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iPhone sconfitto tra cinque anni, parola di Kaspersky

Eugene Kaspersky, fondatore di Kaspersky Lab, è convinto che nel mercato mobile sopravvivranno solo Android e Symbian poiché open source. iPhone al massimo conquisterà una piccola nicchia di mercato se non cambia registro.

L'iPhone è destinato all'estinzione in poco meno di cinque anni se non consentirà agli sviluppatori un più libero accesso al codice. Le parole di Eugene Kaspersky, fondatore e AD di Kaspersky Lab, sono rimbalzate online come un fulmine a ciel sereno. Oggi, durante un'intervista con la testata PC Advisor, presso la conferenza InfoSec, il guru della sicurezza informatica ha decretato il destino dell'iPhone. A suo parere delle attuali cinque piattaforme software esistenti solo Android e Symbian sono destinate ad andare oltre il 2015.

http://www.tomshw.it/files/2010/05/immagini/25118/eugene-kaspersky_t.jpg

Eugene Kaspersky


Le soluzioni open-source, in pratica, batteranno i sistemi chiusi come iPhone OS,
BlackBerry OS e Windows Mobile. L'unico modo per sopravvivere sembrerebbe essere quello di cambiare approccio ed eliminare ogni restrizione imposta agli sviluppatori.

Insomma, estinzione o comunque mercato nicchia: queste le uniche possibilità secondo Eugene Kaspersky. Per altro a suo parere Steve Jobs non disdegnerebbe di
dominare un piccolo segmento elitario.

 

di Redazione, 18/5/2010

 


Telefonino, cellulare, portatile sono ormai termini obsoleti.


Questo almeno è il parere degli esperti di telefonia mobile che preferiscono utilizzare l'acronimo MoDev ovvero mobile device, in italiano dispositivo mobile, per indicare l'ormai insostituibile apparecchio che ci portiamo in tasca o nella borsa. Oggi infatti - come tutti sappiamo - un cellulare di ultima generazione può contenere fino a 16 funzioni diverse, qualcuno azzarda di più, con le quali è possibile fotografare, filmare, ascoltare musica, collegarsi a Internet, leggere e spedire mail, fare calcoli, visualizzare mappe, la lista è lunga, oltre che, si intende, telefonare. Il tutto con standard qualitativi sempre più alti. Sono in commercio modelli con interfaccia tridimensionale personalizzata, modalità d'uso sempre più facili, mentre la tastiera è destinata a soccombere davanti alla praticità d'uso del touchscreen, dimensioni e design sempre più accattivanti.
Sulla Luna con una batteria
Forse non ci pensiamo mai, ma la capacità di calcolo per computer installato sul Lem utilizzato per le missioni lunari era inferiore a quella di cui oggi dispone un cellulare di buon livello.
Proprio per questo le grandi case di telefonia mobile hanno ormai tutte il loro «store» dove vengono caricate dai creatori le applicazioni che un tempo avrebbero girato soltanto su personal computer ed oggi invece trovano spazio sui dispositivi mobili che sono ormai dei piccoli pc con una potenza di elaborazione di tutto rispetto.
Tutto in un taschino
Con una serie di vantaggi, il primo e più evidente è che tutte le operazioni si possono eseguire in movimento, utilizzando una serie di reti e di protocolli di comunicazione, oltre internet naturalmente, alle quali ci si può collegare in modalità telefonica o via wireless, senza cioè passare sulle reti delle compagnie telefoniche.
Tutto questo per gestire le tre funzioni fondamentali che una persona fa quotidianamente: informarsi, informare e fare le due cose contemporaneamente, in una parola sola: comunicare.
L'uomo e il suo bisogno di comunicazione è quindi al centro dell'attenzione delle aziende che producono dispositivi mobili e delle tante realtà che pensano e creano funzioni innovative che integrano le potenzialità degli stessi.
Il punto sui servizi
È quanto emerso in un convegno tenutosi recentemente a Brescia per iniziativa di Superpartes, azienda che progetta funzioni per mobile device, e che in breve tempo ha raggiunto livelli di eccellenza che fanno della nostra città un centro di sperimentazione che nulla ha da invidiare alla più nota Silicon Valley.
Presenti il gotha dell'information technology in rappresentanza di Intel, Microsoft, Nokia, Telecom Italia, Acer Computer si è parlato soprattutto di concetti quali comunicazione socializzazione ed interazione e di come le aziende si stanno attivando per offrire strumenti tecnologici in grado di soddisfare queste esigenze. All'incontro sono state presentate le prime tre applicazioni (hardware e software) realizzate dal team bresciano pronte per essere immesse sul mercato. Tre prodotti innovativi, ma soprattutto - così viene promesso - utili. «La tecnologia al servizio dell'uomo, nell'ottica della semplicità e della praticità» come hanno spiegato nei loro interventi il presidente di Superpartes Gianfausto Ferrari, Marino Piotti, innovation director, e Fulvio Primatesta, business director della società.
Come RayPhone, l'applicazione destinata a mandare in pensione tutti i telecomandi di casa permettendo, attraverso l'iPhone, di accedere a distanza a qualsiasi sistema. BeatBit, uno strumento in grado di recepire una seria di parametri vitali di un individuo e di segnalare qualsiasi anomalia o incidente. E infine iEye che rileva la posizione esatta di una persona in qualsiasi momento.

 

di Patrizia Dolfin, 24/2/2010 [Fonte]


I limiti di

Google Buzz inciampa sulla privacy. Per utilizzare al meglio il nuovo servizio di Gmail, Google Buzz, si rischia di esporre troppi dati personali. Come su Facebook

Google Buzz rischia di avere i pregi e difetti di Facebook. Tra i pregi, rendere Gmail più social e al passo coi tempi, ma tra i difetti, l' "incubo Privacy". Anche Google Buzz inciampa nel rischio di esporre troppi dati personali e mostrare troppo di sé al mondo: forse di più di quel che vorremmo far sapere di noi.

La privacy è la Cenerentola del mondo 2.0? Vediamo in cosa lascia perplessi Google Buzz. Riporta Motoricerca.net che la lista di contatti viene esposta a chiunque visita il nostro profilo Google (anche senza essere nella cerchia dei contatti): basta che sia loggato con un account Google. Chiunque con account Google potrebbe vedere con chi abbiamo comunicazioni online frequenti.

Se desidero impedire la socializzazione di queste informazioni, forse un po' troppo personali, è possibile rimuovere i “contatti riservati” da Buzz, ma ciò significa tarpare le ali al servizio, costringendomi ad ignorare tutti i suoi update su Buzz. O il servizio è troppo aperto o troppo limitato. A Google lasciamo la soluzione del dilemma.

di Redazione, 13/2/2010

 


Google e il traduttore per cellulare, entro pochi anni il cellulare non avrà confini

 

Problemi di lingua? Volete parlare di qualcosa con una persona che non parla la vostra lingua ma fate fatica a capirvi? Niente paura, ci pensa la grande G che sta sviluppando un traduttore quasi istantaneo per telefonini.

 

ci potremo parlare?


Dopo il già apprezzato traduttore del motore di ricerca, che comprende 52 lingue, e dopo lo sviluppo del sistema di riconoscimento vocale per fare ricerche online senza l'ausilio della tastiera; ecco che Google punta sempre più ad entrare nella telefonia mobile. E l'obiettivo sarà semplificato proprio grazie alla combinazione delle due tecnologie sopra menzionate. Lo scopo finale è quello di avere una sorta di interprete direttamente all'interno del nostro cellulare. Questo analizzerà le frasi in "pacchetti" e continuerà ad ascoltare l'interlocutore finché non avrà riconosciuto il pieno significato del discorso. A questo punto lo tradurrà nella lingua voluta.

Franz Och, responsabile servizi di traduzione Google, ha detto alle pagine del "Sunday Times" che per lo sviluppo del software speech-to-speech saranno necessari pochi anni. La problematica sta nel raggiungere la perfetta combinazione tra un accurato traduttore automatico e un sistema di riconoscimento vocale ad elevata precisione.

Purtroppo, ammette lo stesso Och, se è vero che i traduttori di testo hanno fatto passi da gigante, è anche vero che questi stessi passi non sono stati raggiunti dai sistemi di riconoscimento vocale. Ad essere un problema è la diversità di voce ed accento di ognuno di noi. Ma, secondo Och, la natura personale dei cellulari dovrebbe consentire alla grande G di aggirare questo ostacolo. Och termina dicendo che una volta immesso sul mercato, il software diventerà tanto più accurato, quanto più verrà utilizzato.

Ma l'idea di Google non piace a tutti, ed ecco giungere gli scettici. E' il caso di David Crystal, professore di linguistica della Bangor University, il quale sostiene che il maggiore problema di un sistema di riconoscimento vocale è costituito dalla variabilità degli accenti. Difatti, attualmente, nessuno di questi sistemi sembra funzionare correttamente. Crystal continua dicendo che forse Google riuscirà a giungere ad una soluzione, ma che nonostante ciò sarà impossibile ottenere in pochi anni, come predetto da Och, un dispositivo in grado, ad esempio, di tradurre lo slang di Glasgow.

Ma Crystal, come probabilmente la maggior parte dei docenti di linguistica, è rammaricato dal fatto che già oggi chi possiede Babel Fish (il traduttore istantaneo online) non si pone nemmeno più il problema di imparare delle lingue straniere.

Insomma, questa tecnologia sarà davvero un passo avanti?

 

di Redazione, 11/2/2010


Cellulari: volano smartphone e low cost, ma la vera sorpresa sono i modelli cinesi dual-sim

7Pixel ha realizzato una nuova ricerca relativa al mercato dei cellulari attraverso il suo Osservatorio che illustra gli interessi di consumo online in base alle ricerche di prodotto effettuate dagli utenti sui siti del network (Shoppydoo.it e Trovaprezzi.it). Ogni mese i due siti per la comparazione prezzi e lo shopping online raccolgono oltre 5,5 milioni di visite. La rilevazione si riferisce al periodo gennaio-dicembre 2009 ed è stata effettuata su un campione di oltre sei milioni di ricerche.

Dall’analisi emerge una situazione in cui circa il 90% delle preferenze del mercato si concentra, ogni mese, sulle prime cinque case produttrici. Le prime due marche sono Nokia e Samsung in tutto il periodo osservato. Da sole totalizzano in media circa sette ricerche su dieci, con un massimo dell’82,25% a gennaio e un minimo del 69,51% a ottobre.

 

dualsimTV



Nokia resta in cima alle preferenze degli italiani per l’intero periodo considerato, con una media di ricerche del 47,4% nettamente superiore alle altre. A seguire c'è Samsung (26,1% media del periodo) e, a distanza, LG (7,8%). Quest’ultima perde posizione nei mesi di giugno, luglio, ottobre e novembre, per lasciare il posto a Anycool, linea indipendente di cellulari low cost con possibilità di dual sim, progettati e costruiti dalla cinese KDI.

Anycool entra fra le prime dieci a maggio con una quota del 2,48% e nel mese successivo balza al terzo posto con il 9,53% delle ricerche crescendo fino al 10,9% di agosto.

Motorola e Sony Ericsson registrano un andamento altalenante e in calo soprattutto da maggio in avanti.

In controtendenza rispetto a questi brand, Apple con il suo iPhone mantiene una buona quota nell’intero arco di tempo, pari in media al 2,67% registrando una crescita interessante nel periodo tra maggio e agosto. A giugno Apple lancia la nuova serie 3GS di iPhone e raggiunge il picco massimo di ricerche, il 3,33%. Risultati da considerare positivi se si pensa che Apple è presente con una sola famiglia di prodotti rispetto alle altre aziende.

Nelle posizioni più basse tra le dieci marche di cellulari più ricercate troviamo NGM, Toshiba, HP, HOP Mobile e ITT. Caso singolare quello della taiwanese HTC, protagonista di una dinamica di mercato interessante, anche per il confronto con l’iPhone di Apple e il Blackberry di Rim. HTC compare tra le prime dieci a giugno, nel periodo che segue il lancio dello smartphone HTC Magic, ribattezzato anche “Google Phone” in quanto primo full touch screen con sistema operativo Android. HTC fa il suo ingresso con lo 0,96% delle ricerche, già nel mese successivo, a luglio, sale al 2,04% per poi guadagnare la quarta posizione ad agosto con una quota del 3,38% che a settembre scende di poco al 3,28%. Proprio nel mese di agosto HTC supera sia Rim sia Apple e mantiene la supremazia sulle due concorrenti anche nei mesi successivi accrescendo la distanza (a novembre HTC è al 4,14%; Apple a 2,19% e Rim a 1,32%). A ottobre cresce ancora e a novembre raggiunge quota 4,14% chiudendo l'anno a 3,95%. Infine si può notare come NGM, con cellulari caratterizzati dalla possibilità di dual sim e da un’offerta low cost, sia nel suo piccolo sempre presente tra le dieci marche di cellulari più popolari con una media intorno all’1%.

Questi dati, sommati a quelli di Anycool, permettono due considerazioni: l’interesse dei consumatori per i cellulari dual sim e la tendenza a informarsi riguardo a prodotti low cost, giustificata solo in parte dalla riduzione del reddito disponibile per consumi conseguente alla crisi economica. Questi produttori (NGM e KDI-Anycool in particolare) hanno scelto di competere con i colossi di settore offrendo alternative dal design piacevole, differenziandosi su funzioni di nicchia come appunto il dual sim. Quest'ultima funzione, con l’elasticità di scelta che comporta, non ha mai trovato particolare spazio nel nostro paese per due motivi concomitanti: scarso o nullo sostegno da parte dei principali operatori di telefonia mobile italiani, rivendicazione del brevetto italiano su questa tecnologia da parte di HOP Mobile il cui ricorso alla magistratura ha di fatto bloccato la commercializzazione dell’allora modello dual sim di Samsung (SGH-D880 DuoS) su tutto il territorio italiano.

Per quanto riguarda i singoli modelli venduti online, in generale, si assiste allo stesso fenomeno di concentrazione delle preferenze già osservato nel caso delle marche. Se le prime cinque aziende produttrici si spartiscono circa il 90 per cento delle mercato, ogni mese i primi dieci modelli si dividono circa un terzo delle preferenze complessive, con un massimo del 36,42% a giugno ed un minimo del 29,65% a novembre.

Andando a verificare, nello specifico, quali siano gli elementi che contraddistinguono il “cellulare di successo” la singola caratteristica con l’andamento più interessante (che presenta una significativa correlazione statistica con il numero di ricerche effettuate) è il touchscreen. In gennaio tra i dieci cellulari più popolari vi sono solo due touchscreen, tecnologia che totalizza l’8,45% delle ricerche complessive.

In un anno il prezzo medio di un cellulare touchscreen è sceso del 6,25 per cento, dai circa 304 euro di gennaio ai 283 di dicembre.

Occorre, infine, sottolineare che tra i dieci modelli più cercati ogni mese, oltre la metà ha un costo che supera i 200 euro. Questo ci porta a dire che, se da una parte cresce l'interesse per il mercato dei cellulari low cost, dall'altra il mercato dei cellulari continua a esercitare il suo fascino sui consumatori indipendentemente dalla situazione economica del momento e pare restare un’isola felice nei consumi degli italiani. Basti osservare la presenza tra le prime dieci marche, seppure in alcuni casi con alti e bassi, di brand come Apple, Rim e HTC che con i loro smartphone sono presenti sul mercato con prezzi medi rispettivamente intorno a 514, 275 e 285 euro.

 

di Redazione, 10/02/2010


Le regole d’oro per combattere i rischi in rete e per una navigazione mobile nei Social Networks più sicura

Oggi l’agenzia di "sicurezza cibernetica" dell’EU - ENISA (European Network and Information Security Agency) ha presentato un nuovo report sull’accesso ai Social Networks tramite telefono cellulare dal titolo "Online as soon as it happens". Il report evidenzia i rischi e le minacce associate all’uso dei Social Networks tramite dispositivo mobile, come ad esempio il furto di identità, la fuga di informazioni aziendali e la lesione della reputazione. La relazione indica inoltre 17 "regole d’oro" su come contrastare tali rischi.

I siti di Social Networks (SNS) hanno registrato un’enorme crescita in Internet. 211 milioni di utenti (su 283 milioni) in Europa utilizzano i Social Networks online, in particolare Facebook, in 11 dei 17 paesi presi in considerazione. I Social Networks, insieme ad altri mezzi digitali, rappresentano il modo moderno per tenersi in contatto con conoscenze professionali e personali. Le modalità con cui le persone si incontrano, condividono opinioni, comunicano informazioni ed idee, di conseguenza, stanno cambiando. La crescente popolarità dei Social Networks, ha determinato un aumento nella richiesta di accesso continuo e immediato agli stessi tramite telefono cellulare, i cosiddetti Mobile Social Networks. Attualmente oltre 65 milioni di utenti accedono a Facebook tramite dispositivo mobile. Gli utenti che usufruiscono dei Social Network dai dispositivi mobili sono 50% più attivi rispetto agli utenti con accesso da linea fissa e si stima che entro il 2012 saranno 134 milioni.

Molti degli utenti dei Mobile Social Networks utilizzano il proprio telefono anche per gestire le e-mail professionali, i dati personali, i contatti, le fotografie e i codici di accesso. Di conseguenza, lo smarrimento di un telefono cellulare può causare danni di grave entità, se per esempio viene utilizzato illegittimamente per accedere ai Social Networks. Molti telefoni cellulari vengono venduti con applicazioni di Social Networks già installate, i cosiddetti servizi "on-deck".

Dai molteplici episodi verificatisi in Italia, Francia, Spagna, Grecia e Regno Unito, emerge che molti utenti di Social Network, sia con accesso da cellulare che da rete fissa, sono ampiamente inconsapevoli dei rischi legati alla sicurezza, alla privacy e a un abuso delle informazioni pubblicate online sui un Social Networks, e non sanno come proteggere la propria privacy. Il report identifica un certo numero di rischi e pericoli specifici legati all’uso dei Social Networks tramite dispositivi mobili. Il report di
ENISA fornisce una panoramica generale della situazione e sottolinea, in particolare, che gli utenti in mobilità dei Social Network necessitano di una maggiore consapevolezza sull’uso sicuro dei Social Network tramite cellulare, per evitare conseguenze impreviste e indesiderate. Tali rischi includono il furto di identità e la lesione alla reputazione personale o aziendale, nonché la fuga di informazioni. Di seguito citiamo due esempi.

- Falso profilo su Facebook. Un professore dell’Università di Torino ha scoperto che qualcuno aveva creato un profilo offensivo a suo nome su Facebook, lesivo della sua reputazione.

- Fuga di informazioni aziendali. In seguito a un episodio verificatosi nel 2008, la compagnia aerea Virgin Atlantic ha licenziato 13 impiegati che avevano pubblicato su Facebook dei commenti negativi sull’igiene degli aerei della compagnia o dei passeggeri. Anche il personale addetto al check-in di British Airlines dell’aeroporto di Gatwick ha pubblicato messaggi su Facebook in cui i passeggeri venivano appellati "puzzolenti" e vi erano commenti negativi sulla confusione che regnava all’aeroporto di Heathrow.

Il report, inoltre, fornisce una visione esauriente del mondo dei Social Networks in considerazione della direttiva europea sulla tutela dei dati(Dir. 95/46/CE). Il direttore esecutivo di ENISA Dr. Udo Helmbrecht commenta: "Questa relazione fornisce consigli semplici e pratici agli utenti su una presenza più sicura in Rete, in qualsiasi luogo e momento, durante l’utilizzo dei Social Network in mobilità."

Il documento contiene 17 "regole d’oro" di carattere pratico, tra cui quelle riportate qui di seguito:

- Ricordarsi di effettuare il log out, ovvero di "uscire" dal Social Network, una volta conclusa la navigazione.
- Non consentire al Social Network di memorizzare la propria password (questa funzione si chiama "Auto-complete").
- Non mescolare i contatti di lavoro con quelli personali.
- Segnalare immediatamente lo smarrimento e/o il furto di telefoni cellulari con contatti, fotografie o dati personali in memoria.
- Impostare correttamente il livello di privacy sul profilo.

Per la lista completa dei consigli, scaricare il documento completo da questo
URL
.
 

di Grazia Zupi, 8/2/2010

[Fonte: ENISA - European Network and Information Security Agency]


Come non perdere i bagagli

 

Ecco un altro modo intelligente di sfruttare la tecnologia che tutti noi portiamo sempre in tasca: usare il proprio cellulare per tracciare, ed evitare lo smarrimento, dei nostri bagagli all’aeroporto.

L’ansia di smarrire o essere vittima di furti o smarrimento dei nostri bagagli è seconda solo alla paura di volare, perché ciò che mettiamo nelle nostre valigie prima dell'imbarco può avere un alto valore, sia economico che affettivo. Se a questo aggiungiamo che solo per Alitalia in un anno ci sono cifre comprese tra i 7 e gli 8 milioni di euro di bagagli oggetti di “disguidi” capiamo bene che diventa importante trovare un sistema di tracciabilità di ogni singola valigia. E per questo nasce lo “smart tag“.

 

bagagli

Lo smart tag è una targhetta intelligente che integra un microchip che andrà a sostituire gli attuali codici a barre. Alla stregua del suo futuro “vecchio” collega stampato, il chip sarà tracciato dal momento della consegna dei nostri bagagli al chek-in, sino alla loro riconsegna all’aeroporto di destinazione. Ma non solo, grazie al nostro cellulare, con un semplice SMS il sistema potrà essere interrogato in ogni momento, fornendo al proprietario delle valige le coordinate della loro posizione.

In merito allo smart tag, il presidente dell’Enac, Vito Riggio dichiara : “Servirà a tranquillizzare gli ansiosi. Il nuovo sistema, che ci si augura possa essere utilizzato nei maggiori scali nazionali per la prossima estate, dovrà servire soprattutto agli operatori responsabili della riconsegna delle valigie”. Queste targhette avranno un costo di pochi centesimi, quindi non influiranno in maniera significativa sul costo del biglietto.

Il sistema è già in fase sperimentale in alcuni aeroporti tra cui Malpensa, Fiumicino, Lisbona e Zurigo e ci auguriamo che diventi quanto prima uno standard ovunque, perché solo chi ha perso il proprio bagaglio può capire quanto sia frustrante oltre che dannoso in termini economici.

 

di Grazia Zupi, 6/2/201


 

Bocciata la tassa sui telefonini

Sarà perché nell'Italia dei mille tributi rischia di passare inosservata. Oppure perché i contribuenti (normali cittadini ma anche la p.a. e le imprese che assegnano ai propri dipendenti i telefonini di servizio) ormai la pagano senza nemmeno rendersene conto, come se fosse una delle tante voci che compongono la bolletta dei telefonini.

Ma per la tassa di concessione governativa potrebbe essere stata scritta la parola fine. A dare una picconata al balzello, che ogni mese preleva dalle tasche degli italiani dotati di cellulare in abbonamento 5,16 euro per i contratti ad uso privato e 12,91 per quelli ad uso affari, sono stati alcuni comuni veneti che hanno fatto ricorso alla Commissione tributaria di Vicenza per ottenere il rimborso della tassa pagata sulle utenze dei propri dipendenti. Gli irriducibili sindaci di Breganze, Chiuppano, Gallio, Roana, Thiene, Villaverla, Zanè, Santorso, Arsiero e Malo (tutti in provincia di Vicenza) rappresentati da Anci Veneto e difesi dall'avvocato Emanuele Mazzaro, si sono visti riconoscere (con due distinte sentenze, n. 100/10/09 e n. 102/10/09) la restituzione di quanto pagato dal 2006 al 2008 a titolo di tassa di concessione governativa sui cellulari: in totale 75 mila euro che in un periodo di vacche magre per le finanze comunali non sono pochi. Ed è solo l'inizio, perché la rivolta fiscale è destinata a estendersi a tutti i 245 comuni veneti, intenzionati a dar vita a una class action in piena regola da cui il direttore di Anci Veneto, Dario Menara, si aspetta di recuperare 2,2 milioni di euro.

Ma l'effetto delle due sentenze della Ctp Vicenza potrebbe essere dirompente e riguardare tutti i contribuenti italiani.
Secondo i giudici, infatti, la tassa (prevista dall'art. 21 della tariffa allegata al dpr n. 641/1972) non sarebbe più dovuta dopo l'entrata in vigore del nuovo Codice delle comunicazioni (dlgs n. 259/2003).
Non in quanto espressamente abrogata dal Codice, ma poiché questo ne ha eliminato i presupposti impositivi. Nell'ottica di una totale liberalizzazione dei servizi di comunicazione, dice la Ctp, il dlgs n. 259 ha fatto venire meno la ragione di mantenere in vita un regime di tipo concessorio. E per questo ha abrogato l'art. 318 del dpr n. 156/1973 che, con una finzione giuridica, considera il contratto di abbonamento sostitutivo della licenza, e per questo lo tassa. La conclusione a cui giunge la Ctp di Vicenza è destinata a creare qualche mal di pancia all'Agenzia delle entrate che ogni anno incamera dalla tassa circa 800 milioni di euro. «Venendo a mancare, contemporaneamente», scrivono i giudici, «il regime concessorio e l'art. 318, che costituiva il presupposto della tassazione del contratto di abbonamento, l'imposizione di cui all'art. 21 della tariffa non risulta più applicabile». «Ne consegue», proseguono, «che la previsione contenuta nell'art. 3 del decreto ministeriale 13/2/1990, n. 33, è illegittima e come tale va disapplicata». Tradotto dal giuridichese significa che la Ctp ha respinto anche l'ultima argomentazione a cui si è aggrappata l'Agenzia delle entrate per sostenere la vigenza del tributo. E cioè che, nonostante l'abrogazione dell'art. 318, sarebbe ancora in vigore in quanto richiamato dal dm n. 33/1990 tuttora vigente. Una tesi respinta dai giudici per un motivo molto semplice: una tassa deve trovare nella legge la sua legittimazione e non in un atto normativo secondario come un decreto ministeriale.

La Ctp ha dato ragione ai comuni veneti anche su un altro fronte. Le amministrazioni statali, in quanto tali, e le Agenzie fiscali, per espressa previsione di legge (Finanziaria 2007), sono esentate dal pagamento della tassa. Non gli enti locali e le p.a. Un trattamento di favore che non ha ragion d'essere: «la non assoggettabilità alla tassa è teleologicamente applicabile agli enti locali in quanto pubbliche amministrazioni» equiparate allo stato dall'art. 114 Cost.

 

di Francesco Cerisano e Antonio G. Paladino, 4/2/2010

 

Tassa su PC e telefonini per dare soldi alla SIAE

 

Un decreto del ministro dei beni culturali aggiorna ed estende - come in nessun paese europeo - il cosiddetto “equo compenso”.

Introdotti su tutti i dispositivi dotati di memoria. Piovono soldi sulla società degli autori ed editori, aumenti in arrivo per i prodotti hi-tech

Cellulari, decoder, computer, lettori mp3: qualunque dispositivo abbia una memoria verrà colpito dalla nuova “tassa”.

È quanto deciso dal decreto firmato il 30 dicembre dal ministro dei Beni e delle attività culturali Sandro Bondi. Il decreto aggiorna ed estende, a livelli inauditi in Europa, il cosiddetto “equo compenso”: una somma che i produttori di beni tecnologici devono versare a Siae, a “compenso” della copia privata. Cioè del fatto che l’utente può usare quelle tecnologie per fare un (legittima) copia personale di CD e film acquistati.

Finora però l’equo compenso è gravato solo su supporti (CD, DVD) e su masterizzatori. Adesso viene esteso a tutti i prodotti dotati di memoria. Un bel colpo, per Siae: “dall’equo compenso finora ha ricavato circa 70 milioni di euro. Dal 2010 passerà a circa 300 milioni, secondo stime di Confindustria e Assinform”, dice Guido Scorza, avvocato tra i massimi esperti di copyright e hi-tech. Prevedibile che i produttori vorranno scaricare questa tassa sui consumatori, almeno in parte, come del resto è avvenuto con CD e DVD.

Il decreto contiene i dettagli del compenso per ciascun prodotto. In alcuni casi, come i cellulari, c’è una somma unitaria di 90 centesimi su ogni prodotto venduto. Per altri, come gli hard disk esterni o interni e la chiavette USB, c’è una quota (in centesimi) per ogni GB. Considerato che ormai è comune trovare 250 GB di hard disk nei PC e che ne sono stati venduti 6,9 milioni nel 2008, solo da questa categoria di prodotti a SIAE andranno circa 100 milioni euro l’anno. Destinati a salire di molto nei prossimi anni, visto che la quantità di GB degli hard disk cresce nel tempo.

Così Altroconsumo parla di “regalo di Natale in ritardo”, dal governo alla SIAE. “Anche in altri Paesi europei cè l’equo compenso, ma non a questi livelli e non esteso a così tanti prodotti”, dice Scorza. “L’assurdo è che in Italia l’industria o i consumatori finanzieranno la SIAE anche per prodotti che non c’entrano nulla con la copia privata. O che c’entrano solo marginalmente”. È raro, in effetti, usare la memoria di un cellulare per ospitare copia della musica comprata su CD; ancora più improbabile che lo si faccia per i film in DVD. “Impossibile, inoltre, usare l’hard disk di un decoder SKY per questi scopi. Eppure l’equo compenso si applicherà anche a tali prodotti”, continua Scorza.  

Con buona pace di chi, come Altroconsumo e l’associazione confindustriale Asstel, si era opposto con tutte le forze al decreto.

 

di Grazia Zupi, 26/01/2010

 

 


 

Telecom Italia condannata all’allaccio del telefono fisso con provvedimento di urgenza.

Tribunale Arezzo: sentenza del 19.11.2008

 

Una signora americana, proprietaria di una un’abitazione nelle campagne di Arezzo, nel marzo del 2008 si rivolse alla Telecom per ottenere l’allacciamento alla rete telefonica fissa.

La compagnia telefonica, però, nonostante l’invio di tutta la documentazione richiesta e nonostante i vari solleciti formulati, non ha mai provveduto né ad effettuare i lavori, né a giustificare la motivazione del ritardo.

Gli avvocati Della Giovampaola e Benincasa cui si è rivolta la signora hanno richiesto alla Telecom di eseguire immediatamente i lavori.

Rispondeva la compagnia telefonica sostenendo che lo spostamento della data di attivazione era da ascriversi non a Telecom, bensì alla mancanza di permessi necessari alla realizzazione dell’impianto.

I legali provvedevano allora ad accertarsi presso il Comune di Cortona, primo se non unico organo amministrativo al quale dovevano essere richiesti i necessari permessi, se effettivamente Telecom si fosse attivata in tal senso, sentendosi rispondere che, al contrario, nessuna richiesta risultava essere pervenuta.

A questo punto i legali hanno richiesto un provvedimento urgente ex art. 700 c.p.c. presso il Tribunale di Arezzo per avere l’immediata esecuzione dei lavori necessari per ottenere l’agognato allacciamento alla rete telefonica.

I legali, tra l’altro, hanno sottolineato che, pur non sussistendo più un monopolio di diritto in capo alla Telecom, quest’ultima agisce sempre in posizione di “monopolio di fatto”, per cui tale Società, essendo la reale proprietaria del c.d. “ultimo miglio”, cioè di quel tratto di linea telefonica che unisce materialmente le centrali telefoniche alle abitazioni, è la sola che può e deve provvedere all’allaccio.

Senza contare che l’art. 52 del D. LGS. 259/2003 (Codice per le Comunicazioni Elettroniche) impone che i servizi di comunicazione elettronica debbono essere messi a disposizione di tutti gli utenti finali ad un livello qualitativo stabilito, a prescindere dall’ubicazione geografica dei medesimi.

Il giudice del Tribunale di Arezzo ha pienamente accolto le istanze della ricorrente.

La dottoressa Labella, ha riscontrato i due elementi caratterizzanti il procedimento di urgenza:

- il fumus, in quanto Telecom non ha provato che i ritardi non fossero imputabili a sé stessa;

- il periculum, in quanto la donna, abitando da sola in un luogo isolato e malservito anche con la telefonia mobile, e non potendo usufruire di un servizio essenziale come quello telefonico fisso, non avrebbe potuto, in caso di incidente o di pericolo, aiuto ad alcuno.

Per tali motivi il Giudice ha ordinato alla Telecom di provvedere, immediatamente, o nel più breve tempo possibile, allo svolgimento dei lavori necessari per l’allacciamento presso l’abitazione della ricorrente della linea telefonica, con la condanna della stessa società resistente al rimborso delle spese legali.

 

 Tribunale di Arezzo

Sentenza 19 novembre 2008

Udienza del 19/11/08 nella causa n.1017 /2008

Avanti al G.I. dott sono comparsi

L’Avv. Della Giovampaola e Benincasa per la ricorrente. L’Avv. Salvatore per la Telecom SpA il quale si costituisce con deposito di comparsa alla quale si riporta

I procuratori della ricorrente insistono per la concessione del provvedimento d’urgenza sussistendone i presupposti

Il Giudice

Rilevato che nel caso di specie sussiste il fumus attesa l’evidente disagio dell’utente ed allo stato la controparte non ha provato che i ritardi sono dovuti a cause non imputabili a Telecom;

che inoltre sussiste il periculum del grave ed irreparabile danno atteso che la resistente non ha specificamente contestato (e dunque le circostanze devono ritenersi come pacificamente ammesse) che nel luogo per cui è causa non vi è copertura con il cellulare: trattasi di luogo isolato e vi è copertura solo da parte della Telecom ed infine la ricorrente vive da sola;

che dette circostanze costituiscono pericolo di grave ed irreparabile danno per la persona della ricorrente se solo si pensi ad un eventuale incidente domestico o altro che rendesse indispensabile l’utilizzo del telefono per la richiesta di aiuto

P.Q.M.

ordina alla Telecom Italia S.p.A. di provvedere immediatamente e comunque nel più breve tempo possibile allo svolgimento dei lavori necessari per l’attivazione presso l’abitazione della ricorrente sita in Cortona (AR) località ***** della linea telefonica relativa al n.******* assegnato alla ricorrente e non ancora attivato.

Visto l’art.669 octies VI comma cpc condanna la Telecom a rimborsare alla ricorrente le spese del presente procedimento che liquida in complessivi €.943,00 di cui €.93,00 per spese €.400,00 per diritti ed €.450,00 per onorari oltre Iva e cap come per legge, ed il 12,5 % per rimborso delle spese in generale.

Dott. ssa Carmela Labella

 

Pubblicato il 22/XII/2008

 


I meandri della gIUSTIZIA italiana che ancora qualcuno si ostina a non voler rinnovare.

 

Qualche anno fa, precisamente il 2006, molti media nazionali riportarono - sbagliando - come una sentenza quella che era invece una richiesta del pubblico ministero sfavorevole all'operatore telefonico H3G, denominato comunemente 3.

Ebbene, a distanza di tre anni, la sentenza vera e propria non è stata ancora emessa. Perchè?

Vediamo di ricostruire i fatti che ci riguardano da vicino essendo un giornale on-line che s'interessa, specificatamente, di telefonia mobile, ed ha molti utenti, ad iniziare da chi scrive, interessato alla questione essendo un cliente di 3.

 

Ricostruzione affidata ad un articolo dell'epoca:

"Tre non può bloccare i cellulari. Il giudice: si usino con tutte le sim"

 

                                                         <B>"Tre non può bloccare i cellulari"<br>Il 
giudice: si usino con tutte le sim</B>
                                                              Un videofonino LG di 3


MILANO - "Craccare" un telefonino non è reato penale. Quei 500 mila italiani da un anno nel mirino della magistratura perché hanno sbloccato i "lacci elettronici" che impediscono di utilizzare il loro cellulare "3" con la scheda di un altro gestore possono tirare un sospiro di sollievo. Lo ha deciso il pubblico ministero Gianluca Braghò chiedendo l'archiviazione del procedimento aperto nel luglio 2005 in seguito ad una querela presentata da H3G, la società che controlla il marchio "3" e da LG Electronics. Nessun rischio di tipo penale, quindi, né per i possessori dei telefonini né per la miriade di "chioschi" che in passato reclamizzavano apertamente la possibilità di sbloccare i videofonini per 20 o 30 euro.

La storia è semplice. Per consolidare la propria posizione nel mercato "3" ha venduto milioni di sofisticati videofonini a prezzi molto convenienti, anche ad un terzo o a un quarto del loro valore. L'unica condizione era l'impegno a restare fedeli per almeno un anno (più spesso due) alla stessa "3". A difesa di questa promessa faceva buona guardia l'operator lock, un dispositivo elettronico che in teoria avrebbe dovuto bloccare il telefonino qualora si fosse cambiata la Sim con quella di un concorrente. In teoria. Perché secondo la polizia mezzo milione di italiani si sono fatti sbloccare il cellulare grazie ad un software reperibile su Internet. E hanno quindi utilizzato le schede ricaricabili a buon mercato dei gestori concorrenti.


Nel luglio del 2005 la "3" è ricorsa alla magistratura ipotizzando reati come accesso abusivo ad un sistema informatico, frode informatica, detenzione abusiva di sistemi d'accesso. E ha chiesto al giudice di intervenire "per ripristinare la legalità nel mercato dei servizi per la comunicazione mobile". Secondo il giudice, però, le richieste de la "3" sono infondate. Il motivo: il telefonino è di proprietà dell'utente che, per definizione, non può violare qualcosa che è suo.

"Anche il buon senso", è scritto nella sentenza, "suggerisce che il cliente una volta ricevuto il video telefonino si comporta uti dominus potendo utilizzarlo a suo piacimento". Quanto allo sblocco del cellulare "altro non è che una violazione contrattuale". Insomma, niente di penale. Al massimo "3" potrebbe fare una causa civile ai suoi clienti.

Braghò osserva inoltre che "in base ad un'indagine a campione" effettuata fra i rivenditori di "3" gli acquirenti dei videofonini "difficilmente sono posti nella condizione di conoscere le clausole contrattuali poiché al momento dell'acquisto non viene sottoscritto alcun contratto". Anzi, nella richiesta di archiviazione si precisa che nei locali di vendita non sono affisse le condizione generali di contratto. E dunque, anche per questo motivo, va escluso il dolo.


La Repubblica del 29 giugno 2006), pag. 37

 

Per sapere chi ha ragione quanto ancora dovremo attendere?

Si è perduto il fascicolo, il giudice è andato in ferie, e ammalato, è stato trasferito, è defunto e non è stato sostituito? Oppure la sentenza è stata emessa e imboscata perchè favorevole agli utenti...oppure?

Una qualsiasi risposta ci potrebbe stare bene, purché non continui questo assordante silenzio.

 

di Francesco Medaglia

 

Pubblicato il 13/XII/2008

 


Aiko: la donna robot

 

Dopo l'umanoide che corre e va in bicicletta o dirige l'orchestra, dopo il robot che in grado di riconoscere le emozioni, arriva la donna (robot) perfetta, ad opera dello scienziato Le Trung, che si è ispirato a C3PO di Star Wars.

Aiko riesce a sorprendere: è un robot donna, che sa svolgere i principali compiti domestici e ha tutti i sensi, tranne l'olfatto.

Aiko è alta 152 cm, è costata 2 anni di lavoro e 16mila euro di sviluppo. Aiko reagisce: per esempio dà uno schiaffo se toccata in certi punti. Aiko ha le sembianze di una ragazza ventenne giapponese. Essendo programmabile, Aiko potrebbe anche finire anche sotto le lenzuola.

 

Qui il video

Pubblicato il 13/XII/2008

 


La banda larga: Joe Basilico sbeffeggia Telecom Italia

Un ritratto impietoso dell'ex monopolista delle Tlc: tra sontuosi stipendi e sprechi faraonici, emergono tutti i vizi di Telecom Italia dell'era Tronchetti Provera.

Esilarante, ma funesta è la storia del videotelefono, commercializzato da Telecom e ritirato perché fece bruciare la scrivania del '700 di un notaio. Ciò nonostante, il videotelefono finì a scaffale e nelle mani di migliaia di utenti Telecom.

Questo è uno dei numerosi, ma emblematici
aneddoti della crisi Telecom Italia: li racconta Joe Basilico, uno pseudononimo molto addentro ai fatti Telecom, nel libro
La banda larga, edito da Citta' del sole. Un titolo, che è già tutto un programma: la banda larga è una delle grandi disattese Telecom.

Il libro racconta
vizi, sprechi e stipendi d'oro del colosso Tlc, illustrando come l'ex monopolista italiano, nell'era di Tronchetti Provera, sia riuscito a mandare in rovina un patrimonio tecnologico, "ereditato dalla pur burocratica gestione statale".

Pubblicato il 12/XII/2008


La RAI chiede un importante aumento del Canone

Compensare il calo delle inserzioni pubblicitarie chiedendo denari ai cittadini italiani. Questa la ricetta del vertice RAI per evitare il peggio. L'idea di Cappon e Petruccioli è quella di chiedere un adeguamento del Canone RAI che vada ben oltre l'inflazione.

"La raccolta pubblicitaria diminuisce - spiega Cappon - e non ha mai più raggiunto il livello che era stato raggiunto nel 2000. Quando negli anni precedenti cresceva del 10% rispetto all'anno prima". Insieme a Petruccioli ha dichiarato anche che "il canone sarebbe insufficiente anche se il governo lo aumentasse di 1,5 euro all'anno. Anche per noi la lotta all'evasione è una priorità, si è pensato anche alla possibilità di legare il pagamento del canone a quello delle utenze elettriche".

L'idea di collegare il pagamento del Canone RAI alle utenze elettriche non è nuova: lo stesso Petruccioli
la insegue da anni, ritenendo che l'unico modo per contenere l'evasione del Canone sia appunto associarlo al pagamento di bollette "essenziali". Il fatto che su cosa sia il Canone, o su chi lo debba pagare e perché, permanga a tutt'oggi una situazione di assoluto caos normativo e istituzionale al momento non sembra sfiorare né il mondo politico né i vertici di Viale Mazzini.

 

Più in generale, ciò che la RAI sconta è da un lato la contrazione finanziaria, che spinge ad una prudenza negli investimenti pubblicitari e soprattutto al rientro di budget da parte di una serie di industrie di primo piano, tra cui l'automotive, dall'altro però è anche la difficoltà di tenere il passo con il calo degli ascolti per gli eventi di punta del palinsesto radiotelevisivo, ascolti che valgono sempre meno in termini di ritorno pubblicitario, e non vale solo per la RAI. Tutto questo, è la tesi dell'azienda, deve essere a carico di chi deve, o vuole, o crede di dover pagare il canone.

A pesare ulteriormente,
spiega Petruccioli, è anche il passaggio al DTT: per completare la transizione al digitale terrestre si dovranno spendere almeno 250 ma forse 280 milioni di euro. "Aggiungere alle difficoltà di mercato - ha sottolineato il presidente RAI - una ulteriore contrazione delle entrate di qualche decina di milioni di euro per mancato adeguamento del canone, potrebbe costituire per la RAI un colpo pesantissimo". Il problema, dunque, non è soltanto adeguare il Canone all'inflazione, perché dichiaratamente non basta più, ma è costituito dal fatto che senza un adeguamento ulteriore allora non si potranno coprire i buchi. Buchi che, ci tiene a sottolineare invece Cappon, non sono in nessun modo ascrivibili ad errori nella gestione dell'azienda.

"Grazie agli interventi sulla spesa presi con grande tempestività - ha dichiarato Cappon - il bilancio 2008 nonostante il calo degli introiti pubblicitari degli ultimi tre mesi dovrebbe portare nelle casse RAI tra i 40 e i 50 milioni di euro in meno, dovrebbe chiudere con perdite contenute in 30-35 milioni di euro". Cappon ha anche equiparato la RAI del canone RAI ad altre aziende italiane,
sottolineando che "la RAI non ha debiti da 5 anni e non so quante aziende di questo Paese si trovino in un'analoga situazione di solidità".

Sulle richieste di aumento a go-go del canone sono immediatamente intervenuti i consumatori, in primis naturalmente quelli di
ADUC, l'Associazione che da anni sta portando avanti due campagne, una per abolire il canone e l'altra per capire che cosa sia. Secondo ADUC le dichiarazioni di Cappon e Petruccioli dimostrano ancora una volta che "non si vuole utilizzare" la soluzione, che c'è, dice ADUC, "ed è come il mitico uovo di Colombo". ADUC si riferisce alle numerosissime imprese pubbliche e private che, pur possedendo un computer, non vengono invitate a pagare imposta di possesso. "Stiamo parlando - scrivono i consumatori - di mancati ricavi per oltre un miliardo di euro all'anno che, non solo coprirebbero i 200 milioni di sbilancio, ma consentirebbero, per esempio, di pagare i soliti altissimi cachet ad ulteriori ospiti famosi nei vari festival di Sanremo che la RAI organizza e diffonde nelle case dei milioni di contribuenti del servizio pubblico televisivo".

Pubblicato il 5/XII/2008


PC Magazine si appresta a chiudere.

 

L'edizione cartacea della storica rivista statunitense PC Magazine sarà pubblicata per l'ultima volta a gennaio.

La storica rivista statunitense, dopo 26 anni di onorate pubblicazioni, ha richiesto il cosiddetto Chapter 11 – ovvero la procedura di bancarotta. L'editore Ziff Davis ha confermato che con l'ultima edizione cartacea di gennaio 2009 verrà chiuso definitivamente un ciclo: tutte le energie e gli sforzi finanziari saranno concentrati online.

                                       

PCmag online si affiancherà così a ExtremeTech, Gearlog, Appscout, Smart Device Central, GoodCleanTech, DL.TV, Cranky Geeks, e PCMagCast, per formare il PCMag Digital Network.

Pubblicato il 28/11/2008


Ricaricare il cervello come fosse un telefonino

Pubblicato il 22/09/2008

 

Quando non ricordiamo qualcosa, è facile cadere nella tentazione di considerare il nostro cervello un po’ come un telefonino scarico. E se fosse possibile ricaricarlo, proprio come si fa con una batteria o una pila?

Sembra proprio che quella che sembra un’utopia di ere virtuali sia invece destinata a diventare realtà. Potremo ridare vita e linfa al nostro cervello, migliorando le capacità cognitive e di memoria con delle piccole e semplici scosse elettriche, opportunamente calibrate.

Si tratta di una nuova tecnica messa a punto da Alberto Priori direttore del Centro di ricerca per le neuronanotecnologie e la neurostimolazione dell’Irccs Ospedale Maggiore Policlinico, Mangiagalli e Regina Elena di Milano. Stimolare attraverso la cute il cervello con piccole scosse elettriche servirebbe a potenziare la memoria e le capacità di reazione cerebrali.

 


Un italiano su due è un analfabeta del web

Pubblicato il 10/07/2008

 

Siamo un Paese che non innova, e lo si capisce anche dal nostro rapporto con il web e con le tecnologie informatiche. È quanto emerge dall’ultimo rapporto Assinform, il documento che fotografa ogni anno l’andamento dell’informatica e delle telecomunicazioni nel nostro Paese. Secondo l’ultimo rilevamento, l’Italia è il Paese che conta la percentuale più alta di analfabeti del web: ben il 56% dei nostri connazionali non usa Internet, contro una media europea del 40%. In compenso siamo il secondo Paese europeo in quanto a numero di utenti “smaliziati”; il 9% dei nostri compaesani ha un’ottima dimestichezza con il web (9%), ci batte solo la Francia con il 12%. Piuttosto scarsa è l’attenzione verso i servizi offerti dalla Rete: l’Internet banking è utilizzato solo dal 12% della popolazione contro il 25% della media europea, e l’e-commerce è ancora fermo al 2% del totale delle vendite al dettaglio, quando la media europea viaggia a quota 11%.

Decisamente poco brillanti anche gli investimenti in nuove tecnologie: se nel 1998 il nostro Paese spendeva l’1,5% del valore del Pil, a fronte di una media europea attestata al 2,3%, oggi siamo all’1,7%; in dieci anni, in pratica, l’Italia ha fatto registrare una crescita di soli due decimi di punto percentuale, contro una media europea di 5 decimi di punto, con picchi di 6 e 8 decimi (rispettivamente in Gran Bretagna e Francia).

Ma come si spiega questo andamento lento? Secondo Assinform c’è in primo luogo il progressivo invecchiamento demografico e un sistema formativo non all’altezza delle sfide tecnologiche, che mantengono oltre la metà della popolazione italiana lontana dalle facilitazioni e dai vantaggi dei servizi Internet. Il problema - sottolinea Ennio Lucarelli, presidente dell’Associazione di Confindustria - riguarda il processo di digitalizzazione del Paese che avanza in modo frammentario e discontinuo, privo di una politica economica capace di puntare sull’It in termini strategici come invece è avvenuto e avviene in altri paesi: “Se nell’ultimo decennio il sintomo più evidente della regressione italiana è stato l’aumento del divario di produttività con gli altri paesi europei, una delle cause strutturali, purtroppo ancora largamente sottovalutata, sta nel non aver investito per innovare l’Information Technology italiana al fine di rilanciare l’economia, come si è fatto invece in Europa a seguito del processo di Lisbona e in molti paesi nostri concorrenti. A fronte dei programmi quadro comunitari per lo sviluppo dell’innovazione tecnologica, in Italia dieci anni di spesa It ben al di sotto della media europea hanno reso la nostra economia rigida, limitandone le capacità di crescita e di reazione ai cambiamenti”.

 


Riciclare il vecchio cellulare: cosa?

Pubblicato il 10/07/2008

 

In tutto il mondo, solo il 3% dei consumatori ha riciclato il vecchio cellulare. Il resto non ci ha mai neanche pensato.

 

Lo rivela uno studio Nokia, che dimostra quanto ancora sia scarsa l’attenzione degli utenti verso il problema dello smaltimento di questi dispositivi, i quali contengono materiali estremamente nocivi per la salute e per l’ambiente. Lo studio ha coinvolto 6.500 utenti mobili di 13 paesi: Italia, Germania, Cina, Brasile, Emirati Arabi, Stati Uniti, Finlandia, India, Indonesia, Regno Unito, Nigeria, Russia e Svezia. Nonostante gli operatori stiano dedicando sempre maggiori risorse alla sensibilizzazione dei consumatori sull’importanza del corretto smaltimento dei telefonini, circa la metà degli intervistati – che hanno cambiato in media 5 telefonini – ignorava la possibilità di riciclare il beneamato gadget.

 

Ma che succede allora ai telefonini non più utilizzati? Circa un intervistato su due lo conserva a casa in un cassetto, un quarto lo a un amico o parente, il 16% lo rivende. Ma c’è anche un 4% che ammette candidamente di averlo buttato senza pensare troppo dove. Globalmente, il 74% dei consumatori non ha mai pensato al riciclaggio del vecchio cellulare, nonostante il 72% ritenga che il suo corretto smaltimento “fa la differenza”. Se ognuno dei tre miliardi di utenti mobili riciclasse uno soltanto degli apparecchi usati prima di passare all’ultima novità, “si potrebbero risparmiare 240 mila tonnellate di materie prime e ridurre i gas serra in una quantità equivalente al ritiro dalle strade di 4 milioni di automobili”, ha spiegato Markus Terho di Nokia, sottolineando che “sono anche le piccole azioni a fare la differenza”.

 

Un altro problema evidenziato dall’indagine riguarda il fatto che molti, anche chi vorrebbe riciclare il vecchio cellulare, non sanno come fare, a chi rivolgersi.

Nokia dispone di punti di raccolta in 85 paesi nel mondo e sta per lanciare un telefonino ‘verde’, il 3110 Evolve, realizzato principalmente con materiali riciclati.

 

I telefonini contengono molti materiali preziosi

 

Oltre alle sostanze tossiche, infatti, i telefonini contengono molti materiali preziosi e riutilizzabili in svariati settori – dalla produzione di strumenti musicali alle otturazioni dentali, dalle panchine ai bollitori da cucina – ma la metà delle persone intervistate ignorava completamente queste possibilità.

“Usando le migliori tecnologie, nulla viene sprecato”, ha dichiarato ancora Terho, che ha sottolineato che tra il 65% e l’80% dei componenti di un telefonino Nokia può essere riciclato. I materiali plastici che non possono essere riutilizzati vengono invece bruciati per fornire energia durante il processo di riciclaggio, mentre altri componenti vengono usati come materiali da costruzione o per la realizzazione di strade. Nulla, insomma, finisce in discarica.

 

...Ne sanno qualcosa i giapponesi!

Più che la salvaguardia dell'ambiente, per molte aziende il riciclo dei telefonini cellulari si sta rivelando una vera e propria miniera non soltanto d'oro, ma anche di altri metalli come l'argento e il rame. La nuova tendenza prende il nome di "urban mining" e consiste nel cercare i metalli preziosi nei prodotti elettronici dismessi, il materiale recuperato viene poi fuso e rivenduto sotto forma di lingotti a gioiellieri o aziende specializzate.

 

Se da una tonnellata di minerali grezzi si ottengono mediamente solo 5 grammi di oro, da una tonnellata di telefonini se ne arrivano a ricavare 150 grammi o più, ma anche 100 kg di rame e 3 kg di argento. Presso la società giapponese Eco-Systems gli scarti elettronici e industriali sono inizialmente smontati a mano, poi immersi in solventi chimici per eliminare i materiali non utilizzabili. Eco-System produce in media circa 200-300 kg di lingotti d'oro al mese, per un valore che oscilla tra i 5.9 e gli 8.8 milioni di euro, l'equivalente di una piccola miniera d'oro.

 


Le HDTV avveleneranno il pianeta

Pubblicato il 05/07/2008

 

Il riscaldamento globale potrebbe ulteriormente peggiorare a causa degli agenti chimici utilizzati nella produzione dei televisori LCD e dei semiconduttori. Un rapporto recentemente pubblicato dal Geophysical Research Letters confermerebbe infatti i gravi effetti collaterali prodotti dal trifluoruro d'azoto (Nitrogen trifluoride). Durante le fasi di lavorazione dei display a cristalli liquidi, dei semiconduttori e dei diamanti sintetici l'utilizzo di questo reagente in forma gassosa consente di ottenere depositi fondamentali per il risultato finale.

 

Il problema è che con la diffusione degli schermi piatti è aumentata notevolmente la produzione e l'utilizzo del trifluoruro d'azoto, un gas serra che è escluso dal protocollo di Kyoto, probabilmente perché nel 1997 – quando è stato redatto – e nel 2005 – quando è entrato in vigore – questo reagente era prodotto in quantità limitate. Oggi però, secondo Michael Prather, co-autore del rapporto, con una produzione prevista per il 2009 di 8 mila tonnellate vi è il rischio di incidere sul riscaldamento globale 17 mila volte di più rispetto all'anidride carbonica. Solo nel 2008 è stato calcolato che la produzione globale di questo reagente impatterà sull'ambiente come un paese grande come l'Austria, quindi analogamente a circa 67 milioni di tonnellate di anidride carbonica.

 

Insomma il semi-sconosciuto trifluoruro d'azoto può fare maggiori danni rispetto ai PFC e all'Esafluoruro di zolfo, probabilmente i gas serra più pericolosi.

Non è un problema per il momento, ma lo sarà quando le discariche cominceranno a riempirsi di vecchie HDTV in disuso.

 


Una sigaretta in auto distrae più del telefonino

Pubblicato il 03/07/2008

 

In auto? Meglio parlare al cellulare che fumare.

Questo il clamoroso risultato di uno studio realizzato dalla società italiana di Tabaccologia (Sitab) che sembra giustificare la decisione delle autorità di San Marino di vietare il fumo al volante.

 

"Abbiamo filmato alcuni fumatori mentre erano al volante, misurando per quanto tempo distoglievano lo sguardo dalla strada - spiega Giacomo Mangiaracina, presidente della Sitab - ed è risultata una distrazione maggiore che per il telefonino. Non si capisce a questo punto perchè è sanzionabile l'uso del cellulare e la sigaretta no".

 

Secondo lo studio, per rispondere a una chiamata ci si distrae per 2,1 secondi, mentre per fumare ne servono 2,9 per prendere sigarette e accendino e 2,0 per accendere. Non ci sono ancora studi che correlino però incidenti e sigarette, anche se alcune stime sostengono che addirittura il 15% sia provocato dalle 'bionde'.

 

"Anche se non ci sono grossi studi è sufficiente il buonsenso - afferma Piergiorgio Zuccaro, che dirige l'osservatorio Fumo Alcool e Droga dell'Istituto Superiore di Sanità - è chiaro che è un gesto che porta a distrazione, con l'aggravante che c'è anche il fuoco di mezzo. Senz'altro poi bisogna tenere conto dei danni derivanti dal fumo passivo, che in macchina sono ancora maggiori per effetto degli spazi ridotti".

 


DAGLI USA NUOVO ALLARME, CELLULARI A RISCHIO CANCRO

Aggiornato il 25/07/2008

 

Fanno male, non fanno male, di certo continuano a essere sulla graticola di un dibattito senza fine: i telefonini cellulari tornano nel mirino perché le onde che emettono avrebbero le potenzialità per causare tumori, anche solo a chi si trovi nei paraggi dell'utilizzatore. Questo almeno è quello che teme il dottor Ronald B. Herberman, direttore dell'Istituto dei Tumori presso l'Università di Pittsburgh. Ha invitato senza mezzi termini a interrompere l'uso di smartphone all'orecchio. Gli adulti devono cambiare abitudini e ancor di più giovani e teenager.

 

 

 

Herberman va contro l'opinione comune dei circuiti scientifici, tendente a sdrammatizzare in assenza di prove scientifiche le temute conseguenze dell'utilizzo di dispositivi elettromagnetici ad alta frequenza a distanza ravvicinata dell'encefalo. L'esperto ora cita non solo studi noti ma anche "dati non ancora pubblicati", e afferma che ci sono tutti gli elementi per consigliare prudenza e possibilmente astinenza.

 

"Alla base delle mie preoccupazioni c'è il fatto che non dovremmo aspettare l'apparizione di uno studio definitivo, ma piuttosto peccare di precauzione invece di pentirci dopo" dice Herberman alla Associated Press. Tali preoccupazioni sono state espresse dallo scienziato in un memo a uso interno inviato a 3mila persone, facenti parte dello staff e della facoltà del Cancer Institute.

 

Sul sito dell'UPCI è poi disponibile una nota precauzionale contenente 10 regole da rispettare, incluso il divieto tassativo per i bambini di utilizzare il cellulare se non per le emergenze, servirsi di headset Bluetooth e dispositivi simili per tenere il telefonino lontano dalla testa e dal corpo quanto più è possibile, usare gli SMS al posto delle chiamate e via di questo passo.

"Gli studi sugli esseri umani non indicano che i telefoni cellulari sono sicuri, né mostrano chiaramente che siano pericolosi. Ma un numero crescente di dimostrazioni suggeriscono che dovremmo ridurre l'esposizione, mentre la ricerca continua su questa importante questione" recita la nota dell'UPCI, che a corredo pubblica la figura (vedi più sopra) del livello di penetrazione stimato dei campi elettromagnetici a 900 MHz (GSM a singola banda) nel cervello di ragazzi e adulti.

 

Secondo Herberman ci sono insomma prove sufficienti per preoccuparsi, ma la sua è una posizione che non va d'accordo con quella della Food and Drug Administration, organismo che negli Stati Uniti ha il compito di valutare la pericolosità per la salute di beni di uso comune. Nel suo Q&A tematico sui cellulari, la FDA riporta a chiare lettere che manca l'evidenza scientifica di una loro eventuale pericolosità, e se c'è un rischio questo "è probabilmente molto basso". Ma per quanto questa evidenza non sussista, l'appello alla precauzione comincia a fare breccia in un numero crescente di ambienti scientifici e accademici. Devra Lee Davis, direttrice del centro universitario dell'UPCI e supporter del memo di Heberman, arriva ad affermare che la questione è "se si vuole giocare alla roulette russa con il proprio cervello". In una intervista telefonica con la AP, Davis ricorda che venti differenti gruppi appoggiano le note e le raccomandazioni dell'UPCI, e le autorità inglesi, francesi e indiane hanno già provveduto ad avvertire i genitori sui rischi dell'uso dei cellulari da parte dei figli.

 


Mistero sui rischi del telefonino

Pubblicato il 02/07/2008

 

Nonostante le ricerche siano durate più di dieci anni, non hanno fornito risultati definitivi sul rischio di tumori derivanti dall'uso dei telefonini. E ora è polemica sulla mancata pubblicazione di un rapporto sui dati finora raccolti.

 

Dal 1997 è in corso l'Interphone study, condotto da scienziati europei, canadesi, israeliani e giapponesi coordinati dalla Iarc, l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro con sede a Lione. Le conclusioni erano attese per il 2006, ma gli scienziati hanno rinviato la pubblicazione perchè manca l'accordo per un testo comune e tra molti di loro i contrasti sarebbero sfociati in aperta ostilità.

Dopo il monitoraggio su pazienti affetti da tumore al cervello, alle ghiandole salivari, al collo oltre che da linfomi e leucemia, c'è chi teme che la mancata pubblicazione serva a coprire dati allarmanti. E questo nonostante lo stesso Mobile Manufacturers Forum, l'associazione dei produttori di telefonini, ne abbia auspicato una sollecita pubblicazione. I responsabili della ricerca si giustificano con la discussione tuttora in corso sull'attendibilità dei dati acquisiti.

 

Alcuni Paesi coinvolti negli studi hanno diffuso i loro dati nazionali ed è emerso che chi usa il cellulare da almeno dieci anni appoggiandolo sempre allo stesso orecchio sarebbe più esposto all'insorgenza di tumori al cervello e di varie altre malattie. Ma si trattava di campioni molto ristretti e per questo non inoppugnabili. L'Organizzazione Mondiale della Sanità, così come la Commissione europea, hanno ribadito che fino alla pubblicazione delle conclusioni ufficiali dell'Interphone study non è attendibile nessuna conclusione sui legami tra l'uso dei cellulari e l'insorgenza di tumori.

 


L'Italia investe poco in innovazione

Pubblicato il 30/06/2008

 

L'innovazione italiana è al palo. La definizione è sgraziata e poco elegante, ma gli ultimi dati presenti nel Rapporto Assinform sono a dir poco preoccupanti. "Siamo in ritardo sulla media dell'Europa a 27 per l'utilizzo dei servizi online: nella Pubblica Amministrazione è al 17% a fronte di una media europea del 30%, e con un gradimento dei cittadini in diminuzione. Non molto meglio il quadro dei servizi di mercato, ma con un gradimento ed un attenzione in aumento: l'Internet banking è utilizzato dal 12% della popolazione italiana rispetto al 25% della media europea, l'e-commerce sviluppa il 2% del totale delle vendite al dettaglio, mentre la media europea viaggia a quota 11%", ha spiegato Ennio Lucarelli, Presidente dell'Associazione italiana dell'Information Technology, durante la presentazione del Rapporto Assinform 2008. Abbiamo la più alta percentuale di popolazione, pari al 56%, che non usa Internet, mentre la media europea è del 40%. In compenso siamo secondi in Europa quanto a quota di popolazione con elevate capacità di utilizzare Internet: il 9%, subito sotto la Francia (12%) e sopra la media europea (8%)".

"Questa fotografia dell'Italia di fronte alle applicazioni avanzate di Internet esprime il grave ritardo d'innovazione in cui ci troviamo rispetto ai nostri partner europei, ma anche le potenzialità inespresse che ci caratterizzano. Da una parte vi sono il progressivo invecchiamento demografico e un sistema formativo non all'altezza delle sfide tecnologiche, che mantengono oltre la metà della popolazione italiana lontana dalle facilitazioni e vantaggi dei servizi Internet. Dall'altra l'emergere di una consistente parte della popolazione fortemente attratta dalle nuove tecnologie, che si colloca addirittura al di sopra dello standard internazionale nel loro uso ed  entra in netto contrasto con l'assenza di attenzione politica e di incentivi sull'innovazione. Sono, questi, i segnali di un processo di digitalizzazione del Paese che avanza in modo frammentario e discontinuo, privo di una politica economica capace di puntare sull'It in termini strategici come invece è avvenuto e avviene in altri paesi".

"D'altro canto se nell'ultimo decennio il sintomo più evidente della regressione italiana è stato l’aumento del divario di produttività con gli altri paesi europei, una delle cause strutturali, purtroppo ancora largamente sottovalutata, sta nel non aver investito per  innovare l'Information Technology italiana al fine di rilanciare l'economia,  come si è fatto invece in Europa a seguito del processo di Lisbona e in molti paesi nostri concorrenti. A fronte dei programmi quadro comunitari per lo sviluppo dell’innovazione tecnologica, in Italia dieci anni di spesa IT ben al di sotto della media europea hanno reso la nostra economia rigida, limitandone le capacità di crescita e di reazione ai cambiamenti".

In dettaglio si evidenziano, rispetto al 2006, una crescita dei mercati IT (0,9%), dell'informatica (1,6%) e delle TLC (0,4%). Il mercato italiano complessivo dell’ICT (64,4milioni) si colloca in Europa al quarto posto per dimensioni, dopo Germania (149,4 milioni, -1,7%), Regno Unito (128, 5milioni, +2%) e Francia (107,4milioni, +2,2%). Ma più significativo ancora è il fatto che l’incidenza della spesa ICT sul PIL non superi nel caso dell’Italia il 4,8%, contro 5,6% medio dei paesi europei.


Uomini e donne programmano diversamente

Pubblicato il 17/06/2008

Uomini e donne programmano diversamente

Uomini e donne sono diversi anche nella programmazione? Se lo chiede Emma McGrattan, una delle più valide programmatrici della Silicon Valley, secondo cui gli uomini e le donne programmano in maniera diversa.

Le donne sono abituate a scrivere il codice in considerazione di coloro che lo utilizzeranno successivamente. Per esempio, inserendo numerosi commenti e linee che spiegano in che modo il software è stato scritto. Il codice scritto da una donna diventa quindi una “tabella di marca”.

Gli uomini, invece, non hanno di queste pretese. Spesso cercano di mostrare la loro intelligenza di scrittura rendendo il più possibile criptico il codice. Un software scritto da un uomo, quindi, non è chiaro, e mancano indicazioni per chi lo deve modificare in seguito.

econdo la McGrattan basta guardare un pezzo di codice per capire se è stato scritto da un uomo o da una donna. E, nel tentativo di rendere il software più semplice da codificare, la McGrattan consiglia sempre di inserire dei commenti tra pezzi di codice e di fornire un elenco dettagliato di tutte le eventuali modifiche.

E, inoltre, si augura che le programmatrici donne aumentino, in un settore in cui solo il 20% è rappresentato dal gentil sesso.



Consigli alla mamma high-tech:"Ecco come proteggere i bimbi"

Pubblicato il 14/06/2008

 

È giusto acquistare il telefonino agli adolescenti? Come sorvegliarli in rete?
Arriva una guida per risolvere i problemi dei genitori del Ventunesimo secolo.

 

Non bisogna avere paura della modernità. Basta tenere i giovani sotto controllo

Consigli alla mamma high-tech "Ecco come proteggere i 
bimbi"

di WARREN BUCKLEITNER
TUTTI sanno che i bambini, prima di camminare, gattonano e che prima imparano ad andare sul triciclo e poi in bicicletta. Ma a che età un bambino dovrebbe avere il primo cellulare, il primo computer portatile o il primo amico virtuale? Sono questi gli interrogativi ai quali devono rispondere i genitori del Ventunesimo secolo, e non sono cose che si possono apprendere dall'esperienza delle generazioni precedenti. Non si può certo dire al proprio figlio adolescente: "Quand'ero ragazzo non ho avuto un contratto di telefonia mobile fino a che non sono andato al liceo".

Alcuni genitori sono entusiasti di dare ai propri figli strumenti tecnologici di ogni sorta. "Mio figlio di 4 anni ha iniziato a navigare in rete appena è stato in grado di reggersi a sedere - dice Samantha Morra, madre di due bambini nel New Jersey - L'altro mio figlio ha 6 anni, possiede un iPod ed ora vuole un cellulare". Altri, come Christine Jorgensen, che ha tre figli e vive a Flemington, sono più cauti. "Non sono entusiasta all'idea di riempire la vita dei miei figli di apparecchi tecnologici di ultima generazione", dice. Qual è l'approccio giusto? Molto tempo prima che inventassero il primo microprocessore, lo psicologo svizzero Jean Piaget, osservando i propri figli, identificò quattro stadi dello sviluppo cognitivo. Le sue teorie introducono un elemento di razionalità nel dibattito che verte sull'opportunità di incoraggiare lo sviluppo dei propri figli ricorrendo agli ultimi strumenti tecnologici.

Da 0 a 2 anni - Per essere utili, i prodotti tecnologici destinati a bambini così piccoli devono avere caratteristiche simili ad una "busy box", con luci e suoni che rispondono ad un'azione compiuta dal bambino. Giocattoli che hanno sportelli e pulsanti in modo che un bambino possa esplorare e gattonare attraverso la porta, si adattano bene a questa età. Da 3 a 5 anni - "I bambini di oggi in età prescolare, crescono in un mondo digitale e vedono i loro genitori usare strumenti come il telefono cellulare o i computer", dice la professoressa Sandra Calvert, direttrice del Children's Digital Media Center della Georgetown University. "A loro piace giocare con finti telefonini, come se fossero oggetti veri". Questa è l'età in cui sono in grado di fare fotografie con una baby macchina fotografica.

Da 6 a 11 anni - Nell'età in cui sa andare in bicicletta, un bambino acquisisce anche la capacità di navigare in rete e di fronte a lui inizia a spalancarsi un intero mondo digitale. Improvvisamente resta incollato davanti al suo videogioco preferito oppure passa il tempo a guardare video divertenti su YouTube. Questo è il periodo in cui i genitori devono sorvegliare lo schermo e indirizzare i figli verso siti adatti, come Penguin Club che li aiuta a fare la conoscenza di concetti come "chat" o di quelle controfigure in rete che sono gli "avatar". Fortunatamente, il numero dei videogiochi dotati di qualità positive è in aumento. E' da poco in vendita "Pokémon Mystery Dungeon" che esercita alla lettura, o come Wii Fit, un videogioco che è riuscito a catturare l'attenzione di medici e insegnanti. Wild African Safari può trasformare un bambino in un giornalista fotografico, mentre Boom Blox e Lego Indiana Jones stimolano la sua capacità di risolvere i problemi.


Da 12 anni - Per i ragazzi in questa fascia d'età, usare i telefoni cellulari è quasi obbligatorio. Ma tra i compiti richiesti a chi ha figli di questa età, c'è quello di dover leggere le bollette del telefono. Lori McCoughey di Mahwah, N. J., madre di due figli, ha risparmiato 200 dollari al mese passando alla tariffa "amici e famiglia" di Verizon. Regalare ai figli che andranno al college un computer portatile quando ancora frequentano le superiori, dà loro il tempo di predisporre il loro lettore MP3, imparare ad individuare le aree Wi-Fi e a scrivere i loro elaborati prima di ritrovarsi a doverlo fare da soli.

Se oggi fosse vivo, Piaget probabilmente direbbe ai genitori che, per un bambino, qualunque cosa - che sia dotata di batterie o che non lo sia - è una scoperta. Ma i giocattoli funzionano meglio quando si armonizzano al livello di sviluppo di chi li utilizza.

 


Austria, manipolati due studi sui cellulari

Pubblicato il 27/05/2008

 

Vienna - Dall'Austria arriva una notizia che potrebbe compromettere l'attendibilità di alcune ricerche mediche condotte in merito al rischio salute derivante dall'utilizzo dei telefoni cellulari: due studi sull'argomento, condotti dall'Università di Medicina di Vienna, contengono risultati fasulli. Non per errore o superficialità nello svolgimento delle ricerche: i dati sono stati manipolati.

Secondo quanto riferito da Der Spiegel, le due ricerche, condotte dall'ateneo austriaco e pubblicate nel 2005 e nel 2008, evidenziavano importanti alterazioni del patrimonio genetico degli utenti anche quando questi erano stati sottoposti a ridotti livelli di emissioni elettromagnetiche. Conclusioni allarmistiche, che si sono rivelate infondate dopo la scoperta che i risultati dei due studi erano stati riveduti e corretti da un'impiegata, un tecnico di laboratorio che aveva volontariamente inventato nuovi dati.

In particolare, spiega un comunicato diffuso dalla stessa università, dalle ricerche era emerso che il DNA degli utenti poteva subire danneggiamenti in seguito all'esposizione alle emissioni generate da apparecchi operativi sui 1800 MHz (studio del 2005 sul GSM) e sui 1950 MHz (studio del 2008 sull'UMTS).

L'impiegata è stata colta in flagrante, mentre metteva mano ai dati relativi ad uno studio recentemente concluso inserendo risultati difformi da quelli evidenziati dai ricercatori. Non si conoscono i motivi per cui la donna si sia resa responsabile di una simile azione, ma Wolfgang Schütz, rettore dell'Università di Vienna, non ha esitato a rendere pubblica la vicenda, precisando che le due ricerche saranno ritirate. Per il momento non è dato sapere se potranno essere ripubblicate con risultati corretti, poiché non è stato ancora possibile capire fino a che livello si sia spinta la "manipolatrice": potrebbe aver semplicemente corretto le conclusioni o potrebbe essere intervenuta durante stadi intermedi della ricerca, compromettendo le evidenze conseguenti. Il rettore ha poi aggiunto che il rapporto di collaborazione con la dipendente colpevole delle mistificazioni è stato immediatamente interrotto e che presto verrà aperta un'indagine interna: è certo opportuno appurare come sia stato possibile, per un tecnico di laboratorio, ingannare alcuni eminenti ricercatori e rendere pubblici dati incongruenti con le ricerche condotte. Notizie come queste minano l'attendibilità degli studi e l'autorevolezza di chi li ha effettuati, potrebbero generare diffidenza presso l'opinione pubblica.

 
  
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