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Microsoft e la
Polizia di Stato portano il Commissariato online
La sicurezza online diventa a portata di mouse con il primo Commissariato di Pubblica Sicurezza online. Il sito C’è più sicurezza insieme! è destinato ai giovani, ma aperto a tutti, è strutturato come un Commissariato vero, ed è frutto della collaborazione fra Microsoft MSN e la Polizia di Stato. Il nuovo ufficio di Polizia virtuale, è reale a tutti gli effetti, e consentirà di concludere attraverso la Rete alcune pratiche che agevolano la vita quotidiana soprattutto dei giovani. Si occupa di attività quali: sicurezza telematica, immigrazione, polizia amministrativa e sociale, concorsi, minori e denunce via Web. L’iniziativa punta a sviluppare consapevolezza riguardo alla privacy e alla condivisione delle informazioni personali in Rete anche attraverso: “Un patentino per i social network“, un test su Internet per misurare fino a che punto gli utenti sono informati sul funzionamento e sui possibili rischi legati a Facebook, MySpace e Twitter. I prossimi 2 e 3 aprile si svolgeranno, rispettivamente, la Prima giornata della sicurezza sul Web e su RaiUno il Concerto per la legalità 2010 dal titolo “1 clik… X te”. di Redazione, 23/3/2010 [VIA] Il cambio ufficiale euro-dollaro non viene considerato affatto dalle multinazionali USA, ad iniziare, in ordine alfabetico, dalla Apple, probabilmente perché è da tempo a nostro favore. Per esempio, oggi 14/3/2010, ci vuole un $ 1,37 per avere 1,00 €uro. Ma anche altre aziende, come hTC, tralasciano questo particolare. La prova provata è in questa notizia: il prossimo 24 marzo la T-Mobile venderà negli USA l'hTC Leo, alias HD2 a $ 199,00 con contratto biennale, ma a 499,00 $ senza contratto. ![]() Quindi facendo due conti, il top di gamma di casa hTC verrebbe a costare, al cambio odierno, all'incirca 315,00 euro, esattamente il doppio del costo italiano. Ce ne chiediamo, ma lo chiediamo principalmente alla hTC, il perché? Quello che non riusciamo a capire sta proprio in questo arcano: l'Italia è fra i più importanti mercati europei per il mercato mobile, ma questo evidentemente ci penalizza invece di favorirci. di Redazione, 14/3/2010 [VIA] Microsoft è ormai pronta al rilascio del suo lettore di libri elettronico, ovvero un tablet PC. Oggetti che sono conosciuti come e-reader. In rete ormai i segreti durano poco. Questo dell'e-reader della Microsoft circolava già dall'anno scorso, ma la novità scovata da Engadget è quella che si vede in foto: un tablet (miniPC?) a doppio schermo, il cui nome in codice è Courier. ![]() Secondo le ultime indiscrezioni, Courier sarà molto leggero, all'incirca sui 700 g. e funzionerà principalmente come un giornale digitale. Sarà spesso meno di 25 millimetri e disporrà di due schermi dalle dimensioni circa di 125 x 175 millimetri, alimentati da un processore grafico Tegra 2 di NVIDIA. Supporterà il sistema di input multi-touch, disporrà una fotocamera integrata e di sistema operativo Windows CE 6. Gli utenti potranno utilizzarlo anche per scrivere note e appunti, modificare immagini, visualizzare documenti e fare tutto ciò che normalmente si può fare con un tablet PC. Sarà alimentato da un processore a basso voltaggio ARM Cortex A9. La commercializzazione dovrebbe avvenire nel secondo semestre del 2010. Qui un interessante video insieme ad altre foto. di Redazione, 9/3/2010 [VIA] Cellulari, stop alla tassa. Rimborsati i Comuni L'ANCI, Associazione Nazionale Comuni Italiani, ha vinto la battaglia sulla concessione governativa versata in eccesso. «Ora le amministrazioni non dovranno più pagarla. La sentenza non è più appellabile. Sono scaduti i termini, i Comuni hanno vinto la loro battaglia sulla tassa di concessione governativa dei telefonini. Almeno, i primi Comuni del Thienese a presentare ricorso alla Commissione tributaria provinciale (Ctp) di Vicenza. Così, l'Agenzia delle Entrate di Thiene dovrà restituire loro i 60 mila euro pagati indebitamente dal 2006 al 2008, oltre alla cifra versata nel 2009. E non potrà più chiedere alle amministrazioni di versare quella cifra, quei 12,91 euro mensili per ogni cellulare "aziendale" a contratto. Non solo: l'aspetto più importante della vicenda è che le amministrazioni non saranno più tenute, come sottolinea l'avv. Emanuele Mazzaro, a versare la tassa per i prossimi anni. Una vittoria dell'ANCI Veneto, destinata a fare scuola in Italia. La tassa di concessione sui contratti dei telefonini, 5.16 euro al mese per i privati e 12.91 per enti pubblici, è un caso nazionale. Una tassa che era stata abrogata nel 2003 dal nuovo Codice delle comunicazioni, ma che si continua a pagare. Quei 12.91 euro, secondo l'ANCI, non dovevano più essere versati, perché compresi nell'abbonamento. Però lo Stato ha continuato ad incassarla. Per gran parte dei Comuni, dotati di parecchi cellulari per i dipendenti, la cifra moltiplicata negli anni costituisce una somma consistente. Per questo il direttore regionale dell'ANCI, Dario Menara, aveva tentato con i ricorsi in fotocopia - presentati dall'avv. Mazzaro - da presentare alle sezioni della Ctp. Vincendoli, ha dato da Vicenza l'esempio ai sindaci di mezza Italia. Altre sentenze a favore sono state pronunciate a Milano, Venezia e Pordenone. La prima sentenza della Ctp di Vicenza era stata depositata il 16 novembre scorso, e depositata all'Agenzia delle entrate di Thiene il 24 dicembre. Ma l'ufficio del Fisco, che aveva due mesi per appellarla alla Commissione regionale, non l'ha fatto. I Comuni sono in attesa che passi in giudicato, ma dovrebbe essere questione di giorni. Ora il Fisco dovrà restituire quei 60 mila euro entro un mese, con gli interessi; se non lo farà, scatterà un nuovo procedimento davanti alla Ctp che dovrà nominare un commissario che materialmente si sostituisca all'Agenzia e paghi i Comuni, con spese sempre a carico della stessa Agenzia. Le altre conseguenze del passaggio in giudicato della prima sentenza sono che i Comuni si vedranno rimborsare anche i soldi versati nel 2009, e che non dovranno più pagarla in futuro. Di fatto, questa vicenda costituisce un precedente assai significativo, anche se resta da capire se l'Agenzia delle entrate intenda ricorrere contro le altre sentenze (l'ANCI Veneto ha già vinto un'altra decina di ricorsi), pena una sorbola da restituire. Adesso la domanda logica sorge più che legittima: i cittadini, per norma costituzionale, sono uguali di fronte alla legge. Se i Comuni non devono pagare, perché i cittadini dovrebbero continuare a pagare questo balzello che esiste soltanto in Italia? Chi ricorrerà per primo alla Corte Europea considerato che in Italia i giudici per queste cose non se ne interessano motu proprio? di Redazione, 8/3/2010 [VIA] Contro i falsi, i certificati. Digitali
L'orologio arriva completo di "ologramma verde anti-contraffazione e di
codice seriale di garanzia". A 150 euro, l'unica cosa espressamente esclusa
nell'orgogliosa elencazione delle caratteristiche del pezzo è che si tratti
di un Rolex vero. Per
la malavita si tratta invece di un business con un margine pari a dieci
volte il prezzo di acquisto - molto più interessante che assoldare "vu
cumprà" per vendere patacche a 100 euro l'una all'angolo della strada. Il
fenomeno del "falso vero", che sembra contraddire l'idea stessa che il
prodotto di lusso è prezioso e inimitabile, pone i marchi di lusso in una
posizione ambigua e difficile. La straordinaria crescita dell'industria del
lusso di questi ultimi anni - caratterizzata dall'offerta di beni di lusso
"di massa" a prezzo più abbordabile - si è inevitabilmente accompagnata allo
spostamento di alcune lavorazioni in paesi a basso costo della manodopera.
Quindi può accadere che la borsa falsa sia effettivamente indistinguibile
dalla borsa vera. La borsa vera, però, deve "pagare" il costo della
pubblicità, dei negozi e di tutto quanto è necessario ad alimentare il sogno
del lusso. Quella falsa no. Per consultare la Gazzetta Ufficiale un tempo (non lontano) il cittadino comune andava nelle numerose biblioteche comunali o se era più fortunato (come localizzazione geografica) poteva accedere - sempre gratuitamente - ad una delle biblioteche nazionali, universitarie o del CNR dislocate nel territorio nazionale.
Poi è arrivata la crisi che si è fatta sentire pesantemente anche nel settore della gestione delle biblioteche pubbliche, che comunque continuano a rimanere un punto di accesso importante e gratuito alla cultura. In molte biblioteche pubbliche si poteva accedere agli archivi cartacei delle Gazzette Ufficiali che sono una fonte primaria normativa importante in quanto vi sono pubblicate le leggi dello Stato italiano. Qualche mese addietro un amico mi confidò (abito in Toscana) che il Comune di Firenze ha preferito mandare al macero una collezione delle Gazzette Ufficiali della prestigiosa Biblioteca de La Certosa in quanto sarebbe costato di più gestire la sua ricollocazione... ingenuamente lo rincuorai dicendogli: "Vedrai che con l'avvento del digitale tutte le GU saranno accessibili tramite Internet..." e come mi sbagliavo! Dal sito stesso della Gazzetta Ufficiale italiana si apprende che dal primo gennaio 2009 cessa la diffusione della versione cartacea mentre "a partire dalla stessa data è fruibile gratuitamente per 60 giorni la Gazzetta Ufficiale online" anche se "ricordiamo che l'unico testo definitivo è quello pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale a mezzo stampa, che prevale in casi di discordanza" (!?!). Il passaggio quindi dal cartaceo al digitale - per come è stato attuato - significa la fine della gratuità di accesso ad una fonte di informazione importantissima per i cittadini; non solo, non viene fornita nessuna informazione sui meccanismi di conservazione digitale e soprattutto non vi è dichiarato il rispetto della normativa italiana sull'accessibilità - alla faccia della ristrutturazione del CNIPA e della recente assunzione di alcuni nomi noti dell'accessibilità a rango di super-consulenti governativi, che avevano instillato speranze fra alcuni addetti ai lavori. Solo in Italia riusciamo ad applicare le tecnologie digitali per restringere l'accesso all'informazione invece che ampliarlo! | |||||