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MPC blinfati  Sono 5 i pericoli per chi ha un conto corrente on line ed usa il telefonino per movimenti: connessioni wireless e Bluetooth a rischio. Applicazioni - esca sempre connesse al web. Virus troiani e malware. iPhone sbloccati che diventano facili prede per i malintenzionati. Operare via mobile sul proprio conto in banca (a volte) rischia di non essere sicuro come sembra. Ecco quali rischi si corrono, come smascherare eventuali problemi e come prevenire truffe e furti di dati personali. 

C’è chi rende necessario avere in tasca, oltre al telefonino, anche il token, cioè la chiavetta che produce OTP, password temporanee per l’autorizzazione di operazioni dispositive e di pagamento, tipo Intesa Sanpaolo. E chi invece il token lo trasforma in mobile e lo inserisce all’interno dell’applicazione stessa, come UniCredit. In più, per operare sul conto corrente via smartphone, servono ben 3 codici di accesso, mentre tutti i dati sono crittografati.
Ma resta il problema tecnologico. Perché connettersi alla rete da un telefonino di ultima generazione non è lo stesso che farlo dal proprio Pc di casa. E anche se l’applicativo di mobile banking sviluppato dalla banca è sicuro, non è detto che il cellulare sul quale è installato riesca a garantire al 100% la sicurezza dei dati che vengono scambiati.
Meglio dunque essere informati sui rischi ai quali si va incontro accedendo al conto in mobilità. Per preservare i conti correnti, e i relativi risparmi, da sorprese poco piacevoli.
Of ha analizzato i 5 punti critici in cui può incappare l’ignaro utente che fa banking dal cellulare. Ecco a cosa è bene prestare attenzione e quali accortezze è meglio prendere quando si usa il telefonino per entrare in banca.

Connessioni wireless
Le connessioni wireless ora vanno molto di moda. Soprattutto perché consentono di navigare senza intaccare il traffico dati 3G del cellulare, e quindi senza spendere. E i telefonini di ultima generazione le trovano in automatico e le visualizzano direttamente sul display. Ma, per un malintenzionato, possono trasformarsi in un mezzo per recuperare i dati sensibili degli ignari utenti che si collegano alla rete. Il fatto è che quando ci si collega ad un wi-fi pubblico, (gratuito e senza password), non ci si preoccupa di capire chi fornisce la connessione o quale sia il motivo per cui viene messo a disposizione un accesso a internet gratuito. Questo perché non si ha la percezione del pericolo. Ma è proprio su questa percezione che gioca il malintenzionato. Che può creare una rete Wi-Fi pubblica senza protezione, fornire la connettività e nel frattempo analizzare tutto il traffico di rete che viene fatto da chi si connette. Compresi tutti i codici di accesso alla sezione personale di home banking, trasmessi in chiaro. Sui treni, nelle città, nei parchi, ovunque è possibile trovare reti Wi-Fi aperte che potrebbero essere delle esche ben mascherate. Cosa fare allora per non cadere vittima di malintenzionati? L’idea di fondo è quella di non fidarsi mai di una connessione Wi-Fi gratuita. Soprattutto se non si sa chi fornisce il servizio.

Privilege escalation
I software di mobile banking che si interfacciano con le banche sono generalmente più sicuri, grazie ai 3 livelli di protezione e ai dati crittografati. Ma, si sa, chi ha in tasca uno smartphone, utilizza innumerevoli altri servizi e applicazioni, molti dei quali si autenticano sulla rete di continuo e in modo automatico. Il malintenzionato, quindi, può sfruttare i dati di autenticazione di altri servizi per tentare quella che viene chiamata Privilege escalation. Così ad esempio, può capitare che l’hacker scopra i dati di accesso alla casella di posta elettronica, ne prenda possesso e la utilizzi poi per recuperare i dati di autenticazione all’home banking o ad altri servizi che contengono dati sensibili. Molti infatti sono gli utenti che utilizzano le stesse credenziali per numerosi servizi, mentre le banche hanno ancora attivi sistemi che comunicano il codice utente dell'internet banking via e-mail. E per un hacker di livello medio, non è difficile riuscire a recuperare le informazioni necessarie.
Il trucco è imparare a scegliere la password accuratamente. Meglio dunque utilizzare codici sempre diversi per ogni servizio (soprattutto se si tratta di accedere al proprio conto in banca), e ricordarsi di non utilizzare password o codici che contengano informazioni personali facilmente rintracciabili, tipo cognome, anno di nascita, codice fiscale, nome di moglie o fidanzata ecc.

di Daniele Preani, 22/1/2011

 

 


 

Android logoFra i costruttori di telefonini mobili qual'è il migliore? Un raffronto diretto che riguarda l’aggiornamento del sistema operativo Android alla maggior versione Froyo. Google ormai è quotidianamente bersaglio di critiche frequenti riguardo la frammentazione derivata dall’irrefrenabile avanzare delle nuove versioni dell’os Android. A conferma di ciò prendiamo in esame le versioni 2.x ossia Android 2.1 Eclair, Android 2.2 Froyo e Android 2.3 Gingerbread. Essi sono stati lanciati lo stesso anno, rispettivamente gennaio 2010, luglio 2010 e dicembre 2010 (ndr. riferito al rilascio dell’sdk).
Le varie versioni rilasciate così a breve termine hanno creato ovviamente scompiglio tra le priorità delle case produttrici. Mi riferisco al fatto di dover presentare nuovi smartphone in linea con i nuovi sistemi operativi e contemporaneamente non abbandonare i precedenti presentati molto spesso meno di 6 mesi prima.


Ma ritorniamo al tema dell’articolo, è stato redatto un grafico riguardante le case produttrici che hanno aggiornato i loro smartphone a Froyo 2.2 entro il 2010:

 

Upgrades Froyo


Come possiamo osservare dal grafico, HTC risulta la casa produttrice che ha aggiornato la metà suoi prodotti da una versione precedente ad Android Froyo 2.2. Inoltre il periodo medio di attesa per il rilascio di Froyo 2.2 è di 56 giorni.

Al secondo posto si colloca Motorola con il 15,4% dei suoi prodotti aggiornati a Froyo nel 2010. C’è da fare un’osservazione, ossia che Motorola nel novembre 2010 ha lanciato nel mercato americano 4 nuovi smartphone senza Froyo a bordo. Inoltre il periodo medio di attesa per il rilascio di Froyo 2.2 è di 54,5 giorni. Motorola è, seppur di poco, il più celere per quanto riguarda il rilascio di aggiornamenti per i suoi prodotti.

Al terzo posto troviamo Samsung che ha aggiornato a Froyo 2.2 con l’11,1 di prodotti aggiornati ossia ha aggiornato solo 1 dei 9 smartphone Android aggiornabili. Il device in questione è il Samsung Galaxy S lanciato sul mercato 159 giorni prima di ricevere l’upgrade a Froyo 2.2.

Fanalino di coda rimangono Dell, LG e Sony. Per quanto riguarda Dell e LG, entrambi hanno confermato che i loro prodotti vedranno Froyo 2.2 ma rimane tuttavia un’incognita il “quando“. LG ha infatti confermato che LG Ally sarà aggiornato a Froyo a febbraio ed alcuni rumors sembrano confermare il rilascio di Froyo entro questo mese anche per il Dell Streak.

Invece nessuna speranza per Sony Ericsson. È stato confermato dalla stessa casa produttrice che il suo Xperia X10 non vedrà mai Froyo. Ma la speranza è ultima a morire.

Possiamo concludere che HTC e Motorola sono statisticamente più affidabili nel supporto futuro dei loro prodotti soprattutto di fascia alta perché ovviamente ciò ha un’importanza fondamentale: smartphone top gamma avranno sempre più probabilità di ricevere aggiornamenti. Resta tuttavia l’incognita su Dell, LG e Sony che dovrebbero riformulare o almeno migliorare i loro piani di marketing.

di Andrea Venditti, 15/1/2011

 



AgCom.logo  Finalmente l'AgCom, l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, ha creato un sito web dove poter testare la velocità della connettività della nostra ADSL avente valore legale ai fini della contestazione del servizio che paghiamo al fornitore.

Si paga per avere una connessione di 20 megabit al secondo, ma la velocità reale di accesso è di due o cinque, o poco più. Questa la "sorpresa" che attende tanti consumatori che decidono di sottoscrivere un abbonamento fisso per la banda larga o larghissima e che scoprono di avere un collegamento a Internet più lento del dovuto.

Un fenomeno che l’Autorità per le TLC definisce "patologico" e che ha deciso di contrastare con il "Misura Internet", uno strumento anti-trucchi gratuito, a disposizione di tutti, con valore probatorio in caso di reclamo, che consente di verificare che i valori promessi dagli operatori siano realmente rispettati.

Il software è partito alla fine di ottobre e, a poco più di un mese, aveva già superato i 26mila visitatori con oltre 5.400 iscrizioni e la stampa di circa 250 relazioni della misurazione, il documento che dà diritto, in caso di mancata corrispondenza con i requisiti offerti dall’operatore, al suo impiego ai fini di disdetta gratuita del contratto.

Tra «i fenomeni patologici di particolare rilevanza e in crescita», l’Autorità per le TLC, nell’ultima relazione al Parlamento, segnalava anche «il mancato rispetto delle norme sulla velocità minima di trasmissione nelle offerte Adsl denunciata frequentemente come al di sotto degli standard prescritti dalle norme regolamentari».

Per contrastare questa pratica illecita, su cui anche l’Antitrust si è scagliata più volte con diverse sanzioni, l’organismo guidato da Corrado Calabrò, con la Fondazione Bordoni e l’Istituto superiore delle comunicazioni, ha così messo a punto il Misura Internet. Si tratta di un semplice software, chiamato Ne.Me.Sys., acronimo di Network Measurement System ma anche riferimento chiaro alla "Nemesi" della mitologia greca, che consente di verificare che i valori misurati sulla singola linea telefonica siano rispondenti a quelli dichiarati e promessi dagli operatori nell’offerta contrattuale da loro sottoscritta. Lo strumento, al quale si accede facilmente dal sito www.misurainternet.it rappresenta una novità nel panorama europeo, perché non opera misure su generiche prestazioni di Internet, condizionate da molti fattori, come fanno altri software disponibili online, ma permette di fare una misura personalizzata e relativa solo al servizio di accesso fornito dal singolo operatore all’utente con il quale ha sottoscritto il contratto.

È proprio per questo che i risultati della misura hanno un valore legale riconosciuto da tutti gli operatori telefonici: vale a dire che è sufficiente stampare il file pdf con le misurazioni per rivolgersi alle società di TLC e risolvere la questione. Il funzionamento di Misura Internet è molto semplice: è sufficiente installare il software (seguendo tutte le indicazioni sul sito) e aspettare che questo, automaticamente, avvii la misura che durerà un minimo di 24 e un massimo di 72 ore, con almeno una verifica ogni ora.

I risultati (evidenziati in blu nel documento pdf) possono essere confrontati con i valori indicati dal proprio operatore nella documentazione allegata all’offerta sottoscritta: se risultano peggiori rispetto a quanto promesso, nella colonna "Reclamo" sono evidenziate le modalità e i riferimenti per presentare, entro 30 giorni a partire dalla data di emissione del Pdf con i risultati delle misure, il reclamo all’operatore chiedendo il ripristino degli standard di qualità contrattuali.

Se entro 30 giorni dalla ricezione del reclamo l’operatore non ripristina i livelli di qualità del servizio garantiti, l’utente ha il diritto di recedere senza penali dal contratto sottoscritto per la sola parte relativa al servizio di accesso ad Internet.

Partito alla fine di ottobre, Ne.Me.Sys. ha già raccolto 5.436 iscrizioni, che hanno portato alla stampa di 237 documenti Pdf. Si tratta di un numero notevole, dal momento che coloro che hanno effettuato almeno una misura sono 1.074. I visitatori del sito sono stati finora 26.115, di cui 4.069 a Roma, 3.617 a Milano, 1.344 a Torino, 1.094 a Napoli (1.094) e 1.082 a Bologna.

di Redazione, 9/1/2011

[Credits]


Tata  Tata Motors finanzia l'auto ad acqua. Questa notizia non c'azzecca nulla, direbbe qualche politico, ma è talmente curiosa che la pubblichiamo con la speranza che possa divenire realtà.

Il costruttore indiano Tata ha finanziato un progetto volto a produrre un motore per auto alimentato ad acqua.

Il costruttore automobilistico indiano Tata ha annunciato un programma di finanziamento da 15 milioni di euro a favore di una società statunitense che cercherà di studiare e poi sviluppare un innovativo quanto ecologico motore ad acqua.

Il presidente Ratan Tata non è nuovo a progetti piuttosto arditi e non sempre di facile realizzazione: pochi anni fa, acquistò da un ingegnere francese la tecnologia per costruire un'auto ad aria compressa. Il progetto, però, fu subito abbandonato per gli alti costi necessari alla sua realizzazione, che rendevano questi veicoli più costosi di quelli a benzina.

L'auto ad acqua sfrutterebbe un progetto sviluppato dal Massachusetts Institute of Technology (MIT), che si basa su un catalizzatore in grado di separare ossigeno e idrogeno e, dopo che quest'ultimo è stato immagazzinato in forma compressa, creare il combustibile necessario per fare andare il motore.

L'aspetto più rivoluzionario rispetto ai propulsori a idrogeno (per il momento accantonati dall'industria automobilistica) è che il combustibile potrebbe essere prodotto a bordo dell'auto, superando così il problema delle reti di distribuzione.

di Vanessa B., 4/1/2011



Linux 
La notizia è "vecchia di un anno", ma è destinata a cambiare molte cose e a fare d'apripista per molte altre nazioni:  In Russia il primo ministro Putin vara la rivoluzione open source.

Vladimir Putin ha messo la propria firma su un piano che dovrebbe portare numerose agenzie del governo federale russo verso l'open source. Da Linux ai software open, l'importante è smarcarsi dalla statunitense Microsoft.

Putin

Linux e il software "open" all'arrembaggio della Russia. Vladimir Putin, Primo Ministro russo, ha ordinato alle agenzie governative russe di passare al software open source entro il 2015. La notizia di questo avvicinamento della Russia al mondo open era già trapelata in ottobre, quando si è parlato di "distro nazionale" per ridurre il più possibile la dipendenza da Microsoft, azienda statunitense – quindi non direttamente controllabile - e realtà a cui pagare ogni licenza.

La transizione all'open dovrebbe prendere il via nel secondo trimestre 2011. Il Ministro delle Comunicazioni, insieme a pari grado di altri ministeri, si prenderà carico di stilare una lista dei software necessari alle agenzie governative e darà vita a proposte concrete per la creazione di centri di supporto per utenti e sviluppatori.

Nel secondo trimestre 2012 alcune agenzie "pilota", scelte per la prova, inizieranno a lavorare con pacchetti di software open source e contemporaneamente sarà creato un repository, ovvero un centro di raccolta, dei pacchetti open.

Nonostante i piani ben tratteggiati, parte dell'opinione pubblica russa ritiene che molto dipenderà da Vladimir Putin. Se il leader indiscusso della Federazione Russa punterà i piedi affinché il progetto abbia successo, ci saranno grandi possibilità di smarcare gli apparati principali dello stato da Microsoft. Diversamente il processo potrebbe incontrare intoppi, ritardi e finire in una bolla di sapone.

Questa è solo una delle iniziative della Russia in ambito tecnologico. Il Governo ha infatti avviato i piani per la creazione di un polo tecnologico di prim'ordine nei prossimi anni (La Russia vuole copiare la Silicon Valley).

di Vanessa B., 2/1/2011

[VIA]

 




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