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Confronto iP4 Nexus S: di Redazione, 19/12/2010
Google declassa le aziende scorretteLa società ha rivisto il suo algoritmo di classificazione in modo che chi approfitta del Web per offrire servizi di scarso valore o al di sotto delle aspettative non ottenga un buon posizionamento nei risultati delle ricerche. La regola "basta che se ne parli" non varrà più. BigG non ha escluso che altre falle vengano trovate in futuro. È un principio apparentemente basilare quello recentemente evidenziato da Google: la cattiva reputazione di un'azienda non porta effetti benefici sui suoi affari. Quasi una tautologia, messa tuttavia in discussione da un sito di ecommerce chiamato DecorMyEyes. Il suo gestore, tale Vitaly Borker, era infatti riuscito a trasformare centinaia di recensioni negative in un vanto. Uno schema truffaldino studiato ad arte, che aveva sfruttato una "vulnerabilità" del motore di ricerca di Google per far salire il sito DecorMyEyes nei ranking dei negozi specializzati in occhiali firmati. La merce venduta dal sito è però falsa, fatto che aveva scatenato le ire più veementi da parte degli utenti. Ma la trovata di Borker aveva sfruttato proprio le calunnie per scalare posizioni nel search di Mountain View. Il caso è ora giunto all'attenzione della stessa BigG, inizialmente convinta che si trattasse semplicemente di una vicenda limite e non di un problema diffuso. Una squadra si è però immediatamente messa al lavoro, cercando una soluzione di natura algoritmica alla scalabilità abusiva interna al search engine. Soluzione trovata in poco tempo, dopo aver vagliato una serie di metodologie alternative. Come sottolineato dal googler Amit Singhal, il blocco del sito DecorMyEyes avrebbe risolto il problema singolo, ma non certo aiutato a tappare il buco. Bocciata anche una seconda soluzione, che avrebbe sfruttato la tecnica analitica dei sentimenti per trasformare tutte le recensioni negative in ranking bassi. Singhal ha però riconosciuto il pericolo legato alle posizioni di personaggi politici contestati o tematiche delicate come l'aborto. Il team di Google sembra quindi aver già implementato uno specifico algoritmo capace di raccogliere tutti quei siti commerciali come DecorMyEyes, classificandoli in base al numero di recensioni negative da parte degli utenti. Nessun dettaglio è stato rivelato, mentre lo stesso Singhal ha sottolineato come ulteriori debolezze potrebbero essere scoperte in futuro. di F.M., 05/XII/2010 [FONTE]
La casa di Cupertino è stata denunciata da un'azienda di Taiwan per alcuni brevetti ritenuti non validi. O almeno invalidati da una strada procedura di deposito. Sarà un Tribunale a decidere se Mr. Jobs ciurla nel manico.
[VIA]
Che i giornali specializzati come il nostro debbano fare dei test, è più che ovvio. Ma arrivare a grigliare - letteralmente - tre dei migliori smartphone di fascia alta cosa vorrebbe provare ?Il bravo presentatore tv direbbe che stanno bruciando, senza alcun
valido motivo,tre milioni delle vecchie lirette.
di FraMed, 13/11/2010
[VIA]
Ancora multe per centinaia di migliaia di euro che l'AGCom, Autorità Garante per le Comunicazione, ha inflitto ad alcuni fra i più grandi concessionari di telefonia che operano in Italia. La somma in totale è di 622.329 euro.
Il ministro ’scaricatore’ stila le nuove regole della rete: strana storia quella del ministro Roberto Maroni, da hacker confesso a ideatore del “bollino” per la rete. ![]() A dimostrazione di quanta confusione ci sia fra le alte sfere che dovrebbero mettere ordine nelle regole e nelle prassi della nostra vita quotidiana, la bozza del codice di autodisciplina per i fornitori italiani a tutela della dignità della persona la scrive il signore che nel Governo ha dimostrato di “capirci di più”, confessando candidamente di scaricare musica illegalmente da Internet. Personalmente esprimo tutta la mia simpatia per l’innocenza e la sfrontatezza con cui il Ministro dell’Interno Maroni dichiarò nell’aprile scorso di essere un impunito scaricatore e di appoggiare senza mezzi termini la pratica di condivisione dei files musicali. Il punto sollevato da Maroni fu proprio che certi materiali digitali non possono essere sottoposti così rigidamente alle leggi del copyright, e che bisognerebbe che lo Stato si facesse carico di condividere musica ed arte a beneficio di tutti i cittadini. Bello. A parte il fatto che il rumore che queste dichiarazioni hanno generato se lo portò subito via il vento, e la notizia che Confindustria e altri si fossero molto arrabbiati per queste dichiarazioni è risuonata decentemente solo sui media europei, molto meno in quelli italiani. A parte il fatto che dichiarazioni del genere basterebbero a qualche finanziere un po’ zelante per portarvi via PC, mouse e tappetino - il Ministro invece può dire ciò che vuole. A parte il fatto che, mentre i tribunali di mezzo mondo sono infestati da cause relative a diritti digitali, forse temi così delicati e sensibili meriterebbero ragionamenti circostanziati piuttosto che sparate ad effetto senza nessuno scopo se non quello di fare arrabbiare tutte le parti in gioco. A parte tutti questi fatti, ecco che proprio dal Ministero degli Interni, l’espertone Maroni, insieme all’altro esimio esperto Romani, ha stilato la bozza di quello che dovrebbe diventare un codice di autoregolamentazione degli operatori. Azzeccatissimo (o freudiano?) il titolo di Punto Informatico: “Il Governo vuole autoregolamentare la Rete”, un po’ come “chi ha suicidato Pinelli?”. Ma d’altra parte con la rete è sempre stato così. A Roma devono aver pensato: “visto che Bob Maroni sa spippolare con il computer, che scrivesse lui qualcosa su come fronteggiare i reati in Internet … Come, li compie anche lui?” di Redazione, 20/5/2010 [VIA]
![]() La guerra "culturale" è iniziata. Anche China Mobile il più grande operatore del mondo, per numero di abbonati, di telefonia mobile ha lanciato, mercoledì scorso, il suo eBook store. Gao Nianshu, General Manager di China Mobile, ha dichiarato che l’azienda si aspetta che la piattaforma possa arrivare in breve tempo ad attirare circa duecento milioni di utenti. Previsione eccessivamente ottimistica? Direi di no, almeno stando alle cifre diffuse dal Governo Cinese e da altri analisti. Secondo i dati forniti dal Ministero dell’Information Technology (vedremo mai un organismo simile in Italia?) infatti gli utilizzatori di telefoni cellulari nella Repubblica Popolare avrebbero toccato la quota record di 780 milioni nel mese di marzo e di questo gruppo ben 150 milioni sarebbero già in possesso di dispositivi che consentono la lettura di pubblicazioni in formato digitale. Secondo un’altra rilevazione poi oltre il quarantacinque per cento dei cinesi che utilizzano i servizi internet su smarthphone e cellulari leggerebbe almeno una volta al giorno un eBook sul proprio terminale. Il grande interesse dimostrato dai cinesi per le pubblicazioni elettroniche è dovuto in massima parte all’enorme eco mediatica che il lancio di eReader come il Kindle di Amazon hanno avuto e, naturalmente, anche alla loro grande passione per la lettura. Lo store che China Mobile ha lanciato mercoledì in realtà non è al debutto assoluto, in quanto era già stato attivato in via sperimentale, quattro mesi or sono, in otto aree del Paese e in tale lasso di tempo era riuscito ad attirare oltre quindici milioni di utenti. Il canone di abbonamento alla piattaforma di China Mobile è di cinque Yuan (circa 0,60 euro al cambio attuale) al mese e consente di accedere ad un gran numero di pubblicazioni. Il quaranta percento degli incassi che deriveranno dagli abbonamenti verrà redistribuito fra le case editrici che hanno preso parte all’iniziativa. Nokia, Motorola, Hanwang, Founder, Datang e Huawei Technologies hanno già lanciato dei dispositivi che supportano l’accesso alla libreria di China Mobile. di Redazione, 7/5/2010 I giochi per tenere in allenamento la mente non accrescono l'intelligenza. Inoltre il cervello è fatto solo per due azioni alla volta: niente multitasking. Alcune ricerche scientifiche smontano e confutano alcuni “luoghi comuni”: il brain training tiene forse in allenamento la cervello, ma non ne aumenta il quoziente intellettivo (QI); inoltre il multitasking, richiesto su smartphone e Pc, non fa rima con “fattore umano”. Il cervello è fatto solo per due azioni alla volta: sfatato il mito del multitasking. ![]() Secondo uno studio targato Ecole Normale Supérieure di Parigi, la suddivisione dei compiti fra emisferi cerebrali è un dato di fatto, fino a prova contraria, incontrovertibile: in base ad essa, non è possibile svolgere più di due compiti alla volta senza rischiare di agire in modo inopportuno. Anche il mito del brain training legato ai giochi per allenare la mente di Nintendo DS, è stato un po’ sfatato da uno studio pubblicato su Nature dall’Università di Cambridge, e finanziato dalla BBC: forse servono a rallentare l’invecchiamento del cervello, ma non ad aumentare l’intelligenza o il QI. “Statisticamente non ci sono differenze significative” - ha illustrato Adrian Owen, del Medical Research Council - “tra i miglioramenti visti tra i partecipanti che hanno giocato ai nostri giochi allena-mente e coloro che sono solo andati in Internet per lo stesso periodo di tempo”. di Redazione, 24/4/2010 Cellulari e salute, al via uno studio trentennale La ricerca sul rapporto fra telefonini e tumori sarà trentennale. I giovanissimi sono Sms-dipendenti e l'87% dichiara di dormire con il cellulare acceso sul comodino. Ancora la scienza si interroga sui rapporti fra cellulari e tumori al cervello e altri problemi di salute. Anche se finora non sono emersi legami di causa-effetto chiari ed univoci, il dubbio rimane (soprattutto dopo una recente sentenza della Magistratura italiana). Cinque paesi europei hanno dunque lanciato una ricerca che, nell’arco di 30 anni, analizzerà il rapporto tra l’uso dei telefoni cellulari e problemi di salute a lungo termine (come tumori e malattie neurologiche). Le ricerche decennali fin qui effettuate non hanno fugato tutti i dubbi, in quanto alcuni tumori impiegano più tempo per svilupparsi. Il principio precauzionale dovrebbe essere usato soprattutto per i bambini e teenager (il cui organismo è in crescita e dunque più delicato). Anche perché gli adolescenti sono SMS-dipendenti: da uno studio del Pew Research Center emerge che negli Usa il 75% degli adolescenti di età compresa tra i 12 e i 17 anni possiedono un telefono cellulare. Ammontano a un’ottantina di messaggini al giorno contro i 30 scambiati quotidianamente dai ragazzi. L’87% di essi dichiara addirittura di dormire con il telefono cellulare acceso sul comodino di fianco al letto. E invece il riposo notturno dei giovanissimi non dovrebbe avvenire a contatto ravvicinato con cellulari e Wi-Fi. di Redazione, 24/4/2010 | |||||
Ragazzina 13enne si fa delle foto porno col telefonino e le invia in cambio di ricariche telefoniche ad una clientela di adolescenti: 34 indagati per pornopedofilia.
La
“morale” insegnata dai media e l'ignavia degli educatori possono fare
di una 13enne una piccola prostituta, pronta a mettere in mostra il
proprio corpo in cambio di una ricarica per il cellulare. Una squallida
vicenda, scoperta dai carabinieri di Tolmezzo (Udine) e riferita dal
Messaggero Veneto e dal Gazzettino, con protagonista una giovanissima
studentessa che ha avviato la propria attività iniziando dai compagni
di scuola per coinvolgere, poi, numerosi altri giovani in Friuli e
Veneto.
di Redazione, 15/4/2010
[VIA]
Messico: il governo ordina lo "spegnimento" di 26 milioni di telefonini
di Redazione, 14/4/2010
eBay pagherà per i lingotti scomparsi
di Redazione, 10/4/2010 Un italiano su dieci è vittima di furto di identità online Secondo VeriSign la metà degli italiani vittima di frodi online è ancora in causa in attesa di ricevere un risarcimento. ![]() Ecco come prevenire le truffe online Proteggere
il computer aggiungendo un firewall personale e software antivirus: non
rimanere connessi a Internet quando non è necessario essere online; se
si utilizza un portatile, creare una password che viene richiesta per
accedere a qualsiasi informazione. mantenere
la segretezza delle password: non condividere le password, cambiarle
spesso e non scegliere password di facile intuizione. Ove possibile
conviene utilizzare l’autenticazione a due fattori, dove la seconda
password viene generata da un dispositivo ed è un numero che cambia ad
ogni accesso. verificare che il sito
Web utilizzato sia sicuro: prima di inserire i dati per il pagamento in
un sito Web, verificare che l’indirizzo URL inizi con https (dove la
“s” sta per “sicuro”). Se un sito contiene errori ortografici evidenti
o nessuna informazione sulla sicurezza, evitarlo. In caso di dubbi,
fare clic sul segno di spunta di VeriSign per verificare l’identità del
sito e, se possibile, utilizzare un browser che garantisce una
protezione elevata e visualizza la barra degli indirizzi SSL EV verde. non
scaricare allegati di posta elettronica o fare clic su un collegamento
in un messaggio di posta elettronica a meno che non provenga da una
fonte affidabile e non fornire mai informazioni riservate in un
messaggio di posta elettronica. Tenere presente che i siti Web
finanziari non richiedono mai ai loro utenti nome utente, password, PIN
o altre informazioni riservate in un messaggio di posta elettronica.
Solo i truffatori lo fanno. accertarsi
di utilizzare una rete Wi-Fi sicura. Impostare una password per rendere
la rete wireless privata sicura ed evitare di effettuare acquisti
online o controllare siti Web di banche e di investimenti utilizzando
una rete Wi-Fi pubblica. “In
base alle ricerche effettuate risulta che non esiste necessariamente
una correlazione tra il numero di persone che verificano la sicurezza
di un sito Web e il numero di persone che vengono truffate”, afferma Danilo Labovic di VeriSign. “Sono
infatti ancora troppe le persone che semplicemente non sanno
riconoscere i segnali di pericolo durante gli acquisti online. I
criminali informatici stanno diventando senza ombra di dubbio sempre
più subdoli, ma dal loro canto i consumatori possono facilmente ridurre
il rischio di frode online informandosi su come sia possibile
proteggersi. VeriSign si impegna a monitorare il livello di frodi in
Italia per sensibilizzare l’opinione pubblica e ad educare gli utenti
con campagne puntuali che spiegano cosa occorre verificare prima di
effettuare un acquisto online”.
ZenPad, dalla Cina con furore un tablet Android low-cost
di Redazione, 25/3/2010
Microsoft e la Polizia di Stato portano il Commissariato online La sicurezza online diventa a portata di mouse con il primo Commissariato di Pubblica Sicurezza online. Il sito C’è più sicurezza insieme! è destinato ai giovani, ma aperto a tutti, è strutturato come un Commissariato vero, ed frutto della collaborazione fra Microsoft MSN e la Polizia di Stato. Il nuovo ufficio di Polizia virtuale, è reale a tutti gli effetti, e consentirà di concludere attraverso la Rete alcune pratiche che agevolano la vita quotidiana soprattutto dei giovani. Si occupa di attività quali: sicurezza telematica, immigrazione, polizia amministrativa e sociale, concorsi, minori e denunce via Web. L’iniziativa punta a sviluppare consapevolezza riguardo alla privacy e alla condivisione delle informazioni personali in Rete anche attraverso: “Un patentino per i social network“, un test su Internet per misurare fino a che punto gli utenti sono informati sul funzionamento e sui possibili rischi legati a Facebook, MySpace e Twitter. I prossimi 2 e 3 aprile si svolgeranno, rispettivamente, la Prima giornata della sicurezza sul Web e su RaiUno il Concerto per la legalità 2010 dal titolo “1 click … X te”. di Redazione, 23/3/2010 [VIA] Il cambio ufficiale euro-dollaro non viene considerato affatto dalle multinazionali USA, ad iniziare, in ordine alfabetico, dalla Apple, probabilmente perché è da tempo a nostro favore. Per esempio, oggi 14/3/2010, ci vuole un $ 1,37 per avere 1,00 €uro. Ma anche altre aziende, come hTC, tralasciano questo particolare. La prova provata è in questa notizia: il prossimo 24 marzo la T-Mobile venderà negli USA l'hTC Leo, alias HD2 a $ 199,00 con contratto biennale, ma a 499,00 $ senza contratto. ![]() Quindi facendo due conti, il top di gamma di casa hTC verrebbe a costare, al cambio odierno, all'incirca 315,00 euro, esattamente il doppio del costo italiano. Ce ne chiediamo, ma lo chiediamo principalmente alla hTC, il perché? Quello che non riusciamo a capire sta proprio in questo arcano: l'Italia è fra i più importanti mercati europei per il mercato mobile, ma questo evidentemente ci penalizza invece di favorirci. di Redazione, 14/3/2010 [VIA] In rete ormai i segreti durano poco. Questo dell'e-reader della Microsoft circolava già dall'anno scorso, ma la novità scovata da Engadget è quella che si vede in foto: un tablet (miniPC?) a doppio schermo, il cui nome in codice è Courier. ![]() Secondo le ultime indiscrezioni, Courier sarà molto leggero, all'incirca sui 700 g. e funzionerà principalmente come un giornale digitale. Sarà spesso meno di 25 millimetri e disporrà di due schermi dalle dimensioni circa di 125 x 175 millimetri, alimentati da un processore grafico Tegra 2 di NVIDIA. Supporterà il sistema di input multi-touch, disporrà una fotocamera integrata e di sistema operativo Windows CE 6. Gli utenti potranno utilizzarlo anche per scrivere note e appunti, modificare immagini, visualizzare documenti e fare tutto ciò che normalmente si può fare con un tablet PC. Sarà alimentato da un processore a basso voltaggio ARM Cortex A9. La commercializzazione dovrebbe avvenire nel secondo semestre del 2010. Qui un interessante video insieme ad altre foto. di Redazione, 9/3/2010 [VIA] L'ANCI, Associazione Nazionale Comuni Italiani, ha vinto la battaglia sulla concessione governativa versata in eccesso. «Ora le amministrazioni non dovranno più pagarla. La sentenza non è più appellabile. Sono scaduti i termini, i Comuni hanno vinto la loro battaglia sulla tassa di concessione governativa dei telefonini. Almeno, i primi Comuni del Thienese a presentare ricorso alla Commissione tributaria provinciale (Ctp) di Vicenza. Così, l'Agenzia delle Entrate di Thiene dovrà restituire loro i 60 mila euro pagati indebitamente dal 2006 al 2008, oltre alla cifra versata nel 2009. E non potrà più chiedere alle amministrazioni di versare quella cifra, quei 12,91 euro mensili per ogni cellulare "aziendale" a contratto. Non solo: l'aspetto più importante della vicenda è che le amministrazioni non saranno più tenute, come sottolinea l'avv. Emanuele Mazzaro, a versare la tassa per i prossimi anni. Una vittoria dell'ANCI Veneto, destinata a fare scuola in Italia. La tassa di concessione sui contratti dei telefonini, 5.16 euro al mese per i privati e 12.91 per enti pubblici, è un caso nazionale. Una tassa che era stata abrogata nel 2003 dal nuovo Codice delle comunicazioni, ma che si continua a pagare. Quei 12.91 euro, secondo l'ANCI, non dovevano più essere versati, perché compresi nell'abbonamento. Però lo Stato ha continuato ad incassarla. Per gran parte dei Comuni, dotati di parecchi cellulari per i dipendenti, la cifra moltiplicata negli anni costituisce una somma consistente. Per questo il direttore regionale dell'ANCI, Dario Menara, aveva tentato con i ricorsi in fotocopia - presentati dall'avv. Mazzaro - da presentare alle sezioni della Ctp. Vincendoli, ha dato da Vicenza l'esempio ai sindaci di mezza Italia. Altre sentenze a favore sono state pronunciate a Milano, Venezia e Pordenone. La prima sentenza della Ctp di Vicenza era stata depositata il 16 novembre scorso, e depositata all'Agenzia delle entrate di Thiene il 24 dicembre. Ma l'ufficio del Fisco, che aveva due mesi per appellarla alla Commissione regionale, non l'ha fatto. I Comuni sono in attesa che passi in giudicato, ma dovrebbe essere questione di giorni. Ora il Fisco dovrà restituire quei 60 mila euro entro un mese, con gli interessi; se non lo farà, scatterà un nuovo procedimento davanti alla Ctp che dovrà nominare un commissario che materialmente si sostituisca all'Agenzia e paghi i Comuni, con spese sempre a carico della stessa Agenzia. Le altre conseguenze del passaggio in giudicato della prima sentenza sono che i Comuni si vedranno rimborsare anche i soldi versati nel 2009, e che non dovranno più pagarla in futuro. Di fatto, questa vicenda costituisce un precedente assai significativo, anche se resta da capire se l'Agenzia delle entrate intenda ricorrere contro le altre sentenze (l'ANCI Veneto ha già vinto un'altra decina di ricorsi), pena una sorbola da restituire. Adesso la domanda logica sorge più che legittima: i cittadini, per norma costituzionale, sono uguali di fronte alla legge. Se i Comuni non devono pagare, perché i cittadini dovrebbero continuare a pagare questo balzello che esiste soltanto in Italia? Chi ricorrerà per primo alla Corte Europea considerato che in Italia i giudici per queste cose non se ne interessano motu proprio? di Redazione, 8/3/2010 [VIA]
Contro i falsi, i certificati. Digitali
L'orologio
arriva completo di "ologramma verde anti-contraffazione e di codice
seriale di garanzia". A 150 euro, l'unica cosa espressamente esclusa
nell'orgogliosa elencazione delle caratteristiche del pezzo è che si
tratti di un Rolex vero. Per
la malavita si tratta invece di un business con un margine pari a dieci
volte il prezzo di acquisto - molto più interessante che assoldare "vu
cumprà" per vendere patacche a 100 euro l'una all'angolo della strada.
Il fenomeno del "falso vero", che sembra contraddire l'idea stessa che
il prodotto di lusso è prezioso e inimitabile, pone i marchi di lusso
in una posizione ambigua e difficile. La straordinaria crescita
dell'industria del lusso di questi ultimi anni - caratterizzata
dall'offerta di beni di lusso "di massa" a prezzo più abbordabile - si
è inevitabilmente accompagnata allo spostamento di alcune lavorazioni
in paesi a basso costo della manodopera. Quindi può accadere che la
borsa falsa sia effettivamente indistinguibile dalla borsa vera. La
borsa vera, però, deve "pagare" il costo della pubblicità, dei negozi e
di tutto quanto è necessario ad alimentare il sogno del lusso. Quella
falsa no. Per consultare la Gazzetta Ufficiale un tempo (non lontano) il cittadino comune andava nelle numerose biblioteche comunali o se era più fortunato (come localizzazione geografica) poteva accedere - sempre gratuitamente - ad una delle biblioteche nazionali, universitarie o del CNR dislocate nel territorio nazionale.
Poi è arrivata la crisi che si è fatta sentire pesantemente anche nel settore della gestione delle biblioteche pubbliche, che comunque continuano a rimanere un punto di accesso importante e gratuito alla cultura. In molte biblioteche pubbliche si poteva accedere agli archivi cartacei delle Gazzette Ufficiali che sono una fonte primaria normativa importante in quanto vi sono pubblicate le leggi dello Stato italiano. Qualche mese addietro un amico mi confidò (abito in Toscana) che il Comune di Firenze ha preferito mandare al macero una collezione delle Gazzette Ufficiali della prestigiosa Biblioteca de La Certosa in quanto sarebbe costato di più gestire la sua ricollocazione... ingenuamente lo rincuorai dicendogli: "Vedrai che con l'avvento del digitale tutte le GU saranno accessibili tramite Internet..." e come mi sbagliavo! Dal sito stesso della Gazzetta Ufficiale italiana si apprende che dal primo gennaio 2009 cessa la diffusione della versione cartacea mentre "a partire dalla stessa data è fruibile gratuitamente per 60 giorni la Gazzetta Ufficiale online" anche se "ricordiamo che l'unico testo definitivo è quello pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale a mezzo stampa, che prevale in casi di discordanza" (!?!). Il passaggio quindi dal cartaceo al digitale - per come è stato attuato - significa la fine della gratuità di accesso ad una fonte di informazione importantissima per i cittadini; non solo, non viene fornita nessuna informazione sui meccanismi di conservazione digitale e soprattutto non vi è dichiarato il rispetto della normativa italiana sull'accessibilità - alla faccia della ristrutturazione del CNIPA e della recente assunzione di alcuni nomi noti dell'accessibilità a rango di super-consulenti governativi, che avevano instillato speranze fra alcuni addetti ai lavori. Solo in Italia riusciamo ad applicare le tecnologie digitali per restringere l'accesso all'informazione invece che ampliarlo!
di Redazione, 5/3/2010
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