggybacking, ma solo qualche fastidio secondario. D'altra parte, come
sottolineaArs Technica,
l'attacco di Beck e Tews segna il primo passo
di una probabile sempre maggiore attenzione degli hacker per i
protocolli WPA e TKIP. Consigliabile dunque effettuare rapidamente una
migrazione verso il più aggiornato WPA2, o quantomeno prevedere un
passaggio da TKIP ad AES sul proprio router. Beck e Tews hanno
annunciato che intendono spiegare nel dettaglio la propria scoperta
durante la prossima PacSec Conference, in programma a Tokyo il 12 e il 13 novembre.
Ormai le notizie sull'Antitrust
e sulle condanne agli operatori mobili sono quasi all'ordine del giorno
e denotano uno stato di salute non certo buono del mercato italiano, a
causa di alte tariffe, offerte trabocchetto o pubblicità ingannevoli,
che non fanno sicuramente bene al settore, molto dinamico nel nostro
paese per quanto riguarda la vendita di terminali, ma estremamente
squilibrato e, ahimè, spesso scorretto da parte degli operatori mobili
protagonisti del mercato.
L'ultima
in ordine di tempo riguarda la condanna dell'Authority contro Telecom
Italia, Vodafone, Wind, Tre Italia e Zero9. Tale decisione riguarda uno
spot apparso sul sito Web di Zero9 a partire dallo scorso anno e fino a
marzo di quest'anno, che lasciava intendere – ovviamente non era cosi
-che tutti gli utenti avrebbero potuto inviare 10 sms gratis e ricevere
in maniera altrettanto gratuita, una suoneria. In realtà la pubblicità
nascondeva un abbonamento a 5 euro a settimana, con particolari vincoli
e con modalità di attivazione apparentemente inesistenti. Uno spot
ingannevole che è costato caro alla società, multata per 155 mila euro.
Ma non solo: le compagnie telefoniche sopraccitate sono state
ugualmente sanzionate per avere appoggiato la campagna pubblicitaria
incriminata. Ecco le multe per i quattro gestori: Telecom Italia 315
mila euro, Vodafone 285 mila euro, Wind 265 mila euro e Tre Italia 185
mila euro.
Prima
in Europa, la capitale dell'Olanda permette connessione mobile ai suoi
cittadini, ed entro tre anni la rete sarà estesa a tutto il Paese.
Mentre
in Italia si dovrà attendere l'autunno prima di uscire dalla fase di
sperimentazione, il WiMax in Olanda è già una realtà, per lo meno nel
centro di Amsterdam, dove è stata attivata la prima rete commerciale
WiMax 802.16e (noto come WiMax mobile) nella banda dei 3.5 GHz.
Ad
aver dato il via all'iniziativa è la WorldMax, che si è appoggiata ad
Alcatel-Lucent ed è stata parzialmente finanziata da Intel, in
concorrenza con Kpn, Vodafone e T-Mobile. L'obiettivo è arrivare a
coprire tutto il Paese entro tre anni.
Se
l'avvento del WiMax è una potenziale minaccia per gli operatori di
telefonia mobile, per gli utenti le cose sembrano più rosee: WorldMax
sostiene che per una connessione mobile senza limiti saranno
sufficienti 20 euro al mese.
Emirates,
dopo tanti annunci e una lunga attesa, ha effettuato con successo il
primo volo Mobile dei vettori di linea con un Boeing 777 partito
da Dubai e atterrato nell'aereoporto londinese di Heathrow.
Durante
il volo sono state inviati 100 sms ed effettuate 30 chiamate e secondo
quanto detto dai passeggeri non sono stati avvertiti particolari
disturbi di linea. Il sistema ha funzionato dalla partenza fino
all'arrivo in territorio brittanico dove ancora le leggi vietano
l'utilizzo di sistemi radio mobili in volo.
La
tecnologia mobile diventa operativa solo una volta arrivati all'altezza
di crociera pari a circa 7000 metri per motivi di sicurezza e per non
creare problemi duranti le delicate fasi di partenza e atterraggio.
Attualmente
il 10% della flotta di Emirates possiede questa tecnologia mentre altri
vettori si apprestano a lanciare il servizio, tra cui Ryanair che
vedono forse nel servizio mobile in volo una possibile fonte extra di
entrate.
A
quanto pare le previsioni sull'Internet mobile e sulla sua rapida
ascesa si stanno rivelando reali e le trasformazioni della rete e della
navigazione Web si stanno verificando già in questi anni. Nielsen Mobile
ha pubblicato in questi giorni i dati di una ricerca condotta nel mese
di maggio e relativa agli utenti di diversi paesi del mondo, compresi
gli Stati Uniti d'America, la Gran Bretagna e l'Italia, i tre stati in
cui la navigazione via cellulare è più diffusa.
I
risultati sono molto chiari: il Web mobile supera quello fisso e in
molte aree del pianeta è sorprendentemente presente in maniera decisa.
Subito dopo USA, Regno Unito e Italia, infatti, seguono la Russia, il
Brasile e l'India, con una crescita esponenziale di individui che si
affidano al proprio telefonino per navigare in rete in mobilità. Il
numero totale dei navigatori mobili è stimato in oltre un miliardo, un
dato che continuerà a crescere con la crescita dei servizi Web di
questo tipo. Gli Stati Uniti detengono il primato grazie anche
all'enorme diffusione di tariffe adeguate e di tipo flat, che
consentono agli utenti di restare connessi per tutto il tempo senza
nessun limite, attraverso un canone mensile.
Piani
che non si sono ancora affermati appieno nel nostro paese, anche se
qualcosa sta cambiando. La penisola, però, supera tutti gli altri per
quanto riguarda il numero dei siti visualizzati in media ogni mese,
grazie anche alla scelta da parte dei navigatori mobili italiani di
devices più avanzati in un numero proporzionalmente superiore rispetto
agli altri paesi.
Il
commissario europeo per i diritti dei consumatori ha lanciato
un'iniziativa per chiudere i siti internet che offrono servizi per i
telefoni cellulari come le suonerie, dopo che un'indagine ha rivelato
che la maggior parte di questi sono studiati per spillare soldi ai
malcapitati utenti.
Un'indagine
iniziale del commissario Meglena Kuneva su un totale di 500 siti che
offrono suonerie, wallpaper, notizie o videogiochi per il valore di
centinaia di milioni di euro ha rivelato che l'80% è "ingannevole" per
i consumatori.
"Troppe
persone stanno cadendo vittime di costose sorprese derivanti da
misteriosi conti e abbonamenti di cui vengono a sapere per la prima
volta quando vedono la loro bolletta telefonica", ha detto Kuneva ad una conferenza stampa.
"Urge trasmettere un messaggio in particolare agli adolescenti e ai bambini -- state in guardia".
La
mancata risposta di società come Jamba, che appartiene a News Corp e
VeriSign, Vodafone, Aspiro e Wiking Mobile alle interrogazioni di
Kuneva potrebbe condurre a multe salate o alla chiusura dei loro siti.
Tra le irregolarità riscontrate nel corso delle indagini ci sono la
scarsa chiarezza nelle informazioni sui prezzi, incompleti, riportati
senza l'importo delle tasse, e formato per cui gli utenti non si
accorgevano che stavano sottoscrivendo un abbonamento, la mancanza di
informazioni necessarie per contattare il fornitore del servizio e vari
"importi nascosti", in cui le informazioni chiave erano celate perché
scritte in caratteri piccolissimi o difficili da trovare sul sito,
oppure la scritta "gratis" utilizzata per ingannare gli utenti e far
firmare loro un contratto a lungo termine.
Il
maggior numero di siti controllati ha origine in Inghilterra e
Repubblica Ceca. Quaranta operatori cechi dovranno affrontare
un'ulteriore azione da parte della Ue mentre 39 siti inglesi sono stati
ritenuti fallaci. In altri dieci stati membri -- Danimarca, Spagna,
Cipro, Lettonia, Lituania, Ungheria, Malta, Portogallo, Finlandia e
Svezia -- tutti i siti dovranno affrontare ulteriori investigazioni.
Le
notizie che parlano di ricerca e raccontano progetti e studi, o
descrivono prototipi di tecnologie che forse avremo in futuro, sono le
più avvincenti, perché, in qualche modo, hanno un sapore largamente
fantascientifico, futuristico.
La
Corea ha annunciato oggi i suoi progetti orientati al futuro delle
telecomunicazioni, e ha dichiarato che entro il 2012 sarà leader
indiscussa nel campo della produzione della telefonia, e nello stesso
tempo diventerà leader nel mercato della connettività wireless. Parte
del piano che condurrà il paese asiatico verso questi successi include
un progetto di sviluppo della tecnologia 5G.
Sì esatto, avete capito bene, il piano delle telecomunicazioni coreane
consiste in un investimento di 60miliardi di won (circa 36 milioni di
euro) nei prossimi tre anni, non solo per lo sviluppo e il tentativo di
raggiungere uno standard per la tecnologia 4G, ma anche per
incominciare a porre le basi della tecnologia wireless di generazione
successiva, la quinta.
Bisogna
dire che le prospettive della Corea non sono così irraggiungibili,
visto che attualmente, nel mercato mondiale della telefonia mobile, si
trova al secondo posto, producendo circa 250 milioni di telefonini. Una
spinta alla tecnologia 4G ed eventualmente un corposo contributo alla
tecnologia 5G potrebbero essere le componenti necessarie per una ascesa
di diritto al primo posto della classifica. Ma che cosa significherà la
tecnologia 5G? Che cosa ci dobbiamo aspettare dalle sue funzionalità?
Non ci sono ancora dettagli precisi, ma se le promesse coreane saranno
mantenute il 2012 le nostre domande saranno soddisfatte, i nostri vuoti
colmati.
La Commissione Europea
ha indetto una consultazione pubblica volta ad omologare le varie
legislazioni nazionali regolanti i termini dell'accessibilità alla
rete. La consultazione, resa nota in giornata da Governo.it, sarà
aperta fino al 27 agosto.
L'accessibilità al
World Wide Web
è nel tempo divenuta elemento fondamentale nello sviluppo della rete:
considerata ormai come elemento discriminante, l'accessibilità si è
imposta come punto di discussione primario nella redazione delle regole
che devono governare il futuro di Internet. Anche il Governo ora fa la
sua parte comunicando
sul proprio sito ufficiale l'iniziativa con cui la Commissione Europea
chiede la collaborazione dei cittadini nel tracciare le linee guida di
un corretto legiferare in materia.
«La Commissione europea, ha promosso, il 2 luglio, una consultazione pubblica su "Accessibilità dei siti web e altri strumenti per la e-Accessibilità".
La Commissione invita i cittadini europei ad esprimere la loro opinione
relativamente a ulteriori provvedimenti da adottare per migliorare
l'accessibilità dei siti internet in Europa, a partire da quelli delle
amministrazioni pubbliche. Nel novembre dello scorso anno, infatti, è
stato pubblicato lo studio "MeAC, misurare il progresso della
e-accessibilità in Europa" che valutava in che misura sono rispettate,
negli Stati membri, le linee guida per l'accessibilità dei contenuti
internet stilate dal consorzio del World Wide Web (W3C). Dall'indagine
è emerso che, nonostante i ripetuti inviti da parte dei capi di Stato e
di governo dell'Ue a migliorare la situazione dell'accessibilità dei
siti, conformandosi alle linee guida del W3C, gli utenti disabili continuano a incontrare grandi difficoltà nella fruizione dei contenuti».
La Commissione Europea parte dunque da un dato di fatto: è assodato che, nonostante gli impegni profusi negli anni passati,
l'accessibilità rimanga un problema preminente che necessita di un intervento organico e deciso:
«la Commissione ritiene prioritario il superamento degli ostacoli che,
a tutt'oggi, impediscono a un numero significativo di persone di
accedere a quelle opportunità che tali servizi offrono ai suoi utenti».
Il problema non è tanto nell'assenza di regole, quanto piuttosto
nell'omogeneizzazione delle stesse all'interno dell'Unione Europea.
«La
consultazione prende in esame anche altri ambiti di applicazione della
e-accessibilità per i quali il livello rimane relativamente basso,
nonostante la loro diffusione sia capillare, quali ad esempio gli
apparecchi televisivi o i terminali self-service»: il tutto è disponibile
in lingua inglese sul sito della Commissione. Entro pochi giorni,
annuncia il Governo, sarà disponibile anche una versione in lingua
italiana. La consultazione pubblica rimarrà aperta fino al 27 agosto.
Le
due società forniranno reciproco accesso alle proprie infrastrutture di
rete, per consentire uno sviluppo più rapido della rete di Nuova
Generazione.
L'oggetto dell'accordo tra
Telecom Italia e Fastweb è di natura industriale ed è finalizzato alla condivisione di infrastrutture necessarie per la realizzazione della rete di Nuova Generazione, secondo un modello di collaborazione aperto a tutti gli operatori interessati.
In un Memorandum of Understanding firmato da Oscar Cicchetti, responsabile Direzione Domestic Market Operations di Telecom Italia, e da Stefano Parisi, amministratore delegato di FASTWEB, le due società si impegnano a cooperare :
-
Nella programmazione delle realizzazioni delle infrastrutture civili
destinate alla posa di cavi per lo sviluppo delle rispettive reti in
fibra ottica, come ad esempio i cavidotti lungo le strade, con
l'obiettivo di favorire lo sviluppo delle reti di nuova generazione,
evitando, al contempo, ulteriori duplicazioni infrastrutturali;
- Nello scambio, a condizioni di reciprocità, dei diritti d?uso delle infrastrutture civili;
-
Nello studio e nella sperimentazione congiunti di tecniche innovative
nell'ambito delle infrastrutture civili quali, ad esempio, l?utilizzo
di microtubi di ultima generazione per la posa della fibra ottica.
Grazie a questo importante ed innovativo accordo, Telecom Italia e Fastweb potranno
collaborare efficacemente, per lo sviluppo delle infrastrutture di rete
in un'ottica di ottimizzazione dei tempi e di razionalizzazione dei
costi.
In
merito a indiscrezioni di stampa apparse in data 21 giugno u.s.,
Fastweb e Telecom Italia precisano di non aver firmato ne' discusso
alcun "maxi accordo di 1,7 miliardi di euro" ma di essere pervenute,
grazie al rinnovato spirito di cooperazione, ad una soluzione
conciliativa in merito ad alcune controversie legali e regolatorie che
da tempo vedevano contrapposte le società. Fra le vertenze conciliate si segnalano:
-
la causa per risarcimento danni richiesti da Fastweb per presunti
comportamenti abusivi di Telecom Italia nel mercato della clientela
business (seguente al procedimento A 351 concluso dalla Autorità
garante della concorrenza e del mercato);
-
le vertenze aventi ad oggetto il livello delle tariffe di terminazione
su rete fissa praticate da Fastweb e su rete mobile praticate da
Telecom Italia;
-
la vertenza, pendente presso il Consiglio di Stato, attraverso la quale
Telecom Italia aveva contestato l'aggiudicazione della gara Consip (per la fornitura di servizi di fonia alla Pubblica Amministrazione) a Fastweb;
- la riconciliazione di alcune partite contabili oggetto di contestazione tra le parti.
La
soluzione conciliativa non include le tematiche relative alle
contestazioni giudiziali effettuate da Fastweb nei confronti di Telecom
Italia per il c.d. win-back (tematica in riferimento alla quale è in corso un'istruttoria Antitrust avviata lo scorso ottobre 2007).
Gli
effetti economici della soluzione conciliativa per Telecom Italia
trovano integrale copertura negli appositi accantonamenti a fondo
rischi già stanziati con il bilancio dell'esercizio 2007.
"Siamo impegnati nella realizzazione di una rete di nuova generazione, - dichiara Oscar Cicchetti -
si tratta di un progetto di grande rilevanza per i clienti, per il
mercato, per il Paese che richiede di non disperdere risorse, evitare
inutili duplicazioni delle infrastrutture, accelerare i tempi.
L'accordo con Fastweb va in tale direzione. L?auspicio è che tale
modello di collaborazione venga seguito anche da altri operatori".
Per Stefano Parisi si
tratta di un "accordo molto importante per l'industria delle
telecomunicazioni e dai contenuti fortemente innovativi: per la prima
volta verrà avviata una cooperazione su infrastrutture e competenze per
accelerare la diffusione della banda larga nel paese. Un vero primato
in Europa che dimostra i frutti positivi della concorrenza tra
operatori infrastrutturati e il successo della specificità del caso
italiano".
PARIGI - Per
il web si tratta di una vera e propria rivoluzione. L'Icann, la società
che assegna nomi e numeri identificativi sulla Rete, ha deciso la
liberalizzazione dei domini. Dal prossimo anno un indirizzo internet
dopo il punto potrà finire con qualsiasi parola. E potrà essere
formulato in ogni lingua, dall'arabo al cinese mandarino.
Decisione storica.
Si
tratta di una delle più grandi trasformazioni della Rete negli ultimi
anni. Fino ad oggi le disposizioni dell'Icann permettevano solo domini
legati ai nomi dei paesi (.it, .uk), al commercio (.com) o alle
organizzazioni (.org,.net). Per un totale di circa 250 estensioni.
Grazie a questa decisione, invece, dall'inizio del prossimo anno 1,3
miliardi di utenti Internet potranno comprare un numero illimitato di
indirizzi generici basati su nomi comuni, nomi di compagnie o anche
nomi propri.
Domini infiniti.
In teoria, si potrà creare un numero infinito di domini anche se
occorrerà disporre di specifiche conoscenze tecniche per coniarne uno
nuovo. Il costo, secondo gli esperti, potrebbe arrivare anche ai 10
mila dollari per ciascuno. Per evitare il caos, l'Icann ha comunque
adottato una mozione che prevede la possibilità "di limitare l'abusiva
registrazione di nomi per gli indirizzi web".
L'Icann
subiva da tempo pressioni per una modifica dell'attuale protocollo.
Ebay, il popolare sito di aste on line, è una delle compagnie che ha
chiesto a gran voce la possibilità di poter registrare il proprio
dominio. A beneficiare delle nuove regole saranno ad esempio i comuni
delle grandi città, che potranno registrare domini come .Berlin, .Roma
o .Nyc. A riguardo il comune di Los Angeles ha già raggiunto un accordo
con lo stato asiatico del Laos per poter usare il dominio .La.
L'apertura
dell'Icann ha sorpreso gli operatori del settore, vista la rigidità
dell'organismo. Anche se c'è una buona ragione, visto che nelle casse
dell'Icann, che riscuote una percentuale su ogni registrazione,
entreranno molti più soldi.
Arrivano
le norme per incentivare e agevolare la realizzazione di nuove
infrastrutture di tlc. Nella bozza della manovra economica si annuncia
che «il Governo, nel rispetto delle attribuzioni costituzionali delle
regioni, individua un programma di interventi infrastrutturali nelle
aree sottoutilizzate necessari per facilitare l'adeguamento delle reti
di comunicazione elettronica pubbliche e private all'evoluzione
tecnologica e alla fornitura dei servizi avanzati di informazione e
comunicazione del Paese». Nel programma saranno individuate «le risorse
necessarie che integrano i finanziamenti pubblici, comunitari e privati
allo scopo disponibili». Per il periodo 2007-2013 sono comunque
stanziati 800 milioni di euro a valere sui fondi FAS.
Oltre ai
finanziamenti arriveranno, tramite decreti successivi una mole enorme
di norme tendenti a rendere più veloce le procedure burocratiche per la
realizzazione delle opere legate alle infrastrutture di tlc: «Il
Governo è delegato ad emanare, nel rispetto delle competenze delle
regioni e in coerenza con la normativa comunitaria in materia, entro
dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o
più decreti legislativi volti a definire un quadro normativo
finalizzato alla celere realizzazione delle infrastrutture di
comunicazione elettronica a banda larga».
Il quadro normativo
sopracitato prevede a) una disciplina delle tecniche di finanza di
progetto e di accordo fra il settore pubblico e privato per finanziare
e realizzare, con il concorso del capitale privato, le infrastrutture
nelle aree sottoutilizzate, a condizione che i progetti selezionati
contribuiscano allo sviluppo di un sistema di reti aperto alla
concorrenza nel rispetto dei principi e delle norme comunitarie;
b)
una razionalizzazione e semplificazione della disciplina generale della
concessione dei diritti di passaggio nel rispetto delle norme
comunitarie, abolendo qualunque diritto speciale o esclusivo nella posa
e passaggio delle dorsali in fibra ottica e nell'accesso alla proprietà
privata favorendo e garantendo al tempo stesso l'utilizzazione
condivisa di cavidotti e altre infrastrutture fra i diversi operatori.
c)
definizione di apposite procedure semplificate di inizio attività da
seguire in sostituzione di quelle attualmente previste per il rilascio
dei provvedimenti concessori o autorizzatori di ogni specie e genere
per gli scavi e la posa in opera degli impianti realizzati secondo le
più moderne tecnologie; definizione della durata delle medesime non
superiore a trenta giorni per la approvazione dei progetti preliminari,
comprensivi di quanto necessario per la localizzazione dell'opera
d'intesa con l'ente locale competente; definizione delle procedure
necessarie per la dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità ed
urgenza e per la approvazione del progetto definitivo, la cui durata
non può superare il termine di ulteriori sessanta giorni, con
previsione del silenzio assenso alla scadenza di tale termine;
definizione di termini perentori per la risoluzione delle interferenze
con servizi pubblici e privati, con previsione di responsabilità
patrimoniali in caso di mancata tempestiva risoluzione;
d)
previsione delle opportune modifiche al codice civile favorendo
all'interno dei condomini la posa di cavi ed infrastrutture avanzate di
comunicazione;
e) previsione di un regime agevolato per
l'utilizzo del suolo pubblico che non ostacoli gli investimenti in reti
a banda larga prevedendo, nelle aree sottoutilizzate, la gratuità per
un congruo periodo di tempo dell'utilizzo del suolo pubblico per la
posa di cavi infrastrutture a banda larga; previsione di incentivi
fiscali alla realizzazione di infrastrutture avanzate di comunicazione
nelle nuove costruzioni e urbanizzazioni nonché nei casi di innovazioni
finalizzate alla cablatura in fibra ottica dei condomini e degli
insediamenti residenziali;
f) previsione di interventi che,
nelle aree sottoutilizzate, incentivino la razionalizzazione dell'uso
delle spettro radio al fine di favorire l'accesso radio a larghissima
banda e la completa digitalizzazione delle reti di diffusione, a tal
fine prevedendo il sostegno ad interventi di ristrutturazione dei
sistemi di trasmissione e collegamento anche utilizzati dalla
amministrazioni civili e militari dello Stato, favorendo altresì la
liberazione delle bande di frequenza utili ai sistemi avanzati di
comunicazione;
h) affidamento della realizzazione dei progetti
di cui alla lettera a) mediante gara ad evidenza pubblica nel rispetto
della normativa comunitaria in materia;
Altre norme equiparano
la realizzazione di infrastrutture di tlc a opere di urbanizzazione
primaria, con procedure di autorizzazione semplificate. Per avviare i
lavori da parte delle ditte basterà una denuncia di inizio attività.Per
la posa di fibra ottica gli operatori potranno utilizzare
infrastrutture pubbliche senza oneri. I soggetti pubblici non potranno
opporsi alla installazione nella loro proprietà di reti e impianti
interrati di comunicazione elettronica in fibra ottica, ad eccezione
del caso che si tratti di beni facenti parte del patrimonio
indisponibile dello Stato, delle province e dei comuni e che tale
attività possa arrecare concreta turbativa al pubblico servizio.
L'occupazione e l'utilizzo del suolo pubblico per i fini di cui alla
presente norma non necessita di autonomo titolo abilitativo.
Infine
gli operatoratori di tlc potranno, per la realizzazione degli impianti
di comunicazione elettronica in fibra ottica su immobili di proprietà
privata, non avranno bisogno «di alcuna preventiva richiesta di
utenza».In sostanza potranno entrare nei condomini senza
l’autorizzazzione di tutti i proprietari come avveniva ora, con enormi
ritardi nel cablaggio degli edifici specie nelle grandi città.
C’è
da sottolineare che queste norme di "semplificazione" erano una delle
richieste avanzate dall’Autorità per le Comunicazioni per facilitare le
rete in fibra ottica facenti parte dell’ Ngn, la nuova rete per dare al
Paese la larga banda.
Nell'Unione
europea la telefonia mobile potrebbe cambiare radicalmente modello di
business: il taglio del roaming su chiamate, Sms e dati, potrebbe
essere compensato con l'introduzione di nuove regole
Grandi
cambiamenti potrebbero sconvolgere la telefonia mobile dentro i confini
dell'Unione europea. Finora il commissario europeo alle
Telecomunicazioni Viviane Reding ha speso molto tempo ed energie per
abbassare le tariffe del roaming: l'estate scorsa è avvenuto il taglio
del roaming voce, quest'anno (entro il primo luglio) l'Unione europea,
ormai per la seconda estate consecutiva, interviene per abbassare le
tariffe del roaming Sms. La Ue taglierà i prezzi del roaming Sms con
interventi normativi, se gli operatori mobili non ridurranno le tariffe
degli Sms in roaming entro il 1 luglio.
Ma
a questi tagli del roaming, che fanno sentire gli europei a "casa" (con
tariffe quasi nazionali) anche in altri paesi Ue, l'Unione europea
potrebbe associare un contrappeso, a favore degli operatori di
telefonia mobile. Il taglio delle tariffe roaming, a favore dei
consumatori, potrebbe essere compensato con l'introduzione di nuove
regole, come per esempio far pagare agli utenti anche le chiamate in
ricezione (e non solo quelle in uscita, e cioè le chiamate
effettuate). Il sistema è già in uso negli Stati Uniti e Viviane Reding, interpellata dal Financial Times, non lo esclude: "Perchè no? L'intero mercato è in fase di sviluppo, e così non dovremmo fossilizzarci su regole vecchie di 10 anni".
Gli
operatori di telefonia mobile potrebbero in futuro adottare un nuovo
modello di business. Ridurre i prezzi di sms e Web da cellulare
all'estero, potrebbe alla fine costare salato agli utenti di telefonia
mobile europea, introducendo cambiamenti radicali dei piani tariffari e
soprattutto delle regole. Quest'inverno, a Mobile World Congress di
Barcellona, Gsma si era lamentata degli ultimatum Ue,
perché già gli operatori mobili stavano abbassando i prezzi e il
mercato dei servizi è in crescita. L'intervista della Reding forse
riequilibra la situazione, ma Gsma non si è ancora espressa.
Dopo l'estate, infine, la Commissione Europea pubblicherà le linee guida Ue sulle Tlc, per assicurare un rendimento equo degli investimenti e un'infrastruttura condivisa.
Lo
stop al blocco automatico dei numeri gonfia-bollette, sospeso dal Tar,
continua a minacciare gli utenti di telefonia. L'Authority delle
comunicazione corre ai ripari e alla pubblicità
Slittata la Class Action di sei mesi e sospeso lo stop al blocco dei numeri a sovrapprezzo, i numeri delle truffe e dei raggiri telefonici (144, 166 eccetera) continuano a costituire una
minaccia
alle bollette degli utenti. Ma l'AgCom risponde allla sospensione del
Tar: il blocco automatico delle chiamate verso i servizi a sovrapprezzo
sarà attivato dal primo ottobre.
"Il
provvedimento si è reso necessario a seguito della recente ordinanza
del Tar del Lazio che ha sospeso il precedente sbarramento che era
fissato per il prossimo 1° luglio", sottolinea una nota del Garante.
L'AgCom
scopre inoltre il bello della pubblicità: darà vita a una pervasiva e
tempestiva campagna informativa (spot televisivi, annunci sulla stampa
e sui siti web, comunicazioni in bolletta, opuscoli eccetera) "al fine di stroncare il fenomeno dell'addebito di traffico truffaldino nelle bollette telefoniche".
Gli utenti possono comunque anticipare fin d'ora il blocco, chiedendolo espressamente al proprio operatore di telefonia fissa.
La
prima Class action di Altroconsumo avrebbe voluto colpire Telecom
Italia per l'annosa e truffaldina vicedenda delle bollette gonfiate. Ma il rinvio a gennaio
deciso dal Governo Berlusconi, per dar tempo al Parlamento di
revisionare una legge imperfetta, ha fatto saltare l'azione collettiva.
Per ora, ma anche senza una imminente class action, i consumatori hanno
finalmente trovato
sponda nell'AgCom contro le bollette gonfiate.
Roma - 899, 144, 166 e soci tirano un sospiro di sollievo: il TAR del Lazio ha infatti deciso di sospendere la decisione dell'Autorità per le Garanzie nelle Telecomunicazioni con cui era stato imposto il
blocco automatico
all'accesso ai numeri legati ai servizi TLC a sovrapprezzo. L'ordinanza
accoglie le proteste di alcuni operatori, ma getta benzina sul falò
delle lagnanze dei consumatori.
Le compagnie telefoniche si stavano già attrezzando:
Telecom Italia aveva già
annunciato
che da oggi al 30 giugno sarebbe stato introdotto il servizio di
Disabilitazione Permanente Standard, che avrebbe impedito agli utenti
la composizione di determinati numeri gonfiabolletta (anche se con numerose eccezioni), salvaguardandone il portafoglio. Il tutto era conforme a quanto
stabilito dall'Authority TLC in materia di numeri a sovrapprezzo, a cui l'utente doveva poter accedere solo dopo averne fatto richiesta.
La
decisione del TAR accoglie dunque le proteste e le denunce di alcuni
operatori che ritenevano di essere danneggiati dal provvedimento
dell'Autorità presieduta da Corrado Calabrò. Secondo la giustizia
amministrativa, l'argomento merita un'ulteriore analisi, ritenendo che
"la delicatezza delle questioni dedotte ne impone un approfondimento in
sede di cognizione di merito, dovendosi, medio tempore, ricorrendo il
presupposto del pregiudizio grave e irreparabile, anche in ragione
dell'inadeguata informazione agli utenti sull'operatività del
meccanismo del silenzio-assenso, sospendere la impugnata delibera n.
97/08/CONS nella parte in cui prevede l'attivazione del blocco
automatico delle numerazioni per servizi a sovrapprezzo nei confronti
degli abbonati che non abbiano manifestato una diversa scelta entro il
31 maggio 2008". A questo scopo il TAR ha già fissato al 13 novembre la
prossima udienza.
Non
mancano le reazioni sull'ordinanza. L'Authority delle Comunicazioni ha
comunicato di volerla valutare "sia ai fini della presentazione
dell'appello al Consiglio di Stato" sia per "tutelare senza dilazioni
le famiglie dal rischio di una spesa telefonica fuori controllo", ma precisa che il blocco non è abolito:
"La parte della deliberazione che riguarda l'attivazione su richiesta
degli utenti del blocco permanente gratuito non è stata sospesa" e di
conseguenza, "tutti gli utenti possono in ogni momento richiedere al
proprio operatore telefonico il blocco gratuito". L'ordinanza del TAR
cambia in sostanza le regole per l'attivazione del blocco, che fino a
nuovo ordine dovrà essere richiesto esplicitamente dal titolare
dell'utenza.
Anche le associazioni di difesa dei consumatori non hanno tardato a far sentire la propria voce:
ADOC
dichiara che l'ordinanza del TAR "è una decisione gravissima e grave è
stato anche il ricorso al TAR da parte degli operatori dei servizi",
mentre per ADUC
"gli utenti continueranno a subire e il caos continuerà. Il problema
dei numeri truffa, dai 144 degli anni '90 fino agli attuali 899 è, come
i rifiuti di Napoli, l'emblema dello sfascio in cui versa il sistema
Italia".
E in merito alle necessità di approfondimento citate nell'ordinanza, il
Movimento Difesa del Cittadino
annuncia: "Non si comprende davvero quali altre verifiche debba fare in
questi mesi il TAR. Non bastano le centinaia di migliaia di utenti
truffati in questi anni, con conseguenti procedimenti per truffa a
carico dei gestori di questi servizi a pagamento. Faremo avere nei
prossimi giorni al TAR i pacchi delle migliaia di bollette contestate
in questi anni. Forse così i giudici si faranno una idea delle truffe
consumate e che con la loro sospensiva saranno ancora possibili nei
prossimi mesi".
Il parere del giurista
Cosa sono i servizi telefonici a valore aggiunto? I
cosiddetti "numeri telefonici a valore aggiunto" sono numeri telefonici
speciali destinati alla vendita di servizi professionali, chiamando i
quali viene addebitata all'utente chiamante una tariffa telefonica
superiore a quella usuale, parte della quale viene restituita
all'Azienda erogatrice del servizio. Gli
usi delle numerazioni a valore aggiunto sono innumerevoli: dalla
cartomanzia ai servizi di previsione dei numeri del lotto, ai servizi
di prenotazione di molte compagnie aeree o tour operator, a servizi di
pubblica utilità (ad esempio telefoni di aiuto a tossicodipendenze).
Nei
casi limite, le numerazioni a valore aggiunto vengono utilizzate per
"ingannare" il consumatore con i cosidetti dialers o con servizi
"adult".
Come funziona il mercato dei servizi a valore aggiunto? I soggetti professionali coinvolti nella vendita di tali servizi sono necessariamente tre: -
1) Il titolare della numerazione, ovvero l'operatore di
telecomunicazioni che richiede al Ministero delle comunicazioni la
concessione in uso delle numerazioni a valore aggiunto ( i numeri 892
etc ); -
2) I fornitori di servizi a pagamento chiamati comunemente centri
servizi ( ad esempio i webmaster dei siti erotici, le compagnie Aeree,
i centri di telemedicina) che richiedono all' operatore titolare della
numerazione di potere utilizzare tali numeri nei contesti più svariati. -
3) l'operatore telefonico ( Telecom Italia) che permette tramite le
proprie reti, la chiamata all'utente finale e che poi invia la bolletta
al proprio cliente con la fatturazione dei servizi a valore aggiunto.
Il
meccanismo di business avviene generalmente in questo modo: l'operatore
di telefonia fissa, ovvero Telecom Italia, riscuote quanto speso
dall'utente finale direttamente tramite bolletta telefonica e riversa
all'operatore titolare della numerazione il corrispettivo incassato
sulla chiamata per intero; contemporaneamente fattura una quota
relativa ai suoi servizi, che l'operatore paga secondo termini
contrattuali.
L'operatore
titolare delle numerazioni poi riconoscerà a chi predispone il servizio
(c.d. centro servizi o content provider ) un corrispettivo in base al
traffico effettuato dagli utenti che hanno usufruito dei servizi.
Infatti
l'operatore titolare delle numerazioni è legato ad ogni Content
Provider da un rapporto contrattuale che garantisce a quest'ultimo un
corrispettivo in base ai minuti di traffico e/o al numero di chiamate a
seguito dei quali l'utente finale ha usufruito dei servizi predisposti
dal Content Provider.
Cosa è accaduto davanti al TAR? Ad
impugnare la delibera 97/08/CONS non sono stati né gli operatori di
telecomunicazioni titolari delle numerazioni né Telecom Italia ma un
gruppo di centri servizi (dunque l'ultimo anello della catena) (in
piena autonomia? Su input si soggetti terzi?) che hanno reagito ad un
provvedimento che a loro dire li escluderebbe dal mercato senza che
fosse stato adeguatamente concesso dall'Autorità un termine per
informare adeguatamente i propri clienti.
Fra
di loro vi sono soggetti che hanno presentato ai giudici amministrativi
servizi che hanno tutta l'aria di essere di rilevante utilità, quali
servizi di assistenza medica a distanza o comunque perfettamente
leciti, quali i servizi di tele prenotazione di tour operator e che
avrebbero effettivamente generato un notevole danno all'utenza.
Perché è accaduto? Nei
mesi scorsi Agcom aveva puntato molto sulla delibera che dal 30 giugno
avrebbe dovuto radicalmente cambiare il meccanismo dei servizi a valore
aggiunto, arrivando al punto di emettere comunicati stampa ancor prima
che venisse pubblicata sulla gazzetta ufficiale la delibera. La stessa
Autorità aveva dichiarato guerra, informandone adeguatamente la stampa,
a chi sembrava utilizzare scorrettamente le numerazioni a valore
aggiunto, disponendo ripetute ispezioni presso i titolari delle
numerazioni.
Nella
partita ad un certo punto è intervenuta anche l'Antitrust, che a
partire dal mese di gennaio di quest'anno si è vista attribuire
ulteriori competenze in tema di pubblicità ingannevoli e che, a seguito
delle segnalazioni di singoli Consumatori, ha cominciato a richiedere
spiegazioni agli Operatori titolari delle numerazioni.
Il
presupposto da cui era partita l'Autorità (lo stesso da cui partono le
Associazioni dei consumatori) è che la maggior parte dei numeri a
valore aggiunto fossero utilizzati in realtà ai danni dei consumatori e
in modalità frodatoria che il blocco selettivo della chiamata, che si
sarebbe potuto riattivare solo con un PIN, avrebbe finalmente limitato
questa prassi. Se il presupposto poteva anche essere giusto, le
modalità mediatiche di presentazione delle "lagnanze" e le modalità di
convincimento dei giudici si sono rivelate errate.
Le
Associazioni di consumatori, con una campagna mediatica e con una
politica molto aggressiva nei confronti degli operatori
telecomunicazioni e di Telecom Italia sia in sede di audizioni di
fronte alle Autorità che sulla stampa hanno trascurato la semplice
circostanza che il convincimento dell'opinione pubblica non è lo stesso
dei Giudici chiamati a pronunciarsi su un ricorso.
Agcom,
sposando in pieno la politica delle Associazioni di Consumatori e le
proteste veementi che quest'ultime presentavano ad ogni audizione,
aveva destato un forte malumore tra gli operatori titolari di
numerazioni i quali lamentavano di non riuscire a spiegare all'Autorità
che non tutti i numeri a sovrapprezzo erano frutto di frode o di una
illecita captazione della volontà del consumatore e che spesso le
numerazioni venivano assegnate a soggetti in linea con le previsioni
normative.
Sulla
sfondo vi era la posizione di Telecom Italia che non si era impegnata
ufficialmente né in un senso né in un altro per non turbare la
"sensibilità" sindacale delle Associazioni e la suscettibilità
dell'Autorità, ritenendo "ufficialmente" non strategico, per usare la
terminologia impersonale dei manager, il mercato dei servizi a valore
aggiunto che in realtà genera notevoli ritorni economici.
La
stessa Telecom Italia (che si è ben guardata dal costituirsi nel
giudizio di fronte al TAR) si è affrettata dopo la sentenza a
dichiarare che sarebbe stata pronta a recepire dal 30 giugno le
indicazioni dell'Autorità.
L'Agcom
e le Associazioni dei consumatori non hanno tenuto in considerazione
quello che sarebbe potuto succedere, ovvero che sarebbe bastato un solo
centro servizi (a fronte dei centinaia che effettivamente lavorano, per
usare un eufemismo, in una "zona d'ombra") in grado di dimostrare
l'utilità sociale dei servizi a valore aggiunto per mettere in
imbarazzo i "fautori" della linea dura.
Fa
tuttavia un certo effetto vedere il Tribunale Amministrativo regionale
del Lazio accogliere (sia pur in via d'urgenza e per ragioni
essenzialmente formali) le ragioni di coloro che nel meccanismo del
valore sono considerati l'ultimo anello della catena e che sono stati
spesso "demonizzati" come responsabili di attività al limite del lecito. Il Tar ha fissato al 13 novembre l'udienza sul merito.
Fulvio Sarzana di S.Ippolito Studio Legale Sarzana e Associati
Il Canone RAI è a rischio. La
quantità di denaro dei contribuenti che ogni anno confluisce nelle
casse della Radiotelevisione di Stato potrebbe diminuire drasticamente,
il fiume ininterrotto potrebbe interrompersi, forse persino del tutto.
Ieri il senatore del PDL Alessio Butti ha confermato che sta per
depositare al Senato una proposta di legge che mira alla riduzione del
Canone, una riduzione che per���� non basta agli alleati della Lega, che
reclamano l'abolizione.
In
particolare la Lega ha presentato una proposta di normativa che
potrebbe spazzare via una delle imposte più invise agli italiani.
Secondo Davide Caparini, primo firmatario, "il canone di abbonamento
della RAI è diventato una vera e propria tassa di possesso sulla
televisione, un balzello antiquato ed iniquo che non ha motivo di
esistere anche in virtù del maggiore pluralismo indotto dall'ingresso
sul mercato di nuovi editori e dell'apporto delle nuove tecnologie".
Su
un fronte Caparini e Butti sono d'accordo: sulla enorme quantità di
italiani che evadono il canone. Una evasione che in qualche modo viene
compresa, se non giustificata, perché avviene a fronte di una "imposta
ingiusta, territorialmente e socialmente, anche perché colpisce
indiscriminatamente, indipendentemente dal reddito, dall'età e
dall'utilizzo, e in particolar modo le fasce più deboli della
popolazione". Caparini ha anche tirato fuori un argomento spesso
sottaciuto, ossia la natura di imposta del Canone: sancita dalla Corte
Costituzionale, significa che deve essere basata sulla capacità
contributiva del soggetto e non sul possesso di questo o
quell'apparecchio.
Ma
non è tutto qui. La RAI è sotto attacco anche sul fronte dei "falsi
ispettori RAI" e sulle modalità di riscossione scelte dall'azienda, a
detta di Caparini "profondamente lesive dei diritti del cittadino". "La
RAI - spiega Caparini - ha sottoscritto una convenzione con
l'Amministrazione finanziaria e in particolare con l'Agenzia delle
entrate SAT. Che a sua volta subappalta ad una concessionaria. A coloro
che hanno cambiato residenza o domicilio o che non hanno mai
sottoscritto un abbonamento alla RAI o che hanno effettuato regolare
disdetta del canone può capitare di imbattersi in falsi ispettori della
RAI che, in modo subdolo e disonesto, tentano di far firmare un impegno
alla sottoscrizione di un nuovo abbonamento alla RAI".
Non
sono peraltro molto distanti da quelle di Caparini le posizioni di
Butti, entrambe raccolte da AdnKronos: a suo dire il canone "è molto
elevato". Butti difende il fatto che è una imposta "e come tale va
pagata" ma afferma la necessità che venga ridotta.
Più
curiose le affermazioni di Butti secondo cui è inaccettabile che
"usufruiscano del servizio radiotelevisivo pubblico sia i furbi che non
pagano il canone sia i fessi che invece pagano regolarmente e che
entrambe le categorie usufruiscano del servizio radiotelevisivo
pubblico". Curiose perché, come ben sanno i lettori di Punto
Informatico, oggi in Italia nessuno sa ancora dire chi abbia il dovere
di pagare il Canone e perché.
Ad
ogni modo, l'idea che il canone sia abolito non piace al Partito
Democratico. Secondo il senatore Luigi Zanda, già consigliere RAI, "un
conto è ipotizzare riduzioni del canone a favore di anziani con basso
reddito, perché questo è sicuramente un problema di carattere sociale
molto evidente, ma quella del canone RAI non è questione che si possa
affrontare con superficialità". A suo dire abolirlo è improponibile
perché "per la la tv pubblica esistono precisi e molto limitati tetti
di pubblicità che le tv commerciali non hanno". Secondo Zanda è
necessario garantire il servizio pubblico ed intervenire semmai sulla
qualità dei programmi.
Il
problema di fondo, però, rimane sempre quello: chi deve pagare il
Canone RAI? E perché? Lo si deve pagare anche se non si ha una
televisione ma si utilizza un personal computer? E chi lo dice? Dopo
anni di scaricabarile istituzionali dove l'unica certezza è data dal
fatto che qualcuno il Canone lo riscuote, si torna a chiedere questa
volta in Parlamento una parola definitiva, una chiarezza su quello che
è divenuto uno dei grandi misteri italiani.
"Canone
Rai anche per un pc? Una domanda semplice, una richiesta elementare di
chiarezza che da anni rivolgo ad ogni possibile istituzione competente,
senza successo alcuno e che oggi ripropongo con una interrogazione
parlamentare depositata insieme al sen. Marco Perduca. Chissà che con
una nuova legislatura, un nuovo Governo, un nuovo clima e nuovi
ministri non otterrò finalmente una risposta". Così Donatella Poretti,
radicale del Partito Democratico, che ha presentato un'interrogazione
ai ministeri dello Sviluppo economico e dell'Economia e delle Finanze.
A
suo dire "fra rimpalli di responsabilità e l'assenza di qualsiasi
conferma ufficiale, migliaia di famiglie sono state oggetto di
richieste di pagamento del canone per il solo possesso di un pc o un
videofonino, spesso attraverso cartelle esattoriali e provvedimenti di
riscossione. Una situazione aggravata dalla disparità di trattamento
riservata invece alle oltre 4 milioni di imprese con connessione
Internet, e quindi anche di un pc, alle quali il canone non viene
richiesto".
Nell'interrogazione
parlamentare Poretti e Perduca chiedono di sapere "quali degli
apparecchi (...) presuppongono il pagamento del canone di abbonamento:
videoregistratore, registratore dvd, computer senza scheda tv con
connessione ad Internet, computer senza scheda tv e senza connessione
Internet, videofonino, tvfonino, ipod e apparecchi mp3-mp4 provvisti di
schermo, monitor a se stante (senza computer annesso), monitor del
citofono, modem, decoder, videocamera, macchina fotografica digitale".
Va
detto che fino ad oggi le varie realtà istituzionali interpellate - in
particolare da ADUC, l'associazione degli utenti e dei consumatori che
ha promosso una approfondita inchiesta sul Canone RAI e che ha raccolto
più di 200mila firme per la sua abolizione - non hanno mai saputo
offrire risposte definitive, spesso per dichiarata incompetenza a
decidere e altre volte perché troppo indaffarate per rispondere al
quesito. Naturalmente, in caso di abolizione tutti i problemi di
comprensione su cosa sia e dove vada il Canone RAI sarebbero superati
d'un sol colpo.
Gettate
le basi di un'alleanza fra Big, volta a promuovere lo sviluppo di un
mercato WiMax basato su brevetti condivisi e costi sostenibli. Colpo di
genio o utopia?
Per i Big del Networking il
WiMax
è la promessa del futuro. Anzi, del presente. Lo dice il mercato
stesso, che attende da tempo e con entusiasmo soluzioni end-to-end che
possano soddisfare la crescente richiesta di connettività broadband wireless, con offerte alternative a quelle via Adsl & Co., ma con prezzi analoghi.
Per
dare uno scossone ad un processo di implementazione avviato da tempo ma
ancora incapace di decollare, sei tra le più importanti società di
settore - Alcatel-Lucent,
Cisco,
Clearwire,
Intel,
Samsung Electronics e
Sprint
- hanno dato vita ad una iniziativa destinata ad attirare su di sè i
riflettori, tanto del mercato quanto degli organismi internazionali di
regolazione.
Si chiama OPA (Open Patent Alliance) ed è il Consorzio volto a promuovere la
brevettabilità condivisa
- e quindi anche l'interoperabilità - di soluzioni WiMax a costi
"prevedibili", attraverso la definizione di modelli di business certi e
sostenibili.
Allo stesso tempo, la OPA punta ad arricchire il mercato con una maggiore
differenziazione del prodotto, processo sostenibile soltanto su basi brevettuali chiare a e costi non eccessivi.
Il
nuovo approccio, quindi, come dichiarato in una nota stampa si
focalizzerà su di una «struttura di royalty più competitiva sugli
strumenti richiesti per sviluppare prodotti WiMax». In questo senso, le
aziende del Consorzio potranno ottenere, condividendole, le licenze sui
brevetti direttamente dagli altri provider proprietari a prezzi competitivi.
L'obiettivo
finale? Consentire ai produttori di realizzare e commercializzare un
ventaglio di servizi e prodotti in tempi rapidi e a costi accettabili, così da poter ipotizzare un consumo di massa per la tecnologia WiMax.
Staremo a vedere la sostenibilità di una alleanza fra titani. Intanto, grande assente resta
Qualcomm, che rimane proprietaria di alcuni fra i più importanti brevetti WiMax in ottica 4G.
I ricercatori del Grupo de Comunicaciones Ópticas y Cuántica dell’istituto
iTeam
del Politecnico di Valencia, in Spagna, hanno segnato un nuovo record
mondiale di velocità di trasmissione dati in fibra ottica, arrivando a
un terabit al secondo in un tratto di un chilometro di fibra. Secondo i
ricercatori si tratta di un’importantissima scoperta, che andrà a
rivoluzione le connessioni domestiche a internet e ad altri servizi
multimediali.
Fino ad ora la
massima velocità in fibra era arrivata a 220 gigabit al secondo
(risultato raggiunto all’università di Stanford). Per arrivare al nuovo
record, i ricercatori spagnoli hanno invece utilizzato una nuova
tecnica (chiamata “dell’allineamento selettivo”) combinata a dei laser.
Per
capire l’importanza della scoperta, basta considerare che utilizzando
un chilometro di fibra è possibile, ad esempio, fornire servizi a mille
utenti assicurando a ognuno un gigabyte al secondo di trasmissione.
Il
Garante per le telecomunicazioni prevede di convocare a breve gli
operatori di telefonia mobile e le associazioni dei consumatori, per
fissare un termine entro cui debba essere resa effettiva la portabilità
del credito residuo nel passaggio da un gestore all'altro. La prima
delibera del Garante a favore della possibilità per i titolari di
abbonamenti prepagati che cambiano operatore telefonico di conservare
il proprio credito residuo risale addirittura al marzo 2002, a più di
sei anni dalla pubblicazione del primo richiamo nessuno dei principali
operatori ha aderito alle indicazioni dell' Autorità.
'Oltre
che quella del numero, l'operatore deve garantire anche la
trasferibilità del credito purché sia stato corrisposto dall'utente',
ha confermato l'avvocato Alessandra De Nicolais, che lavora all'ufficio
controversie operatori/utenti dell'Agcom, sottolineando che, per essere
trasferibile, il credito deve essere stato pagato e non può derivare da
promozioni e offerte varie. Le associazioni di consumatori sottolineano
che raramente gli utenti passano alle vie legali per recuperare poche
decine di euro, e intanto gli operatori continuano ad arricchirsi
ingiustamente. Il Garante assicura che proverà a trovare una soluzione
intorno al nuovo tavolo promosso fra consumatori e gestori telefonici,
ma dopo sei anni i di inerzia è probabile che l'incontro non porti ad
alcun risultato.
Ci
sono importanti novità che riguardano le telecomunicazioni italiane.
L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, presieduta da Corrado
Calabrò, ha approvato due proposte decisive nello stesso giorno: l’una
riguarda il riassetto delle frequenze utilizzate per i servizi di
telefonia mobile, l’altra il calo delle tariffe di terminazione.
Il
problema del riassetto delle frequenze è decisivo perché permette di
rendere più efficiente lo spettro radio, offrendo la possibilità di
utilizzare le tecnologie di terza generazione, come l’UMTS, nelle bande
a 900 MHz, le quali oggi sono a esclusiva disposizione del GMS. Il
provvedimento si occupa anche delle frequenze a 2100 MHz UMTS, di
proprietà statale a seguito del contenzioso giudiziario relativo a IPSE
2000, un operatore di telefonia mobile che, dopo avere acquistato le
frequenze, non ha mai messo all’opera i servizi di telecomunicazione
fallendo poco dopo.
Le
suddette frequenze saranno assegnate tramite asta alla quale potranno
partecipare sia gli operatori già esistenti sul mercato, interessati a
occuparsi anche della banda larga, sia operatori nuovi decisi a
dedicarsi alla telefonia mobile. Le tariffe di terminazione sono quelle
tariffe che gli operatori di telefonia si applicano l’un l’altro per
connettere le chiamate sulle rispettive reti e che hanno a che vedere
con i prezzi imposti ai consumatori.
La
delibera approvata dalla AGCOM permetterà il calo delle suddette
tariffe di terminazione, ma solo dopo una consultazione pubblica di
trenta giorni e la risposta favorevole della Commissione Europea e
dell’Autorità Antitrust. Entrambi questi provvedimenti sono da
accogliere con entusiasmo perché da una parte lanciano l’Italia verso
un assetto moderno delle frequenze mobili, creano concorrenza per il
conseguimento della banda larga a 2100 MHz, e probabilmente
abbasseranno i costi delle chiamate.