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C’è chi rende necessario avere in tasca, oltre al
telefonino, anche il token, cioè la chiavetta che produce OTP, password
temporanee per l’autorizzazione di operazioni dispositive e di
pagamento, tipo Intesa Sanpaolo. E chi invece il token lo trasforma in
mobile e lo inserisce all’interno dell’applicazione stessa, come
UniCredit. In più, per operare sul conto corrente via smartphone,
servono ben 3 codici di accesso, mentre tutti i dati sono crittografati.
Finalmente l'AgCom, l'Autorità per le Garanzie
nelle Comunicazioni, ha creato un sito web dove poter testare la
velocità della connettività della nostra ADSL avente valore legale ai
fini della contestazione del servizio che paghiamo al fornitore. Si paga per avere una connessione di 20 megabit al secondo, ma la velocità reale di accesso è di due o cinque, o poco più. Questa la "sorpresa" che attende tanti consumatori che decidono di sottoscrivere un abbonamento fisso per la banda larga o larghissima e che scoprono di avere un collegamento a Internet più lento del dovuto. Un fenomeno che l’Autorità per le TLC definisce "patologico" e che ha deciso di contrastare con il "Misura Internet", uno strumento anti-trucchi gratuito, a disposizione di tutti, con valore probatorio in caso di reclamo, che consente di verificare che i valori promessi dagli operatori siano realmente rispettati. Il software è partito alla fine di ottobre e, a poco più di un mese, aveva già superato i 26mila visitatori con oltre 5.400 iscrizioni e la stampa di circa 250 relazioni della misurazione, il documento che dà diritto, in caso di mancata corrispondenza con i requisiti offerti dall’operatore, al suo impiego ai fini di disdetta gratuita del contratto. Tra «i fenomeni patologici di particolare rilevanza e in crescita», l’Autorità per le TLC, nell’ultima relazione al Parlamento, segnalava anche «il mancato rispetto delle norme sulla velocità minima di trasmissione nelle offerte Adsl denunciata frequentemente come al di sotto degli standard prescritti dalle norme regolamentari». Per contrastare questa pratica illecita, su cui anche l’Antitrust si è scagliata più volte con diverse sanzioni, l’organismo guidato da Corrado Calabrò, con la Fondazione Bordoni e l’Istituto superiore delle comunicazioni, ha così messo a punto il Misura Internet. Si tratta di un semplice software, chiamato Ne.Me.Sys., acronimo di Network Measurement System ma anche riferimento chiaro alla "Nemesi" della mitologia greca, che consente di verificare che i valori misurati sulla singola linea telefonica siano rispondenti a quelli dichiarati e promessi dagli operatori nell’offerta contrattuale da loro sottoscritta. Lo strumento, al quale si accede facilmente dal sito www.misurainternet.it rappresenta una novità nel panorama europeo, perché non opera misure su generiche prestazioni di Internet, condizionate da molti fattori, come fanno altri software disponibili online, ma permette di fare una misura personalizzata e relativa solo al servizio di accesso fornito dal singolo operatore all’utente con il quale ha sottoscritto il contratto. È proprio per questo che i risultati della misura hanno un valore legale riconosciuto da tutti gli operatori telefonici: vale a dire che è sufficiente stampare il file pdf con le misurazioni per rivolgersi alle società di TLC e risolvere la questione. Il funzionamento di Misura Internet è molto semplice: è sufficiente installare il software (seguendo tutte le indicazioni sul sito) e aspettare che questo, automaticamente, avvii la misura che durerà un minimo di 24 e un massimo di 72 ore, con almeno una verifica ogni ora. I risultati (evidenziati in blu nel documento pdf) possono essere confrontati con i valori indicati dal proprio operatore nella documentazione allegata all’offerta sottoscritta: se risultano peggiori rispetto a quanto promesso, nella colonna "Reclamo" sono evidenziate le modalità e i riferimenti per presentare, entro 30 giorni a partire dalla data di emissione del Pdf con i risultati delle misure, il reclamo all’operatore chiedendo il ripristino degli standard di qualità contrattuali. Se entro 30 giorni dalla ricezione del reclamo l’operatore non ripristina i livelli di qualità del servizio garantiti, l’utente ha il diritto di recedere senza penali dal contratto sottoscritto per la sola parte relativa al servizio di accesso ad Internet. Partito alla fine di ottobre, Ne.Me.Sys. ha già raccolto 5.436 iscrizioni, che hanno portato alla stampa di 237 documenti Pdf. Si tratta di un numero notevole, dal momento che coloro che hanno effettuato almeno una misura sono 1.074. I visitatori del sito sono stati finora 26.115, di cui 4.069 a Roma, 3.617 a Milano, 1.344 a Torino, 1.094 a Napoli (1.094) e 1.082 a Bologna. di Redazione, 9/1/2011 [Credits]
Tata Motors finanzia l'auto ad acqua. Questa notizia non c'azzecca
nulla, direbbe qualche politico, ma è talmente curiosa che la
pubblichiamo con la speranza che possa divenire realtà.Il costruttore indiano Tata ha finanziato un progetto volto a produrre un motore per auto alimentato ad acqua. Il costruttore automobilistico indiano Tata ha annunciato un programma di finanziamento da 15 milioni di euro a favore di una società statunitense che cercherà di studiare e poi sviluppare un innovativo quanto ecologico motore ad acqua. Il presidente Ratan Tata non è nuovo a progetti piuttosto arditi e non sempre di facile realizzazione: pochi anni fa, acquistò da un ingegnere francese la tecnologia per costruire un'auto ad aria compressa. Il progetto, però, fu subito abbandonato per gli alti costi necessari alla sua realizzazione, che rendevano questi veicoli più costosi di quelli a benzina. L'auto ad acqua sfrutterebbe un progetto sviluppato dal Massachusetts Institute of Technology (MIT), che si basa su un catalizzatore in grado di separare ossigeno e idrogeno e, dopo che quest'ultimo è stato immagazzinato in forma compressa, creare il combustibile necessario per fare andare il motore. L'aspetto più rivoluzionario rispetto ai propulsori a idrogeno (per il momento accantonati dall'industria automobilistica) è che il combustibile potrebbe essere prodotto a bordo dell'auto, superando così il problema delle reti di distribuzione. di Vanessa B., 4/1/2011
La notizia è "vecchia di un anno", ma è destinata a cambiare
molte cose e a fare d'apripista per molte altre nazioni: In Russia il
primo ministro Putin vara la rivoluzione open source.Vladimir Putin ha messo la propria firma su un piano che dovrebbe portare numerose agenzie del governo federale russo verso l'open source. Da Linux ai software open, l'importante è smarcarsi dalla statunitense Microsoft. ![]() Linux e il software "open" all'arrembaggio della Russia. Vladimir Putin, Primo Ministro russo, ha ordinato alle agenzie governative russe di passare al software open source entro il 2015. La notizia di questo avvicinamento della Russia al mondo open era già trapelata in ottobre, quando si è parlato di "distro nazionale" per ridurre il più possibile la dipendenza da Microsoft, azienda statunitense – quindi non direttamente controllabile - e realtà a cui pagare ogni licenza. La transizione all'open dovrebbe prendere il via nel secondo trimestre 2011. Il Ministro delle Comunicazioni, insieme a pari grado di altri ministeri, si prenderà carico di stilare una lista dei software necessari alle agenzie governative e darà vita a proposte concrete per la creazione di centri di supporto per utenti e sviluppatori. Nel secondo trimestre 2012 alcune agenzie "pilota", scelte per la prova, inizieranno a lavorare con pacchetti di software open source e contemporaneamente sarà creato un repository, ovvero un centro di raccolta, dei pacchetti open. Nonostante i piani ben tratteggiati, parte dell'opinione pubblica russa ritiene che molto dipenderà da Vladimir Putin. Se il leader indiscusso della Federazione Russa punterà i piedi affinché il progetto abbia successo, ci saranno grandi possibilità di smarcare gli apparati principali dello stato da Microsoft. Diversamente il processo potrebbe incontrare intoppi, ritardi e finire in una bolla di sapone. Questa è solo una delle iniziative della Russia in ambito tecnologico. Il Governo ha infatti avviato i piani per la creazione di un polo tecnologico di prim'ordine nei prossimi anni (La Russia vuole copiare la Silicon Valley). di Vanessa B., 2/1/2011 [VIA] | |||||
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