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iPhone
sconfitto tra cinque anni, parola di Kaspersky
Eugene Kaspersky, fondatore di Kaspersky Lab, è convinto che nel mercato mobile sopravvivranno solo Android e Symbian poiché open source. iPhone al massimo conquisterà una piccola nicchia di mercato se non cambia registro. L'iPhone
è destinato all'estinzione in poco meno di cinque anni
se non consentirà agli
sviluppatori un
più libero accesso al codice. Le parole di Eugene Kaspersky, fondatore e
AD di Kaspersky Lab, sono rimbalzate online come un fulmine a ciel
sereno. Oggi, durante un'intervista con la testata PC Advisor, presso la
conferenza InfoSec, il guru della sicurezza informatica ha decretato il
destino dell'iPhone. A suo parere delle attuali cinque piattaforme
software esistenti solo Android e Symbian sono destinate ad andare oltre
il 2015. Eugene Kaspersky
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Telefonino, cellulare,
portatile sono ormai termini obsoleti.
di Patrizia Dolfin, 24/2/2010 [Fonte]
I limiti di
Google e il traduttore per cellulare, entro
pochi anni il cellulare non avrà confini Problemi di lingua?
Volete parlare di qualcosa con una persona che non parla la vostra
lingua ma fate fatica a capirvi? Niente paura, ci pensa la grande G
che sta sviluppando un traduttore quasi istantaneo per telefonini.
di Redazione, 11/2/2010
Cellulari:
volano smartphone e low cost, ma la vera sorpresa sono i modelli
cinesi dual-sim
di Redazione, 10/02/2010
Le regole d’oro per combattere i rischi in
rete e per una navigazione mobile nei Social Networks più sicura [Fonte: ENISA - European Network and Information Security Agency]
Come non perdere i bagagli
Ecco un altro modo intelligente di sfruttare
la tecnologia che tutti noi portiamo sempre in tasca: usare il
proprio cellulare per tracciare, ed evitare lo smarrimento, dei
nostri bagagli all’aeroporto.
di Grazia Zupi, 6/2/201
Bocciata la tassa sui telefonini
Sarà perché nell'Italia dei mille tributi
rischia di passare inosservata. Oppure perché i contribuenti
(normali cittadini ma anche la p.a. e le imprese che assegnano ai
propri dipendenti i telefonini di servizio) ormai la pagano senza
nemmeno rendersene conto, come se fosse una delle tante voci che
compongono la bolletta dei telefonini.
Tassa su PC e telefonini per dare soldi alla
SIAE
Un decreto del
ministro dei beni culturali aggiorna ed estende -
come in nessun paese europeo
- il cosiddetto “equo compenso”. Introdotti su tutti i dispositivi dotati di
memoria. Piovono soldi sulla società degli autori ed editori,
aumenti in arrivo per i prodotti hi-tech Cellulari, decoder, computer, lettori mp3:
qualunque dispositivo abbia una memoria verrà colpito dalla nuova
“tassa”.
È quanto deciso dal decreto firmato il
30 dicembre dal ministro dei Beni e delle attività culturali
Sandro Bondi. Il decreto aggiorna ed estende, a livelli inauditi in
Europa, il cosiddetto “equo compenso”: una somma che i produttori di
beni tecnologici devono versare a Siae, a “compenso” della copia
privata. Cioè del fatto che l’utente può usare quelle tecnologie per
fare un (legittima) copia personale di CD e film acquistati. Finora però l’equo compenso è gravato solo su
supporti (CD, DVD) e su masterizzatori. Adesso viene esteso a tutti
i prodotti dotati di memoria. Un bel colpo, per Siae: “dall’equo
compenso finora ha ricavato circa 70 milioni di euro. Dal 2010
passerà a circa 300 milioni, secondo stime di Confindustria e
Assinform”, dice Guido Scorza, avvocato tra i massimi esperti di
copyright e hi-tech. Prevedibile che i produttori vorranno scaricare
questa tassa sui consumatori, almeno in parte, come del resto è
avvenuto con CD e DVD. Il decreto contiene i dettagli del compenso per
ciascun prodotto. In alcuni casi, come i cellulari, c’è una somma
unitaria di 90 centesimi su ogni prodotto venduto. Per altri, come
gli hard disk esterni o interni e la chiavette USB, c’è una quota
(in centesimi) per ogni GB. Considerato che ormai è comune trovare
250 GB di hard disk nei PC e che ne sono stati venduti 6,9 milioni
nel 2008, solo da questa categoria di prodotti a SIAE andranno circa
100 milioni euro l’anno. Destinati a salire di molto nei prossimi
anni, visto che la quantità di GB degli hard disk cresce nel tempo.
Così Altroconsumo parla di
“regalo di Natale in ritardo”, dal governo alla SIAE. “Anche
in altri Paesi europei cè l’equo compenso, ma non a questi livelli e
non esteso a così tanti prodotti”,
dice Scorza. “L’assurdo è che in Italia l’industria o i consumatori
finanzieranno la SIAE anche per prodotti che non c’entrano nulla con
la copia privata. O che c’entrano solo marginalmente”. È raro, in
effetti, usare la memoria di un cellulare per ospitare copia della
musica comprata su CD; ancora più improbabile che lo si faccia per i
film in DVD. “Impossibile, inoltre, usare l’hard disk di un decoder
SKY per questi scopi. Eppure l’equo compenso si applicherà anche a
tali prodotti”, continua Scorza. Con buona pace di chi, come Altroconsumo e
l’associazione confindustriale Asstel, si era opposto con tutte le
forze al decreto. di Grazia Zupi, 26/01/2010
Telecom Italia condannata all’allaccio del telefono fisso con provvedimento di urgenza. Tribunale Arezzo: sentenza del 19.11.2008
Una signora americana, proprietaria di una un’abitazione nelle campagne di Arezzo, nel marzo del 2008 si rivolse alla Telecom per ottenere l’allacciamento alla rete telefonica fissa. La compagnia telefonica, però, nonostante l’invio di tutta la documentazione richiesta e nonostante i vari solleciti formulati, non ha mai provveduto né ad effettuare i lavori, né a giustificare la motivazione del ritardo. Gli avvocati Della Giovampaola e Benincasa cui si è rivolta la signora hanno richiesto alla Telecom di eseguire immediatamente i lavori. Rispondeva la compagnia telefonica sostenendo che lo spostamento della data di attivazione era da ascriversi non a Telecom, bensì alla mancanza di permessi necessari alla realizzazione dell’impianto. I legali provvedevano allora ad accertarsi presso il Comune di Cortona, primo se non unico organo amministrativo al quale dovevano essere richiesti i necessari permessi, se effettivamente Telecom si fosse attivata in tal senso, sentendosi rispondere che, al contrario, nessuna richiesta risultava essere pervenuta. A questo punto i legali hanno richiesto un provvedimento urgente ex art. 700 c.p.c. presso il Tribunale di Arezzo per avere l’immediata esecuzione dei lavori necessari per ottenere l’agognato allacciamento alla rete telefonica. I legali, tra l’altro, hanno sottolineato che, pur non sussistendo più un monopolio di diritto in capo alla Telecom, quest’ultima agisce sempre in posizione di “monopolio di fatto”, per cui tale Società, essendo la reale proprietaria del c.d. “ultimo miglio”, cioè di quel tratto di linea telefonica che unisce materialmente le centrali telefoniche alle abitazioni, è la sola che può e deve provvedere all’allaccio. Senza contare che l’art. 52 del D. LGS. 259/2003 (Codice per le Comunicazioni Elettroniche) impone che i servizi di comunicazione elettronica debbono essere messi a disposizione di tutti gli utenti finali ad un livello qualitativo stabilito, a prescindere dall’ubicazione geografica dei medesimi. Il giudice del Tribunale di Arezzo ha pienamente accolto le istanze della ricorrente. La dottoressa Labella, ha riscontrato i due elementi caratterizzanti il procedimento di urgenza: - il fumus, in quanto Telecom non ha provato che i ritardi non fossero imputabili a sé stessa; - il periculum, in quanto la donna, abitando da sola in un luogo isolato e malservito anche con la telefonia mobile, e non potendo usufruire di un servizio essenziale come quello telefonico fisso, non avrebbe potuto, in caso di incidente o di pericolo, aiuto ad alcuno. Per tali motivi il Giudice ha ordinato alla Telecom di provvedere, immediatamente, o nel più breve tempo possibile, allo svolgimento dei lavori necessari per l’allacciamento presso l’abitazione della ricorrente della linea telefonica, con la condanna della stessa società resistente al rimborso delle spese legali.
Tribunale di Arezzo Sentenza 19 novembre 2008 Udienza del 19/11/08 nella causa n.1017 /2008 Avanti al G.I. dott sono comparsi L’Avv. Della Giovampaola e Benincasa per la ricorrente. L’Avv. Salvatore per la Telecom SpA il quale si costituisce con deposito di comparsa alla quale si riporta I procuratori della ricorrente insistono per la concessione del provvedimento d’urgenza sussistendone i presupposti Il Giudice Rilevato che nel caso di specie sussiste il fumus attesa l’evidente disagio dell’utente ed allo stato la controparte non ha provato che i ritardi sono dovuti a cause non imputabili a Telecom; che inoltre sussiste il periculum del grave ed irreparabile danno atteso che la resistente non ha specificamente contestato (e dunque le circostanze devono ritenersi come pacificamente ammesse) che nel luogo per cui è causa non vi è copertura con il cellulare: trattasi di luogo isolato e vi è copertura solo da parte della Telecom ed infine la ricorrente vive da sola; che dette circostanze costituiscono pericolo di grave ed irreparabile danno per la persona della ricorrente se solo si pensi ad un eventuale incidente domestico o altro che rendesse indispensabile l’utilizzo del telefono per la richiesta di aiuto P.Q.M. ordina alla Telecom Italia S.p.A. di provvedere immediatamente e comunque nel più breve tempo possibile allo svolgimento dei lavori necessari per l’attivazione presso l’abitazione della ricorrente sita in Cortona (AR) località ***** della linea telefonica relativa al n.******* assegnato alla ricorrente e non ancora attivato. Visto l’art.669 octies VI comma cpc condanna la Telecom a rimborsare alla ricorrente le spese del presente procedimento che liquida in complessivi €.943,00 di cui €.93,00 per spese €.400,00 per diritti ed €.450,00 per onorari oltre Iva e cap come per legge, ed il 12,5 % per rimborso delle spese in generale. Dott. ssa Carmela Labella Pubblicato il 22/XII/2008
I meandri della gIUSTIZIA italiana che ancora qualcuno si ostina a non voler rinnovare.
Qualche anno fa, precisamente il 2006, molti media nazionali riportarono - sbagliando - come una sentenza quella che era invece una richiesta del pubblico ministero sfavorevole all'operatore telefonico H3G, denominato comunemente 3. Ebbene, a distanza di tre anni, la sentenza vera e propria non è stata ancora emessa. Perchè?
Vediamo di ricostruire i fatti che ci riguardano da vicino essendo un giornale on-line che s'interessa, specificatamente, di telefonia mobile, ed ha molti utenti, ad iniziare da chi scrive, interessato alla questione essendo un cliente di 3.
Ricostruzione affidata ad un articolo dell'epoca: "Tre non può bloccare i cellulari. Il giudice: si usino con tutte le sim"
Per sapere chi ha ragione quanto ancora dovremo attendere? Si è perduto il fascicolo, il giudice è andato in ferie, e ammalato, è stato trasferito, è defunto e non è stato sostituito? Oppure la sentenza è stata emessa e imboscata perchè favorevole agli utenti...oppure?
Una qualsiasi risposta ci potrebbe stare bene, purché non continui questo assordante silenzio.
di Francesco Medaglia Pubblicato il 13/XII/2008
Aiko: la donna robot
Dopo l'umanoide che corre e va in bicicletta o dirige l'orchestra, dopo il robot che in grado di riconoscere le emozioni, arriva la donna (robot) perfetta, ad opera dello scienziato Le Trung, che si è ispirato a C3PO di Star Wars. Aiko riesce a sorprendere: è un robot donna, che sa svolgere i principali compiti domestici e ha tutti i sensi, tranne l'olfatto. Aiko è alta 152 cm, è costata 2 anni di lavoro e 16mila euro di sviluppo. Aiko reagisce: per esempio dà uno schiaffo se toccata in certi punti. Aiko ha le sembianze di una ragazza ventenne giapponese. Essendo programmabile, Aiko potrebbe anche finire anche sotto le lenzuola.
Pubblicato il 13/XII/2008
La banda larga: Joe Basilico sbeffeggia Telecom Italia
Un ritratto impietoso dell'ex monopolista delle Tlc: tra sontuosi stipendi e sprechi faraonici, emergono tutti i vizi di Telecom Italia dell'era Tronchetti Provera. Esilarante,
ma funesta è la storia del
videotelefono,
commercializzato da Telecom
e ritirato perché fece
bruciare la scrivania del '700 di un
notaio. Ciò nonostante, il
videotelefono finì a scaffale e nelle mani di migliaia di utenti
Telecom.
Pubblicato il 12/XII/2008 La RAI chiede un importante aumento del Canone
Compensare il calo delle inserzioni
pubblicitarie chiedendo denari
ai cittadini italiani. Questa
la ricetta
del vertice RAI per evitare il peggio. L'idea di Cappon e
Petruccioli è quella di chiedere un
adeguamento
del Canone RAI che vada ben oltre l'inflazione.
Più in generale, ciò che la RAI sconta è da
un lato la contrazione finanziaria, che spinge ad una prudenza negli
investimenti pubblicitari e soprattutto al rientro di budget da
parte di una serie di industrie di primo piano, tra cui l'automotive,
dall'altro però è anche la difficoltà di tenere il passo con il calo
degli ascolti per gli eventi di punta del palinsesto
radiotelevisivo, ascolti che valgono sempre meno in termini di
ritorno pubblicitario, e non vale solo per la RAI. Tutto questo, è
la tesi dell'azienda, deve essere a carico di chi deve, o vuole, o
crede di dover pagare il canone.
Pubblicato il 5/XII/2008
PC Magazine si appresta a chiudere.
L'edizione cartacea della storica rivista statunitense PC Magazine sarà pubblicata per l'ultima volta a gennaio. La storica rivista statunitense, dopo 26 anni di onorate pubblicazioni, ha richiesto il cosiddetto Chapter 11 – ovvero la procedura di bancarotta. L'editore Ziff Davis ha confermato che con l'ultima edizione cartacea di gennaio 2009 verrà chiuso definitivamente un ciclo: tutte le energie e gli sforzi finanziari saranno concentrati online.
PCmag online si affiancherà così a ExtremeTech, Gearlog, Appscout, Smart Device Central, GoodCleanTech, DL.TV, Cranky Geeks, e PCMagCast, per formare il PCMag Digital Network. Pubblicato il 28/11/2008 Ricaricare il cervello come fosse un telefonino
Pubblicato il 22/09/2008
Quando non ricordiamo qualcosa, è facile cadere nella tentazione di considerare il nostro cervello un po’ come un telefonino scarico. E se fosse possibile ricaricarlo, proprio come si fa con una batteria o una pila? Sembra proprio che quella che sembra un’utopia di ere virtuali sia invece destinata a diventare realtà. Potremo ridare vita e linfa al nostro cervello, migliorando le capacità cognitive e di memoria con delle piccole e semplici scosse elettriche, opportunamente calibrate.
Si tratta di una nuova tecnica messa a punto da Alberto Priori direttore del Centro di ricerca per le neuronanotecnologie e la neurostimolazione dell’Irccs Ospedale Maggiore Policlinico, Mangiagalli e Regina Elena di Milano. Stimolare attraverso la cute il cervello con piccole scosse elettriche servirebbe a potenziare la memoria e le capacità di reazione cerebrali.
Un italiano su due è un analfabeta del web
Pubblicato il 10/07/2008
Siamo un Paese che non innova, e lo si capisce anche dal nostro rapporto con il web e con le tecnologie informatiche. È quanto emerge dall’ultimo rapporto Assinform, il documento che fotografa ogni anno l’andamento dell’informatica e delle telecomunicazioni nel nostro Paese. Secondo l’ultimo rilevamento, l’Italia è il Paese che conta la percentuale più alta di analfabeti del web: ben il 56% dei nostri connazionali non usa Internet, contro una media europea del 40%. In compenso siamo il secondo Paese europeo in quanto a numero di utenti “smaliziati”; il 9% dei nostri compaesani ha un’ottima dimestichezza con il web (9%), ci batte solo la Francia con il 12%. Piuttosto scarsa è l’attenzione verso i servizi offerti dalla Rete: l’Internet banking è utilizzato solo dal 12% della popolazione contro il 25% della media europea, e l’e-commerce è ancora fermo al 2% del totale delle vendite al dettaglio, quando la media europea viaggia a quota 11%.
Decisamente poco brillanti anche gli investimenti in nuove tecnologie: se nel 1998 il nostro Paese spendeva l’1,5% del valore del Pil, a fronte di una media europea attestata al 2,3%, oggi siamo all’1,7%; in dieci anni, in pratica, l’Italia ha fatto registrare una crescita di soli due decimi di punto percentuale, contro una media europea di 5 decimi di punto, con picchi di 6 e 8 decimi (rispettivamente in Gran Bretagna e Francia). Ma come si spiega questo andamento lento? Secondo Assinform c’è in primo luogo il progressivo invecchiamento demografico e un sistema formativo non all’altezza delle sfide tecnologiche, che mantengono oltre la metà della popolazione italiana lontana dalle facilitazioni e dai vantaggi dei servizi Internet. Il problema - sottolinea Ennio Lucarelli, presidente dell’Associazione di Confindustria - riguarda il processo di digitalizzazione del Paese che avanza in modo frammentario e discontinuo, privo di una politica economica capace di puntare sull’It in termini strategici come invece è avvenuto e avviene in altri paesi: “Se nell’ultimo decennio il sintomo più evidente della regressione italiana è stato l’aumento del divario di produttività con gli altri paesi europei, una delle cause strutturali, purtroppo ancora largamente sottovalutata, sta nel non aver investito per innovare l’Information Technology italiana al fine di rilanciare l’economia, come si è fatto invece in Europa a seguito del processo di Lisbona e in molti paesi nostri concorrenti. A fronte dei programmi quadro comunitari per lo sviluppo dell’innovazione tecnologica, in Italia dieci anni di spesa It ben al di sotto della media europea hanno reso la nostra economia rigida, limitandone le capacità di crescita e di reazione ai cambiamenti”. Riciclare il vecchio cellulare: cosa?Pubblicato il 10/07/2008
In tutto il mondo, solo il 3% dei consumatori ha riciclato il vecchio cellulare. Il resto non ci ha mai neanche pensato.
Ma che succede allora ai telefonini non più utilizzati? Circa un intervistato su due lo conserva a casa in un cassetto, un quarto lo a un amico o parente, il 16% lo rivende. Ma c’è anche un 4% che ammette candidamente di averlo buttato senza pensare troppo dove. Globalmente, il 74% dei consumatori non ha mai pensato al riciclaggio del vecchio cellulare, nonostante il 72% ritenga che il suo corretto smaltimento “fa la differenza”. Se ognuno dei tre miliardi di utenti mobili riciclasse uno soltanto degli apparecchi usati prima di passare all’ultima novità, “si potrebbero risparmiare 240 mila tonnellate di materie prime e ridurre i gas serra in una quantità equivalente al ritiro dalle strade di 4 milioni di automobili”, ha spiegato Markus Terho di Nokia, sottolineando che “sono anche le piccole azioni a fare la differenza”.
Un altro problema evidenziato dall’indagine riguarda il fatto che molti, anche chi vorrebbe riciclare il vecchio cellulare, non sanno come fare, a chi rivolgersi. Nokia dispone di punti di raccolta in 85 paesi nel mondo e sta per lanciare un telefonino ‘verde’, il 3110 Evolve, realizzato principalmente con materiali riciclati.
I telefonini contengono molti materiali preziosi
Oltre alle sostanze tossiche, infatti, i telefonini contengono molti materiali preziosi e riutilizzabili in svariati settori – dalla produzione di strumenti musicali alle otturazioni dentali, dalle panchine ai bollitori da cucina – ma la metà delle persone intervistate ignorava completamente queste possibilità. “Usando le migliori tecnologie, nulla viene sprecato”, ha dichiarato ancora Terho, che ha sottolineato che tra il 65% e l’80% dei componenti di un telefonino Nokia può essere riciclato. I materiali plastici che non possono essere riutilizzati vengono invece bruciati per fornire energia durante il processo di riciclaggio, mentre altri componenti vengono usati come materiali da costruzione o per la realizzazione di strade. Nulla, insomma, finisce in discarica.
...Ne sanno qualcosa i giapponesi! Più che la salvaguardia dell'ambiente, per molte aziende il riciclo dei telefonini cellulari si sta rivelando una vera e propria miniera non soltanto d'oro, ma anche di altri metalli come l'argento e il rame. La nuova tendenza prende il nome di "urban mining" e consiste nel cercare i metalli preziosi nei prodotti elettronici dismessi, il materiale recuperato viene poi fuso e rivenduto sotto forma di lingotti a gioiellieri o aziende specializzate.
Se da una tonnellata di minerali grezzi si ottengono mediamente solo 5 grammi di oro, da una tonnellata di telefonini se ne arrivano a ricavare 150 grammi o più, ma anche 100 kg di rame e 3 kg di argento. Presso la società giapponese Eco-Systems gli scarti elettronici e industriali sono inizialmente smontati a mano, poi immersi in solventi chimici per eliminare i materiali non utilizzabili. Eco-System produce in media circa 200-300 kg di lingotti d'oro al mese, per un valore che oscilla tra i 5.9 e gli 8.8 milioni di euro, l'equivalente di una piccola miniera d'oro. Le HDTV avveleneranno il pianetaPubblicato il 05/07/2008
Il riscaldamento globale potrebbe ulteriormente peggiorare a causa degli agenti chimici utilizzati nella produzione dei televisori LCD e dei semiconduttori. Un rapporto recentemente pubblicato dal Geophysical Research Letters confermerebbe infatti i gravi effetti collaterali prodotti dal trifluoruro d'azoto (Nitrogen trifluoride). Durante le fasi di lavorazione dei display a cristalli liquidi, dei semiconduttori e dei diamanti sintetici l'utilizzo di questo reagente in forma gassosa consente di ottenere depositi fondamentali per il risultato finale.
Il problema è che con la diffusione degli schermi piatti è aumentata notevolmente la produzione e l'utilizzo del trifluoruro d'azoto, un gas serra che è escluso dal protocollo di Kyoto, probabilmente perché nel 1997 – quando è stato redatto – e nel 2005 – quando è entrato in vigore – questo reagente era prodotto in quantità limitate. Oggi però, secondo Michael Prather, co-autore del rapporto, con una produzione prevista per il 2009 di 8 mila tonnellate vi è il rischio di incidere sul riscaldamento globale 17 mila volte di più rispetto all'anidride carbonica. Solo nel 2008 è stato calcolato che la produzione globale di questo reagente impatterà sull'ambiente come un paese grande come l'Austria, quindi analogamente a circa 67 milioni di tonnellate di anidride carbonica.
Insomma il semi-sconosciuto trifluoruro d'azoto può fare maggiori danni rispetto ai PFC e all'Esafluoruro di zolfo, probabilmente i gas serra più pericolosi. Non è un problema per il momento, ma lo sarà quando le discariche cominceranno a riempirsi di vecchie HDTV in disuso. Una sigaretta in auto distrae più del telefoninoPubblicato il 03/07/2008
In auto? Meglio parlare al cellulare che fumare. Questo il clamoroso risultato di uno studio realizzato dalla società italiana di Tabaccologia (Sitab) che sembra giustificare la decisione delle autorità di San Marino di vietare il fumo al volante.
"Abbiamo filmato alcuni fumatori mentre erano al volante, misurando per quanto tempo distoglievano lo sguardo dalla strada - spiega Giacomo Mangiaracina, presidente della Sitab - ed è risultata una distrazione maggiore che per il telefonino. Non si capisce a questo punto perchè è sanzionabile l'uso del cellulare e la sigaretta no".
Secondo lo studio, per rispondere a una chiamata ci si distrae per 2,1 secondi, mentre per fumare ne servono 2,9 per prendere sigarette e accendino e 2,0 per accendere. Non ci sono ancora studi che correlino però incidenti e sigarette, anche se alcune stime sostengono che addirittura il 15% sia provocato dalle 'bionde'.
"Anche se non ci sono grossi studi è sufficiente il buonsenso - afferma Piergiorgio Zuccaro, che dirige l'osservatorio Fumo Alcool e Droga dell'Istituto Superiore di Sanità - è chiaro che è un gesto che porta a distrazione, con l'aggravante che c'è anche il fuoco di mezzo. Senz'altro poi bisogna tenere conto dei danni derivanti dal fumo passivo, che in macchina sono ancora maggiori per effetto degli spazi ridotti". DAGLI USA NUOVO ALLARME, CELLULARI A RISCHIO CANCROAggiornato il 25/07/2008
Fanno male, non fanno male, di certo continuano a essere sulla graticola di un dibattito senza fine: i telefonini cellulari tornano nel mirino perché le onde che emettono avrebbero le potenzialità per causare tumori, anche solo a chi si trovi nei paraggi dell'utilizzatore. Questo almeno è quello che teme il dottor Ronald B. Herberman, direttore dell'Istituto dei Tumori presso l'Università di Pittsburgh. Ha invitato senza mezzi termini a interrompere l'uso di smartphone all'orecchio. Gli adulti devono cambiare abitudini e ancor di più giovani e teenager.
Herberman va contro l'opinione comune dei circuiti scientifici, tendente a sdrammatizzare in assenza di prove scientifiche le temute conseguenze dell'utilizzo di dispositivi elettromagnetici ad alta frequenza a distanza ravvicinata dell'encefalo. L'esperto ora cita non solo studi noti ma anche "dati non ancora pubblicati", e afferma che ci sono tutti gli elementi per consigliare prudenza e possibilmente astinenza.
"Alla base delle mie preoccupazioni c'è il fatto che non dovremmo aspettare l'apparizione di uno studio definitivo, ma piuttosto peccare di precauzione invece di pentirci dopo" dice Herberman alla Associated Press. Tali preoccupazioni sono state espresse dallo scienziato in un memo a uso interno inviato a 3mila persone, facenti parte dello staff e della facoltà del Cancer Institute.
Sul sito dell'UPCI è poi disponibile una nota precauzionale contenente 10 regole da rispettare, incluso il divieto tassativo per i bambini di utilizzare il cellulare se non per le emergenze, servirsi di headset Bluetooth e dispositivi simili per tenere il telefonino lontano dalla testa e dal corpo quanto più è possibile, usare gli SMS al posto delle chiamate e via di questo passo. "Gli studi sugli esseri umani non indicano che i telefoni cellulari sono sicuri, né mostrano chiaramente che siano pericolosi. Ma un numero crescente di dimostrazioni suggeriscono che dovremmo ridurre l'esposizione, mentre la ricerca continua su questa importante questione" recita la nota dell'UPCI, che a corredo pubblica la figura (vedi più sopra) del livello di penetrazione stimato dei campi elettromagnetici a 900 MHz (GSM a singola banda) nel cervello di ragazzi e adulti.
Secondo Herberman ci sono insomma prove sufficienti per preoccuparsi, ma la sua è una posizione che non va d'accordo con quella della Food and Drug Administration, organismo che negli Stati Uniti ha il compito di valutare la pericolosità per la salute di beni di uso comune. Nel suo Q&A tematico sui cellulari, la FDA riporta a chiare lettere che manca l'evidenza scientifica di una loro eventuale pericolosità, e se c'è un rischio questo "è probabilmente molto basso". Ma per quanto questa evidenza non sussista, l'appello alla precauzione comincia a fare breccia in un numero crescente di ambienti scientifici e accademici. Devra Lee Davis, direttrice del centro universitario dell'UPCI e supporter del memo di Heberman, arriva ad affermare che la questione è "se si vuole giocare alla roulette russa con il proprio cervello". In una intervista telefonica con la AP, Davis ricorda che venti differenti gruppi appoggiano le note e le raccomandazioni dell'UPCI, e le autorità inglesi, francesi e indiane hanno già provveduto ad avvertire i genitori sui rischi dell'uso dei cellulari da parte dei figli. Mistero sui rischi del telefoninoPubblicato il 02/07/2008
Nonostante le ricerche siano durate più di dieci anni, non hanno fornito risultati definitivi sul rischio di tumori derivanti dall'uso dei telefonini. E ora è polemica sulla mancata pubblicazione di un rapporto sui dati finora raccolti.
Dopo il monitoraggio su pazienti affetti da tumore al cervello, alle ghiandole salivari, al collo oltre che da linfomi e leucemia, c'è chi teme che la mancata pubblicazione serva a coprire dati allarmanti. E questo nonostante lo stesso Mobile Manufacturers Forum, l'associazione dei produttori di telefonini, ne abbia auspicato una sollecita pubblicazione. I responsabili della ricerca si giustificano con la discussione tuttora in corso sull'attendibilità dei dati acquisiti.
Alcuni Paesi coinvolti negli studi hanno diffuso i loro dati nazionali ed è emerso che chi usa il cellulare da almeno dieci anni appoggiandolo sempre allo stesso orecchio sarebbe più esposto all'insorgenza di tumori al cervello e di varie altre malattie. Ma si trattava di campioni molto ristretti e per questo non inoppugnabili. L'Organizzazione Mondiale della Sanità, così come la Commissione europea, hanno ribadito che fino alla pubblicazione delle conclusioni ufficiali dell'Interphone study non è attendibile nessuna conclusione sui legami tra l'uso dei cellulari e l'insorgenza di tumori. L'Italia investe poco in innovazionePubblicato il 30/06/2008
L'innovazione italiana è al palo. La definizione è sgraziata e poco elegante, ma gli ultimi dati presenti nel Rapporto Assinform sono a dir poco preoccupanti. "Siamo in ritardo sulla media dell'Europa a 27 per l'utilizzo dei servizi online: nella Pubblica Amministrazione è al 17% a fronte di una media europea del 30%, e con un gradimento dei cittadini in diminuzione. Non molto meglio il quadro dei servizi di mercato, ma con un gradimento ed un attenzione in aumento: l'Internet banking è utilizzato dal 12% della popolazione italiana rispetto al 25% della media europea, l'e-commerce sviluppa il 2% del totale delle vendite al dettaglio, mentre la media europea viaggia a quota 11%", ha spiegato Ennio Lucarelli, Presidente dell'Associazione italiana dell'Information Technology, durante la presentazione del Rapporto Assinform 2008. Abbiamo la più alta percentuale di popolazione, pari al 56%, che non usa Internet, mentre la media europea è del 40%. In compenso siamo secondi in Europa quanto a quota di popolazione con elevate capacità di utilizzare Internet: il 9%, subito sotto la Francia (12%) e sopra la media europea (8%)".
"D'altro canto se nell'ultimo decennio il sintomo più evidente della regressione italiana è stato l’aumento del divario di produttività con gli altri paesi europei, una delle cause strutturali, purtroppo ancora largamente sottovalutata, sta nel non aver investito per innovare l'Information Technology italiana al fine di rilanciare l'economia, come si è fatto invece in Europa a seguito del processo di Lisbona e in molti paesi nostri concorrenti. A fronte dei programmi quadro comunitari per lo sviluppo dell’innovazione tecnologica, in Italia dieci anni di spesa IT ben al di sotto della media europea hanno reso la nostra economia rigida, limitandone le capacità di crescita e di reazione ai cambiamenti". In dettaglio si evidenziano, rispetto al 2006, una crescita dei mercati IT (0,9%), dell'informatica (1,6%) e delle TLC (0,4%). Il mercato italiano complessivo dell’ICT (64,4milioni) si colloca in Europa al quarto posto per dimensioni, dopo Germania (149,4 milioni, -1,7%), Regno Unito (128, 5milioni, +2%) e Francia (107,4milioni, +2,2%). Ma più significativo ancora è il fatto che l’incidenza della spesa ICT sul PIL non superi nel caso dell’Italia il 4,8%, contro 5,6% medio dei paesi europei. Uomini e donne programmano diversamentePubblicato il 17/06/2008
Le donne sono abituate a scrivere il codice in considerazione di coloro che lo utilizzeranno successivamente. Per esempio, inserendo numerosi commenti e linee che spiegano in che modo il software è stato scritto. Il codice scritto da una donna diventa quindi una “tabella di marca”. Gli uomini, invece, non hanno di queste pretese. Spesso cercano di mostrare la loro intelligenza di scrittura rendendo il più possibile criptico il codice. Un software scritto da un uomo, quindi, non è chiaro, e mancano indicazioni per chi lo deve modificare in seguito. econdo la McGrattan basta guardare un pezzo di codice per capire se è stato scritto da un uomo o da una donna. E, nel tentativo di rendere il software più semplice da codificare, la McGrattan consiglia sempre di inserire dei commenti tra pezzi di codice e di fornire un elenco dettagliato di tutte le eventuali modifiche. E, inoltre, si augura che le programmatrici donne aumentino, in un settore in cui solo il 20% è rappresentato dal gentil sesso. Consigli alla mamma high-tech:"Ecco come proteggere i bimbi"Pubblicato il 14/06/2008
È giusto acquistare il telefonino agli adolescenti? Come
sorvegliarli in rete?
Non bisogna avere paura della modernità. Basta tenere i giovani sotto controllo![]() di WARREN BUCKLEITNER TUTTI sanno che i bambini, prima di camminare, gattonano e che prima imparano ad andare sul triciclo e poi in bicicletta. Ma a che età un bambino dovrebbe avere il primo cellulare, il primo computer portatile o il primo amico virtuale? Sono questi gli interrogativi ai quali devono rispondere i genitori del Ventunesimo secolo, e non sono cose che si possono apprendere dall'esperienza delle generazioni precedenti. Non si può certo dire al proprio figlio adolescente: "Quand'ero ragazzo non ho avuto un contratto di telefonia mobile fino a che non sono andato al liceo". Alcuni genitori
sono entusiasti di dare ai propri figli strumenti tecnologici di
ogni sorta. "Mio figlio di 4 anni ha iniziato a navigare in rete
appena è stato in grado di reggersi a sedere - dice Samantha Morra,
madre di due bambini nel New Jersey - L'altro mio figlio ha 6 anni,
possiede un iPod ed ora vuole un cellulare". Altri, come Christine
Jorgensen, che ha tre figli e vive a Flemington, sono più cauti.
"Non sono entusiasta all'idea di riempire la vita dei miei figli di
apparecchi tecnologici di ultima generazione", dice. Qual è
l'approccio giusto? Molto tempo prima che inventassero il primo
microprocessore, lo psicologo svizzero Jean Piaget, osservando i
propri figli, identificò quattro stadi dello sviluppo cognitivo. Le
sue teorie introducono un elemento di razionalità nel dibattito che
verte sull'opportunità di incoraggiare lo sviluppo dei propri figli
ricorrendo agli ultimi strumenti tecnologici.
Austria, manipolati due studi sui cellulari Pubblicato il 27/05/2008
Vienna - Dall'Austria arriva una notizia che potrebbe compromettere l'attendibilità di alcune ricerche mediche condotte in merito al rischio salute derivante dall'utilizzo dei telefoni cellulari: due studi sull'argomento, condotti dall'Università di Medicina di Vienna, contengono risultati fasulli. Non per errore o superficialità nello svolgimento delle ricerche: i dati sono stati manipolati. Secondo quanto riferito da Der Spiegel, le due ricerche, condotte dall'ateneo austriaco e pubblicate nel 2005 e nel 2008, evidenziavano importanti alterazioni del patrimonio genetico degli utenti anche quando questi erano stati sottoposti a ridotti livelli di emissioni elettromagnetiche. Conclusioni allarmistiche, che si sono rivelate infondate dopo la scoperta che i risultati dei due studi erano stati riveduti e corretti da un'impiegata, un tecnico di laboratorio che aveva volontariamente inventato nuovi dati. In particolare, spiega un comunicato diffuso dalla stessa università, dalle ricerche era emerso che il DNA degli utenti poteva subire danneggiamenti in seguito all'esposizione alle emissioni generate da apparecchi operativi sui 1800 MHz (studio del 2005 sul GSM) e sui 1950 MHz (studio del 2008 sull'UMTS). L'impiegata è stata colta in flagrante, mentre metteva mano ai dati relativi ad uno studio recentemente concluso inserendo risultati difformi da quelli evidenziati dai ricercatori. Non si conoscono i motivi per cui la donna si sia resa responsabile di una simile azione, ma Wolfgang Schütz, rettore dell'Università di Vienna, non ha esitato a rendere pubblica la vicenda, precisando che le due ricerche saranno ritirate. Per il momento non è dato sapere se potranno essere ripubblicate con risultati corretti, poiché non è stato ancora possibile capire fino a che livello si sia spinta la "manipolatrice": potrebbe aver semplicemente corretto le conclusioni o potrebbe essere intervenuta durante stadi intermedi della ricerca, compromettendo le evidenze conseguenti. Il rettore ha poi aggiunto che il rapporto di collaborazione con la dipendente colpevole delle mistificazioni è stato immediatamente interrotto e che presto verrà aperta un'indagine interna: è certo opportuno appurare come sia stato possibile, per un tecnico di laboratorio, ingannare alcuni eminenti ricercatori e rendere pubblici dati incongruenti con le ricerche condotte. Notizie come queste minano l'attendibilità degli studi e l'autorevolezza di chi li ha effettuati, potrebbero generare diffidenza presso l'opinione pubblica. | |||||
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